lunedì 1 febbraio 2021

PERROL 1

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





Salvatore Emblema - Senza titolo


L'eretico Bruno riparte con la narrativa, dopo un numero dedicato alla poesia: è la volta di un nuovo passo di narrativa dal titolo Perrol, che ci accompagnerà per qualche mese. E' una tranche del romanzo Visita di Sirdi, e Luisa Perri, di cui si racconta in essa, è una delle figure che contano nell'economia di esso. E' una bibliotecaria nella città immaginaria di cui favoleggia il libro, proveniente dal nolano, dove esercitava come modesta cronista di terza pagina ed era in corsa per una cattedra all'ateneo partenopeo. Qui si riferisce di come fu che lasciò quel suo mondo per traslocarsi a Sirdi, la città fantomatica di cui si parla nel libro. Il resoconto procede nel filo romanzesco con la mia consueta linea discorsiva, che chiamai un giorno schizofrenica o astratto-cubistica o ancora potrei dirla dodecafonica. L'impronta espressiva in effetti rifugge dal canonico schema logico e razionale, per adottarne uno originale, che non si conforma al protocollo verbale in vigore. Inoltre altri sono i risvolti della mia narrazione, che vanno al di là dell'ambito puramente discorsivo e investono la impalcatura del romanzo, come pure le coordinate per così dire di sceneggiatura e sviluppo dei contenuti esposti, di ottica e intelaiatura degli episodi che vivono nella storia, e di essi non potrei disquisire esemplandoli alla luce di  questo solo paragrafo del libro, ma in toto, nella integralità a tutto tondo del romanzo. Questi accorgimenti e presupposti di "mestiere" vanno a riverberarsi sulla solita disastrosa realtà del mondo intellettuale pubblico italico, pur sempre signoreggiato da poteri oscuri e clan culturali, che fanno il bello e il brutto tempo, calpestando la verità e la integrità dei valori in campo e adoperandosi solo in funzione dei loro particolari e generali interessi. E' un'antitesi irrimediabile tra la mia dimensione artistica, che trova estrinsecazione nei miei scritti, e la grettezza della mentalità dell'ufficialità nazionale, priva di qualunque consistenza oggettiva. Nel segno di questa irrisolta contrapposizione, consegno ai miei apprezzati lettori quest'altro campione della mia letteratura.






 

Il legno di tek in oggetto, pertanto è duro. Esso ha un colore, ma non calore, il quale, come ognun sa, d’inverno serve in casa. Non per nulla, con le margherite si potrebbe sapere se m’ama non m’ama. E se m’ama, il faraone d’Egitto era re, se non m’ama, o la pinza o il chiodo.

Ficcato il chiodo, si tratta di appendere il quadro e fosse il cielo tutti pagassero in Italia le tasse. Allora il quadro sarebbe un tondo e le melenzane piantate nell’orto. Invece le automobili vanno a benzina e i cani fanno bau.

Venendo a noi, gli aborigeni della Papuasia si tingono il volto. Lo fanno, credo, per le mosche che volano e, quelle volando, il treno ferma nelle   stazioni. Come alla gare di Parigi, città dove fecero capo tutti i massimi pittori e scultori tra il 1850 e il 1950. Per non parlare del sole a mezzanotte, che si vede in Finlandia.

E che dire di Luisa Perri, la bibliotecaria di Sirdi? Non che l’acqua è liquida e il carbone solido, non che un vaso sta sul balcone, non che l’alluminio è leggero, ma noi e voi. Ella, orbene, proveniva da quel di S. Giuseppe, nel nolano, e, diversi anni avanti, addottoratasi in lettere antiche, aspirava a una cattedra di filologia classica in ateneo. Lungi dall’interessarsi di impressionisti, cubisti, futuristi e surrealisti, tutte correnti figurative parigine, ella ben sapeva che la radice cubica di 64 non corrisponde a 5. Era immersa, quindi nello studio di certi antichi codici, che lei credeva l’avrebbero condotta a una prestigiosa impresa nel suo campo accademico, la quale le sarebbe valsa la prestigiosa cattedra. Logicamente ne derivava il biancospino e non il ferro da stiro abbellisca i campi.

Il garofano, dal suo canto può non essere giallo, a differenza dei rubinetti, che si aprono sempre per fare uscire l’acqua. E qui sorge naturale la domanda: fu Parigi la vera capitale dell’arte figurativa moderna? La risposta non può prescindere dalla considerazione che i pesci respirano nel mare e le campane suonano.

Per meglio ancora lumeggiare la questione, si pensi che, se piove, si aprono gli ombrelli. Inoltre Luisa Perri addivenne, proseguendo le sue indagini sui codici antichi, alla conclusione che esisteva un papiro in lingua ellenica, recante uno scritto di mano propria del pensatore eleate Parmenide, di  cui  pure  nulla  di  propriamente  autografo  le  biblioteche conservano. Parmenide, noto solo per bocca di Platone, non visse a Sibari come Pitagora, per cui si dice anche tra moglie e marito non mettere il dito. Non che il marito sia nel giusto, ma, quando torna a casa e proclama - Sono stanco -, la moglie ha pure il diritto di spegnere il televisore, se non le piace. E poi, non è vero che ella di nascosto se la intende con Raffaele, piuttosto è vero che le cipolle fanno lacrimare e allora chi ci spiega perché il marito debba sentirsi proferire in faccia – Mi hai seccata; torno da mia madre -, quando viceversa le aringhe sono in scatola? E la capitale francese, la charmante Paris, come si spiega abbia costituito una specie di calamita per i principali pittori e scultori a partire da metà ottocento e fino a metà novecento?

Benché Luisa Perri, un tempo in corsa per una cattedra di filologia classica a Napoli, non fosse in grado di soddisfare tanta legittima curiosità, di una cosa era convinta, indottavi dalle sue ricerche testuali, che, cioè, il papiro inedito parmenideo fosse nascosto sotto il pavimento del tempio dorico di Cerere a Pestum, ma di ciò aveva affidato esclusivo e unico resoconto a una sua dissertazione, che, da lei custodita gelosamente in segreto da chiunque, si accingeva a pubblicare e che, se suffragata dalla effettiva scoperta del documento nel luogo da lei indicato, le avrebbe spalancato le porte dell’agognata cattedra. Ma le stelle stavano in cielo e ognun sa che un gatto ha quattro zampe, circostanze che da sole bastano a dimostrare che una frittata si fa con le uova.

                                                                                                                                                              (Segue)

martedì 5 gennaio 2021

IL TROUBADOUR I-XXI

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Henry Matisse - Le luth

Quello che segue rappresenta il testo introduttivo di questo post, così come predisposto per il 1° gennaio ultimo e poi non pubblicato per il luttuoso evento che mi ha colpito. Lo pubblico ora nella rispettosa memoria di mio fratello Allocca Giovanni (1945-2021)

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Anno nuovo, poesia nuova. E' il momento, su questo blog, della poesia, la mia poesia, che i lettori, i pochi di esso, avranno, con i suoi ingredienti e la sua fattura, certo imparato a conoscere. Appresso ne presento 3 esemplari, che esibiscono la solita ricetta, malgrado le sue varianti nel tempo. Delle 3 poesie, la prima e la terza sono le più recenti, la seconda è più lontana negli anni, appartenente al volume Versi superstiti (1983-1998). Le altre due, benché già uscite su periodici, andranno inserite nel prossimo album poetico che pubblicherò non so quando. Ma se la ricetta, malgrado i suoi aggiustamenti nel tempo, è datata, queste poesie sono anche vecchie, dunque. A voi in definitiva un nuovo post con poesie nuove, ma dal sapore antico. Così pure quest'anno nuovo, che si apre oggi, pare all'insegna di vecchi e spinosi motivi, vecchie e spinose geremiadi, di un mondo sempre più vittima della globalizzazione con i suoi ricatti, che fanno crescere i poteri della centralizzazione istituzionale e burocratica e dei media, sempre più padroni della vita. E vecchi sono anche i motivi, vecchie anche le geremiadi per una cultura, come quella italica, gestita da forze oscure ed in preda a clan privatistici, investiti di un'autorità fattizia e farlocca. Lamentele cui si aggiungono quelle per una vicenda, quella del Covid, che ha ulteriormente aggravato le cose, facendo perdere all'uomo forzatamente i suoi diritti ai rapporti interpersonali e alla libertà di se stesso. Dunque un anno nuovo, una poesia nuova senz'altro, che si affacciano a noi però con le loro vecchie note nel bene e nel male, e ciò, se da una parte ci rende lieti nell'attesa delle novità, dall'altro ci cala nelle risapute note, così spesso dolenti. In questo spirito giunga ai lettori questo post di fausto 2021.
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AL BAR

 

Quante le volte non so che nel prato

andai in cerca del verde quadrifoglio,

quante colsi il trifoglio, già convinto

che ci sarebbero state sul ciglio

dell’orizzonte altre albe a profilarsi!

Poi sempre puntualmente con la vela

spiegata il vento cadeva sui passi

e solo il remo guidava alla cala.

Ci furono appuntamenti mancati

e treni persi, qualche strike a volte,

in genere però il flauto ai concerti

suonò sempre con note meste o lente.

 

Al solito naturalmente i barbari

fecero man bassa ai fori e triclini,

la facciata non mancò lungo i muri

di staccarsi a pezzi, tende e divani

di muffirsi e inselvatichì il giardino.

Non dico di quel telefono inoltre

dove quella voce segnò il destino

con le sue lunghe ali di avvoltoio atre,

dei predoni che con gladi e spade in pugno

tesero l’imboscata alla carrozza,

del naufragio che toccò al nostro legno

con pietre e gemme, nostra sola forza.

 

E non rimane qui di questo sabato

che l’ombra allungantesi dal lampione,

il bicchiere col brandy al morso antidoto

del sangue che ribolle nelle vene.   

 

  

 

POESIA AZZURRA

  

E’ il tempo, casto come specchio e vetro

di chiesa, che s’intrufola tra rocce

e porta spacchi e crolli al cuore, al centro

 

della vita. E’ l’aria, prezioso mantice

ai vivi, salutare come un tonico,

che inacidisce il vino e ammuffisce a once

 

il grano, corrompe con germi il fisico.

Col caldo, è la luce, se s’arroventa,

alfa del mondo, che brucia col fuoco

 

montagne e pianure, ustiona scoperta

la pelle, bagna di sudore. Quando

ti guardo, o tu (Oh Arlecchino buffone), irta

 

di pensieri la mente, sono io, ammodo

tuo estimatore, leggendo che puoi essere

in te, che tremo di paura nel fondo.

 

 

 

 ZOOM

 

                                                                      A Josif Brodskij, poeta,

                                                                    compagno di strada


Generalmente apparvero in sala artici

scenari sui quattro atti alla ribalta,

renne, trichechi e foche a fare estetici

da sfondo, nevi e ghiacci a manca e dritta,

mercurio sotto zero e plumbei cieli.

Non si videro nel film gigli e maggi

inquadrati, né brillò sui locali

in celluloide il responso di astrologi.

 

Fu forse che la mezzaluna scorse,

sorgendo, le onde tutte insanguinate

dal nostro legno abbordato a riprese,

spogliato e affondato in remote rotte,

che per un guasto al motore mancammo

all’incontro in agenda e saltò l’affare,

nel sonno ci sorpresero in disarmo

le orde e irruppero tra capitelli e are,

fu forse che feroce quella notte

non risparmiò l’addio doloroso,

piantando le frecce al bersaglio nette

del tiro al meeting e tramontò quel viso.

 

Ma ora addirittura non sa più il verde

il semaforo, il mattino dimentica

di svegliarsi, nessuno più che applaude

il flauto che non vuol suonare un’acca,

Pompei ha smesso di rivivere il tempo,

 giù dalla torre un masso non precipita,

il tuono tace e non segue più il lampo,

 non taglia l’astio nemmeno l’accetta.

venerdì 1 gennaio 2021

ANNUNCIO




Il consueto post del 1° del mese in data odierna non uscirà causa la dolorosa dipartita del fratello Giovanni del titolare di questo blog.
Verrà pubblicato successivamente

martedì 1 dicembre 2020

ZAMIK 6

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo


E siamo a fine anno, un anno che si chiude malinconicamente sotto svariati profili. Eppure la cifra, 2020, era così fine e carina! Ma poi si è rivelata un mezzo disastro. E adesso mi spiego: punto primo, l'affare Covid, una iattura! In un anno è cambiata la storia, è cambiato l'uomo. Non più strette di mano, incontri da vicino, ora sottoposti a regolamentazione poliziesca, spesso negati i viaggi e le pubbliche relazioni in presenza, depresso il commercio, didattica fortemente compromessa o da chiusure o da lezioni online, insomma la sfera sociale ridotta ai  minimi termini, l'individuo ritornato spesso un lupo solitario,  timoroso di avere contatti con altre persone. Roba dell'altro mondo! E questo si è venuto a sommare a tutto il fango già esistente. Fango costituito da storture di ogni genere nella società italica, da una gestione particolaristica della cosa pubblica, guidata da ragioni utilitaristiche in pro di certe lobby, da una cultura dominata e falsata da clan personalistici, capaci di ogni genere di sopruso in questo campo, e perfino da uno sport non più genuino, ma compromesso da intrusioni di interessi di parte. In questo 2020 ha piovuto in pratica sul bagnato, anzi più che piovuto, ha diluviato, cosicché questo è stato forse il peggiore anno dal dopoguerra. Ma, per fortuna sta finendo e con la sua conclusione trova voce e credito in noi la speranza che cambi qualcosa, a cominciare da questa malaugurata pandemia, che ha investito l'umanità e che le si è incollata addosso come una camicia di Nesso. 

E con la fine del 2020 termina anche questo racconto Zamik, con il suo ultimo episodio, il sesto. Rappresenti esso per i lettori stimatissimi di questo blog un gradito dono natalizio sotto l'albero.




  Sempre logicamente è il piastrellista che mette in opera i rivestimenti di bagni e cucine nonché i battiscopa, non il farmacista. Costui, che vende scatole, boccette, fiale e rossetti, in fin dei conti dorme la notte e fa toilette.

  A tal fine, del dormire cioè e del fare toilette, poiché la mattina devono svegliarsi e dedicarsi alle loro cose, molte sono le persone appassionate di basket. Altri a mezzodì si mettono in viaggio per Istanbul, altri ancora ritengono che in Italia ci siano troppi imbroglioni. Per conto nostro, ci tocca portare il berretto, se fa freddo.

  Il professor Saverio Ulmas, che calvo non era come noi, lo portava anch’egli d’inverno alle volte, e ciò non era una novità per lui dopo quel guaio occorsogli. Novità al contrario era quel filosofeggiare solitario, come a voler darsi ragione in qualche modo dell’impiccio in cui era caduto. Ci mulinava su sordamente e segretamente sulla sua malasorte e andava in cerca di una giustificazione. Pensa e ripensa, gli venne in testa che carnevale cade sempre di martedì e andò al bagno.

  Non gli sarebbe valso sicuramente considerare l’assoluta nullità artistica del nuovo cinema italiano, ridotto sovente a pornografia   redditizia e comunque asservito all’autorità e ai quattrini, dopo tutto l’erba è verde. Il calcestruzzo è un altro paio di maniche e può servire a fare pilastri, massicciate, solai, a proposito dei quali ultimi va detto che una volta portavano travi di legno.

  Non vorremmo addentrarci in una lunga disquisizione sulla storia dell’edilizia, ci accontenteremo di un asparago con la maionese. Siamo frugali nei pasti, in fondo, e riteniamo che l’etrusco fosse una lingua affine al greco; ne possiamo senz’altro assicurare i clienti del benzinaio.

  Facendo rifornimento, essi pagano e lui riscuote, ogni tanto cambiano l’olio nel motore. Quanto ai clienti del tabaccaio, non ci riguarda. Ulmas non si era mai interessato, si diceva, di lingua etrusca e prese a leggere per caso nella sua biblioteca, indiavolato com’era per l’affare dei seicento milioni, il libro dal titolo Il capitale, acquistato in blocco con altri in una collana editoriale anni prima. Come se il vento soffiasse!

  E invece no: soffiava egli il suo naso per il raffreddore da cui era afflitto da un po'. E fosse stato solo questo: la guerra del Peloponneso era finita e gli Spartani avevano prevalso. Naturalmente non ne conseguiva la necessità per Ulmas di leggersi tutto il Capitale, ma i lampadari.

  Egli nondimeno se ne sentì come spinto da una forza misteriosa e da quella lettura trasse la persuasione che la realtà non è altro che rapporto materiale, gioco di leve economiche, dialettica di classe. Capì inoltre in quel periodo che farsi la barba di sera serviva a conciliare il sonno. Egli si faceva sempre pelo e contropelo col rasoio, quand’anche i gelsomini, che tra parentesi fioriscono d’estate, siano bianchi. I pompieri invece mettono la sirena, la quale avvisa del loro passaggio.

  In generale essi spengono gli incendi, ma potrebbe anche essere che esca 6 sulla ruota di Bari. Oppure che il detective abbia fotografato gli amanti, come può benissimo essere che un colombo faccia cacca sulle sedie del terrazzo.

  Talora capitava su quello di casa a Ulmas, che si mise a scorrere anche Il manifesto, dandosi ragione che la storia ha un’unica radice: la ricchezza. Viene ora spontaneo il domandarsi se una gallina faccia coccodè anche a ferragosto, quando poi fu il tenente ad essere promosso colonnello, non i clarini. Ulmas  in   una   parola   divenne comunista e attribuì all’ingordigia del capitale, che mette gli uomini gli uni contro gli altri, la causa della sua dolorosa disavventura.

  Eccetera, ma la questione cruciale è, come già detto, accertare se gli amanti avessero fissato in anticipo quella stanza d’hotel dove il detective li sorprese anche il giorno prima oppure i parrucchieri abbiano il diritto di restare aperti i giorni festivi. Ulmas ne era già ormai certo e non aveva più dubbi: la panacea di tutti i guasti dell’umanità consisteva nella soppressione della classe dominante abbiente e detentrice degli impianti produttivi attraverso una fase di totalitarismo proletario, che sarebbe sfociato nella democrazia operaia, una volta radiato dalla società l’ultimo borghese. Questo non era insomma quel che significa fare il palombaro nel ripescare l’auto affondata nel lago Patria con due occupanti periti. Lo stesso palombaro acquistò un appartamento a via G. Bruno, appartamento costruito in parte con edilizia prefabbricata con infissi esterni a larghe vetrate scorrevoli. Combinazione volle che il cognato del palombaro facesse il camionista, la cui sorella si chiamava Luisa e divenne miss.

  Le miss non interessavano minimamente il nostro professor Saverio, matematico cattedratico, il quale mandò giù col tempo l’intera opera di Marx, ferrandosi su quella filosofia, che venne a costituire una ragion d’essere per lui e la professava in Sirdi, dove poi si stabilì. Così, allorché giunse l’autunno, i coniugi Belomme divorziarono. Altra conseguenza fu il rally di Kuala Lumpur.

  La costruzione dei grattacieli in vetro, cemento e acciaio del centro direzionale di Napoli, autentica esposizione di architettura contemporanea, non è da far risalire alla medesima ragione. Ne costituisce conferma la circostanza che in Campania tra Saviano e Nola, là dove non si nutre a volte molta simpatia per il vicino capoluogo regionale, si sente spesso dire o la va o la spacca.

  Ulmas, che era di quelle parti (a Marigliano non c’è il mare e dicono arrivederci) e talora lo affermava, ripeteva continuamente, da che si era fatto marxista – I padroni in fin dei conti, per via del plusvalore, sono dei parassiti e i salariati, secondo la tesi del saggio di caduta tendenziale del profitto, verrà il giorno che li soppianteranno del tutto e risaneranno la storia dell’uomo -. Per lui non v’erano vie di mezzo, o con i proprietari o con il popolo e aveva idea che i gelati facessero ingrassare. In ciò era poco italiano (dopo tutto d’inverno c’è il solstizio) e non so se se ne vantava di esserlo. Anche un idraulico gli avrebbe dato ragione, visto che installa i tubi.

  A suo sfavore va tenuto presente che i cani abbaiano, la qual cosa può anche dar fastidio, intendo dire che   un   quadro   di   Salvator  Rosa,  una degnità di Gianbattista Vico o una legge proposta dal principe di Canosa del real governo napolitano non siano altro che un’emanazione del dio danaro e di chi ha le casse più piene. Saverio Ulmas ne era convinto e lasciamo stare che i falegnami quando mettono in opera gli usci nelle case usano piallarli un poco. Quelli, infilando i chiodi, fanno toc toc toc.


 (Fine)

domenica 1 novembre 2020

ZAMIK 5

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Terra colorata su tela di juta


Novembre è il mese dei morti, si dice comunemente. Quest'anno forse è più che mai vero. Morti siamo un pò tutti per  questo Covid, che ci ha precipitato indietro nel tempo di secoli, ai tempi cioè di tante famigerate epidemie che hanno infestato l'umanità e ci sta privando dei pochi diritti di libertà che ancora ci erano rimasti. Ma morti anche perché assoggettati a un mondo in preda al dominio dei media, che dettano legge in tutti i campi e tolgono aria per respirare alle persone, divenute perciò dei burattini nelle loro mani. Sono i media che oggi fanno la storia, ma siccome essi sono controllati da poche persone, spesso anche privati, è comunque una oligarchia che gestisce gli affari nazionali e internazionali. Questi autocrati comprendono anche i clan culturali, che detengono le redini delle arti, della letteratura, dell'intellettualità pubblica in genere, per cui chi non si piega alle loro direttive, è automaticamente messo fuori gioco. Il punto è che questi poteri culturali non li gestiscono in generale per il bene comune e in nome delle arti e cultura, quindi dell'umana spiritualità, bensì in pro dei loro corti interessi, sicché non tutelano l'intelligenza umana, ma i loro vantaggi personali. Questa è l'antifona con cui presento il prossimo brano, Zamik 5, tratto dal mio romanzo Visita di Sirdi. E che antifona, direte! Vi dò perfettamente ragione, ma purtroppo è un'antifona che è insita nella nostra vita d'oggi, in cui siamo apparentemente liberati dalle necessità materiali elementari, ma abbiamo perso, prezzo da pagare, la nostra dignità interiore, in primis la nostra libertà di pensare e di essere noi stessi. Ecco perché ho più volte detto che questo mondo, ormai irreggimentato dai media, costituisce una specie di alto medio evo per l'uomo odierno. Buona lettura ai pochi liberi che mi seguono, cui va tutta la mia stima.



  


Eppure le seppie nuotano nel mare. Diavolo, seppie a parte, non se l’era mica sognata il contratto che lui aveva sempre conosciuto (di cui oggi avanzava unicamente la fotocopia), Ulmas! Il fatto non quadrava per niente, matematicamente era un controsenso, un’equazione impossibile. Ci si poteva consolare, pensando che per costruire una barca da pe-

non bisogna adoperare il cemento armato. Questo serve, invece per l’edilizia, in cui si procede così: si scava l’area per le fondamenta, indi si appronta l’armatura di legno e di acciaio (tondini di materiale robusto ci vogliono), dopodiché, tramite betoniere, si cola il cemento per i pilastri e i solai, cui fa seguito l’erezione delle pareti in mattoni. Volendo, a questo punto, si può fare anche leggere il 20° capitolo di Robinson Crusoe. In caso contrario, uno può fare il venditore di stoffe.

  Ulmas non lo sapeva fare, lui era un professore di matematica e quella grana rappresentava per lui una sciagura. Incastrato com’era da quell’agguato mortale della sorte, cominciò a studiare come uscirne: interpellato un valente avvocato e da costui avvertito che, comunque fossero andate le cose, le carte erano contro di lui e sarebbe stato obbligato a pagare, fece l’inventario delle sue proprietà e, fatta una stima di esse, si rassegnò, così come si era messa la faccenda, a consegnarle nelle mani dell’immobiliare Piramidi: tre mesi dopo, egli era senza casa e senza beni, fuorché la sua paga di docente all’università.  

  E passi pure la batosta delle armi italiche a Lissa, il matematico cominciò a riflettere sulla vita dall’epoca di quel suo infortunio. Non l’aveva mai seriamente fatto sino allora, la sua testa era stata sempre e soltanto piena di numeri.

  Fortuna che cemento e calce sono due materiali diversi in edilizia, sennò coi numeri si farebbe l’Abacuc o il Deuteroisaia. Una cosa a quel punto, a  parte  le prescrizioni del Levitico, che egli non applicava, era sicura per Ulmas: le vacche non vanno all’inferno. Oltre a ciò, egli, che viveva solo con la perdita dei genitori, è bene si sappia rimase nella sua abitazione di Marigliano, avendo stipulato con la immobiliare un contratto di affitto   della casa, per cui non traslocò. Precisiamo ancora che non fu in condizione di accendere prestiti bancari sul suo stipendio per fronteggiare il suo debito, dato che ne aveva già acceso uno precedentemente per acquistare la sua piuttosto costosa automobile più un modesto alloggio al mare (presso Amalfi) ove passava le vacanze e che andarono, l’una e l’altro, anch’essi in fumo quella volta, anche se la quota che ne ricavò con la cessione non bastò neanche lontanamente ad estinguere il suo debito, che richiese anche il sacrificio della dimora di Marigliano. Logica vuole quindi che i baritoni cantino nell’Andrea Chénier. 

(Segue)

giovedì 1 ottobre 2020

ZAMIK 4

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Henry Moore - Reclining figure



L'arte e la letteratura sono al di sopra delle singole persone, per chi le onora costituiscono un valore inviolabile e imperituro finché umanità ci sarà sulla terra e da che quest'ultima con la sua dignità è apparsa sulla terra. Qualunque cosa quindi possa accadere, arte e letteratura permarranno in piedi a testimoniare l'umanità. Ecco perché L'eretico Bruno non può fermarsi, checché gli tocchi di dover sopportare nei suoi rapporti con la cultura pubblica italica. Egli dovrà per queste ragioni mettere da parte le storture che essa pone in essere e guardare avanti nel nome della verità e della creatività umana: far conto che non ci siano clan culturali in questo paese, che non vi sia un potere bieco e mentitore, che consapevolmente nasconde all'opinione pubblica autentiche opere d'arte in ossequio a chi sa quali interessi e motivazioni arcane. Forte di ciò, L'eretico Bruno presenta ora ai suoi gentili lettori una nuova pagina narrativa, il continuo del mese scorzo, Zamik 4






  Il matematico ci rimase esterrefatto. Assolutamente inconcepibile! Come? L’atto originale che faceva fede e testo lo condannava e la sua fotocopia, eseguita da lui stesso tanti anni prima e che non contava legalmente gli dava ragione. Che qualcuno avesse potuto introdursi in casa e scambiare il vecchio atto con quello sotto i suoi occhi era anche ipotizzabile, ma come poteva essere che poi fosse contraffatto, se la data di registrazione era esattamente quella in cui era avvenuto il contratto e lo stesso notaio che l’aveva vergato di suo pugno, caso sui generis, lo sapeva da suo padre, era mancato giusto giusto improvvisamente e immediatamente dopo la sottoscrizione, alla presenza dei contraenti choccati? C’era da perderci la testa.

  Che un albergatore di Chipango, scivolando sulla neve, sia caduto, ci domandiamo, o che un fioraio, cogliendo la rosa, si sia punto al dito? Fatto sta che i gioiellieri vendevano collane.

  Ecco, Ulmas, collane o no, ricordava giusto, la fotocopia glielo attestava: nell’atto non si faceva menzione alcuna di quel vincolo notarile che lo inchiodava a quel debito esoso e che suo padre mai avrebbe firmato, ma che valore poteva avere una copia meccanografica? Era l’atto che valeva, e l’atto incomprensibilmente gli dava torto.

  Se i gioiellieri, poi, vendevano, come si riferiva testé, collane, e un pescatore, tirando le reti, era  finito  in  acqua,  ciò  doveva  pur  significare  qualcosa. Poteva forse significare che un giornale italiano aveva detto la verità? La nostra esperienza di lunga data ci porterebbe senz’altro ad escluderlo.

  Bè? Ulmas ci passò tutta la notte in bianco a rimuginare sopra quella storia e la mattina non aveva cavato un ragno dal buco. Gli venne, però in mente che poteva fare una ricerca presso la conservatoria degli atti notarili, ufficio pubblico, dove doveva essere custodita copia del documento. Comunicò in facoltà che quel giorno sarebbe mancato all’università e filò dritto in quel posto. Ci crederete se vi dico che, lungo la strada, la gente camminava sui marciapiedi e una signora, uscendo da una frutteria, recava in mano una busta di mele?

  In breve, Ulmas chiese e ottenne di visionare copia dell’atto che lo riguardava, atto che non consisteva in affari di ordine propriamente commerciale, ma immobiliare, dunque non poteva vertere sulla compravendita di pelli conciate, costituite precisamente da pelli di volpe, ermellino, cincillà, da utilizzarsi per la confezione di capi di abbigliamento da immettere sul mercato in negozi di alta moda. Vertere sulla poesia di Orazio delle odi, neanche poteva.

  Verteva, invece sulla cessione di un terreno in località Marigliano, trasferito dal cavaliere Girolamo Berlocco, originario di Nola al signor Costantino Ulmas, nativo di Saviano. Il suddetto signor Costantino Ulmas, genitore di Saverio (gli Ulmas, che pure non erano mai vissuti a Patrasso, erano però di provenienza di Saviano e poi insediatisi in Marigliano), non risultava nell’atto fosse stato fidanzato a 20 anni con una polacca, che in poco tempo lo aveva piantato né che andava matto per le ciliegie. Risultava invece che la vendita era condizionata al codicillo cui si appoggiava la immobiliare Piramidi nel rivendicare da Ulmas i 600 milioni e anche questo era un enigma, stando a quanto ne sapeva dal padre e per suo conto. Il matematico si sentì quasi venir meno, la legge gli avrebbe dato torto.


                                                                                                                                               (Segue)

martedì 1 settembre 2020

ZAMIK 3

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo


Con settembre è ora di riaprire questo blog. E come riaprirlo se non con un nuovo inserto di narrativa, che si riallaccia all'ultimo del genere, del giugno scorso? E' la volta di Zamik 3, che continua il racconto omonimo, contenuto nel mio romanzo Visita di Sirdi. Inutile dire che le impostazioni letterarie sono le consuete, come pure che nulla vi è di nuovo, per così dire, sul fronte occidentale, ovverosia nei miei rapporti con la letteratura pubblica italica. Essa è arroccata sui soliti presupposti fuorvianti del potere e del personalismo. I soliti interessi dettano legge nel campo, per cui i valori letterari contano poco o nulla. Quel che importa è solo obbedire alla volontà di meschini calcoli e di oscuri clan. Questo blog ne è invece l'esatto contraltare, mirando esclusivamente a obiettivi artistici, pertanto curandosi unicamente di praticare il proprio culto della letteratura, e null'altro. Con il che confidiamo di riscuotere l'approvazione e il consenso dei nostri lettori, che è nostra convinzione continueranno a seguirci





  Come se poi non si sapesse che non c’è niente di più ridicolo e insulso della borghesia italiana! E sempre a proposito del baseball di cui sopra, mica vi sfugge che i tappeti in casa vanno spolverati? A Ulmas di certo non sfuggiva che i bambini giocano. Inoltre concentrò la sua attenzione su questo punto della lettera – La nostra società rilevò tramite tribunale due anni orsono i beni immobili di un agiato possidente nolano morto a ottant’anni senza lasciare eredi.  Inventariando tra gli arredi e tutto il loro contenuto (anch’essi acquisiti da noi), fu riscontrata   in   un   archivio   la presenza di un vecchio rogito risalente a quarantasei anni addietro, che venne esaminato dai nostri tecnici e legali. Esso trattava della cessione di una non vasta superficie di terreno in località Marigliano da destinarsi a solo uso agrario. Vi era poi un codicillo che poneva la condizione secondo la quale qualora mai in futuro, nel lasso di cinquant’anni, qualcuno, dietro voltura comunale della loro destinazione d’uso, come avvenuto poi, avesse costruito su quelle terre era tenuto costui al versamento di una somma, il cui valore aggiornato risulta in seicento milioni. Dato che è proprio lei, attraverso suo padre come suo erede, che ha edificato su un’area di quel lotto acquisito a suo tempo proprio per effetto di quel rogito, risulta ora debitore verso di noi della quota succitata –  Sorge dopo una tal lettura, spontanea la domanda: se a Filippi avessero prevalso Bruto e Cassio, la repubblica a Roma avrebbe continuato a sopravvivere?

  Come dire: tra un carciofo e un cavolfiore quale avvita meglio di un cacciavite? Perché in fondo una patata si frigge. Sia pure, ma i taxi trasportano clienti e ciò rappresenta una contraddizione riguardo al friggere, per quanto forse l’attacco di un quadro alla parete ne costituirebbe la soluzione.

  Quella che Ulmas, pur inseguita, non trovava per la sua grana. Gli sarebbe bastato in questa impresa prendere la ceneriera di cristallo e deporla sul controbuffet? Sarebbe stato per Ulmas, supponendo che uno faccia lo schampo il martedì, come cucinare delle polpette a bagnomaria. Allora, pensiamo che la soluzione poteva risiedere piuttosto nel poggiare la ceneriera sulla scrivania.

  Il matematico, invece pensava tutt’altro. Che per sbarbarsi occorre insaponarsi col pennello, no, ma che gli infissi in un cantiere prima si   montano e poi si verniciano, nemmeno. Pensava precisamente: devo consultare un avvocato e attaccare causa a questi impostori della immobiliare, carte alla mano, non mi è mai risultato che nel contratto di acquisto del terreno dove è sita la mia residenza da parte di mio padre fosse contemplata la clausola invocata da quei profittatori e sì che avrò letto e riletto l’atto chissà quante volte. Se ne ricaverà, immagino, l’idea che il rubinetto dell’acqua sta sul lavandino, ma non importa.

  Quel che importa è s’intenda come in Italia i veri fuorilegge stanno fuori e si recitino due pater, tre ave e un gloria, salvo poi (a Roma per esempio si dice ‘sta mignotta) prendere l’ascensore. E non finisce qui, come stanno a dimostrare le giraffe della savana. Un’ulteriore prova può venire dalla circostanza che erano le tre di notte.

  Ma quando mai?, direte giustamente. Se, mentre Ulmas meditava sulla lettera   recapitatagli   a   proposito    dei    seicento    milioni,    al    massimo potevano essere le dieci, dieci e mezza? Chiariamo allora che la circostanza delle tre di notte non riguarda Ulmas, ma l’apriscatole.

  Saverio Ulmas, altro che apriscatole, non ci si raccapezzava. Possibile? Andò a prendere nel suo archivio personale sia il contratto originale in oggetto (suo padre era defunto da cinque anni e la documentazione di proprietà era in suo possesso; naturalmente occorrerà riportate che anche la madre di Ulmas non era più e lui era l’unico loro figlio e, perciò unico erede di quell’immobile, che, insieme a qualche terreno di campagna costituiva tutta la sua ricchezza), nonché una fotocopia che ne aveva fatto a suo tempo per garanzia personale. Tra parentesi va anche detto che alle tapparelle molti preferiscono le persiane nelle abitazioni se non altro così una caramella ogni tanto non guasta. Ulmas, non mangiando mai caramelle, costatò che, del tutto paradossalmente, la fotocopia e il rogito discordavano. La prima corrispondeva in tutto e per tutto a quanto egli rammentava, l’altro misteriosamente conteneva con identica grafia notarile in piena regola, senza ombra di manomissione alcuna e con tanto di registrazione conforme alla data della fotocopia la postilla reclamata dall’immobiliare, che l’avrebbe costretto a pagare quella cifra esorbitante, quanto al terzo era probabilmente un topo del Perù o una chiave inglese o che dir si voglia. 

                                                                                                                                         (Segue)