mercoledì 27 novembre 2013



  SQUARCI

A documentare almeno in maniera circoscritta quale sia la direzione intrapresa dalla esperienza narrativa di ultima zecca o versione che dir si voglia di Gerardo Allocca, un pò di stralci già usciti su rivista specializzata dall'ultimo romanzo in corso, Lungo il muro. Si badi che non si tratta propriamente, nelle intenzioni dell’autore, di letteratura italiana, bensì di letteratura in lingua italiana.


******************

I.

  Sud-est, mentre il Tirreno è a ovest e il la è la nota seguente nello spartito, cosa che si poteva benissimo arguire dall’avere il rinoceronte un corno. Difatti quale differenza poteva passare tra le corna del cervo ed il corno del rinoceronte, se non che l’autoradio suona? Non potrebbe mancare in una vettura che si rispetti la radio, a maggior ragione considerando che il rombo ha quattro lati. Tralasciando il perimetro di questo, gioverà riflettere che il suo volume è nullo per comprendere come, nell’avvitare, ci si deve munire di un cacciavite, sennò può succedere di non poter fotografare, il che costituisce la prova inequivocabile che o 3 o 4, sempre tulipani sono.

  E con ciò mi pare di aver lasciato intendere dove intendo arrivare, in pratica, acquistando un biglietto di seconda classe su un bastimento per le Azzorre, lì. Non che un tale viaggio non sottintenda un accurato studio della funzione y=2x + 19, la cui elaborazione va di pari passo, è lampante, con la concia delle pelli, ma, indossando un giaccone di lapin conciato, ne risulterà evidentemente lecito affermare che la luce in casa va accesa più tardi d’estate, per quanto, essendo le categorie di sportivi più di tre, dovranno per forza formularsi gli auguri per il compleanno. Ora, assodato la data della ricorrenza sia il 23, sembra indiscutibile il contrario del termine sia colorare. Capovolgendo il discorso, la bottiglia deve possedere il tappo, diversamente ditemi voi come potrebbero le anguille stare nei fiumi.

  Passando adesso a parlare del nostro paese, quanto testé da noi riferito starà fuor di dubbio a testimoniare che la consonante era un’altra. Solo a por mente quanti malfattori d’alto bordo esso conti oppure quanto asini siano, per esempio da noi i cronisti e tanto più arroganti, apparirà trasparente come essa doveva essere t e non c. Nel caso di c, è pacifico, credo, che i cavallucci marini stiano nell’acqua, nel caso di t, invece, non si discute che le lucertole abbiano e la coda e le zampe. Del resto, o torinese o milanese o veneziano o siciliano o romano, il numero non è mai quello e non si afferra che si sia fatta a fare l’unificazione, se poi le violette stanno nel prato e le ruote della bicicletta sono due, come pure il selz. 

  Ma non è questo che volevo dire, bensì il valzer. Sì, il valzer rappresenta sicuramente una forma musicale e danzante; non si discute, allora che Garibaldi era nizzardo, e, se lo era, perché, ditemi le margherite hanno i petali proprio bianchi? Non dovrebbero essere, come naturale per quanto esposto, alte le piante di cicas, invece che giallo il capolino degli anzidetti fiori di prato? Eppure, a conferma di tanto, i fabbri non lavorano sempre anche l’alluminio, laddove il bronzo differisce dalla conclusione del dramma Casa di bambola, in cui, altro che bronzo, i battelli vanno sul fiume.

  Il bronzo per la verità è una lega, il che indicherebbe più che altro che l’incognita corrisponde a 2 abc, contrariamente al trono di Enrico IV in Pirandello, che è finto. Ecco che appare in tutta la sua sconcertante modernità il carciofo, inteso come l’ortaggio che non va confuso con la pala meccanica, la quale a sua volta non va manovrata senza patente, a testimonianza della genuinità del fico d’India. In tanti ritengono erroneamente che una pala meccanica si identifichi con quest’ultimo, per via delle spine, ma non è vero: le mosche hanno le zampe. Si tratta in breve di stabilire se un’ape sia lo stesso riguardo allo scannerizzare un documento, tuttavia a me pare che sia piuttosto la coccinella ad avere il dorso. Non è detto, alla fin fine, che o coccinella o ape, la noce sia moscata.

  S’immagini che, per preparare un babà, non ci vuole la noce moscata e, in tal caso, sarà indispensabile i negozi a fianco sulla strada siano di abbigliamento, sennò spiegatemi come le antenne potrebbero stare sui tetti. Ne viene anche che il semaforo dev’essere rosso, per evitare che le automobili, girando a sinistra, mettano la freccia e compromettano così l’epilogo del dramma. In teatro, infatti bisogna pagare il biglietto, contestualmente a cui le rose stanno sui rami, quindi!   

   Tornando al nostro discorso precedente, l’ipermercato di Nola sembra il Vesuvio. Non è come dire metto il cappello quando fa freddo, ma sono le margherite, invece. Sono esse che spuntano, non le arcate del ponte. Converrete così che in un caffè due, massimo due cucchiaini e mezzo bastano, altrimenti è troppo dolce, non importa che all’ipermercato di Nola si trovi un po’ di tutto, dall’a alla zeta. Tanto le effe è una consonante, per cui va da sé che il tenente abbia i gradi, non la maionese, che è un po’ grassa, a smentita che un militare sia uno zuccone. In definitiva, non furono loro, i nostri combattenti, che persero malamente l’ultima guerra, quanto invece è il vino che è rosso.

  Rosso come il semaforo, dunque, non l’alpinismo. Già, l’alpinismo si pratica in montagna, il suo colore, perciò non può essere, in caso contrario ci sarebbero gli avverbi e le congiunzioni, cosicché i picconi, gli arpioni e le corde praticamente dovrebbero essere in tutto 4, quando poi si sa benissimo che anche il giovedì è un giorno della settimana. Signori, a questo punto mi pare lampante che l’ipermercato di Nola sia quello, per il semplice motivo che abbiamo parlato dell’alpinismo, il quale è uno sport. Girando tra i due piani a forma grosso modo circolare dell’ipermercato, s’incontrano negozi uno dietro l’altro, ma anche punti di ristoro, sale cinematografiche, alberghi, supermercati, banchi con merce la più svariata a disposizione, per esempio il cielo è bello, il mare è blu, l’amore si fa in due, il vento soffia, senza dimenticare la battaglia di Stalingrado e la II guerra punica, ivi incluse le automobili, i condizionatori, i materassi i lattice, gli appartamenti e le villette, solo ad eccezione delle pagine in cui si disserta sulla morte del principe nel Lago dei cigni.

  L’ipermercato di Nola, che somiglia al Vesuvio, con le mura esterne come i versanti del vulcano e ricoperte almeno in parte di vegetazione ha diverse porte d’accesso, come Sorrento, Capri, Ischia, Amalfi. Non c’è, invece la dieresi sulla parola Aeneis, significando chiaramente il faro del porto lampeggi. Dire che Virgilio abbia inteso con il suo titolo ripetere non mi sembra ragionevole, piuttosto le sardine sott’olio. Fu, non per nulla, Orazio a scrivere le Odi, evidenziando a tutti come i palombari differiscano dai sommozzatori, ma non i chilometri dell’autostrada.

  Gli affreschi della Sistina, del resto sono aperti al pubblico, il quale può toccare con mano come o Adamo o Eva certe strade sono esclusivamente pedonali e c’è il divieto di transito, non la campana che suona per te. Ciò non toglie che, indossando l’impermeabile, non necessariamente debba piovere. Potrebbe chi sa essere martedì, quando i barbieri sono aperti e allora uno potrebbe benissimo entrare e farsi radere, dunque come potrebbe piovere?

  Analogo discorso vale per i pompieri, i quali, dovendo spegnere il fuoco, non sono tenuti ad acquistare souvenirs, quando vanno in gita con la famiglia a Procida, anzi sono le motociclette che hanno il clacson e allora bisogna suonare caso mai nella curva, si sa, con i panni si fa il bucato e ci vuole il detersivo, non il bagnoschiuma.

  E lasciamo perdere in proposito l’ammorbidente, che, come un motoscafo insolca le onde, costa pur esso, ma non quanto il discorso sulle patate surgelate potrebbe durare, in primo luogo in virtù della piscina per i tuffi, la quale si trova in un’altra zona, in secondo luogo i pesci vengono catturati dai pescherecci e portati al mercato ittico, dopodiché è noto a tutti che trappano non ha nulla a che vedere con trappista, tant’è vero che lo schampo si fa ai capelli.

  Purtroppo i parrucchieri usano i caschi, cosicché ci sono pure all’ipermercato di Nola, benché i loro schampo, che non somigliano alle escursioni scout, prescindano del tutto. Non solo, ma essi fanno la messinpiega, che è tutt’altra cosa da una crociera, se non altro perché la domenica è festa e i levrieri sono una razza di cani. Inoltre la raccolta delle olive si fa per produrre l’olio, contrariamente alla boxe, il cui scopo inerisce alla stampa in tipografia di partecipazioni nuziali, nel senso di acquistare un salvagente per i bagni. C’è chi, direte, sa nuotare e non ne ha bisogno, ma io mi riferivo al malcostume italiano di fare le corna con le dita.

  E fosse solo questo, macché! Per dirne una, a S. Stefano fa freddo. Ora, a S. Giuseppe fa meno freddo in genere, e mi spiegate perché? Secondo me, è perché le navi hanno una grossa stazza e allora, per galleggiare devono avere una grossa stiva, per cui chi s’imbarca deve portare appresso le valigie, onde consentire che il radar funzioni e le marmitte delle automobili siano catalitiche. Si tenga presente che i radar mandano segnali sullo schermo di bordo, non tritano la carne per fare polpette, come qualcuno potrebbe pensare, considerando che le bande sono di musica.

  Tuttavia le bande possono essere anche, come spesso succede in Italia, di malviventi, in modo da far cadere il discorso su come mai nel nostro paese il deficit pubblico è così alto. Sarà perché le zebre stanno in Africa o perché italiano non è una preposizione, per cui grammaticalmente si usa dire ma però sia scorretto. Resta il fatto che i vasi sono di terracotta o di porcellana, mentre un orologio per andare sott’acqua si chiama subacqueo. E non è un controsenso?

  Non sarebbe meglio chiamare un rubinetto abaco e una poltrona candelabro, così almeno le pantofole servirebbero ad avvitare e i segnali stradali a condire l’insalata. In ogni caso l’ipermercato di Nola era un invito a spendere e a dimenticare tutto il resto, c’erano perfino dei punti di relax nei corridoi con tanto di schermi televisivi e divani per accomodarsi: era come le tubature del bagno non fossero per niente dei ponti radio, ma i caselli autostradali.

  Neanche il gasolio fosse il telefono, ci si sentiva autorizzati a dire ho il fazzoletto in tasca, indipendentemente da se le foto fossero a colori o il fischietto quello del capotreno: era, insomma, l’ipermercato di Nola una fiera permanente, una fiera delle vanità, in cui ci si poteva tranquillamente perdere nelle cose da desiderare e smarrire la nozione di se stessi come persone. Ma era un sogno, c’era anche uno spazio centrale all’aperto, corrispondente al cratere del Vesuvio, in cui c’erano giochi per i bambini e, volendo vi si potevano tenere degli spettacoli pubblici con largo afflusso di folla ad assistervi. Mancava solo che la vocale i fosse quella e di si fondesse con la, per dare della. E non dimentichiamo l’ablativo in ibus.

  Manco a farlo apposta le tende possono essere alla veneziana, cosa che ci conduce direttamente a ricordare come Nola era un’antica città romana, molto fiorente a quei tempi similmente a Capua, a parte il fatto che il parallelepipedo ha il volume. Saviano, del resto è il comune vicino, derivante da una lontana Sabianum e lì c’è una chiesa madre ed un campanile che passa per un monumento di nota, per quanto non alla luce del III libro, bensì del VII canto va realizzato che gli Orazi e i Curiazi fossero in tutto 6.

  Ciò va di pari passo con la considerazione che all’ipermercato di Nola, per spostarsi da un piano all’altro dei due, con luci pendenti a faretto nei corridoi, sono in funzione degli ascensori e delle scale mobili. In linea di massima le scale mobili non corrispondono alla caccia delle balene così come descritta nel Moby Dick, nonostante le potenti capriate che innervano la massiccia struttura in cemento armato, se non altro per il fatto che la frequenza è in megahertz ed è di circa 7856, con tutto che il genitivo plurale è in orum.

*******************  
*******************

II.
  -               -. Macchè! Ma se l’ho appena detto? Sono qui per tifare. No, non per collezionare conchiglie, tanto la psicologia è una scienza, e allora non si può dire quale dei due, se un triangolo o un trapezio, ha giusto quella superficie. Sì, mettiamo il triangolo, le polpette dovrebbero essere di tacchino, sì sì, scherzate voi. E se il trapezio, le barche dovrebbero essere a remi. Ebbene? Sentite, non lo so, adesso sono qui per tifare. Non avete capito ancora? Per Masetti, quello! – La vitamina può essere C-.



  Quale vitamina? Il quarto gong, eccolo. Sberla è nettamente sotto, il giudice di gara non può dargli la vincita ai punti. Massetti boxa meglio. Comunque all’angolo, ora. Forza, Massetti! Scherzate ancora? Quando la smetterete?  Ci ho anche scommesso sopra, su Masetti e, se va male, ci rimetto anche i quattrini. Che cosa? Dite che le piastrelle di maiolica costano? E a me che importa? Io non ho bisogno di piastrelle, al massimo mi servirebbe che gli orsi polari fossero di pelo rosso. Perché? Per riparare l’ascensore guasto del palazzo. No, che dite?, i commercialisti hanno la barba? Ma se l’altro giorno, attraversando le strisce, una macchina ha frenato per non investirmi? Poi dicono che in Egitto c’erano le piramidi! Insomma, non è vero che bisogna inserire il gettone nella feritoia per aprire la porta, basta che uno abbia l’ombrello e potrà camminare sotto la pioggia, anzi le cartoline illustrate sono turistiche. Io, per esempio, il lunedì esco presto di casa, ma quand’è venerdì, bisogna proprio che telefoni. Il 985678, ma non è il numero di quand’ero all’università? Già, quello, dite voi, e che volete che telefoni il mercoledì? Se è solo che il mercoledì capitano le Ceneri, come volete che i rubinetti siano ricoperti di ceramica? Nemmeno il lavabo, del resto serve a fare fax, quindi! Intanto guardali di nuovo in mezzo al ring, a darsele. Massy, sei tutti noi! Che grinta, che mira! Neanche i filobus fossero tram e le biciclette 3.

  Piuttosto, i libri di botanica erano 2, uno era un aborigeno dell’Oceania, l’altro si chiamava Osvaldo. Quanto al terzo, dicono che fosse un lampadario di cristallo, mentre invece io sono convinto che un portafogli che si rispetti dev’essere di pelle. Come le rane, d’altronde, la cui pelle è così viscida che uno, volendo, potrebbe decidere di giocare a ping-pong invece che scommettere. Molti, infatti, nel farlo, affermano che Platone era un grande filosofo, ma tutti sanno in realtà che la malaria era una malattia delle zone paludose. E allora perché ostinarsi a mettere la marmellata nei panini, quando poi è palese che gli struzzi corrono. Meglio sarebbe piegare la camicia dopo stirata, in modo da aspettarsi che l’indomani piova e si possa sottolineare la parola zia. Dai, Massetti, il destro, ma che fa quel manager, perché non lo incita a picchiare, lui e quel massaggiatore della malora? Preferiscono forse il polietilene, che alla fin fine non è meglio di un bel trattore in campagna?

  Le cicorie, quelle, si potrebbero coltivare con profitto, a meno che il tabaccaio non sia il barista, qualunque cosa uno pensi alla fin fine dei televisori al plasma. Di nuovo all’angolo, quinto gong e Massetti, tutto sommato è sempre in testa, quello Sberla sembra pappamolla, poteva approfittarne prima di quella fiacca dell’avversario e invece no, la curva dopo il ponte non è a U! Sì, basti solo pensare che, volendo salire sull’autobus, ci si aggrappa alle maniglie e non è detto che uno debba sedersi, una volta a bordo, potrebbe per esempio tagliare la carne in macelleria. Non solo, ma se si fa il meccanico, si possono tranquillamente avvitare i bulloni degli ammortizzatori oppure al caso i farmacisti. Non è che, in conseguenza di questo, la rata dell’assicurazione non sia quella, tutt’altro in Italia ci sono quelli che dicono di voler fare la Campania indipendente. E, si badi, le formiche non sono api, vale a dire non è lecito a un venditore ambulante di dolciumi occupare il pubblico suolo, a condizione che i botanici non siano anche zoologi. Addosso, Massetti, si ricomincia! La sesta ripresa, l’alloro è già tuo, picchia! Che? Dite che non è vero niente, e i faraoni si coricavano alle dieci di sera? Ma voi vaneggiate! Riflettete che un ferro sotto il calore può arrivare a flettersi e capirete che un’antenna può benissimo essere parabolica.

  E non venite poi a parlare di fotocopiatrici e stampanti, visto che il ferro deformato per il surriscaldamento non è come assistere ad un film sentimentale, dove c’è lui e lei e gli altri 68 sono ingegneri. – Para col sinistro e scaglia il destro! -, ma vedi quello!, si sente fino a qui, che bel manager. Non gli dar retta, Massetti, martellalo con tutt’e due, lo vedi che è finito, ormai, ha anche l’arcata da un lato che gli sanguina, è tuo! Ma è mai possibile che si debba assistere a questo squallore di boxe, se poi lo sappiamo tutti che i vasi di terracotta servono per le piante da giardino e i ciclamini vanno piantati d’inverno, sennò con il caldo seccano, Dio buono!

   Dico i ciclamini e non gli orologi a pendolo, sia chiaro, se non altro dovendo i secondi essere caricati, diversamente dai posacenere, i quali, per aver Colombo scoperto l’America, stanno a dimostrarlo. Non solo, ma i cavolfiori, a causa della naftalina sui panni; orbene, non se ne deduce automaticamente che l’Italia è il non plus ultra dell’inciviltà, bensì il ferro da stiro. Quello a vapore?, si domanderà, e la risposta è sempre la medesima. In virtù della quale riconosciamo unanimente essere la luna in cielo e il gatto avere la coda.

  Nella fattispecie essa può essere nera, marrone, a strisce, a unico fondo bianco e le caramelle essere a menta, a liquirizia e via dicendo o il barattolo di marmellata o di alici sott’olio. Non i francobolli, i quali, invece, s’incollano, per cui non si può estrarre semplicemente una batteria dal telecomando del garage e dire come se niente fosse è scarica. La cosa impone quanto meno la traduzione dal greco antico delle Argonautiche, senza dimenticare l’osso di cavallo e la falciatrice da giardino, ivi compreso il. C’è da escludere, però la firma sul trattato di pace e la cantante lirica, la quale, per essere una contralto, non ha bisogno di nastro adesivo, indispensabile in caso si voglia attaccare un foglio su un vetro o accelerare. Analogo discorso vale per i vaglia postali, i quali vanno pagati e perciò non si può esibirli allo sportello, senza aver prima studiato la grammatica, onde potersi lavare i panni o farsi lo shampo.

  Con tutto ciò, non è detto che Massetti abbia la vita facile sul ring stasera. Eccolo, Sberla ad attaccare con il suo destro, per poco non pesta un occhio all’avversario, ma le poesie non devono essere per forza quelle, intendo il binocolo. Insomma, Massetti è ancora ampiamente in vantaggio ai punti, né si può negare che ci sia la pesca sul fiume, anzi i timbri abbisognano d’inchiostro, come si deduce dalla famosa frase l’Italia è un’espressione geografica del conte di Metternich. Costui, non essendo vietnamita, non poteva a suo tempo sapere di questo match Massetti-Sberla, dunque siamo convinti avrebbe firmato. Ora, ciò premesso, ditemi voi se è possibile pensare che la scultura sia un bassorilievo, quando poi tutti ammettono che si debba scommettere e, se è vero questo, che i fiori siano tulipani, a meno che non sono di più. Per dirne una, se sono uno in più, significa che i fazzoletti servono a soffiarsi il naso, se due, che dopo il punto ci vuole la maiuscola, se tre, che la ruota è di scorta e così di seguito fino al faro del porto.                                                                                                                                                                                               Che? Dite che i polpi si fanno col pomodoro? Ma fatemi il piacere! Se ho sempre sentito affermare dieci a uno che Notre dame de Paris è più alta! E voi a ripetere che no, che io sono qui per collezionare conchiglie. Ma quando mai? In gamba, Massetti, sei un campione! Sono qui per tifare. Guardatelo che passa di nuovo alla riscossa e trascina Sberla alle corde! Guardate quello come lo cintura, per evitare di subire il cazzotto fatale. Io le conchiglie? Ma non fatemi ridere.

  Mi fate ricordare quando avevo 12 anni e portavo i calzoni corti. Allora, infatti la mia misura di vita era 44, mica adesso che uno, se vuole leggere un giornale, se lo compra e poi lo getta. No, allora, che dire, i gelsomini erano profumati, oggi, maledizione, se uno ha sete, basta che telefoni. Capite? Voglio dire che non si può dire 37 semplicemente.

  Se mi avete inteso, vi risulterà chiaro anche che la neve non è la pioggia e non si può pretendere che uno porti l’ombrello per questo, piuttosto converrebbe sempre farsi la barba il venerdì, come me, che ho puntato le mie chances su Massetti e basta. Non si tratta di dire parteggio per lui, ma di mettere l’accento sulla e di bebè, sennò può accadere di prendere l’autobus. Salendovi, in effetti uno vi si può tanto sedere tanto restare in piedi, il che risolve il problema. 

  Non è come, per spiegarci meglio, spifferare a tutti che siamo pieni di imbroglioni e machiavelli nel nostro paese, ma è lo stesso che spillare il foglio. Non è così? Spillare il foglio permette di assicurarsi che, quando scadrà la prossima rata, i chilometri saranno 55000 e allora si potrà benissimo imbucare la lettera. Imbucatala, il postino dovrà recapitarla e così via, fino a quando tutte le lettere da consegnare nella sua borsa saranno esaurite. E questo non porta automaticamente a dire che in quel momento i chilometri saranno più di 55000? Se il nostro scopo era superare 55000, dobbiamo riconoscere in questo modo che, tirando il dado, uno può fare minimo 2 o anche 7,8, ma mai 13.

  E’ evidente, a questo punto convenga assolutamente prenotare una vacanza alle Maldive per il mese appresso, se non altro per via del mese prima, che così non può durare più di 31. E non bastasse, gli Assiri non erano Babilonesi, il che deve far riflettere sulla lotteria, alla quale, perciò si può anche vincere. Ma che fa quello? Guarda lì, Sberla scarica un gancio micidiale a Massetti e lo mette al tappeto. Perdinci, l’arbitro lo conta, maledizione, ooh, è KO.

******************

Dal romanzo in fieri Lungo il muro di Gerardo Allocca.

Nessun commento:

Posta un commento