sabato 1 settembre 2018

IL TROUBADOUR III-XVIII

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Amedeo Modigliani - Madame G. Van Muyden







L'eretico Bruno riparte questo settembre con la poesia, con tre sue composizioni. Ancora poesia? Sembra un controsenso, eppure la poesia continua. Poesia non come valore della vita, come sua emanazione di diritto, oggettiva e logica, ma come bisogno naturale, per così dire istintivo, animalesco. E' un inspiegabile impulso a manifestarsi hic et nunc, non un obiettivo della coscienza. Se fosse per la coscienza, chi scriverebbe poesie oggi?
Ma, nel momento di esternare se stessi, di tradurre in discorso il proprio mondo, è lì che poi subentra l'arte, la propria cifra. Lì emergono le personali forme elaborative, i propri indirizzi mentali. Qui rischio di ripetermi, riportando ancora una volta i miei accorgimenti da tecnico della materia e le mie amare verità, già espressi più volte nel corpo di questo blog. E potrei ripetere allora anche che la realtà ufficiale della cultura di questo paese non fa che ripetersi e riconfermarsi per quella che è, un ricettacolo di menzogne e piccolezze, mediocrità spacciate per cose di valore e frutto del dictat di clan artistici e poteri meschini? No, perciò qui tacerò, passando a far parlare direttamente la poesia 










PIANOFORTE DA ACCORDARE



Questo sia il pentagramma per suonare
versi e le corde e i tasti siano i soffi
del vento, cui affidare note amare.
E il motivo, che, in esotici golfi
sgargianti, affondarono dei corsari
feroci i nostri velieri con stive
di gemme e di perle, tingendo i mari
di sangue; che la più gelida neve
s’accanì il gennaio scorso in giardino
e ora altro non è che sterpaglia e stocchi;
che a noi le sacre colonne violarono
 selvagge orde dal nord e i triclini ricchi;
che il crack del titolo in borsa travolse
anche il nostro commercio di pneumatici.
Vibri così il concerto tra le case
come un de prufundis tra scherzi comici.


E non si dica mai che a disertare
fummo noi, abiurando o che fu tutta
questione di avversa stella a infierire.
In fondo fu nella nostra cassetta
della posta quella lettera a freddo
il cuore a trapassare, quel giorno
a causare in stazione il ritardo
non il maltempo, ma il guasto del treno,
in mansarda il raptus del micio in gabbia
a sbranare alla finestra il fringuello,
Jago sulla scena a instillare rabbia
nel Moro che strinse istigato il collo.





I GIRADISCHI ECCETERA



L’Iliade che scrivemmo
ci vide protagonisti in una storia
da poliziesco insulsa
 quanto la bolletta del telefono, aria
familiare e viziata sopra i nostri
appuntamenti da brivido, sopra
il thriller mozzafiato
che vivemmo. Domestico anche il the end,
tra pianti di cari, corone e mesti
telegrammi per l’estremo addio. E’ tutto.

………………..
………………..

Di te, oltre ai fuochi scialbi
che t’incendiavano la testa e al calmo
tuo passo sui giorni così comuni
del nostro calendario,
giocato sui dadi rocamboleschi
di normale amministrazione, al verde
mercoledì di Pasqua
tra i campi, dove, orrore, ci perdemmo,
all’elefante d’agata
made in China di seconda mano, esile,
che si ruppe nel tuo salotto cremisi, che mai fu
il mio, come il tuo indirizzo e la sorte,
mi accompagna il volume
pieno del giradischi,
che da S.Angelo, lassù orchestrava
alla valle, a te disperatamente
pia, a me?, al silenzio freddo
la canzone dei Magi, nella nebbia.
   

                                                                             
                                                              ( Sulla pietra tombale  
                                                              del prof. Giacomo Fondi,
                                                               insegnante di liceo in Nola)





IMPORTO TOTALE



Altri inverni, altri tramonti, domani
altri lunedì leggemmo una volta
nell'oroscopo, allora altri cumani
oracoli udimmo in fondo alla grotta,
altra la pesca, dunque che aspettava
il battello al largo,altri paesaggi
avvistammo al binocolo agli evviva 
dei marinai. Questo è, pure agli ormeggi
il molo dell'attracco, questo il foro
che misero a ferro e fuoco da oltralpe,
queste le vene di mercurio e oro,
questi i piselli, le fave e le rape.
Non altro che questo sarà il lampione 
per la sera, né altra la sabbia in riva
al mare o, affacciandosi dal balcone,
altro che quelle strade in prospettiva.

domenica 29 luglio 2018

ALLA GRECIA 2018

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Giorgio De Chirico - Ettore e Andromaca



E' ormai una tradizione di questo blog ogni anno di questo periodo, nel dare l'arrivederci a settembre ai suoi venticinque lettori di manzoniana memoria, dedicare un intero numero alla Grecia antica e alla sua letteratura. Anche questa volta la tradizione si rinnova, e in un'Italia come questa, alla mercé tuttora di clan culturali e poteri oscuri che dettano legge in campo artistico, è il meno che si possa. La Grecia maestra di arti e cultura si riconferma attraverso questa breve antologia di alcuni dei suoi migliori autori da me tradotti svolta essenziale nel cammino dell'umanità per lo sviluppo culturale della società.










MELEAGRO (A.P. V,174)



Fragile gemma, sonnecchi, Zenofila.
Potere, oh ! posarmi sulle tue palpebre,
sopore senz’ali, non sul tuo corpo
come chi incanta fino a Zeus la vista,
ma unico e solo averti tra le braccia.

                                                                 (Trad. Gerardo Allocca)




PLATONE - CRITONE (XVII)



Socrate: Al mio orecchio considera bene esse [le Leggi] giungono, o diletto amico Critone, come ai Coribanti il suono dei flauti, e nel mio animo echeggia uguale il suono di quelle parole e tu procura io non ne oda di altre. Rifletti orbene, per quello che io ora giudichi, comunque tu ti pronunci in contrasto con esse, dirai parole vane. Eppure, qualora ritieni di spuntarci qualcosa di più, fai sentire la tua voce. 
Critone: Ma, Socrate, io non ho parole.
Socrate: Lascia correre, allora, Critone, e facciamo così, giacché a questo ci chiama Dio.
                                                                    (Trad. Gerardo Allocca)




EURIPIDE   -  MEDEA (VV. FINALI)


Coro                                   Di molto fu giudice Zeus l’olimpio,
                     molto a sorpresa decretano i numi,
                     non andò in porto quanto era previsto,
                     un celeste ebbe i mezzi all’imponderabile
                  e la storia finì come finì.

                                                                      (Trad. Gerardo Allocca)




              CALLIMACO - AITIA, I, 1               


Sovente, incompetenti sulle Muse,
i Telchini sparlano dei miei versi,
io che un solo poema non vergai
per incensare dei re o vecchi eroi
in rime a miriadi, ma sobriamente
coltivo l’epos neanche un fanciullo,
per quanto molti decenni già siano.
Sappiano poi anche i Telchini quest’altro:
pur verità è che, stirpe tutta spine,
buona soltanto a mangiarsi il fegato,
scrissi con misura, ma pur eccelle 
di tanto la Demetra su quell’altra
 vasta e laida, dei due stili, Mimnermo
non la giunonica fiamma denota
soave, ma il suo discorso alla spicciola.

Al diavolo, genìa della calunnia
maledetta!: maestria misurate
con arte e non con l’asta persiana!
Non sperate il mio canto mai strepiti,
non è nel mio stile, ma di Zeus il tuono.
Ché, neanche in grembo la tavoletta
inforcai, mi apostrofò Apollo Licio –
Sacrifici, amico mio, che i più lauti
tu offra, ma la poesia, che sia fine.
E poi questo ti raccomando ancora,
non camminare sulle vie battute
dai carri, né mai il tuo cocchio dirigere
su dei percorsi già usuali ad altrui,
ma su vie non frequentate, se strette
quantunque più delle altre non importa -.
Al che ho ottemperato: siamo tra quelli
che il languido verso della cicala
antepongono al raglio dei somari.

                                                                           (Trad. Gerardo Allocca)




 DEMOSTENE  -  I  Filippica (I,1)


Fosse stato questo affare in ballo nuovo di zecca, miei Ateniesi, avrei pazientato finché i più dei consueti oratori dicessero la loro, e caso mai avessi condiviso una delle loro tesi, mi sarei astenuto dalla mia. Altrimenti, avrei provato io pure a prospettare il mio pensiero. Dal momento, però che ora ancora compete disquisire su problematiche in ordine a cui costoro si sono già pronunciati diffusamente in passato, reputo, quantunque mi sia fatto avanti per primo a parlare, che mi spetti la vostra considerazione.
Mettiamo che loro avessero fornito suggerimenti come si deve, ora non stareste per forza a dover prender decisioni

                                                                   (Trad. Gerardo Allocca)


ALCEO – Fram.  63


La  divina Saffo, che porta serti
di viole tra i capelli e soave ride.

                                                                     (Trad. Gerardo Allocca)
                                                                                                            

domenica 1 luglio 2018

ALGER III

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Wassily Kandinsky - Composizione X



Siamo all'ultimo atto del mio brano Alger, al III stralcio; coronamento, dunque di un per così dire, come io lo chiamo, paragrafo del mio romanzo Lungo il muro. Invariato il discorso narrativo, le cui linee portanti sono state da me già esposte nei precedenti post di questo blog. Purtroppo, come al solito, nulla cambia per ora anche nel mondo ufficiale della cultura italiana, con i suoi soliti difetti personalistici e gretti, che ne fanno un mondo chiuso e privilegiato, dominato dai medesimi clan e poteri oscuri.






Figurarsi il farmacista, per poco non comprava del vino bianco, lui che, non per via del contrabbandiere, usava sempre sapone liquido per la pelle. Fu invece a causa di quello se i tulipani sono gialli sul campo.
Se fossero rossi, si dovrebbe supporre che le rondini volano, laddove non si sa se la marmellata è di ciliegie o di albicocche. Ignorandolo, si può sempre affermare quei cavalieri erano guelfi, non ghibellini. Per farla breve, non è detto che, vedendo un cane scodinzolare, debba essere un levriero per forza.
Potrebbe tranquillamente essere, in caso affermativo, che il suo padrone si rechi a far visita a un amico di vecchia data e, mentre di trova in cammino, venga a piovere. Allora nessuno osi gridare allo scandalo, dato che il giovedì è come il mercoledì, ma diverso dall’apriscatole. Quest’ultimo solo potrà garantire se, in conclusione il tonno sia all’olio di oliva.
Nonostante ciò, chi si sentirà di escludere Montanelli simboleggi tutta la boria italica a buon mercato e infondata dei giornalisti. Egli credo non fosse un ammiratore di Napoleone, pur essendo che i pesci stessero in mare e le acque fossero piuttosto calme di fronte ad Amalfi, il che avrebbe spinto chiunque a bere un tè, dichiarando senz’altro al suo accompagnatore – Reputo Olivier vincerà oggi all’ippodromo -
Fa d’uopo, se ciò è, che i progetti letterari futuri di Allocca debbano essere più idraulici, per il fatto di spiegare essi, infatti che la luna sta in cielo. E a maggior ragione, egli si chiama anche con secondo nome Giacomo, suppongo, per le esigenze idrauliche. La circostanza sottintende che Mosè dettò le leggi, con la naturale e imprescindibile premessa che un uovo è di gallina, altrimenti, mettiamo sia di anatra, permetterebbe di asserire che una camicia ha il collo largo.
Per farlo, occorrerà contemporaneamente verificare che i vandali erano barbari e invasero l’Italia e che una scarpa a mocassino è senza stringhe, sempreché la recluta abbia i requisiti per essere arruolata nel corpo dei finanzieri. Dopodiché, si tratterà solo di chiudere il barattolo con le alici in salamoia.
Automaticamente così si potrà appurare anche che Napoleone fu un eroe della storia, come già Giulio Cesare o Augusto o Alessandro Magno, e l’incarnazione di una visione della società, che sfociò pienamente e definitivamente purtroppo solo qualche decennio dopo la sua uscita di scena, anche se in veste rinnovata, nell’età liberale. Si appurerà insieme che il tappo della bottiglia è di sughero, per cui si rende necessario un cavatappi apposito, non gli scooter nel traffico cittadino, i quali non per nulla vanno a benzina.
Come gli scooter hanno due ruote, così sulle montagne. In campagna, diversamente si coltiva la terra, dunque come si potrà giurare Pier delle Vigne fu disonesto? Il nostro giudizio sul suo conto è che le pesche maturano sull’albero.
E questo è il perché o è verde o è rosso. Nulla impedisce sia però azzurro o giallo, per cui la risposta non può essere che no. Ne discende che l’opera futura di Allocca prevede di sviluppare e ulteriormente perfezionare la sua letteratura, sulla scia dei criteri tecnici sopra delineati, non nella impostazione di fondo. Non suppongo ciò dimostrerà che uno pneumatico deve essere gonfiato a pressione, piuttosto è lo pneumatico che, essendo di gomma, farà sì che le ruote siano quattro.
Allo stesso modo la dura disfatta napoleonica di Waterloo servirà a far capire come spesso nella storia aver ragione non serve, così come tra uno scoiattolo e un coniglio non significa che bisogna preferire o l’uno o l’altro, è sufficiente prendere il cric e sostituire la ruota, se bucata.
La parte futura di Gerardo Allocca come letterato, ecco che consisterà nel dar vita ai libri da lui progettati per il seguito, i cui titoli sono: Lungo il muro, Gli affari del dottor Penta, Il lasciapassare per Balveno e forse Verso sera e Ziggurat, oltre a tutta la poesia che ancora fiorirà e a questo romanzo già in cantiere.
    Mi corre adesso l’obbligo di precisare come l’allodola sia l’uccello del mattino, per cui al suo canto o è così o è cosà, sempre presumendo l’automobile sia gpl. Non è detto con ciò che la targa debba essere AN320AF.


(Fine)

venerdì 1 giugno 2018

ALGER II con IL TROUBADOUR (II-XVIII)

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Jean Hans Arp - Lingam





Doppio inserto, questo mese de L'eretico Bruno, insieme lirico-prosaico. Include infatti sia il II brano di Alger, continuo del precedente mese, sia una mia poesia, Canzone del Wurm. Per il primo, niente da riferire oltre a quanto già detto come introduzione al post di maggio. Per la seconda, non è che ci siano molte novità rispetto alle linee direttrici del mio discorso sulla poesia, pure già delineate in questo blog, e per le quali rimando all'articolo del 3 settembre 2013 in questo stesso blog. Riconferma, dunque di mie formule sia narrative che liriche già manifestate, ovviamente su soggetti alternativi, ma che comunque s'imperniano su una ossatura artistica di fondo preesistente. Niente da annotare anche nei miei rapporti ufficiali con la cultura e letteratura italiana pubblica, sempre nelle redini di clan che fanno i loro comodi, cui a loro volta danno il via libera i poteri oscuri e malsani che reggono le sorti di questo paese sempre più martoriato e mistificato 









ALGER II



Non avendolo visto, Napoleone aveva sorelle e fratelli. Tra essi vi è da ricordare il famoso detto usque tandem Catilina, il quale era un vero intrigante e molti pensavano che mirasse molto in alto nei poteri dell’urbe. Ne è garanzia la margarina, che è grassa, laddove un chiodo ha la testa.
Si badi che l’aver quello la testa non presuppone la lana della maglia sia d’angora, mentre potrebbe benissimo essere che il pesce sia un merluzzo. In tal caso chi assicura il libro abbia giusto 375 pagine?
Gerardo Allocca immagina questo suo in corso, Il corsaro Juan, superi il migliaio. Il suo astrattismo narrativo e la sua rappresentazione semantica in versi, ch’egli riassume anche cumulativamente sotto il termine razionalismo, si estrinsecano, il primo su tre piani di intervento letterario, l’altro attraverso la trasmissione di idee travestite sotto descrizioni sceniche poetiche. L’uno e l’altra permettono il filo della corrente sia di rame, malgrado il biancospino. E’ che il giovanotto fa il parrucchiere, perciò.
I 3 piani dell’astrattismo narrativo di Allocca, del resto non differiscono dal 26. Uno, infatti è quadrato, un altro è tenente, il terzo è stato investito da un’auto. Più precisamente, il primo è di natura discorsiva e riguarda il ferro da stiro (lo definisco prosa schizofrenica o atonale, cioè slegata e illogica, per quanto musicalmente amalgamata), il secondo di natura raffigurativa e si riferisce alla caduta da cavallo del barone (ovvero, per un verso, aequatio fictionis ac veritatis, formula il cui significato traspare dalle parole stesse, per un altro, reductio ad unum, che sta per suggerire come le varietà della trama siano ricondotte all’unitarietà e individualità della coscienza), un altro beve la grappa. Il terzo infine, tematico, non avendo il costume da bagno, si riassume nelle locuzioni non correlabilità romanzesca nonché identitas mentis ac societatis e vuol dire io sono tu sei, cioè che l’azione, il soggetto non è omogeneo, non rispettoso del filo narrativo e che comunque, nonostante la sua non correlabilità e non contemporaneità, rispecchia nel suo contenuto drammatico e significativo la vita odierna, per comporre globalmente una moderna comoedia intellectualis. Indico praticamente con il tutto che la prossima svolta è per Sperone.
La successiva ancora è una pianta di albicocche, le quali così danno luogo alla pace di Caltabellotta e non alla consecutio temporum, con l’avvertenza di chiudere bene il gas.
Dopodiché, svitato ben bene il coperchio, le rose hanno le spine. Queste essendo dure, non si può sapere se fu Romolo o Remo. Supponiamo il primo, come si potrà verniciare? Il secondo? E come sarà possibile sbucciare la pera? Sarà presumibilmente che il fazzoletto di porta in tasca.
Sennò, ditemi quale scala sarebbe a pioli? Sicuramente il sapone farebbe la schiuma e la o sarebbe con l’accento. Ecco come avvenne che l’orologio batté le cinque e mezza e il treno partì.
Non era il treno per Salerno, ma il vaso è lo stesso sul balcone. Va innaffiato sovente, per evitare il tè si raffreddi. Freddo, non è detto che sia per forza il giovedì. Potrebbe, per esempio essere di domenica o venerdì o, e allora i casi sono due: o io o tu.
Persistendo il dubbio, sarà consigliabile tenere a mente che il legno è di noce, né la terza sinfonia. Meglio, credo la Turandot, voglio dire se si sta in Africa, almeno così sono i gatti e non i cani. Passi pure, eppure il tappo è nella vasca, quindi chi potrebbe dire ciao ciao?
Converrebbe in alternativa la ξ, ma non servirebbe ripetere che Napoleone per molti fu un mito nella sua epoca: ci fu chi, per dire, pescava le trote del fiume. Qualcun altro spaccava la legna, infine i limoni erano gialli. E’ evidente allora che essere quarto equivaleva a venire dopo il terzo. Non necessariamente zuccheriera a oblò della nave. Come anche, Arlecchino per tanti rappresenta il peggio della italianità.
Noi pensiamo che tuttavia un cappotto d’astrakan sia troppo, contrariamente al vaso greco, che pare fosse di Corinto. E non staremo poi a elencare gli altri reperti archeologici, sennò la zucca sarebbe il cocomero e ci vorrebbero gli occhiali da sole per andare in tour in Africa. Basterà riferire che fu Napoleone a istituire i licei e il famoso Codice.
Ben altro fece il finanziere a Civitavecchia, il quale, vedendo il contrabbandiere scappare dietro il molo, non ricordò che Tasso si chiamava Torquato. Giustamente giudicando che un gateau dev’essere a crema, non sparò a vuoto e lo scontrino dal tabaccaio.

                                                                                                                      (segue)





Edouard Manet - Jardin à Bellevue



IL TROUBADOUR (II-XVIII)




CANZONE DEL WURM




Un tocco ancora, sia pure non cambi
il colore al cielo ancor sempre cenere
sul set che ciak per ciak sui nostri lombi
all’aria aperta si sceneggia o in camere
ammobiliate e sempre in alto il lampo
minacci, un tocco, dicevo, non manchi
su questa grotta dove all’avverso tempo
mi riparo e alle fiere, l’asta e i fianchi
addestrando alla caccia a lepri e volpi.
Pesterà sangue di cinghiale, polvere
di lichene e carbone selce in colpi,
spanderò il tutto con schegge di rovere.


Una messa sia quest’azzurro o porpora
spalmato sulla roccia, che, un bisonte
sbozzando, ci propizi ad ogni aurora
gli spiriti del monte e del torrente.


Non valga che i predoni dentro il bosco
la carrozza assalirono e ogni cosa
razziarono, fu nonostante il casco
fatale al motociclista la corsa,
da nord ancora violarono le Alpi
e sciamarono tra capitelli ed are,
tra i nostri fori e gli anfiteatri, empi,
il gelsomino caro a antiche sere
il solleone bruciò nel giardino,
auto che guasto affidò all’elettrauto,
voce che all’altro capo del telefono
troncò la mia per sempre e mancò il fiato.






martedì 1 maggio 2018

ALGER I



L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





Paul Klee - Der Kunftige 


E' questo che segue un brano tecnico, che fornisce molti ragguagli sui criteri artistici che innervano la mia produzione in prosa. Comprende 3 tronconi, di cui questo è il primo, e in buona sostanza si rifà ai moduli stilistici già apparsi su questo blog. C'è poco racconto in Alger, in poche parole, per quanto sia ricco di enunciazioni di principio estetico. Del resto, che c'è da raccontare di nuovo sotto il sole attualmente? Le cose in questo paese falso e bugiardo continuano sullo stesso andazzo, le solite menzogne si rinnovano, i soliti intrallazzi, i soliti clan e le solite messinscene tengono banco nella vita culturale pubblica. Ovviamente, però la mia letteratura non si riduce a questo, il racconto c'è e impernierà altri brani che verranno presentati in seguito








  (omissis) Gerardo Allocca, da Saviano presso Nola in Campania, risale al 1990 l’abbrivo di Visita di Sirdi, si legge passim. Con ciò non voglio significare l’uno e l’altro, piuttosto quello. Quello, infatti era un altro ancora, e quell’altro concerneva gli articoli casalinghi. E siccome erano 3, restava da stabilire come andasse il treno a vapore.
  Analogo discorso vale per l’aspirina, data la storia del diluvio. Siamo portati così per forza a ripetere che il caffè dev’essere stretto. Sta a provarlo il fatto che i pinguini non volano.
  Volassero, allora chiunque potrebbe negare, quando poi tutti sanno che la camomilla è sedativa. Come risulta dalle festività pasquali, il 74 non lo è. Non lo è appunto, blu nemmeno il ricordo, figurarsi salire sulle scale mobili. E’ che il Bonaparte fu l’alfiere in Europa della libertà, altro che blu, e le armi francesi la sbandierarono al suo seguito dovunque, malgrado poi le arance fossero dolci e il generale un dittatore. I peperoncini insomma, per chi non l’avesse ancora capito, sono forti. Il vino del Vesuvio non giustifica, similmente, il colore delle margherite.
  Queste profumano, il che basta per affermare il ferro arrugginisca. Lo zinco no, tant’è vero che anche le rondini cantano. Si spiega ora quali siano i cuochi migliori, visto che o le rondini o lo zinco fa lo stesso. Anche le mazurche, come quelli, si ballano, e allora mi sapete dire com’è possibile che i francobolli costano? Dev’essere che le ruote sono rotonde.
  Scusate, sennò perché un libro avrebbe le pagine? Questo presente, Visita di Sirdi, è il quarto di narrativa di Allocca. Egli, cioè chi scrive, conta di ultimarlo nel giro di qualche anno, come da sommario da lui ideato. Nel frattempo, terminata l’ultima delle di lui 5 fin qui composte collezioni di liriche (Recital, Cartapesta, Vendita all’asta, Senza poesia, O torre e non so quanti altri furono nell’ottocento i bonapartisti come Sthendal), il triangolo ha tre angoli e tre lati. Allocca ha ora posto mano alla sua 6a raccolta poetica, Dove mai, che impone il negoziante sia di mobili. Questi devono essere in stile impero, onde permettere, come dicevamo, che la marmitta sia catalitica. Non solo, ma il latte fresco.
  Considerati, per riassumere, il latte fresco, la marmitta catalitica, il mobilio stile impero e i contemporanei successi militari di Napoleone, le ruote e i francobolli suddetti, non vi è che tirare le somme: esse devono essere comprese tra il centinaio e il migliaio, per cui l’olio della vettura dev’essere cambiato.
  Ciò fatto, basterà prendere a pagina 325 e le orchidee saranno al prezzo conveniente, grazie anche all’allenamento del tennista, il quale era abituato a bere limoncello. Caso diverso, quello di Allocca, che effettivamente non fuma. Egli intende affermare una duplice poetica, una, la rosa rossa, l’altra, la caffettiera espressa.
  La prima deve essere una rosa rossa a motivo del frullatore, la seconda una caffettiera espressa, non potendo l’uovo essere di anatra selvatica. Sia l’una che l’altra non esimono l’autista dal fermarsi al rosso e fare il pieno.
  Neanche, a parte l’autista, Bonaparte, sola bandiera e paladino del progresso con i suoi cannoni francesi contro tutta l’Europa schierata, egli corso di Ajaccio, fosse stato un tabaccaio, un cilindro, a differenza della storia di Caino e Abele, ha il volume, non foss’altro per l’assicurazione dell’auto.
  E poi non si dimentichi che erano i carciofi e non le zucche, con la conseguenza che i profiterols sono quelli. In pratica così anche, a S. Elena, con quella sua fine immatura e inspiegabile per la sua forte fibra, Napoleone fu un gigante solitario in mezzo all’Oceano. Si tratta di riconoscere storicamente, in poche parole che l’uva bianca può essere da tavola, nonostante le carote e gli aliscafi.
  Lo stesso Gerardo Allocca non lo credeva, al punto da concepire in prosa l’astrattismo letterario e in poesia la rappresentazione semantica. Il tutto consisteva nel prenotare il biglietto, evitando solo il mercoledì di pulire l’argenteria, una volta sparita la farfalla sul prato e sempre operando in valuta turca.
  E non finiva lì, c’era anche l’ape e il miele: nella misura in cui era dolce quest’ultimo, bisognava ritenere che fosse freddo il marmo. Il quale come proveniente dalla cava, non costituiva il 27° capitolo del romanzo, in cui si narravano le vicende del bandito milanese. Non era naturalmente il freddo del marmo la causa del budino, anzi erano quelli i dischetti del computer. Alla fine, marmo o non marmo, ad Austerlitz vinse Napoleone.
  Egli sperava di diffondere ovunque le conquiste del 14 luglio, pur dimentico che gli zucchini sono verdi. Ammesso fossero stati rossi, come avrebbe potuto egli guardare dal binocolo? Allora avrebbe visto nettamente che un floppy è leggero e non è vero che, quantunque presolo in mano, il meccanico abbia 53 anni, ma ne ha 37, età in cui il suo amico Nando il fioraio si sposò e andò ad abitare in via Trilussa al Prenestino, proprio sotto la suocera, che si chiamava la sora Augusta.

(segue)