lunedì 1 gennaio 2024

IL TROUBADOUR XXIV - I

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Joan Mirò - Donna nella notte




Spazio alla poesia, è ora! Questo blog dedicherà il suo rituale post letterario del primo del mese alla espressione in forma versificata. Presenterò alcune mie poesie incluse nei miei 4 volumi finora usciti sui circuiti Amazon (che, checché ne possano pensare i soliti paladini dell'editoria italica, la più gretta, monopolistica e autoritaria che forse esista al mondo, consentono la massima libertà di manifestazione artistica), volumi che vanno tutti sotto il nome di Versi superstiti. Questa etichetta, da me attribuita a tali volumi, ha un preciso movente alle spalle, consistente nella mia programmatica mira di salvare il salvabile nella poesia, recuperare quindi il suo ubi consistam primitivo, così come posto in essere ai suoi primordi, quello, per intenderci, della lirica eolica e ionica, per quanto filtrato attraverso tutte le espressioni più avanzate della contemporaneità, che però spesso hanno portato questo genere letterario fin sulle soglia dello svuotamento, dell'isterilimento, dell'estinzione. Il tutto poi nella mia poesia è collocato sullo sfondo della sensibilità che ci ispira la nostra realtà, intrappolata nei tentacoli di una globalizzazione internazionale accanita e feroce, che trova la sua estrinsecazione nella dittatura dei media nella nostra vita e che ha quasi totalmente impoverito, se non vanificato le personalità dei singoli, dei cittadini odierni del mondo. In Italia essa ha assunto le forme di un potere tanto anonimo quanto personalistico, pur spacciato come democratico, e di clan di varia specie, artistica compresa. Ecco, io mi sono assegnato il compito da un lato di strappare la poesia alla ossificazione e incenerimento ad opera di una avanguardia oltranzistica, che ormai ha detto tutto e il contrario di tutto, dall'altro di fotografare la nostra disperante condizione umana moderna, senza mai a priori trascurare gli apporti delle più recenti conquiste nel campo di questo genere di produzione letteraria. Nell'ottica di tale mia visione operativa, seguono ora le mie composizioni di cui parlavo in precedenza, tutte tratte dai miei 4 volumi di poesia già usciti e presenti sulla piattaforma Amazon, le quali si attengono strettamente ad essa per la loro elaborazione a monte e che affido ai lettori, in questa apertura del nuovo anno, come strenna letteraria, malgrado nulla di confortante oltre ad esse possa io profilare all'orizzonte.








DA PRONUNCIARSI IN SENATO

(III CATILINARIA)


                                                                                      Un mandolino dal golfo


Fino a quando l’aurora non si cambi

in tramonto e le sorgenti non sgorghino

arsenico, non diventino rombi

i triangoli e vile zinco non siano

gli ori nello scrigno, l’ovest s’inverta

in est, il su in giù e non inaridisca

il mare, non mancherà mai la muta

sabbia di gridare la sola lisca

avanzò del cefalo a tradimento

assalito dal pescecane, snella

la colonna di tenere l’affronto

del vandalo a mente, il lampo alla spalla

di abbattersi del pioppo e abbrustolirlo.

Non cesserà di calare il sipario

sul miele delle coppie e ancora al vicolo

di affondare il pugnale del sicario.




L’ORACOLO DI CUMA


Neanche il sambuco sulla corrente

a galla sfuggirà al delta e alle rapide

o la cicogna, quando spira estate,

ai paesi del nord, alle vandale orde

il foro, gli anfiteatri e le sacre

oche, le facciate dei fabbricati

alle intemperie, al sapore amaro e acre

d’assenzio i giorni e inflessibili i fati.

Più le clessidre avanzano, più polvere

s’accumula sul cucù della casa

in centro antico, più mattini e sere

alle spalle divengono la salsa

irrimediabile a un pranzo scontato,

sulla fuga si scorge senza uscita

il vicolo nel dépliant già annunciato

al termine del tour d’agenzia in data.

Incancellabile al bar dietro l’angolo

quel caffè dopo la seduta e applausi,

quel cielo dell’addio a Clara col velo

sui capelli, quel punto al rigo e il “si

respinge” della lettera in cassetta,

quel viso duro e marmoreo a letto.


E ora la fine del romanzo è nota,

si sa della crociera ormai ogni porto.



ALTRIMENTI,


non avrebbero tagliato il ciliegio

nel giardino, rovinando del tutto

lassù i nidi dei merli, l’altro maggio

il cardellino alla finestra il gatto

non avrebbe trangugiato, invasori

mai avrebbero valicato a nord le Alpi,

la ragazza non avrebbe certo ieri

lasciata l’innamorato con colpi

di telefono. Violente abbattendosi

sulla riva, non avrebbero le onde

smantellato il lungomare, due frasi,

diresti un tango ritmato alle corde,

devastato il tuo ottobre non avrebbero,

brodo per diserbare le tue viole,

girando ogni manopola allo zero,

fiaccando il respiro a tutte le vele.


venerdì 1 dicembre 2023

QUNZ 4

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Salvatore Emblema - Senza titolo




E' in arrivo il periodo natalizio e, come sbandieravano una volta le ronde per le strade, tutto va bene. Va bene tanto per dire, s'intende, al punto di dover correggere: tutto va male; o, meglio ancora: tutto ristagna nel bene e nel male.
In sostanza le gravi tare di questo mondo, in preda alla deleteria globalizzazione, che condanna l'uomo alla acefala obbedienza ad oligarchie internazionali,  arbitri delle cose di tutti i giorni, specie attraverso la mediazione dei mezzi di comunicazione di massa, veri protagonisti della nostra realtà.
E così in Italia hanno buon gioco le vecchie classi dirigenti, che restano sempre in sella, anche al variare del vento politico che tira. Hanno buon gioco i vecchi clan artistici, che spadroneggiano nel campo culturale.
Purtroppo in un mondo così non si vede alcuna via d'uscita, siamo tutti destinati a inchinarci a questi gretti e ciechi ingranaggi collettivi, i quali si appellano poi alla loro indispensabilità, onde impedire la confusione e la discordia, ma in verità essi non fanno che i comodi di pochi e riducono le persone ad automi di una infernale macchina mondiale.
A noi autori letterari non resta che affidarci all'effetto mitigatore della poesia, e pertanto io proseguo per la mia strada, proponendo il quarto brano del racconto Qunz, desunto dal mio romanzo, già presente nei circuiti Amazon, dal titolo Lungo il muro. Se la letteratura può servire a medicare le ferite, ecco, io offro questo rimedio, che magari non servirà a guarire, ma senz'altro almeno ad alleviare i mali.





Segue da Qunz 3 dell'1 novembre 2023  

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   Ebbene? Se il barman non poteva essere un altro, poteva mai Medardo Sagliocca da Caserta mentire? Egli che sosteneva Tasso e Marino essersi incontrati a Ferrara, come provava una lettera del secondo all’amico Ignazio Zambrogna di Napoli, dal Sagliocca scovata in Francia, non essendo mai giunta al destinatario, perché intercettata dai servizi di sicurezza di Luigi XII, che teneva il poeta partenopeo sotto sorveglianza, temendo egli volesse rientrare di nascosto in Italia. Il Marino era effettivamente riparato a Parigi, in fuga dal Piemonte, dove il duca di Savoia lo aveva fatto imprigionare ingiustamente all’indomani dell’attentato da lui subito ad opera del genovese Murtola, suo rivale letterario. Nella lettera autografa, che il Sagliocca aveva scoperto in una biblioteca di Nantes, chi sa come finita lì, Giambattista Marino riferiva che nel suo incontro col Tasso, costui gli avrebbe suggerito il soggetto e addirittura il titolo dell’Adone, oltre a consegnargli passi sparsi già da lui composti del poema. Un poema siffatto egli aveva in animo di redigere prima della morte, ma allora, sentendo prossima la fine, aveva inteso lasciare a Marino quelle sue confidenze letterarie come un lascito, vedendo in lui il suo erede e prosecutore in Campania e rammaricandosi di non aver potuto vivere, lui napoletano, nelle terre natie. Tutte cose, queste che contraddicevano apertamente la nota sentenza del Lavoisier nulla si crea e nulla si distrugge, tanto vero che, come ognun sa, Marino scrisse Murtoleide fischiate. Come conseguenza di questi versi non poteva avvenire altro che un cambio d’olio nel motore, non solo essendosi usurato il lubrificante già esistente, ma essendosi oltre tutto rotto un tubo nel bagno di casa. Bisognava evitare che la testata si fondesse.

  Il che riuscì senza dubbio, se non altro in grazia della solidità della squadra di rugby durante la partita, finita poi 10 a 3, secondo le previsioni, del resto, che annunciavano temporali e maltempo nella zona, non scartando la possibilità che all’ippodromo vincesse Varenne, a testimonianza che i resti archeologici si potevano portare alla luce con degli scavi in quel luogo. Scavi che in seguito non vennero effettuati, per il fatto che i fondi accantonati per quello scopo furono invece dirottati in perfetto stile italiano non si sa verso quali spese incognite. Resta il fatto che Marino riportava oltre al resto, nella lettera a Zambrogna, quale fosse lo spirito che lo animava nella stesura del suo Adone, non, cioè di competizione sportiva per la disputa di una gara di pentahtlon, bensì di pallanuoto, tolto il caso che il tenente fosse sergente o il gallo cedrone. In sintesi egli voleva dipingere con quel poema la corruzione morale e intellettuale del mondo contemporaneo, raffigurato dalla peccaminosità del legame amoroso tra Venere e Adone. Costui avrebbe impersonato il cittadino del XVII secolo, impaniato in una acutissima crisi culturale ed etica, ed alla fine con la sua uccisione ad opera dei veltri avrebbe dovuto avere una funzione didascalica e parenetica verso i lettori, che avrebbero visto in lui consumarsi la tragedia del loro secolo. Dunque, non immoralismo del Marino, come del tutto erroneamente vedevano gli storiografi del bel paese, per niente teneri in genere con gli autori napoletani, ma profondo moralismo attraverso la funzione catartica del suo poema. Non c’è che dire, noterete a questo punto, una puntata all’ippodromo su Varenne avrebbe potuto fruttare bei soldini, una volta che si era, come si era, stabilito il tenente fosse sergente e il gallo un gallo cedrone. Come si evince, infatti, dalla trama dell’Adone, Varenne non poteva non gareggiare e prevalere al traguardo, in virtù della circostanza che, essendo il tenente un sergente e il gallo un gallo cedrone, una moneta da 2 euro vale.


                                                                                                             (Continua)

mercoledì 1 novembre 2023

QUNZ 3

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo


Siamo in pieno autunno, le stagioni si susseguono, e per parte mia non posso venire meno all'obbligo morale di dare corso alla mia passione artistica, nel nome della letteratura.

Presentiamo pertanto qui appresso il seguito del racconto Qunz, il terzo episodio, tratto dal mio romanzo Lungo il muro, già uscito sulla piattaforma Amazon.

Obbedisco, dicevo, nel presentare miei lavori, a un obbligo morale e poco importa che queste mie creazioni incontrino o no il favore altrui. Io ho fatto la mia parte, dando espressione alle mie inclinazioni letterarie, e tanto basta.
Piuttosto è, secondo me, la cultura ufficiale italica a mancare ad un suo dovere morale, nel caso queste cose avessero un valore oggettivo. Il non prenderle in considerazione, come fa, è indice della sua patente immoralità.
Ma, tant'è, il mondo culturale in questo paese è vittima di oscure leve di comando pubblico e clan artistici, il che, unitamente agli effetti nefasti su di esso della globalizzazione internazionale e dei media, suo strumento di imposizione, non permette null'altro all'infuori di questo, per cui non c'è che da rassegnarsi a questa specie di leopardiano potere ascoso, che a comun danno impera e tirar dritto, seguendo il proprio destino




Segue da QUNZ 2 dell'1 ottobre 2023

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  In poche parole il jazz è spontaneità e improvvisazione, la qual cosa non significa naturalmente   che    in   pianura si respira peggio, ma ci dimostra chiaro e tondo come lo strumento può benissimo essere la tromba, non il clavicembalo, da cui discende logicamente che Mozart non scrisse giusto 38 sinfonie, escluso beninteso il pallone da basket.

  E pertanto si può mai affermare candidamente in Italia regna l’onestà? Solo a patto, credo, di ritenere lo strumento sia il clarino, a prescindere da quale sia stato poi il risultato della partita di rugby. Perché, riflettete attentamente, qualora non la facesse da padrona la disonestà nel nostro paese, mi dite voi a che servirebbero l’oboe, il violoncello, l’arpa, l’organo e la chitarra? Basterebbe soltanto che le noci fossero moscate.

  E così pure le tende da sole, i tappeti persiani, la moquette, il bowling, voglio dire insomma che non ci vorrebbe sempre l’olio nel motore. Aggiungo che, dal momento il clarino è a fiato, non si può assolutamente negare un battello possa essere a vapore, almeno dal punto di vista della copertura internet di una data zona, che altrimenti dovrebbe risultare non coltivabile a olivo per il fatto arcinoto che il vino o è rosso o è bianco, mentre un valzer non può essere una mazurka.

   Ecco, dunque illustrate le motivazioni per cui il breve saggio di Medardo Sagliocca su Tasso, l’Adone e Marino, spuntato inaspettatamente sul web chiariva i rapporti tra i due poeti in tal modo che a differenza del vino rosso, quello bianco è più adatto sul pesce. Se ne inferiva manifestamente che ad una cena non si è a un pranzo, cosicché non bisogna confondere tra il dire e il fare, non solo in virtù del mare, ma anche Jacopo Sannazzaro, Masuccio Salernitano, Matilde Serao, per non parlare della torta ai lamponi e della vernice gialla.

  Alla fin fine era evidente che un valzer poteva anche essere viennese, senza considerare che la coltivazione a olivo non impedisce che il mare sia agitato, con il che automaticamente si viene a far sì che il barman sia quello e non altro, a differenza, invece del baritono nell’opera.


                                                                                                                     Continua

domenica 1 ottobre 2023

QUNZ 2

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Salvatore Emblema - Senza titolo


La letteratura prosegue il suo corso, indipendentemente dalle singole volontà, e traccia il suo percorso nella storia. Non sarò certo io quindi a decidere questo corso, ma sarò certamente io a contribuire a tracciare questo corso, attraverso il mio impegno personale e le mie realizzazioni letterarie, che non sono altro che un'emanazione della vicenda umana nel mondo. Eccomi qui, conseguentemente, a mettere in vetrina un nuovo brano, diretta continuazione del precedente del mese scorso. Ecco allora Qunz 2, che prolunga il passo di settembre e, così facendo, si conforma al destino della letteratura, nel cui alveo si inserisce il mio lavoro artistico. Che poi questo mio lavoro sia o no influente ai fini del progresso letterario non starò io a dirlo. Certo è anche che la cultura pubblica italica, retta da clan artistici e poteri meschini, posso assicurare non abbia assolutamente agevolato il mio contributo, al contrario lo ha boicottato in tutti i modi, chiudendomi sempre le porte di accesso ai circuiti pubblici. Tutto ciò, se dovesse risultare che la mia opera ha una sua rilevanza quanto ai destini della letteratura, è la prova della pochezza e malafede di essa cultura, che, insieme alla cultura internazionale, cui è legata a stretto filo in virtù della gobalizzazione, potrà vantare, oltre a quelle, non so, per esempio, di Italo Svevo e Tomasi di Lampedusa (e, se vogliamo parlare in termini extranazionali, di Van Gogh, Modigliani, Pasternak, Brodskj etc), un'altra delle sue vergogne    






 Segue da QUNZ 1 dell'1 settembre 2023

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  Ma veniamo al dunque: il cener freddo del verso tassesco, non potendosi identificare con 1 metro e dispari, ci porta alla naturale conclusione che non tanto le campane fanno dindondan, quanto è Ofelia che sta nell’Amleto. Dato che non fu lei a pronunciare, effettivamente l’essere o non essere famoso, è inutile dire in Italia stanno pieni di tangenti fino al collo, serve piuttosto dire chiaro e tondo se ci sono i cateti, c’è anche l’ipotenusa, prova incontrovertibile che Torquato Tasso era un sommo poeta.

  Ad hoc, ecco l’ultima novità nel mondo del web: uno scritto di tal Medardo Sagliocca, comparso recentemente online, secondo cui l’Adone fu in realtà un’idea del poeta anzidetto come pure il titolo, e Giambattista Marino non fece altro che tradurlo in pratica, conformandosi alla trama concepita dal Tasso e trasferendo anche di sana pianta nel poema diversi passi già composti dal padre della Gerusalemme. Medardo Sagliocca, lungi dall’essere Amleto un principe portoghese, non scriveva a proposito di sic et simpliciter, ma era un letterato del XVII secolo, nato e morto a Caserta. Pare addirittura, già che ci siamo parlando di Caserta, che il numero esatto per indicare gli anni dalla nascita della tragedia greca   non   sia   77,  non   essendo   ugualmente   79   quelli   anni dall’eruzione del Vesuvio né 38 le sinfonie scritte da Mozart, da cui, tirando le somme, si ricava anche che un televisore oggi dev’essere digitale.

  Con un ragionamento del genere si può altresì stabilire se i ladroni erano davvero 40, intendendo con ciò accertare se alla partita di basket il risultato non fu un altro, così da smentire quanti giudicano che la dodecafonia sia una musica da 4 soldi, laddove chi è che non sa in montagna si respira meglio, salvo a parlare di jazz?

                                                                                   Continua

venerdì 1 settembre 2023

QUNZ 1

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo



Settembre è il tempo della ripartenza, dopo la pausa estiva. Ripartiamo anche noi, nel segno della permanenza. Permane la nostra idea del romanzo, permane la nostra visione della poesia. Dunque non prevedo per ora sostanziali cambi di angolazione nell'inquadramento del mio impegno letterario, sostanzialmente aderente alle sue conquiste già' acquisite. Permane purtroppo anche l'andamento degli affari culturali e pubblici italici ed esteri, i primi orchestrati da poteri privatistici e clan artistici, i secondi vittima della globalizzazione internazionale. Non rimane che proporre come rimedio, sia pure palliativo,. passeggero e non risolutivo, la lettura del brano che qui propongo, tratto da un paragrafo dei miei libri












Le campane, cioè non suonano sempre a morto, voglio dire in soldoni che un orangutang non va confuso, come già si diceva. In pratica, quando le campane suonano, non è detto che un orangutang stia mangiando una banana, la qual cosa la dice tutta circa il famoso dilemma essere o non essere. Risulta quindi evidente non potersi affermare univocamente come una campana che rintocca sia sinonimo di puntigliosità, in altri termini esattezza, che definirei matematica, per la semplice ragione che un orangutang non va scambiato con un gorilla, il che basta da solo a chiarire nella Gerusalemme il verso e il cener freddo de le fiamme etc. non stia a significare quanto dicevamo poc’anzi a proposito della campana, bensì 1 metro e 85.

Come, direte, e il cener freddo de le fiamme vuol dire 1 metro e 85? Macché, voglio solo indicare come 1,85 m sia una misura di lunghezza, per cui, non rappresentando la distanza da qui a Gerusalemme, può tranquillamente  stare  a  intendere  che  il  gran sepolcro di cui parla Tasso fu sì liberato, ma poi rioccupato dai Turchi infedeli.

Mi sembra ovvio, a questo punto che una Citroen o, che dire, una Volvo, una Renault, una Opel siano delle autovetture su strada e non da corsa, laddove, salendo a bordo di una di esse, uno non si senta autorizzato sempre a dire Tasso è stato il più grande poeta, anzi può valere l’inverso, ovverosia la quarta parte di 73 non è 17 virgola 777, con il naturale corollario che un triangolo non sempre ha due cateti. Potrebbe, infatti benissimo essere che l’orangutang stia mangiando la banana, e allora come potrebbe avere il triangolo i cateti, se non ammettiamo per ipotesi che la banana sia acerba?

Alla fine, signori miei, quel che conta è la quarta parte di 73, non fa testo, invece se la banana sia acerba o meno, a meno che non avvenga l’orangutang sia zoppo alla gamba destra, allorché automaticamente verrà 17 virgola 777, da cui traspare lampante che furono i Turchi, non, al contrario la banana a far sì che il triangolo non avesse i due cateti, circostanza, questa che giustifica pienamente l’essere una Volvo e le altre una vettura da strada. 

                                                                                                                                                              Segue


sabato 29 luglio 2023

ALLA GRECIA 2023

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Giorgio De Chirico - Le maschere





L'appuntamento annuale con la letteratura greca antica, rivisitata attraverso mie traduzioni, non può mancare su questo blog. E' un impegno, prima che di fronte a una sua tradizione ormai consolidata, un tributo verso le sorgenti stesse dell'espressione poetica. E' lì, in Grecia. che nacquero la poesia e la letteratura occidentale, e non si può non rendere omaggio a quel patrimonio artistico, anche a distanza di più di 2 millenni. Chi è votato alle arti non si può esimere dall'inchinarsi davanti alle loro prime e fulgide testimonianze e manifestazioni. Soprattutto in tempi come i correnti, dove l'humanitas nelle sue varie forme, dalle lettere alle arti alla musica, è fortemente penalizzata e ridimensionata dal progresso tecnologico e scientifico, che la fa da padrone e trova voce attraverso i media, veri dominatori del nostro mondo. Grazie ad essi poteri oligarchici tengono in pugno l'uomo comune, schiacciato e nullificato dalla globalizzazione, malattia della contemporaneità. In questo stato di cose, poi sguazzano certi clan artistici, che a modo loro e secondo loro disegni di comodo gestiscono gli affari culturali italici, spalleggiati da lobby politico-finanziarie in sella. Ecco, il ritorno a genuine produzioni letterarie dell'epoca greca classica, qui declinate nella mia traduzione personale, serve, almeno sulla carta, a spezzare queste catene e ridare fiato all'anima umana e alle sue ispirazioni creative più nobili e spontanee. Tanto, insieme alla loro celebrazione millenaria, costituisce il nostro preciso intento programmatico in questo post, che rappresenta anche un arrivederci a settembre.



 

 


 

MIMNERMO - Fr.2

 

Foglie  noi, figli  della  floreale

primavera, in  fretta  al  sole cresciute,

come  foglie, godiamo  dell’effimero

fiore  dei verdi anni, del  tutto  ignari

delle  gioie  e  dei  dolori  prodigati

dal  cielo. Incombono, però le  Parche

funeree, l’una reggendo in mano

il  bossolo dell’infelice  vecchiaia,

l’altra  quello  dei  funerali  estremi.

In  un  baleno  spunta  il  frutto  dolce

dell’età  prima, quanto  dura  il  sole

sull’orizzonte. Ma, giunto  poi  il  varco

ultimo  di  quella  bella  stagione,

all’istante  val  più  morte  che  vita.

Molto  infatti  si  volge  in  male  e  a  volte

i  beni  vanno  in  fumo  e  s’assaporano

i  guai  dell’indigenza,  uno  perde

i  figli  e  fino  alla  tomba  si  strugge

per  loro,  un altro  affligge  infermità

che  lo  annienta; e  non  v’è  uomo

che  Zeus  non  riempia  di  tante  disgrazie. (trad. G. Allocca)

 

 

 

ALCMANE – Fr. 159 

 

Le sommità montane, gli strapiombi,

  i promontori, i burroni, i generi

di viventi per quanti ne sostenta

la scura terra, le belve d’altura,

gli alveari d’api, i pesci nel fondo

del chiuso mare, tutti ora riposano,

dormono i pennuti dalle ali in volo.  (trad. G. Allocca)

 

 

PLUTARCO – VITA DI ALESSANDRO, 1

 

 

Nel trattare in questo libro di Alessandro e Cesare, colui che annientò Pompeo, considerata la dovizia di gesta reperibili, nessuna avvertenza anteporremo se non di pregare i lettori di non giudicar male se raccontiamo tutto o qualcuno degli avvenimenti per conto proprio in maniera circostanziata, bensì per lo più concisamente. Noi invero non compiliamo storie, ma biografie, e nei più eclatanti eventi non sempre si coglie un tratto di valore o di discredito quanto invece sovente un particolare di poco conto o una parola o una frase rende una manifestazione dell’indole più di qualunque combattimento con eccidi o dislocazione di truppe o assedio di città. A quel modo dunque che i ritrattisti fissano le fattezze dal volto o dalle particolarità intorno agli occhi, così a noi dev’esser lecito di approfondire maggiormente i risvolti della mente e attraverso questi descrivere la vita di ciascuno, cedendo ad altri le grandi azioni e le lotte.   (trad. G. Allocca)

 

 

SAFFO - Fr. 4

 

A corona della soave luna, o astri,

a voi  s’appanna  il vostro chiaro raggio,

non appena ella rotonda  s’affaccia

sul nostro orizzonte, di luce argentea. (trad. G. Allocca)

 

LISIA - CONTRO ERATOSTENE 1-3

 

Il difficile non è dare il via a questa incriminazione, illustri giudici, ma stare zitto: hanno perpetrato azioni così turpi e numerose, che neppure mentendo si potrebbe addebitare di più del vero, né volendo attenersi al vero riferire tutto, ma appare ineludibile che o l’oratore lasci perdere o difetti il tempo. E giudico che ci toccherà l’inverso che in passato. Allora infatti era imposto di dichiarare quale fosse la contrarietà degli inquisitori verso gli incriminati, qui invece siamo tenuti a domandare quale fosse per essi la contrarietà verso la città, per via di cui si spinsero a commettere tali e tanti colpe ai danni di essa. Tuttavia non intendo parlare come non avessi subito cattiverie e disgrazie personali, ma come se per tutti ci fossero serie ragioni per sentirsi sdegnati a cagione di affari privati e pubblici. Io pertanto, egregi giudici, pur non avendo mai trattato cause giudiziarie mie o altrui, ora mi vedo forzato per i fatti capitati a imputare costui, al punto che più volte mi sono dibattuto in forte titubanza, timoroso di indirizzare l’incriminazione a nome mio e di mio fratello non con la necessaria efficacia e veemenza per via della mia imperizia. Ad onta di ciò, mi studierò di mettervi a giorno dal principio il più succintamente che saprò.  (trad. G. Allocca)

 

ALCEO - Fr. 130

 

Qui, adesso in mezzo ai campi desolato

per destino, io che non sogno che udire

chiamare a raccolta il popolo in  piazza

rumoreggiante e riunire il consiglio,

o progenie di Agesilao, sono

privato di prerogative, anziani

anche da mio padre e nonno,  godute,

io per colpa di cittadini astiosi

l’un verso l’altro, io che perciò sono esule

in lontani posti. Io come Onomacle

laggiù, insediatosi nella boscaglia

solo, tra lupi, stanco a battagliare,

aizzarsi infatti è vano contro i perfidi.

Su terre scure asceso, liberato

dalle angustie, vivo dentro il sacrario

divino dei numi beati, dove

vergini di Lesbo con il peplo sfilano

elette per virtù e vibra all’intorno

quella sonora voce sibillina

della  orazione  annuale delle donne. (trad. G. Allocca)

sabato 1 luglio 2023

IL TROUBADOUR XXIII-II

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Claude Lorrain - La partenza di Sant'Orsola


E' il momento della poesia. Si tratta di una forma espressiva cui mi dedico da una vita, parallelamente alla narrativa. Ha esigenze distanti mille miglia dall'altra e uno sviluppo storico anch'esso sui generis. Da parte mia mi studio sempre di percorrere strade nuove, per cui ho delineato un mio mondo poetico del tutto personale, tanto per contenuti che per resa tecnica, così da sbozzare dei componimenti, che hanno la pretesa. per così dire, di salvare il salvabile, cioè mantenere in vita un genere letterario sul ciglio del precipizio, a rischio estinzione. Diciamo che è questo il principale mio intento programmatico, per cui le mie poesie sono raccolte sotto il titolo di Versi superstiti, oltre naturalmente ad altri, da me altrove precisati. Qui ora presento due mie cose dal corpus poetico di mio conio, certamente pochissime rispetto allo stuolo di mia creazione. Mentre però i miei presupposti artistici sono animati dalle migliori intenzioni, non così quelle della vita culturale pubblica di questo paese, sempre in preda ai soliti clan e a una classe dirigente pensosa solo dei propri corti interessi e non dei diritti delle arti e della poesia.




SE POI CHI SA

  

Sarebbe bastata appena una mano

di vernice a salvare la ringhiera

dall’ossido e le gardenie in giardino

ora secche da giorni un po’ di cura,

bastava qualche sprazzo di beltempo

ventilando a imposte aperte in cantina

per fugare la muffa - un lesto lampo

squarciò la notte a dicembre in macchina -

dalla legna in serbo per il camino,

un fil di voce con una parola

sola a quell’altro capo del telefono

per scongiurare un addio come falla

di una nave in naufragio irrimediabile.

Avvenne, invece che le tarme in torma

rovinarono quell’antico mobile

ricordo di famiglia e passata orma,

le orde sfondarono al nord e poi invasero

calidarium, triclini, peristili,

le locuste devastarono intero

il raccolto di mais, in mare i petroli

scappati a stive imbrattarono i lidi,

razziarono i corsari tutto l’oro

in viaggio da Indie, e ora se mai più verdi

i campi torneranno a marzo ignoro,

se mai più sul curvo orizzonte l’alba

imbiancherà alla vista a noi il mattino

e alle stelle per sempre chi sa tomba

non sia poi il nero sipario notturno.

 



STAVO PER DIRE I MOSAICI DI SAN VITALE

 

Poi dicono quando al vento turbinano

le foglie color tabacco e di carta

e fragile crosta, che è per l’autunno!

E che dire di questa scena muta

che alla mente si schiude al solleone?

Sarà che inganna l’occhio o al bar drink preso?

Tutta una eclisse si distende a piene

mani nelle vene, tundra, di peso,

cresce polare in petto ancora estivo,

zittisce il mandolino in fondo al cuore,

la farfalla in ogni fibra e ogni nervo

ritorna verme strisciante sul fiore.

  

Fu che il battello sul fiume la piena

annegò e anche devastò fin la fabbrica,

alle terme di Adriano per la sauna

togati oratori del foro in carica

vandali pugnale in pugno trafissero,

nella macchia l’elegante gazzella

sbranò il ghepardo, con lo sguardo fiero,

non risparmiò il ladro il Van Gogh in sala.

E al ponte la carrozza andò a finire

nel botro, coi cavalli che drogarono,

quella mano non mancò di strappare

le lettere e mai rispose al telefono.