domenica 1 aprile 2018

TRANSPEQ III

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





Alvar Aalto - Helsinki University of Technology


Con questo post completo la presentazione del mio brano Transpeq,  al suo terzo e ultimo stralcio. Si conclude una parentesi narrativa, ma la linea artistica rimane invariata, attraverso una scrittura, credo, inconfondibile, che persegue dei criteri del tutto peculiari sul piano del racconto e dell'impostazione del romanzo, questo romanzo,  Visita di Sirdi, da poco uscito in edizione integrale in 2 volumi presso Amazon, di cui questo estratto è parte integrante. Una costanza estetica cui fa da contraltare la costanza della letteratura pubblica ufficiale italiana nell'ignorarla. La ragione, secondo il mio avviso, non può consistere che nella poca o nulla trasparenza, nella torbidità del mondo culturale di questo paese, asservito a clan artistici e poteri occulti.













Il sacco di Roma del ’27, a parte il tè, non impedì tuttavia che Carlo V dettasse legge in Europa e che il papato, risollevatosi dopo l’oltraggioso colpo di mano patito, riprendesse le redini di larghe regioni della cristianità e, col concilio tridentino, assestasse e consolidasse la sua sfera d’influenza religiosa e politica. La questione rimasta all’indomani aperta non era se il 6° capitolo dovesse descrivere la cacciata della damigella e le nozze tra il cavaliere azzurro e la bella addormentata, quanto invece la scelta tra Alì Babà e Sinbad il marinaio.


Nel dubbio si poteva rallentare alla guida e godersi il panorama oppure praticare il karaté. Resta il fatto che per terra, per mare o per cielo il viaggiare ai nostri tempi ha fatto passi da gigante e tratti che una volta esigevano intere giornate o mesi, adesso si coprivano in poco e nulla, accorciando enormemente le distanze e facendo scemare grandemente la coscienza della diversità dei luoghi. Con il che veniamo automaticamente a dire che le carote, come le patate si raccolgono dal terreno, a differenza delle barche a vela, che in assenza di vento non assicurano il vino sia di buona qualità. Le stesse barche a vela testimoniano, pur non essendo quello dei Lanzi il primo sacco subito da Roma, l’ultima sillaba della parola fuoco sia co.



(fine)



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Una notizia in margine. E’ uscito il mio nuovo romanzo, Visita di Sirdi, sul circuito Amazon, scritto tra il 1990 e il 2007. E’ distribuito in due volumi, il primo con i capitoli dall’I al VII, il secondo con quelli dall’VIII al XII.














Qui appresso una presentazione di massima del libro  e dell’autore in IV di copertina:


  Una vibrante sinfonia risuona in queste pagine, che accompagna con le sue note un dramma spirituale, sul cui palcoscenico vive l’intricata trama della mentalità contemporanea, del suo mondo interiore, nella sua disperata ricerca e ansia di inquadrare coerentemente la propria personalità e la propria vicenda odierna. Visita di Sirdi si candida come l’analisi, l’anatomia dell’uomo odierno, nelle molteplici sfaccettature dei suoi modelli e progetti di vita con valenza obiettiva, così da comporre, sullo sfondo di un aggiornato messaggio formale, il moderno mosaico della nostra quotidianità culturale. 




  Gerardo Allocca ha una lunga carriera letteraria alle spalle, che enumera una ricca galleria di titoli sia in prosa che in poesia. Tra i primi citiamo La fabula e la cetra; Il violino, la giostra catechetica e resoconto scrupoloso; Teologia; Flash; Lungo il muro (da pubblicare); tra gli altri svariate sillogi, come Dove mai; Piuttosto altrove; Sotto un angolo di parallasse; Fuorché il sereno; Siccome l'alba; O torre e così via, alcune di esse raccolte nel volume Versi superstiti (2009-14)






giovedì 1 marzo 2018

TRANSPEQ II



L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Constantin Brancusi - Toward the Absolute




Il secondo brano di Transpeq, tratto dal mio romanzo Visita di Sirdi, viene qui ora presentato. Stesso stile, stesso timbro artistico, la mia solita firma. Che aggiungere? Le solite cose: che sul mercato librario italiano circolano le solite porcherie dell'editoria milanese (che tutti sanno da chi è controllata), responsabile di aver rimpicciolito la cultura di questo paese attraverso la pubblicazione di una letteratura deteriore, fatta di romanzetti di facile consumo, casarecci, per così dire da fiction televisiva. Una letteratura costruita non in funzione dell'arte e dei suoi sacri diritti in nome dell'umanità, ma del pubblico e dell'effetto da produrre su di esso. Romanzetti tipo La sposa giovane o Oceano mare di Baricco sicuramente faranno leggere l'italiano medio, ma lo porranno di fronte ad un formato commerciale, naturalmente di terza o quarta scelta, della cultura e dell'italianità. Un'italia così potrà continuare certo a partecipare (con scarsa fortuna per la verità) ai campionati calcistici internazionali, ma resterà sempre piccola piccola.










Tale conto, come il canto, è dovuto all’abracadabra, parola che si pronuncia anche il martedì. Il giovedì si mangia invece il baccalà e il venerdì Nicola fa il pompiere. I Lanzichenecchi, per parte loro fecero il sacco, mettendo a ferro e fuoco nuovamente caput mundi, la Roma questa volta dei papi. Non si trattò ovviamente allora di contare fino a 23, ma di mettere il coperchio, essendo di colore blu.  
Caso mai fosse stato grigio, le cicogne avrebbero fatto il nido e il tennista sarebbe diventato violinista. La sorte volle invece che il barista servisse il digestivo, non la pallavolo.
E lo sci? Per quello occorre che il capostazione non sia il giornalaio e che la verdura sia cotta. Volendo fare un paragone, esaminiamo una lampadina e osserviamo che ha l’avvitatura. Ugualmente un transatlantico congiunge l’Europa con l’America nel giro di qualche giorno via mare e un veloce aliscafo tocca Capri in 20 minuti. Più o meno è come tuo cognato, che ha l’hobby della filatelia.
Sua cugina pare faccia la parrucchiera e di lei si dice che le foglie stanno sull’albero, ovvero il 3° capitolo. Nel 4° si racconta di come la chiave cadde nel pozzo. Non vi si fa menzione però dei razzi spaziali, capaci di viaggiare tra gli astri con rapidità impressionante e di sbarcare l’uomo perfino sulla luna, la tenera selene senza più veli. In una parola, per fare il caffè ci vuole l’acqua.
E che dire, parlando di caffè, del fatto che furono i principi luterani a spedire i Lanzi nel 1527 contro papa Giulio II, alleato di Carlo V, che voleva riconquistare alla Chiesa universale di Roma le popolazioni riformate?  Il risultato fu che il fringuello fece cip cip, costringendo nel 5° capitolo la damigella a fuggire con il cavaliere azzurro, che la condusse nel castello della bella addormentata. Costei, risvegliandosi, bevve del tè.



                                                                                                        (continua)

giovedì 1 febbraio 2018

TRANSPEQ I



L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Paul Klee - La leggenda del Nilo 

Ecco un altro brano di narrativa, tratto dal mio romanzo Visita di Sirdi. E' questa la prima tranche, la seconda seguirà il mese venturo. Si tratta di un brano senza racconto, è solo una prosa nel mio solito stile. In genere, ma non sempre le mie pagine hanno uno sviluppo drammatico, ma non sempre è così, come appunto qui. E' per così dire un brano di transizione nel libro. Altro da dire non v'è e non servirebbe, sono un autore che onestamente obbedisce alla sua musa, curando di essere il più possibile se stesso e di discostarsi al massimo dal lordume che gli editori italiani propinano alla gente. Un sistema editoriale marcio, quello italiano o per meglio dire milanese, contro il quale per un autore come me che non gode delle sue simpatie, e tanto è per me un motivo di vanto, ogni parola in più è superflua. 










Senza contare il giavellotto e i lottatori a corpo libero. Farne astrazione sarebbe stato come proclamare. Proclamare, tra l’altro, permette di far crescere l’erba, che, essendo verde, non determina la scadenza della rata. Quest’ultima non consegue allo scioglimento del ghiacciaio.
Altro che ghiacciaio, l’uovo non era sodo! E adesso non mi si venga a dire: il tenore era raffreddato, tanto l’opera andò comunque in scena, addirittura, nonostante l’uovo sodo, la barca era a remi, intendo la barca sul fiume il giorno del compleanno di Rita.
Non vi dico, quel giorno se il tassista starnutì tre volte nel pagare il mutuo dell’appartamento, ma il ferro da stiro. Parlerò inoltre della betoniera. E passare sotto silenzio, già che ci siamo, il sacco di Roma del ’27, sarebbe scorretto.
Ebbene, tale sacco, compiuto dai Lanzichenecchi, non ci porta forzatamente ad affrontare il tema dei trasporti d’oggi, di cui quale potrebbe essere mai la naturale premessa, se non francamente o 4 o 5?
6 no, perché tutti sanno che i treni sono elettrici e ad alta velocità e fanno Napoli-Salerno attualmente in dieci minuti, sarà che nell’ottocento romantico visse Leopardi. Lo stesso poeta aveva 37 anni.
E che dire di un aeroplano?: la reggia di Caserta la costruì Vanvitelli.  Diremo ancora che in aereo si fa così presto che, se alle 8 uno è ad Atene, alle 11 è a Marsiglia con un caffè davanti al bar dell’aeroporto, alle 13 a Monaco, alle 16 a Glasgow, alle 19 può scendere a Dortmund e prendere un cocktail, alle 24 è mezzanotte, alle corse ci sono i cavalli. E pensare che 62 fa 36! Numero, questo, che, non essendo il resto della divisione, può benissimo autorizzare il lancio del battitore di base-ball.
Effettuato il lancio, basterà considerare che in automobile, partendo da Nola a colazione si arriva a Firenze giusto per il pranzo a una media di 103 Km/h, e i delfini nella vasca saranno 8. Almeno così gli indiani saranno i Sioux.
Non Lanzichenecchi, che fecero il sacco. Questi erano mercenari, non pescatori. Qualora essi avessero esercitato la pesca, non si può escludere la luna domani sia rossa. E se lo sarà, il cassiere della banca conterà fino a 11 e canterà ‘o sole mio.


                                                                                                                                                  (continua)

lunedì 1 gennaio 2018

IL TROUBADOUR (I-XVIII)

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Henry Matisse - Interno con vaso estrusco







La letteratura è anche poesia, e un autore letterario non può astenersene. Personalmente, mi ritengo un autore integrale, quindi non potrei fare a meno di coltivarla, e lo faccio da decenni. Ritengo inoltre di avere maturato una mia speciale arte poetica, i cui presupposti ho già esposto altrove. Tali presupposti, senza nulla concedere alla tradizione e alle altrui impostazioni antecedenti, rifugge però dalle estremizzazioni estetiche, cui ci hanno abituato certi avanguardismi arrabbiati. Questi, infatti rischiano di svuotare la poesia dei suoi valori lirici essenziali, che invece il mio impegno artistico cerca di recuperare e tutelare. Sottinteso, manco a dirlo, che le mie nuove tendenze poetiche non saranno prese in considerazione dalla letteratura ufficiale, che nel suo sostanziale spirito di clan e di potere personalistico, continuerà a ignorarmi. Spero non lo faccia qualche gradito lettore di questi miei versi, che qui presento. A lui in particolare e a tutti gli altri un propizio 2018.






LEITMOTIV


Neanche il fuoco, alzando le sue lingue,
mai potrebbe le campane dissolvere
che sempre su dal campanile esangue
rintoccarono e mentre che la polvere
si posava sul cuore e lo imbiancava
via via, scandivano i ciak l’uno appresso
l’altro di questo film che si girava
e di cui fummo gli attori di lusso
in primo piano, quando spuntò marzo
sull’orizzonte e dipinse le aiuole
o quando giunse notizia del rialzo
del grano a giugno e delle rosse mele
dei nostri campi, giù quando l’antenna
s’abbatté dall’alto sul parabrezza
e fu miracolo scampare in una,
l’orda da nord quando per quanto rozza
tra i nostri triclini straripò e sacre
le colonne, i nostri vascelli quando
arrembarono e tinsero al sole (o ocre!)
di sangue il mare, ogni cosa predando,
in rosso quando i conti sotto zero
finirono per l’affare dei voli
aerei che subirono il rincaro.
Sempre, però girammo il film e gli squilli
rintoccarono ai ciak dalla campana,
e filmeremo ancora chi sa azioni
neanche non sapessimo la scena
degli squali dopo i naufragi, i cani
che impazziti sbranano qualche innocente,
il verme che consuma e a nulla tenga
il canto che non placa la tua sete,
finché la pellicola al the end non giunga.


 ***************


IL CERCATORE D’ORO
(oppure: IN CERCA D’ORO)


Bastava l’alba sorgesse puntuale,
luminosa al precipizio del mare,
rinverdisse il solito mese annuale
il platano e tacessero le sere
gli appunti sulle agende come i diari
segreti, stelle fredde non mancassero
all’appuntamento col buio suoi fari,
i semafori all’incrocio segnassero
il verde quando veniva il momento.
Ma invece i datteri non maturarono
sulla palma, sul lido ieri infuriato
  s’abbatté la mareggiata e franò
il costone, orde sciamarono ancora
dalle Alpi sui fioriti peristili
e le colonne della saturnia ara,
si graffiò un disastro sugli scaffali
il disco con la voce del tenore.
E c’era oramai più adesso la nave
per varcare l’orizzonte a aspettare,
dietro il colle d’inverno con la neve
l’infinito a spaziare e le lontane
terre, ormai tra pietre anonime occulte
d’oro puro per noi a giacere vene
o assi da estrarre dal mazzo di carte,
e in fondo chi sa dove dal destino
scritto per noi ad esistere un domani?
Non c’era più per il cuore quel treno
che viaggiasse su prescelte stazioni.  



**************



NELLO SPECCHIETTO RETROVISORE


O quel rosso del salotto era meglio
fosse in fondo turchese e il bar all’angolo
fosse quello della piazza? Quel loglio
vegetò fatto sta in giardino e il cielo
del salone si muffì per i tubi
marci del bagno, piombarono le orde
nel bel mezzo ai giochi in mattini scialbi
di gladiatori e alle toghe con frode
durante le orazioni, dense fiamme
avvolsero il deposito alla ditta
di elettrodomestici a nostro nome,
steccò tre volte cantando in Traviata
la soprano, poi un fa gracchiò la voce
dove bastava al telefono un do,
a sorpresa fu il verme nella noce,
mancò alla scadenza liquido al saldo.
Dovevano essere di più per mare
i nostri approdi da Sinbad nei porti,
più giga avere a marzo il cellulare
nel traffico, più cuore nei Suppositi
l’attore, meno affollate le corse
per le scommesse su Memè il fantino.
E invece il ghiaccio nel frigo si sciolse,
fecero i Barberini il loro danno,
nelle quotazioni perfino il latte
salì e l’oro giù martedì al listino,
  suonò l’addio a Butterfly tante volte
e chi sa se finirà quest’inverno.






venerdì 1 dicembre 2017

XEROX III



L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Wassily  Kandinsky - La grande porta di Kiev



E' quello che segue il terzo e ultimo episodio del racconto Xerox, tratto dal mio romanzo Visita di Sirdi.  Stefano Mazza  è un po' l'anima sia dell'episodio che del libro intero, e qui si narra come, un tantino rocambolescamente, si trovi unito in matrimonio con Milena Arrighi. Ma il mio non è un romanzo di sentimenti, bensì di progetti di umanità. Il fulcro della mia narrativa, non solo questo libro ma tutti gli altri, escluso il primo La fabula e la cetra, è l'analisi della cultura del novecento nelle sue molteplici articolazioni ed espressioni, che vengono a costituire la vita intellettuale di tutta una generazione cui appartengo. Il libro, dunque intende mettere sulla scena il panorama intellettuale del XX secolo unitamente alla società sullo sfondo che l'ha sperimentato e partorito. Accanto a ciò, diverse sono le soluzioni della mia per così dire poetica narrativa che vi si accompagnano, come l'adozione di un fraseggio del tutto peculiare, che, pur prendendo le mosse dal dettato joyciano, ne escogita una inedita alternativa, ma ve ne si riscontrano anche altre, come il distacco da ogni aderenza alla oggettività degli avvenimenti, che assumono una piega tra la cronaca e il paradossale, nonché l'eterogeneità delle scene descritte lungo i numerosi episodi, il rimando continuo dei particolari raccontati all'economia generale del romanzo, al suo significato globale. E dunque, egregi e graditi lettori, alla luce di queste avvertenze di fondo, mi auguro che sarà per voi più proficua la visitazione di queste pagine, che non sia disgiunta dalla coscienza della piena contrarietà e colpevole estraneità del mondo ufficiale della cultura italiana nei confronti di esse e dell'opera tutta cui esse appartengono, di cui (editori in primis, ma anche critica, stampa, clan letterari) dovrà forse un giorno rendere conto all'opinione pubblica








  Certo è che il troppo mangiare fa male alla salute, come appare anche dalle piantagioni di tabacco, che, se fosse estate, né si farebbe giorno né i gatti o i cani. Che, poi il malcostume imperi nelle file dei politici del nostro paese, non fa differenza. Piuttosto ecco tutto: chi sa mai come fa caldo all’equatore, il verniciare e questo è il punto.
  Di cui, l’uomo che attraversa il ponte sul fiume non è che l’eccezione che conferma la regola. La regola, in una parola, è quella che si diceva prima, cioè le castagne sugli alberi; cosa ne pensiate al riguardo non è lo stesso che prendere un caffè a letto, intendo: coltivare gerani in vaso nel proprio giardino nel tempo libero. Munirsi a tal scopo di phono asciugacapelli è, secondo me, sbagliato in pieno, preferibile invece non comprare automobili di grossa cilindrata. E’ un acquisto che, credo non convenga a chi non ha soldi in eccedenza e, dati alla mano, Stefano Mazza potrebbe confermare, alla luce di quanto illustrato, che quella non fu l’unica stravaganza nella sua storia sentimentale con Milena, l’affare di zio Umberto voglio dire, il quale se ne ripartì il giorno appresso per Sapri con la testa stordita per l’imprevisto (il nipote non si era sposato e non aveva in programma di farlo per ora), neanche l’acqua e il vino tolgano la sete sempre.
  Accadde anche questo: finiti i rigori invernali e mitigatosi il tempo, molti, come richiamati segretamente dalla dolcezza della realtà circostante, la prima domenica che capitò si misero in viaggio per una gita e un uomo, Enrico Linci, cadde in un fiume annegando, l’anno precedente a quello delle avventure matrimoniali in corso di narrazione. Giunti a questo punto di essa, è evidente che prendere un tè al posto del caffè a fine pranzo è per lo meno di cattivo gusto e tanto basti.
  Altrettanta è la pregnanza emotiva che trasmette la lettura di una lauda di Jacopone, che riveste il valore, a parer di diversi, di una sacra rappresentazione in nuce, forma teatrale che, si sa, ebbe molta fortuna nel medioevo. Senza porvi mente, all’ingegner M. passava ben altro per la testa che letteratura, ma, quando si vide capitare, due, tre giorni dopo la dipartita dello zio cilentano la famiglia Arrighi al completo, padre, madre e due figli proprio nel palazzo adiacente a quello dove aveva sede il suo ufficio, cui andò a prendere servizio, con Milena che gli cadeva ogni tanto sotto gli occhi uscendo dal balcone di casa, mentre lui era al suo tavolo di lavoro tecnico, rimase a bocca aperta. Si vede che il sapone serve a lavarsi, il gasolio no.
  Non solo, ma, lasciando stare l’acquavite, che pure non costa molto, credete che italiani e spaghetti siano due cose diverse per esempio a Helsinki, e fortuna che, come affermò il Poeta, satura tota. Vediamo adesso come:

La misura si colma

  E’ necessario premettere che patate e cavoli sono un piatto che alcuni giudicano squisito, altri stomachevole. E’ per lo stesso motivo, suppongo, che generalmente si dice un maschio in mezzo a tante femmine fa il gallo nel pollaio. Sarebbe a indicare anche che non c’è due senza tre.
  Non altrimenti, quando il gatto non è presente, i topi ballano e tanto è quanto volevo dire. Fatte le debite premesse, il resto del ragionamento ora è facile: sinteticamente, quando si deve attraversare una via trafficata, dove le macchine vanno di fretta, è consigliabile passare sulle strisce. Stefano, consapevole di tale buona norma di comportamento, si recò poche settimane dopo l’assunzione nel suo ufficio agli sportelli del comune.
  Doveva, infatti ordinare alcuni documenti da produrre alla sua amministrazione per mettere in regola la sua posizione. Era sua abitudine, prima di coricarsi la notte, dare un ultimo sguardo ai giornali della mattina. Leggeva, era un sua particolarità, non giornali napoletani, gli piacevano, invece quelli calabresi e più ancora quelli francesi. La spiegazione era probabilmente che la gallina ha fatto l’uovo.
  Coerentemente, le ipotesi sono due: o l’uovo non è stato fecondato o lo è stato, nel primo caso non ne potrà nascere un pulcino, nel secondo sì, almeno in teoria, salvo eventualmente a vedere se le menzogne hanno o no le gambe lunghe. Sia o non sia, Mazza andò al comune.
  Non si creda però che egli si coricasse molto tardi, anzi, la sera molti dicono che bisogna mangiare poco, dopodiché la digestione, era opinione dei medici salernitani del 1300, fit in ore e poi nello stomaco. Lo contraddice per caso il fatto che tanta gente consuma rotocalchi e romanzi rosa e gialli?
  Un dubbio del genere certamente non occupava il pensiero del fresco impiegato del Genio, allorquando, trovandosi in mano suo certificato anagrafico appena rilasciatogli, scoprì di non essere più scapolo e di risultare coniugato con tal Milena Arrighi, di quattro anni più giovane di lui. Attonito e come folgorato, lì per lì impietrì. Considerato che non si può parlare a tutti gli effetti di romanticismo a proposito di Foscolo, sarà bene forse non insistere sulle sue presunte paternità clandestine, di cui… mi pare in sostanza che ebbe una sola figlia. Lasciando da parte le congetture sul poeta, l’ingegnere, riavutosi dallo stupore, chiese spiegazioni agli sportelli e, ricevuto dal dirigente in persona, lo salutò gentilmente.
  Per brevità, egli rivelò di leggere giornali calabresi, malgrado l’orologio ed, esposto il fatto, non c’era altro da dire per lui. Al che, a chi verrebbe in mente di obbiettare l’impossibilità di un periodo ipotetico di 3° tipo? Scolasticamente, il discorso più idoneo è: era Mazza convinto dell’irrealtà dell’ippogrifo? Ammettiamo pure che lo fosse, non cambia che egli si sentì rispondere dal dirigente che purtroppo era mortificato, ma i suoi dati erano proprio quelli e c’era da perderci letteralmente la testa sopra – Il mio reparto brilla per scrupolosità e capacità, come può essere mai successo! – Una nuvola non poteva essere più diversa dal fumo di una ciminiera, ma un’oliva più un fico d’India. Ricevute le dolenti scuse, Mazza fece correggere il disguido e il giorno appresso, visto che a quel punto era veramente troppo e si sentiva come perseguitato, chiese a Milena, con la quale era tornato in amicizia da quando se la trovava davanti quotidianamente all’ufficio sul balcone di faccia e che, all’udire il racconto di tutte quelle singolarità, sbigottì, di sposarlo, quasi subito accettato. Donde i cavalli, i giardini, la nascita della tragedia, i cacciavite, il marchese di Roccaverdina, i dirigibili, il 3 e 14.


Luca Giordano - Sposalizio della Vergine

mercoledì 1 novembre 2017

XEROX II

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Jacques Lipchitz - Figura seduta

Eccoci al secondo stralcio di Xerox, facente parte del mio romanzo Visita di Sirdi. Mi tocca la solita (dolente) nota di accompagnamento: costanza da parte mia di un discorso narrativo, costanza da parte di un mondo quale quello pubblico della cultura italica di rimanere sordo ad esso. Un muro contro muro, direi. Una per così dire conflittualità cronica e permanente impronta i miei rapporti con l'ufficialità della letteratura nazionale, in mano a clan ottusi e sensibili solo ai loro affari particolari. Dunque, chi vuole usare la sua cortesia per leggere quest'altra pagina lo faccia pure in tutta serenità. Coglierà, credo, la genuinità della professione artistica e forse potrà scorgervi qualche pregio letterario. Grazie comunque per la pazienza di aver preso in considerazione quest'altra modesta fatica creativa











Era successo questo: quando ormai erano passati milioni e milioni di anni dall’era mesozoica e si era in pieno quaternario, incivilitisi i barbari alla luce di Roma, caduto l’impero asburgico, passato anche di moda il charleston e giunti sotto Pasqua di quell’anno, l’allora novello ingegnere del Genio Civile (di fresca nomina al Reparto Manutenzione e Vigilanza Opere Pubbliche) ricevé la visita dello zio Umberto, proveniente da Sapri, dove abitava da tanto, quasi una vita, a meno che non si voglia prestar fede alle tante voci su una nuova tassa sui generi voluttuari. Ebbene, poco mancò che quel tal rapinatore di cui parlavano i giornali non ci rimettesse la pelle e dire che Stefano in quei giorni aveva il cuore in sollucchero per la imminente assunzione in servizio, egli che, orfano di padre e convivente con la madre Eleonora, era di statura un po’ più sviluppata della media e zio Umberto, onesto commerciante di olio, gli era molto caro.  Giusto giusto: l’Etat c’est moi, disse Luigi XIV e non dimentichiamo che il signor Filippo, suo defunto genitore, perduto dall’ingegnere già in giovane età era ufficiale delle poste.
Facile intuirne che l’uovo sodo è più digeribile, al cui riguardo un disco di Caruso è troppo. Ma, andiamo con ordine: la storiografia, come inizio, pare abbia perso il valore di genere letterario, la cosiddetta saggistica non si è mai elevata a tal rango. Elaborare, in un simile contesto, una ricerca sulle abitudini alimentari della popolazione, mi sembra ora doveroso. Nella popolazione nel complesso predomina il sesso femminile e la percentuale di suicidi resta costante, con la conseguenza che i giornali tirano di più il lunedì, giorno in cui è il sole che al mattino sveglia la gente.
E questo è tutto il resto: è stato dimostrato che il sonetto, come forma compositiva, è nato in ambiente siciliano, alla corte fridericiana, ammesso anche che le Chansons de geste fossero lunghe. Quello stesso Federico che era Svevo e venne in Italia col favore del papa, lo si rileva anche dalla diffusa incompetenza della classe accademica nostrana, ossia nacquero stambecchi sulle balze dell’Appennino e fiumi sfociarono in mare: si pensi soltanto che viaggiare in treno costa meno.
Zio Umberto, dunque si presentò all’uscio di casa con un faccione raggiante e un fascio di fiori in mano e, appena di fronte al nipote, lo strinse tra le braccia caldamente, proclamando – Tanta felicità, mio caro da uno che ti vuole bene! -; seguirono pacche sulle spalle. In quel mentre, logicamente, erano le sette di sera, non piovendo, non c’erano ombrelli aperti per le strade, autobus sì e gli orologi segnavano più o meno le sette.  Nessuno avrebbe, sano di mente, affermato di essere nato nel 1627, nemmeno Stefano che, cadendo dalle nuvole per quell’inaspettata esternazione di affettuosi auspici, l’attribuì alla sua prossima assunzione.
Gli sportelli bancari, purtroppo chiudono alle quattro. Forse che invece, a quell’ora, le sette a occhio e croce, i tanti scandali pubblici, che tanto alimento offrono all’ansia di verità di stuoli di cronisti spiccioli della stampa nazionale, potevano presentarsi meno gravi, più innocenti? No, e allora perché chiedersi la ragione per cui il vino inacidisce o comprare biglietti della lotteria di Carnevale? No, l’abito non fa il monaco.
Eppure, poco dopo si udì zio Umberto dire – E dov’è la sposa? Mi piacerebbe conoscerla e congratularmi con lei, eh? – Chi in quella stanza, il soggiorno, avrebbe pensato allora ad un cantiere edile, dove si montano termosifoni? Tutt’altro: la neve si scioglie al sole, si diceva.
La sorpresa per quel desiderio dello zio fu patente, visto che al nipote non era neanche passato per la testa di sposarsi, e si addivenne, come d’obbligo ad una delucidazione. Tutti sarebbero stati d’accordo (alludo a Stefano, lo zio e la signora Eleonora, lì presente), se se ne fosse parlato, nel riconoscere che quell’anno si pagavano troppe tasse. Fortuna volle quella sera al principe Amedeo era in scena Questi fantasmi. Lo zio rivelò che giorni addietro, non foss’altro che lì a Sapri già a marzo pareva giugno, aveva avuto un rapporto d’affari, lui commerciante di olio con uno di Napoli, uno sconosciuto e passi pure l’odore di nafta nel porto.
Passi, ma le stelle biancheggiano. Poi quel tal cliente, confabulando essi sul più e sul meno e venuto a sapere la sua origine partenopea e che il figlio d una sua sorella di lì si chiamava tal dei tali, gli aveva sorprendentemente appreso che lui, suo nipote era da poco convolato ma nozze con tale Milena Arrighi, bibliotecaria e gli sponsali erano stati celebrati in un locale di Baia, di cui egli, testimone diretto capitato lì per avventura a parlarne con un cuoco, era un fornitore. S’intende che Baia dista qualche centinaio di chilometri da Caserta e che gli angeli sono purissimi spiriti.
Subito zio Umberto era salito in treno per rallegrarsi con il novello sposo e capire come mai non era stato informato, lui affezionato tanto al figlio di sua sorella, del lieto evento. Apriti cielo! Si poteva mai immaginare, dico che ci fosse tanta gente amante del jazz? Il numero degli ultracentenari viventi, viceversa è molto basso.
Stefano, per parte sua, dichiarò allo zio di essere perfettamente ignaro della cosa e che aveva bensì conosciuto questa Milena Arrighi, ammesso fosse lei quella donna, e sapeva fosse divenuta bibliotecaria, ma di non vederla da anni. Figurarsi, poi averla sposata, nonché le mazurche, i valzer, i tanghi. – Guarda, zio, non ci ho pensato nemmeno a prenderla in moglie -. E forse gli allibratori, i costumi di Carnevale, i frigoriferi, il Venezuela, Al Capone e chi sa che.                                                                                                                                                               
                                                            (segue)