sabato 1 giugno 2019

LITTERAX I


L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio






Henry Moore - Large vertebrae


Comincia con questo un nuovo racconto dal titolo Litterax, di cui presentiamo qui il I stralcio. Forse sarebbe meglio dire continua, nel senso che non è questo un inizio, ma una continuazione di un discorso narrativo già in corso attraverso le pagine di questo blog. No, non inizia il discorso narrativo de L'eretico Bruno, ma solo questo particolare episodio, contenuto nel romanzo Visita di Sirdi, cosicché esso prosegue un continuum letterario già noto ai lettori del blog. E con esso si trascina immutabile il disinteresse o quasi della letteratura ufficiale del paese nei suoi confronti. Cattivo segno, si dirà. Non lo discuto, ma cattivo per che cosa? Per il suo valore artistico o piuttosto per la noncuranza del mondo pubblico culturale italiano, in mano ai soliti clan artistici e interessi meschini che ne reggono le sorti? Bé, la si veda come si vuole, il libero esercizio artistico de L'eretico Bruno non può che doverosamente procedere sulla sua strada








  Tali, come vengo appena dal riferirti, le mie giornate qui a Sirdi. E’ che, Milena, sento molto la tua mancanza e quella di Giancarlo e Gemma, ma spero che presto finirà e potrò di nuovo riabbracciarvi. Non voglio dire con ciò che l’aumento dei prezzi porta all’inflazione, ma solo che lo scafandro lo usano i palombari.
 Sia, dunque questa mia lettera a casa simile, perché tu possa modificare. La modificazione consista nel ridefinire. Innanzitutto va da sé che 6 uova non bastano, se non altro la poesia esige qualche rima e 6 uova da sole tutt’al più fanno una frittata.
  Ebbene, cara Milena, capirai che ho bisogno di credere la frittata sia di cipolle, così da autorizzare la storia di Adamo ed Eva. Devi sapere che proprio avantieri ho appreso dalla sua viva voce, essendo andato a trovarlo presso la sua dimora, dove abita con la consorte Giulia in Contrada dell’avvenire, il curioso caso del dottor Sanso, emerito clinico di Sirdi. Avrò cura, adesso di narrartelo, con il proposito di rifare l’addizione. 
 Ontologicamente voglio quindi riaffermare il bullone che gira nel dado, per poter applicare il 3° comma. La gnoseologia mi dà ragione, là dove insegna che un ottagono implica necessariamente il piatto sia guarnito con prezzemolo, ma piuttosto è il tasso di sconto a determinare l’accesso al credito.
  Il prezzo di un titolo del resto non se ne discosta, specie in considerazione della marcia in fa. Marcia che, in senso militarista, non va confusa con l’arte del gelato, peculiare prerogativa italiana. Si pensi al sorbetto siciliano o al gelataio col carrettino delle fiere. La pizza, altro emblema dell’italicità, va cotta in forno a legna, per poter dire che un gatto ha quattro zampe.
  Dire che a febbraio fa freddo è un’altra cosa, malgrado il cacciavite. Ricapitolando, o i parati sono gialli o il tavolo è a 3 gambe. L’importante è che i cavalli abbiano la coda. Cara Milena, in sostanza devi sapere che Amedeo Sanso dirigeva il reparto di ortopedia dell’ospedale S. Giovanni di Napoli. Egli, a causa delle pere sull’albero non credeva i fantasmi avessero il lenzuolo indosso.
  Né le tegole sul tetto, viceversa i mulini a vento giravano le pale. Egli si era messo in cammino, orbene insieme a sua moglie per portarsi in Cilento per una vacanza. Era partito verso le otto dalla sua casa, sita in S. Giuseppe, un comune del nolano e viaggiavano sulla loro vettura di media cilindrata in compagnia di un gruppo di loro amici, che seguivano in quattro sulla loro automobile, ma che ben presto persero di vista nel traffico, per cui rimasero praticamente da soli in marcia. Colgo l’occasione, Milena, per ricordarti che i dinosauri vissero nell’era mesozoica, quindi non c’è alcun motivo per archiviare, cosa che raccomando anche ai nostri due rampolli, che tu sono convinto sappia seguire in maniera egregia e insostituibile nei loro impegni di studio. A proposito, ho saputo che il prezzo della verdura è salito e le quotazioni in borsa del petrolio pure. Sarà che le scarpe sono un paio.
  Tornando a Sanso, avvenne che, giunti presso Battipaglia lui e sua moglie, sulla direttrice parallela al mare, peraltro nascosto dalla pineta, ma lungi, per fortuna dal nucleo abitato, scorsero improvvisamente un velivolo rumoreggiare con una scia di fumo ad un’ala e calare progressivamente di quota. Poi, avvertirono uno schianto assordante e simultaneamente, lui e la moglie, furono catapultati per l’onda d’urto dell’esplosione fuori della carreggiata a rovesciarsi su una fiancata contro un albero. Meno male che, una volta il mercato dei cambi abbia stabilito quanto valga una moneta, si possa incollare il francobollo! Sennò, chi sa, i polli non sarebbero ruspanti.

                                                                                                                                  (segue)

mercoledì 1 maggio 2019

MENDARIX 7



L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Jackson Pollock - La furia

Siamo al canto del cigno del racconto Mendarix, che qui si chiude. Il vulcano di Mendariza ha esaurito il suo ciclo narrativo, ma non ha svelato i suoi segreti. Il geologo Renato Sturio ha tenuto per così dire il verbal,e scientifico dell'eruzione, ma non ha potuto pronunciare la parola definitiva su di essa alla luce dei responsi degli illustri suoi colleghi vulcanologi. E nemmeno noi sciogliamo la riserva: è questa letteratura, quella dell'Eretico Bruno, meritevole del silenzio di cui la circonda il mondo culturale ufficiale italiano (anche se da un pò qualcosa si è mosso, qualche timido e debole segnale di riconoscimento pubblico, almeno a Napoli, si è visto, che però non cambia granché le carte in tavola), con i suoi clan e i suoi poteri oscuri, o è piuttosto quel mondo pubblico meritevole della massima riprovazione per il trattamento riservato ad essa (e altro), che disattende i più elementari diritti dell'arte e della convivenza civile? A ciascuno la risposta per parte sua e al tempo che verrà per tutti.



IDEE SUL VULCANO DI MENDARIZA (VII)

  La storia del Mendariza, noterò, si era conclusa da circa sei mesi. Era andata che un poliziotto aveva acciuffato un rapinatore in una tabaccheria e per premiarsi si era scolato una birra. O meglio, preso lo zaino in spalla, il giudice Tanza se n’era andato a caccia. In poche parole, del cataclisma temuto su Leroga, l’isola del Mendariza, non ne era sortito un bel nulla, era finito in una bolla di sapone, fermo restando che gli eruditi consulti e responsi dei vulcanologi chiamati in causa, risultando pur sempre calzanti e scrupolosi, erano tutto quello che allora si poteva fare.
  Diciamola tutta: o la borsa o la vita. E’ la frase canonica del mariuolo vecchio stampo, che so, a Milano, salvo a prendere l’elenco del telefono per cercare il numero del fioraio e, trovatolo, non sapere che farsene.
  Ed eccoci, parlando di fiori, alle rose di macchia: chi mai fu, ebbene il drudo che conquistò il cuore di Clitennestra? Vox clamat in deserto: nei rovi ci sono le spine, non la carta geografica, e dunque. Non vorrei si pensasse, seguendo il filo di questo discorso, io collezioni francobolli.
  Il mio scopo è un altro, cioè apporre il timbro sul documento. Mi si chiederanno senz’altro notizie di Sturio. All’indomani della partenza in massa della popolazione da Leroga sotto la minaccia del Mendariza, egli fece il resoconto degli sviluppi della situazione sull’isola.  Si badi che a Sturio la liquirizia non piaceva, vi si faccia attenzione.
  Essa, che è la passione di tanti bambini, è un’essenza vegetale. Succhiata   in   stecche, dà   un   sapore   amarognolo, gommoso e caramelloso; non tutti sanno che la liquirizia ha un effetto digestivo, ma a Sturio non andava. Costui scrisse a proposito della vicenda del Mendariza: nei mesi che successero appresso, l’emissione dei fumi sul vulcano seguitò come prima, ma degli eventi disastrosi variamente preannunciati non si ebbe alcuna traccia e, a distanza di circa un anno, s’interruppe anche la fumigazione, sicché in breve, passata la paura, la popolazione fece ritorno a Leroga. Il curioso e sorprendente si fu che da quella data ogni rilevazione scientifica sul vulcano evidenziò che la sua vita magmatica si era per il momento esaurita, il Mendariza era diventato praticamente un vulcano spento, cosa incomprensibile.
  Il tutto, messo in salsa verde, non poteva non sfociare in un do di petto che avrebbe fatto tremare i vetri del teatro lirico, e non fu così in virtù dell’intervento dei gendarmi, che presero tre fuorilegge in platea e li portarono in guardina. Erano gli stessi tre che giorni prima avevano mandato tanti baci a parenti e amici tramite cartoline spedite in dolce compagnia da Sfax. Erano tre brave persone, no?
  Che fossero tali, si evidenzia dalla venuta di Pirro in Italia. Pirro, re dell’Epiro, fu poi battuto a Maleventum sia che i topi avessero la coda sia che un elettricista che si rispetti debba usare le pinze. Era lo stesso che dire il barocco trovò in Italia feconde radici a Napoli, dove attecchì grazie alle sue più spiccate personalità artistiche, a specchio, è presumibile, di una realtà umana e civile particolarmente consona. Né va dimenticato che il liquore contiene alcol, per cui non è detto le bollette siano della luce, in virtù del sano principio secondo cui non si tossisce, senza essersi parata la mano davanti alla bocca. Gente come, pittori intendo, come  Cavallino,  Giordano,  Recco,  Preti  e  Ribeira, pur non astri di prima grandezza, vissero e operarono anch’essi nella città del golfo nel XVII secolo  e  il  geniale Caravaggio stesso, benché forestiero, soggiornò e lavorò a lungo colà. Sturio, chi sa perché, non ne parlava, spiegando, invece come, non che gli illustri studiosi avessero fallito il loro compito, anzi, essi avevano interpretato lucidamente, anche se discordemente, mercé gli strumenti più all’avanguardia nelle loro mani quella contingenza del Mendariza e, se poi le cose erano andate in tutt’altro modo, vale a dire che il vulcano ancora in piena salute e tutto fuoco nelle viscere si fosse da un momento all’altro spento, ciò non era da imputare alla scienza, che non aveva altri mezzi per giustificare quella imprevedibile evoluzione se non i medesimi che l’avevano indotta a preannunciare ben altri scenari e sbocchi, pronunciandosi in quel modo già noto. Scienza che comunque aveva permesso con la sua soluzione pratica dello sgombero di superare con successo il delicato momento sull’isola in preda al panico. C’era forse solo una possibile risposta alla questione per ora aperta del vulcano, precisamente che esso aveva deciso da solo il suo destino, in barba a tutte le più raffinate verità della scienza; toccava a questa, adesso rimettersi all’opera e scoprire di nuovo e con armi più affilate i segreti del Mendariza, per motivare il suo anomalo recente passato e l’avvenire. Non mancava la firma in coda: Renato Sturio; mancava qualche consiglio per una seria disciplina del traffico nelle metropoli e per una sana alimentazione del lattante, nonché qualche chiodo a croc.
  Si sarebbe dovuto riferire a mio giudizio da parte dello Sturio  nel suo rapporto su Mendariza anche sulle nevi del Kilimangiaro, che pur essendo in Africa è imbiancato. Ragioni non dissimili sono all’origine del diffuso cattivo gusto dei nostri giornali, che chi li legge o li vede dallo schermo è buono, per non dire   che,  seduti   sull’erba   o  in moto su di essa, si può fare una splendida scampagnata. Basta entrare nell’ordine di idee che la più parte delle persone si rade la barba con pennello e rasoio a mano e non va mai in bicicletta, quando poi chi non lo sa che tutto sta a lavarsi i denti. Non solo, ma fu barocca tutto sommato, non per ripeterci, ma per coltivare tulipani, la musica dello Stabat mater di Pergolesi e quella della Nina pazza per amore di Paisiello o quella del Matrimonio segreto di Cimarosa e il clavicembalo, grosso modo, di Scarlatti, tutta una fioritura di elaborazioni strumentali e liriche, che andarono a impinguare il già ricco patrimonio artistico, letterario e musicale stesso, con Scarlatti padre, del secolo anteriore nel capoluogo campano, da noi già prima qualificato come capitale del barocco italiano. Né si può trascurare di riportare che Sturio, andato a pesca una domenica con la famiglia sul lago Laceno prese una trota, una carpa e una tinca.

(Fine)

venerdì 19 aprile 2019

IL TROUBADOUR II-XIX

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





Vincent Van Gogh - Mandorlo fiorito





Questo mese un inserto speciale di genere poetico. L'eretico Bruno non è solo narratore, bensì anche poeta. E ci risiamo: se come narratore non riscuote adesioni presso il mondo pubblico nazionale, la storia si ripete come poeta. Sarà che L'eretico non vale granché né come narratore né come poeta o è piuttosto il contrario? Se fosse vera la prima ipotesi, bé, la letteratura non ha mai fatto male a nessuno e L'eretico, continuando a scrivere, non commetterà nessun reato. Nella seconda ipotesi, avremmo invece le prove di come sia combinato male, malissimo questo paese, che non è nemmeno un paese, visto la mancanza di sostanziale unità e i contrasti tra le sue varie aree geografiche. Ciascuno risponda pure liberamente a modo suo al quesito precedente, L'eretico proseguirà la sua strada, nel nome dell'arte e della letteratura. Qui appresso due sue nuove liriche.    











AFFARI DIPLOMATICI



Anche le nuvole sono diverse
in quest’esilio, anche i gelsomini hanno
un altro colore. Le spade appese
alla parete, tutti i trofei furono
rubati. Suona a scherno la cicala,
clandestini si gira tra stranieri,
la patria un’altra, lontano, una fiala
di narcotico. Lì, il tiranno, che ieri
ci bandì via, detta legge, noi qui
senza cittadinanza, vie in dissesto.
Il nostro cielo era un altro, non qui,
il nostro rango diverso, non questo.
L’alba ci coglie sempre in alberghi ospiti,
sempre la sera a spiare l’orizzonte
se laggiù le vele dei fuoriusciti
a prelevarci dal sud sopraggiunte
si staglino per la riscossa, prima
che il sipario cali sul giorno. Ma apre
e così chiuda sue valve ogni lama,
manca la perla alla conchiglia sempre.







LITURGIA DI QUARESIMA



Ben altre estati per noi ci sarebbero
altrimenti state che quei mesi spesso
truci e piovosi col ferro da stiro
sul collo dell'afa o un po’ da melenso
settembre perfino, come una pallida
infanzia o una tarda convalescenza.
Altre sinfonie avremmo udito, un'Aida,
dal palco e non quella leggera danza
pop o quel motivo da banda in festa
di piazza, altrimenti, o stonata tromba.
Tutt’altro, altrimenti, che nella cesta
garofani usuali o simile roba
quegli ambulanti avrebbero venduto
per la strada o alle corse di cavalli,
bensì fini orchidee in profumato
negozio al corso in tanti fasci belli.


……………
……………


I predoni assalirono nel bosco,
però, la carrozza con spade in pugno,
il lampo a marzo bruciò in pieno il pesco
e il vino andò a male in cantina a giugno,
le orde di nuovo dalle Alpi calarono
sui nostri fori e razziarono i templi,
la pesca scarseggiò tutto l'anno
sotto costa ed i nostri due battelli
a motore andarono a picco al largo,
il sofà in salotto s'intignò tutto,
il castello al poggio lassù e giù il borgo
travolse cieca la frana dall'alto,
mancava solo quella dura voce
al telefono a ammutolire i cori,
a versare la più bollente pece
sui candidi lini degli offertori.

lunedì 1 aprile 2019

MENDARIX 6



L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





Hans Arp - Homme vu par una fleur



Il commento del nuovo passo che segue da Mendarix - Idee per il vulcano di Mendariza, il n° 6, sarà questa volta praticamente assente, perché davvero non ci sono più parole per commentare. Niente, siamo alle solite, le mie con questo brano dai suoi pregi, molti spero e i suoi difetti, pochi spero, e le loro, della cultura ufficiale italiana, con i suoi vizi, troppi e sempre quelli (i clan che dettano legge e i poteri oscuri, che brigano di nascosto) e nessun merito, come io penso, se non quello di tenere in piedi una scena pubblica nazionale assolutamente deteriore, rigettabile e deleteria per l'intelligenza e la sensibilità dei cittadini. Serene vacanze pasquali a tutti i miei venticinque lettori, con l'annuncio a breve di un inserto poetico







IDEE SUL VULCANO DI MENDARIZA (VI)

  Lì, tuttavia, lo avesse voluto il cielo!, non si era sul lago dei due piccioncini, era Leroga, quella, l’isola del vulcano Mendariza in procinto presumibilmente, non si sapeva per certo, di entrare in eruzione e tutti stavano col fiato sospeso: poteva darsi che il vestito non fosse un tailleur, ma il selz.
  Ammettiamolo pure, non si vorrà negare certo che un gatto miagoli o la menta sia profumata, spero bene. Sturio non lo pensava nemmeno, tanto era persuaso che il caffè andasse bevuto con moderazione, sia per l’effetto eccitante sui nervi sia per il divieto di caccia alla volpe e il ratto delle Sabine.
   Non importa che i nostri connazionali evadano spesso e volentieri per diffuso malcostume le tasse, egli amava molto passeggiare. Quanto al Mendariza, Renato Sturio appuntò a mò di consuntivo del pensiero prospettato da quegli eminenti universitari: le previsioni avanzate sul prossimo destino del vulcano da queste autorità della geofisica hanno tutte fondate basi scientifiche e, pur divergendo largamente tra loro, potrebbero ognuna essere nel giusto; inoltre godono di consensi e approvazione quale presso alcuni quale presso altri dei rimanenti esperti consultati, me compreso (che inclino più per il prof. Malvieri, ma ciò non fa gran che testo), nonché parimenti, benché non tecnicamente parlando, presso i responsabili civici di Leroga e perfino i cittadini dell’isola. In tutti però è comune l’appello all’abbandono di questo lembo di terra o di sua frazione da  parte della  popolazione, anche se in modi e tempi diversi, ed è quanto, dopo coscienzioso vaglio delle indicazioni degli scienziati, è stato disposto con ogni sollecitudine dalle autorità, nel dubbio, per tutta l’isola.
  Fin qui Sturio: noi potremmo commentare, osservando come sia veramente dilettevole andar per farfalle tra i prati, ma ritengo sia forse riduttivo, visto che potremmo anche andar per funghi. Una cosa è certa: la neve al sole si scioglie e ciò sia di lezione a quanti si fanno la barba. Imparino essi che non c’è gallina senza uovo.
  Come sta scritto in tutti i trattati di embriologia, l’uovo di gallina può sviluppare un pulcino; condizione necessaria e sufficiente ne è che il bucato si faccia col detersivo. Non cambia se prendiamo pinco pallino e lo facciamo giocare a carte napoletane con tizio. Né è un caso che anche alle Termopili come a Sapri eran trecento, da cui si vede che anche la scultura berniniana era tipicamente napoletana, con quella sua scenograficità e il piglio altero, così spagnolesco, di certi ritratti. E che dire, se, non diversamente, le carote sono ortaggi? Vorrà dire che il Marino fu perciò che abbandonò la natia Partenope, per stabilirsi prima a Roma, poi a Torino, di lì in Francia, guastatosi prima con i napoletani, poi con i romani e i torinesi, per rimpatriare alla fine all’ombra del Vesuvio, ormai vecchio e prossimo alla fine? Al riguardo sarà utile sapere che d’estate fa caldo e che Nola conta più di 20000 anime.
  Più o meno è come il basilico, ma non la strettezza delle vie di Leroga, dove era tutto un fermento tra le persone a causa dell’evacuazione e chi correva di qua chi di là per prepararsi alla partenza e portarsi appresso quanto era loro più possibile dei loro beni. Una febbrile ansia era scesa in ogni animo, un prepotente desiderio di fuga prendeva ognuno, convinti com’erano tutti che su di loro incombeva più o meno presto una rovina, la quale avrebbe preso corpo dalle pendici del vulcano e sarebbe   piombata su  di loro   inermi, convinti, inoltre   che   solo fuori di lì, lontano da Leroga li aspettava la salvezza, sulla scorta delle tesi avanzate sul Mendariza dagli illustri esperti che vi erano convenuti, dei quali chi tra essi prestava   credito   a   uno  chi  all’altro. Cinque navi facevano rotta sull’isola per prelevare gli abitanti e portarli al sicuro.
   Facciamo ora l’ipotesi che due pappagalli avessero parlato tra loro a Montevideo e si fossero detti –  Salve, Luiz, bello mio! - - Felice giorno a te, Pablito caro -, che cosa sarebbe successo? I faraoni nelle piramidi sarebbero risuscitati, i fotografi sarebbero scesi in sciopero, lo zucchero sarebbe stato filato, l’asfalto sulle strade nero.
  Quanto ai cistercensi, già non mangiavano carne il venerdì. I certosini facevano ottimi formaggi, i benedettini orabant, i carmelitani una volta erano scalzi. Tolto se frati come loro (chi mai poteva dire?), due qualunque potevano trovarsi di fronte e darsi senza problemi della canaglia. Cosa possibilissima con l’alta marea a Capo Palinuro, ma impensabile con la bassa per ovvia questione di pressione agli pneumatici.
  Se non si gonfiano al punto giusto, può essere compromessa la stabilità dell’auto e guai agli aborigeni della savana! Dovrebbero essere almeno di pesce le 24 scatolette e non di carne, allora sì, sennò tutte le pellicole cinematografiche made in Italy datate posteriormente al 1994 (62 calamari + 36 boccali + le galline starnazzavano), capitassero loro gentilmente a tiro, le prenderebbero a calci.
  Sia chiaro che prima per galline intendevamo quelle del pollaio, escludendo tutte le volte che piove a Salerno. Il mondo è piccolo, eh! Quando piove in quella città, s’immagini che a Hong Kong a un turista potrebbe cadere sul divano il fazzoletto da taschino e lui raccoglierlo. Che roba!
  Addirittura ho letto che mesi fa c’è stato un benzinaio, il quale aveva  43  anni, e il tempo pare  fosse  bello. Altro  che lavorazione del vetro! Ci vuole tutt’un’arte speciale per creare bottiglie, bicchieri, chincaglieria di una eleganza veramente di  classe, e  in  vetro di tutti  i  colori. Nemmeno un orologiaio potrebbe sedersi a un bar e gustarsi un caffè così.
  Renato Sturio era esattamente di questo avviso: conosceva un bar di Ottaviano, sotto il Vesuvio. Col vulcano di Mendariza, però dovette ricredersi. Uscito alle otto di casa, egli e famiglia una domenica si recò al lago Laceno e lì pescò.

                                                                                                         (segue)

venerdì 1 marzo 2019

MENDARIX 5



L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Paul Klee - Captive - 1940






Siamo all'episodio n° 5 di Mendarix - Idee sul vulcano di Mendariza e niente cambia, voglio dire che, a parte lo sviluppo del racconto, l'impianto formale e sostanziale della mia letteratura si conforma alle passate tornate di questo blog. L'eretico Bruno rimane lui, nonostante sia sempre diverso nelle escogitazioni narrative, come poetiche. Ma un artista non può essere altrimenti, guai se nelle tele di un Caravaggio, per quanto l'una difforme dall'altra per soggetto e idea compositiva, non individuassimo sempre Caravaggio, l'artista non sarebbe più lui, quell'artista! Purtroppo lo stesso discorso vale anche per la vita culturale italiana, alla mercé dei soliti clan e dei soliti affari meschini e personalistici, che vanificano ogni sforzo di promuovere l'arte nazionale e spingono le persone di cultura a diffidare fortemente di quel mondo, con gravi contraccolpi.








IDEE SUL VULCANO DI MENDARIZA (V)

  
  Non parliamo di giornali, che sotto il profilo letterario non fanno testo alcuno, ma pare addirittura che nel cenozoico (3° capitolo de L’innocente dannunziano) ci fossero mammuth. Sturio, geologo, in fatto di mammuth era quasi una cima, tant’è che una volta guardò dal buco della serratura. Registrò egli anche le vedute circa il Mendariza del quarto luminare della vulcanologia, il prof. Rigotto. In virtù delle osservazioni e analisi da lui condotte, era da presumere che non ci sarebbe stata eruzione sul vulcano dell’isola, essendo l’attuale una semplice attività fumarolica. Di contro, quest’ultima, tolti gli Orazi e i Curiazi, nonché il cornetto alla crema, costituiva l’indice di un risveglio magmatico in corso nell’area insulare, che, però, secondo   i   dati da lui raccolti, avrebbe trovato   sfogo   attraverso una bocca craterica sottomarina, il vulcano già noto agli esperti Sorgente (a 11 chilometri da Leroga), la cui entrata in azione era prossima. Essa per se stessa non avrebbe arrecato alcun pregiudizio alla popolazione isolana, se non fosse stato per la perturbazione ondosa conseguente ai tremori che avrebbero preceduto la manifestazione vulcanica di Sorgente. Tale perturbazione, quand’anche la data del matrimonio fosse il 27 e il terno 4, 35 e 72, avrebbe generato onde alte anche 12 metri, le quali, abbattendosi su Leroga, avrebbero seminato morte e distruzione, mentre non poteva presentare problemi per le zone costiere sulla terraferma, dato che l’agitazione ondosa si sarebbe esaurita a distanza da esse. Necessitava, per quanto detto, procedere con tempestività all’abbandono del borgo di Leroga, il più popoloso e nevralgico dell’isola, da parte dei suoi cittadini. Bastava prendere un paio di bicchieri a tal fine e una bottiglia di quello buono per fare un drink?, questo, Rigotto non lo spiegava. Egli non precisava neppure se fosse opportuno mettere il rossetto alle labbra o andare al circo equestre o ancora regalare dei profumi al compleanno. Con chiarezza indicava soltanto l’arpa, il violino, il sax e la modesta casa di Filemone e Bauci.
  Mitologia a parte, tutto si riduceva a disporre la legna nel focolare; ciò fatto, sarebbe stato dolce sbucciare le patate. Lavare i pavimenti è un’altra cosa, come risulta dal rapporto fatto in questura dal commissario nell’affare Morotti. Se ne legge anche nel 3° libro dei Giudici, dove si dice ascolta, fratello, le parole del profeta. Quale? Faunisticamente, penso.
  Farmacologicamente la cosa era più ingarbugliata e consisteva nel tirare i remi in barca. Senza più vogare, tutto si sarebbe aggiustato: i topi avrebbero ripreso a ballare, le ruote a sgonfiarsi, i facchini a stancarsi, la benzina a mancare, i frigoriferi a guastarsi, Lucio e Lucia sarebbero stati sposi sul lago.
  Essi  non  pensavano  certo che il barocco   napoletano  era  stato, oltre che architettonico, scultoreo, letterario, anche musicale. Il nome di Alessandro Scarlatti ne faceva fede, accanto a quelli, pur posteriori e settecenteschi (ma, passi il frullatore e il trapano elettrico, Bach e Vivaldi non vissero allora?), del figlio Domenico, di Cimarosa, Paisiello, Pergolesi, quando, insomma, Napoli era una grande capitale europea, non madame Pompadour o i Promessi sposi.

                                                                                                                                   (segue)

venerdì 1 febbraio 2019

MENDARIX 4

Frank Gehry -Bilbao Guggenheim Museum

Riprende in questo blog la narrativa con il IV brano del racconto Mendarix-Idee sul vulcano di Mendariza. Esso si conforma al mio solito schema stilistico e prosegue il resoconto degli eventi che accompagnano le manifestazioni eruttive del vulcano che dà il nome al titolo. Ovviamente il racconto è incorporato nel romanzo Visita di Sirdi ed ha una sua valenza in seno ad esso, che non si discosta molto, però da quella preso per se stesso, singolarmente. Il significato sotteso ad esso va interpretato alla luce dell'analisi che viene elaborata dell'attività vulcanica, la quale, unitamente alla impostazione espressiva della scrittura vuole additare dei precisi orizzonti culturali e formali, che rappresentano il contributo proprio letterario dello stesso, poi integrato nell'ambito del romanzo suddetto, per suo conto poi portatore di altri ancora valori letterari. Tutti quanti questi valori letterari che la letteratura pubblica nazionale, gestita dai soliti clan e dai soliti poteri oscuri, non sa e non vuole riconoscere. Buona lettura comunque a chi (e non so chi e quanti siano) segue questo blog o lo incontra per la prima volta e arrivederci per il seguito del racconto agli inserti dei prossimi mesi





Alban Berg - Lulu suite




IDEE SUL VULCANO DI MENDARIZA (IV)


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  Tra  l’altro, spesso si apprezza di più lo Champagne, lo si dà per più elegante, sarà. Per conto suo, Sturio era del tutto astemio e più di un goccio di alcol gli faceva vedere le stelle. Filippo e Alessandro di Macedonia si racconta bevessero a profusione, Mussorsgky a dismisura, Sannazzaro scrisse l’Arcadia.
  Visto che ci siamo, Gesualdo da Venosa era un musicista e il prof. Malvieri, dal canto suo fu il secondo tecnico di cui il nostro geologo vesuviano trascrisse il pensiero nel proprio inventario. L’eruzione, diceva, non era alle porte, sarebbero passati 4-5 mesi prima che scoppiasse, inoltre, ancorché fortemente esplosiva, essa non avrebbe cagionato una catastrofe tanto spropositata come si paventava, tutt’al più era sicuramente compromessa l’integrità del solo borgo di Mendariza, che avrebbe perciò dovuto esso solo essere evacuato, ma senza alcuna urgenza, con comodo. Malvieri si diffondeva dopo in altre enunciazioni a suffragio della sua tesi, tanto per dire, il fatto che la nostra emigrazione in Venezuela era stata massiccia negli anni quaranta, la circostanza cruciale che la lira spesso perdeva colpi allora e nei decenni a seguire, nonché la considerazione pur essa centrale del cattivo sapore del limone spremuto nel latte e la venuta di Enea nel Lazio.
  Né si poteva passare sotto silenzio contestualmente che la magniloquenza del barocco era di casa nella parlata dei campani, anche, se non in specie, in quella delle classi più abbienti e colte e che Napoli allora era sotto il governo degli Spagnoli, i quali, quanto a barocchismo, erano maestri. Restava fuori la questione se Alessandro Magno non fosse morto così precocemente, sia che si vada a piedi sia che si prenda l’autobus. Quanto a me, dovendo scegliere tra un’opera e una commedia, sono più per la prima. Ti è più gradito il canto, direte: bè, ecco, non sempre mi sveglio alle sette.
  Sturio? Non so a che ora avesse l’abitudine di alzarsi, mi risulta solo in proposito che furono dodici  le   famose   fatiche   dell’eroe. C’è qualcuno che intende contestarlo? Allora sappia, e se lo scriva in fronte, che Ajaccio si trova in Corsica. Nizza è più a nord; patria di Garibaldi, una volta era incorporata con tutta la Savoia nel Regno piemontese. Oggi, invece vanno tutti in automobile.
  Il nostro geologo vesuviano ne aveva una di piccola cilindrata, non gli erano mai piaciute le cose in grande. La cugina, non per dire, si chiamava Clara, il che spiega tutto. Quella paterna del prof. Zarollo, il terzo studioso incluso nell’inventario di Renato Sturio, era glottologa, essi, i due cugini, s’incontravano spesso all’università, dove entrambi insegnavano, e lei diceva sempre – Se ti crescessi la barba, faresti un figurone -. Zarollo non ci pensava proprio e continuava attualmente a vivere lontano dalla moglie, delle donne diceva un gran male. Sturio, che manco a farlo apposta le considerava il germe vitale della terra, annotò a proposito del citato accademico: a suo avviso, l’evento vulcanico avrà luogo   tra  15-20    giorni    e   comporterà   una   modesta   fase esplosiva (ci sarebbero, in base a sue rilevazioni, alterazioni della composizione del magma del Mendariza), che non costituirà alcuna preoccupazione per i nuclei abitati e alla quale, però farà seguito una imponente colata, il cui corso potrà investire e disintegrare totalmente i tre principali borghi a nord-est dell’isola: Mendariza, Gesona, Leroga e il suo porto. Unica alternativa alla rovina di questi antichi e tipici agglomerati (la cui popolazione dovrà essere comunque allontanata e ricoverata nei due rimanenti borghi, Wonga e Manera, distesi sul versante opposto di sud-est, cautelativamente) un rischioso intervento di deviazione della lava, al cui riguardo egli aveva pronto un piano con buone speranze di successo, ma da avviare senza il minimo indugio. Ogni ritardo si accompagnerebbe alla perdita del treno per Saragozza, il che corrisponde a non ti scordar di me, cioè a la luna  è   romantica,  ma   non   si   fraintenda,  Zarollo  voleva far comprendere soltanto che gli angoli, se sono acuti, non sono retti.
  E questo è un postulato, l’altro è che il barbiere entrò nel bar e chiese un’acqua tonica. Vedendolo un giorno (non si contano le susine sull’albero) alla televisione, Fausto l’elettricista, che teneva bottega la porta accanto, uscì in un - Toh, quanti cetrioli che c’erano ieri nel campo! – Naturalmente alludeva alla questione copernicana, non al premio assicurativo.
  In merito, sarà il caso di riflettere che Napoli è ancor oggi una città barocca, nelle sue profonde ombre caravaggesche del centro antico, nei suoi stridenti contrasti architettonici, urbanistici, umani, nella sua rumorosità e vistosità, nel suo parlare ampolloso e colorito, nel suo tragico protendersi verso un assoluto sfuggente, nella seriosa teatralità della sua gente, nell’intima fragilità delle loro coscienze, nella loro pretenziosità. Al 13 pertanto è la scadenza di pagamento, per non andare in mora. C’è anche da tenere a mente che il teorema di Pitagora vale per i triangoli, ma potrebbe esserci prezioso ai fini della pensione. Non insisto su questo punto, si sa, gli italiani non leggono molto la Divina Commedia.

                                                                                (segue)

martedì 1 gennaio 2019

IL TROUBADOUR I - XIX

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





Henry Matisse - Donna al pianoforte






Dire che queste due mie poesie qui presentate s’ispirano ai medesimi presupposti stilistici già innervanti miei precedenti brani nello stesso genere letterario apparsi su questo blog non significa dire che, come artista, non ho nient’altro da esprimere, ma solo che un autore rimane se stesso costantemente nel tempo, pur sforzandosi di evolvere per il possibile.
Ed è appunto questo il mio impegno di poeta e romanziere, senza tradire me stesso e il mio passato creativo, di protendere sempre verso nuove frontiere. Cosa che ho puntualmente attuato anche in queste liriche che qui appresso figurano.
Ciò che invece non evolve è il mio rapporto con il mondo culturale e letterario italiano, che rimane disastroso, in mano com’è quel mondo ai soliti clan personalistici e poteri innominabili.


P.S. Penso di far cosa utile al lettore, aggiungendo a pié di ciascuna delle due poesie qualche nota metrica ed esplicativa









LANCIO DI DADI




Notte e dì, non mancarono le stelle

di brillare, l’orologio di battere,

i treni di partire e ordire il fiele.

Così fu che tutto il vino a finire

andò ad acido in cantina ed il fuoco

divorò il deposito di vernici,

dilagarono i vandali dal valico

delle Alpi in fori e are per sacrifici,

il tenore al primo atto steccò già

(e non dico qui che nel gioco ai dadi

c’è chi bara e tiene sempre in valigia

un mazzo truccato così tu perdi),

il ferro ai cavalli il bosco piegò

e la diligenza piombò nel fiume,

il mio cuore poi contorse e sfregò

quel colpo di telefono da verme.

E adesso è sempre che l’occhio è opaco,

le estati sono giorni della merla,

i film sono tutti un Amleto tragico,

perfino il miele sa di acerba mela.



Metro: Endecasillabi a rime alterne. 

Nella persistenza delle cose quotidiane (Notte e dì, non mancarono le stelle di brillare, etc.), ecco che piovono indosso una serie di per così dire incidenti di percorso (tutto il vino a finire andò ad acido in cantina ed il fuoco divorò il deposito di vernici etc.), a rendere penosa l'esistenza una volta per tutte (i film sono tutti un Amleto tragico etc.).
Notare che al verso 3 il fiele è soggetto.





COME UN CANE



  Altra legna far ardere al camino,

quando non basta al gelo già la fiamma

più viva e nei vasi il sangue perfino

si rapprende come fa nella salma?

Ci vorrebbe ora il vento del Sahara

a spazzare qui questo estremo polo,

a rinverdire sul muro quest'edera

il deus ex machina tragico di Eschilo,

la pelliccia dell'orso da indossare

per lo spaurito fringuello sul ramo,

l'antiruggine alla ringhiera al mare

tutta corrosa e intaccata, e ormai in fumo.



Se tutto il carico ai nostri velieri

 affondò la burrasca sull'oceano,

profanò i nostri domestici lari

e i nostri triclini piede vandalo e unno,

marcì intero l'olio e il vino in cantina,

le tarme attaccarono su il salotto,

il fiume tracimò e rovinò in piena

le nostre piantagioni di frutteto,

spade la nostra armata alle crociate

trapassarono, s'inceppò il motore

al gran premio e nulla dispiacque a te,

così che l'alba non sa più se sorgere.




Metro: due strofe di endecasillabi a rima alterna. 


Val la pena ancora tirare avanti, in una vita così ingrata? (Altra legna far ardere al camino, quando non basta al gelo già la fiamma più viva etc). Ci vorrebbe un miracolo ormai a ridare vigore e spirito a una vita del genere (Ci vorrebbe ora il vento del Sahara  a spazzare qui questo estremo polo, a rinverdire sul muro quest'edera il deus ex machina tragico di Eschilo etc), una vita in cui troppe cose andarono a catafascio (Se tutto il carico ai nostri velieri  affondò la burrasca sull'oceano, profanò i nostri domestici lari e i nostri triclini piede vandalo e unno etc.) e perfino a te (chi sia questo te è tutto da immaginare) non fecero né caldo né freddo tutte le mie disavventure e perciò perfino l'alba è incerta se levarsi più o meno (nulla dispiacque a te, così che l'alba non sa più se sorgere)