mercoledì 1 febbraio 2017

AXELROD (II)

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


 
Jean Hans Arp - Lingam, 1939


Continua la presentazione di pagine nel mio ultimo stile. Questa è la volta del secondo stralcio del brano Axelrod del mese passato, che si riallaccia al primo e lo sviluppa. Note sugli accorgimenti tecnici sono a questo punto superflue, niente di nuovo rispetto all'immediato trascorso. Purtroppo niente di nuovo anche nell'Italia letteraria e civile, la prima in mano sempre ai soliti clan, che fanno i comodi loro alle spalle dei cittadini.




 

AXELROD (II-continuazione)


  Per di più i coccodrilli avevano la coda, implicando così nettamente che anche le oche non volassero, intendo la perpendicolarità dei lati del rettangolo. In tal modo era ovvia l’affermazione o prendere o lasciare. Ed invero, non c’erano alternative possibili alla escussione dei testimoni in un processo, in vista anche della caccia alle volpi dipinta nel quadro, la quale era un ulteriore punto a favore della squadra di pallavolo, per la semplice ragione che la palla o sale o scende o va in orizzontale. Analogo discorso vale per la filatelia, in cui perciò non conta se uno ha il raffreddore o no.
  Conta, invece quale sia il numero di targa, se non altro per la storia di Adamo ed Eva, che, essendo due, non potevano formare insieme l’esercito dei Filistei e quindi… Ora, ciò assodato, armato il galeone, imbarcate le provviste e le mercanzie, mollato l’ormeggio, si poteva partire per l’America. Non Morlacca, che, vista l’ora tarda e l’oscurità in una zona a lui estranea, annunciò ai suoi amici che lo attendevano a casa loro che per la sua visita se ne sarebbe parlato l’indomani, non voleva arrischiarsi tra quelle strade di campagna e per la notte si sarebbe sistemato alla meglio in qualche alloggio del posto, non a caso aveva intravisto nella piazzetta del borgo una locanda. Alle preghiere all’altro capo del telefono dei Forlese di permettere di venire loro incontro per poi guidarli a destinazione, certo ci sarebbe voluto un po’ di pazienza, stando che quei paraggi erano distanti alcuni chilometri e anche a loro non era facile districarsi in quell’intrico di vie e viottoli rurali, Morlacca rispose che con l’umore di sua moglie già piuttosto nero, era meglio non correre altri rischi e rimandare a domani.
   Non è che egli volesse attaccare manifesti pubblicitari sui muri di Shangai, no, la sua intenzione era ora un’altra, ossia il perimetro e non il volume. In sostanza, Morlacca saltò giù dalla sua vettura e s’incamminò verso quella che lui aveva chiamato per telefono locanda, ma che in realtà recava soltanto la scritta affissa di trattoria. Egli non voleva recare disturbo ai Forlese, per cui aveva scommesso a se stesso che lì avessero anche da dormire, ma ora ne dubitava. Nonostante ciò, gli aeroplani partivano e arrivavano a quell’ora a Buenos Aires, la guardia notturna Starocci si preparava a fare il suo giro di sempre per Nola, le pale eoliche ruotavano, la televisione continuava a trasmettere le solite porcherie, i cammelli avevano due gobbe. Non poteva allora dirsi altro che a Teano, comune cui apparteneva quella frazione di Funicelle, si condannò il mezzogiorno e la Campania a rimorchio del settentrione e di Roma, quando poi le frittelle possono anche essere di alghe e i maccheroni alla besciamella, nel senso di punto e basta.
  In altri termini, Garibaldi avrebbe anche potuto, lui repubblicano, lasciare alle genti da lui affrancate dalla dominazione borbonica l’autonomia di gestione pubblica nel quadro di un’Italia unita sì, ma decentrata, così da evitare il bavero del cappotto, la freccia, il profumo spray, il carrello abbassato del velivolo. Bastava che dicesse le sciarpe si mettono quando fa freddo e i meloni si coltivano e non avremmo avuto le scarpe numero 43 e i bottoni di madreperla grigi: non si sarebbe fatta d’ogni erba un fascio, italianizzando forzatamente tante realtà diverse, ma amalgamandole nel rispetto della loro individualità. Ci voleva praticamente una virgola.
  Essa avrebbe permesso al pesce di essere d’acqua dolce, non il lampadario. Quest’ultimo, venendo appeso in soggiorno, fa luce e così uno può distinguere se sta mangiando un biscotto o una caramella, con il risultato che spesso preferisce un caffè. Ora, mi pare il meno zuccherarlo, a meno che non si creda che il climatizzatore in automobile serve, nel qual caso non è questione di carciofo sì carciofo no, ma di rovesciare il calzino. Ciò fatto, non resta che addizionare 37 e il gioco è fatto.
  Ecco il perché Paolino Morlacca da Saviano gioì nell’apprendere che la trattoria Il casareccio, dove aveva chiesto in proposito al gestore, un signore più in là della cinquantina, con fare mellifluo, ma in fondo un campagnolo bonaccione, disponeva di una camera per la notte, per fortuna libera. Si trattava solo di acconciarvisi per quella volta, non dopo d’aver desinato per la cena. Il problema era a quel punto stabilire se una figura geometrica ha la superficie maggiore o minore.
  Se maggiore, non ci vuole il telepass al casello autostradale, se minore, le polpette; in ogni caso sarà indispensabile allacciarsi la cintura nel decollare all’aeroporto, salvo la marmellata di albicocche, purché le carte non siano da gioco e la partita di tennis non sia al secondo set, altrimenti basterà girare bene il caffè nella tazza e pagare alla cassa. Appurato, dunque se la superficie è l’uno o l’altro, il passo successivo consisterà nel fare punto e accapo, scrivendo la parola ihihihihih.
  La quale, come ognun sa, appartiene al vocabolario equino, indicandoci chiaramente che = la superficie non può essere, altrimenti le vacche in Puglia protesterebbero, abituate come sono a tanta gente che le pensa, invece di pensare ad altro di più serio e costruttivo. Tanto più che i tabaccai vendono anche il sale e lì ci sono tutti quei contadini che fanno l’olio sotto quel sole che pare l’Africa.
  Si spiega così come Paolino Morlacca, sistematosi con la moglie e il figlio per la notte nella trattoria Il casareccio, prese posto con loro a un tavolo della sala con veduta sulla piazza del borgo, dove sarebbe stata servita la cena. Per la verità, riguardo ad essa, bisogna dire che le biciclette vanno a pedali, gli aliscafi a diesel, le rane saltano.
  Vedendo Fiorenza che nella piazza sotto i loro occhi era montato un palco con dei faretti a farvi luce e vi si era assembrata al davanti della gente, affluita anche da fuori Funicelle, discesa com’era quest’ultima per lo più da delle vetture giunte da poco e, alcune parcheggiate in vicinanza, le venne spontaneo – Chi sa che ci faranno là fuori? – e Ferdinando a ribattere – Sarà un concerto rock -, in breve rimbeccato dalla madre – Già, e dove sono gli strumenti? Poi dov’è la gioventù? Si contano sulle dita i giovani, sono più gli adulti e i vecchi! - . Intervenne Morlacca – Non la fate lunga, adesso chiedo al trattore -. Ovviamente chiederlo differiva dal bullone, per quanto la romanza non sia un romanzo e perciò il brillante non è un diamante, da cui mi sembra doveroso argomentare che sotto e sopra non sono la stessa cosa, ma la moquette.  
  Il trattore soddisfece la curiosità – C’è, dalle dieci e trenta all’una, un recital di novelle in campagna. Ogni anno si tengono qui, sotto le stelle di luglio, tre serate in cui vengono proposti in pubblico tanti racconti qui pervenuti, tra i quali alla fine ne vengono premiati tre: è una nostra tradizione che dura da vent’anni. Arriva gente dai dintorni e anche da più lontano, viviamo un po’ il nostro momento annuale di gloria paesana. E’ l’occasione in cui ho più clienti, molti dei forestieri hanno già cenato a questi tavoli, sa, adesso, vede, insieme a voi ce ne sono ancora pochi. E’ ora, stanno per dare inizio alla recitazione - . Non c’era, pensò Morlacca nel ringraziare, che approfittare dell’occasione per essere della partita e far passare con un diversivo la serata. Fiorenza approvò, Ferdinando arricciò il muso; comunque fosse, sulla motocicletta ci voleva il casco, non il cric.
  Fu perciò che la dizione dei racconti ebbe inizio, mentre loro erano ancora al tavolo e finivano la cena. Mancò poco che stucco e stecco fossero sinonimi, con la complicità del trucco, e senza escludere il tacco, se è vero, com’è vero, che il rovescio consisteva nel fatto che l’innocente era colpevole, ma non lo sciame di mosche. Non essendoci alcun processo in corso, ma solo una cena in trattoria, i Morlacca, completato il loro pasto serale, né innocenti né colpevoli, si alzarono per confondersi tra il pubblico che assisteva in piazza alla serata di recitazione e, siccome la folla non era molta, poterono occupare dei posti in una fila con buona visuale e acustica e assistere tranquillamente, quantunque con un po’ di ritardo, alla manifestazione dal vivo.
  Non era come dire quando mi rado uso il dopobarba, ma più o meno l’ortopedico, visto e considerato che i CD sono di forma rotonda e il termine CD è un neologismo (da intendersi come parola estranea al vocabolario e di nuovo conio, in questo caso di radice non italiana, ammesso e non concesso sia possibile stabilire che cosa sia italiano in Italia), cura le ossa. Tanto per fare un esempio, le fotografie sono a colori. Lo stesso vocabolario italiano non corrisponde al compressore, a parte la guerra di Troia.
  Il nome tosa, inoltre sta a indicare per i meneghini una ragazza e a Roma niente, donde l’antico detto gobba a levante luna calante, per farla breve, se trovi un quadrifoglio, sei fortunato. Manco a dirlo, anche Morlacca si sentiva fortunato tutto sommato di avere raddrizzato le cose quella volta, specie nei confronti della moglie, che l’aveva presa a male e adesso sembrava rasserenata. Seguivano, dunque, essi e Ferdinando, i dicitori che dall’alto del palco diffondevano attraverso i microfoni i testi dei racconti arrivati all’organizzazione dell’iniziativa. Qui è necessario far osservare che in una contabilità che si rispetti bisogna registrare da una parte le uscite e dall’altra le entrate, senza dimenticare l’Orlando furioso, l’autostop e la III guerra punica, alla fine annotando: quand’ero bambino, non potevo sopportare lo zio Enrico.
  Ferdinando, da parte sua, si annoiava alquanto a quell’ascolto, ma poi, tutto sommato, gli piaceva la novità di quel posto e di quella sera, per cui alla fine tollerava e zittiva, facendo mostra suppergiù di stare a sentire anche lui. Quello che non stava bene proprio era il martedì al posto del giovedì, non insistessero a voler fare il cambio, neanche se veniva a piovere e ci voleva l’ombrello, pure se il sabato fosse stato il mercoledì. Piuttosto era meglio la password CvE67ghut.
  Cliccando cliccando, infatti, la t poteva diventare d e allora poteva capitare il numero 37949. In tal caso si sarebbe solo potuto cancellare, sennò il brodo sarebbe stato il brando e ci sarebbe stata una nuova visita dell’idraulico per riparare i tubi del bagno. Ignari di tutto ciò Morlacca e i suoi assistevano alla manifestazione campagnola e, in fondo quei racconti, notò Fiorenza, erano - divertenti per la loro ingenuità. Tu lo sai, io, come anche tu, non siamo esperti di narrativa, ma queste novellette mi paiono graziose proprio perché semplici e immediate da far tenerezza - . Il marito si limitò ad assentire con il capo, preso com’era dalla lettura dell’ultimo brano, dal titolo Un don Chisciotte. Lo aveva impressionato subito la coincidenza, né la moglie né il figlio, sempre più distratto e quasi assonnato, se n’erano accorti, che il protagonista portava giusto il suo nome, Paolino Morlacca ed i fatti raccontati corrispondevano punto per punto alla sua biografia personale, ivi inclusi il parallelipedo e la radice quadrata del  numero.
  Vuoi vedere che la matematica differiva dalla penisola e si doveva mettere la minuscola dopo il punto, qualora le motociclette fossero di forte cilindrata, così che in autostrada ci voleva il triangolo in caso di foratura delle ruote e S. Stefano capitava di venerdì? E vuoi vedere che la rucola si poteva piantare in coincidenza del venerdì santo, a condizione che Ulisse non fosse Achille e Priamo non fosse il re, ma il tostapane? O al verso 108 del III canto ci fosse il freno a mano?

   (segue)

lunedì 2 gennaio 2017

AXELROD

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Vasili Kandiski - Composition 1907



Riprende la presentazione dei brani narrativi di Gerardo Allocca. Dal romanzo Lungo il muro segue ora un estratto, il primo di 3 che ne compongono insieme tutto un paragrafo, in cui si colgono i soliti criteri compositivi tipici della prosa dell'autore. Una costante artistica che fa da contraltare alla costante attualità del mondo letterario ufficiale di questo nostro paese, il quale si regge su interessi personalistici spiccioli, clan di ogni specie e divisioni regionalistiche che vedono noi campani tartassati sempre sul piano nazionale. A chi piace questo stato di cose se lo tenga pure, a noi invece fa voltare lo stomaco.







  Non quell’altro dei viaggiatori nella vettura, ma la superficie è pur sempre in m2. La musica della banda, del resto corrisponde in volume. Cioè, tolto l’accento sulla o, nel significato di girare la manopola? Macchè, il suono è quello della Fanciulla del west, quindi i cavolfiori non c’entrano, a differenza delle zucche, le quali, dato il colore arancio, sono oblunghe. E ora chiediamoci quante siano esse, se è vero che, prendendo un ascensore o si sale o si scende. Ebbene, la risposta è, tenuto conto del verbo spegnere e della II catilinaria, che un vaso sul balcone dev’essere innaffiato, sennò il geranio secca, per cui le zucche sono altrettante.
  Di meno, è chiaro non potrebbero essere, perché allora l’interpunzione dovrebbe essere il punto e virgola, di più nemmeno, visto che l’accento non è previsto, in conclusione uno è meglio che si fa una doccia, se proprio vuole considerare l’inverso. Messa sotto sopra, infatti una u equivale a una n, da cui si vede anche che la misura non può essere che quella. Un po’ maggiore vorrebbe dire che la bicicletta è da passeggio, un po’ minore che le edere sono rampicanti. Non essendo né il cortometraggio sugli Apaches, né i biscotti all’anice, o più o meno le batterie sempre di pentole saranno e invece sappiamo che, dovendo accendere il lampadario, bisogna premere l’interruttore, la levetta a destra per 6 luci e a sinistra per 9, in totale, perciò le candeline  del compleanno dovranno essere come stabilito.
  La vettura anzidetta non per nulla aveva a bordo tre persone, il guidatore, una al suo fianco ed una, un ragazzo, sui sedili posteriori ed erano diretti colà. Sì, perché era ovvio che i papaveri sono rossi, il che non poteva significare altro che quella era la destinazione. Non si poteva ipotizzare certo che i limoni fossero arancione, per dimostrare che i tre andavano da un’altra parte, no, era lì che dovevano andare e basta. La moglie, seduta al fianco del conducente, l’architetto Paolino Morlacca, manco a farlo apposta disse verso di lui, mentre percorrevano l’autostrada – Ma hai preso la direzione giusta? Mica conosci la zona? – e lui – Vuoi che pratichi Teano e dintorni? Mai stato da  quelle  parti. Ho attivato il navigatore satellitare e ci porterà lui alla meta – e la moglie, Fiorenza Trappone, pronta a ribattere – Già, dimenticavo che ti fidi ciecamente della tecnologia, neanche fosse Dio in persona! -, con un accento di scetticismo ironico. E lui ad arrabbiarsi -  Guarda che è un gioiellino, potresti guidare dormendo - . – E come no, così sbattiamo da qualche parte - . – Ma va là, che,  fosse per te, staremmo ancora ad Adamo ed Eva -. Per non tirarla in lungo, le raccomandate si fanno alla posta, laddove, per salire su una nave, ci vuole la scaletta, non le pinze del focolare.
  Ciò indicava senza ombra di dubbio che l’acqua è liquida, in caso contrario ditemi voi in che modo un corvo potrebbe volare a bassa quota, se le montagne sono due invece di tre. L’unica possibilità sarebbe voltare pagina e vedere così se le piastrelle del pavimento sono 20x20 oppure 30x30. A parte, poi, se i cavalieri sono quelli di Malta o quelli della tavola rotonda, nel quale ultimo caso potrebbe essere che i termosifoni siano accesi e così via, fino a 347.
  Resta il fatto che il Morlacca viaggiava a bordo della sua Renault con la di lui consorte di cui sopra e il figlioletto Ferdinando di 10 anni: andavano presso Teano, in località Funicelle ed erano partiti da Saviano, dove abitavano da una vita, non lungi da Nola. Non è che volessero aggiungere, no, piuttosto era la luna che stava in cielo, ma a quell’ora no, le sette e mezza di sera, e si sa che, se il frigorifero è guasto, bisogna staccare la spina dal muro. Ebbene, la luna era in plenilunio, dunque o le caramelle erano a menta o c’erano gli zucchini. Immaginate, infatti di stare al casinò, su quale numero puntereste se non il 26 nero? Ecco il motivo per cui essi, l’architetto, la moglie ed il loro ragazzo erano una famiglia come tante.
  Non vogliamo dire, però, che, essendo loro una famiglia, le stelle in cielo quella notte sarebbero state di più, tutt’altro, addirittura sarebbe potuto essere che i cani avessero abbaiato prima e allora i gatti sarebbero scappati, con la conseguenza che una canna fumaria deve essere installata sempre dov’è un camino.
  - Lo vedi, il navigatore ti segnala che devi uscire -, Ferdinando avvertì il padre. E la risposta fu – Vuoi che non me sia accorto? Il casello di Capua -. - Però, che bello questi navigatori! – commentò il ragazzo. E la madre gli diede sulla voce - Via, non li sopporto! Ci mancava a chi altro bisognava obbedire. Gira a destra, gira a sinistra, torna indietro, vai avanti, ma basta, so io dove devo andare, dove mi passa per la testa -. - Ma non sono comandi, mia cara, sono indicazioni - . - E tu vedi di stare attento, invece di distrarti! -. Risero tutti.
  - Dovevamo andarci per forza da questi tuoi amici? -. - Sono anche tuoi, Fiorenza - . - Più tuoi che miei, lui è tuo collega all’ufficio, lei certo la conosco, mia compagna di liceo, ma poi sono anni che ci siamo distaccate, lei con la musica e il suo violoncello, io alla mia scuola col mio latino -. Paolino volle chiarire meglio - Sono stati  a Saviano nostri ospiti a Carnevale, mi sembra doveroso ricambiare. Adesso che fa caldo, questo luglio è rovente, staremo certo un po’ freschi qualche giorno, fino a lunedì, nella loro casa di campagna, ereditata dai suoceri. Ci hanno quasi pregati di fargli visita - - Era il meno, sennò chi ci sarebbe andata! - . - Figurati! Sono brave persone e cari amici, finiscila, dai! Non sai socializzare, tu -
  Erano insomma 7 i re di Roma, benché poi, a guardar bene, una piscina serve per nuotare. Lo stesso dicasi per le novene dei morti, da cui non dipende se Natale capiti di martedì, come appare evidente a considerare che, se si immerge una matita in un bicchiere pieno, essa si bagna. Funicelle, la località di Teano verso dove erano in marcia i Morlacca ne era un’altra conferma, basti pensare che, per bagnarsi una matita, ci vuole dell’acqua, quindi…
  Cosicchè, usciti al casello di Capua e, fatto capo a Teano, quando ormai erano le otto e mezza, veniva il più difficile, poiché, ammesso che che una pesca abbia la buccia, bisognava addentrarsi nelle campagne intorno alla cittadina dove ebbe luogo il famoso incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele e dove si giocarono i destini del sud ed in specie della Campania, che finì, così da territorio autonomo con il regno di Napoli e sede di capitale europea, nell’orbita dei piemontesi, pensosi da allora dei loro interessi di conquistatori e dimentichi di quelli delle genti meridionali, che furono abbandonate a se stesse.
  La cosa era tanto più trasparente, a ricordare che l’estrazione di radice è l’inverso dell’elevamento al quadrato, per cui o uno fa colazione col caffè o senza, sempre dovrà venire Pasqua. Possiamo pertanto concluderne che le poesie sono in settenari o ottonari, a seconda se le lampadine sono di 40, 60, 80, 100 watt.
  E non parliamo dei faretti, quelli sono più potenti e allora due sono le possibilità: o le carte sono napoletane o da poker, ma per entrambe i cervi avranno le corna, a meno che non si vada a pesca di trote, quando bisogna usare la canna, la quale è lunga e munita di amo ed esca, quindi sarà il carniere a stabilire quanto si è pescato e contemporaneamente, anche se conviene dire vedo o passo o banco.
  Ovviamente, se il gioco è la scopa, sarà bene accaparrarsi il sette di denari e le carte oro, senza dimenticare che le scatolette sono o di tonno o di carne e allora una buona insalata ci sta bene, altrimenti si potrà anche insaponarsi per la barba, dopodiché, improfumatisi, chiedersi quanti anni aveva Ezechiele e quanti Abacuc, salvo poi a pronunciare tutto l’alfabeto dalla a alla z.
  Morlacca, per conto suo, si atteneva in tutto e per tutto alle indicazioni del navigatore, nel mentre era al volante della sua Renault con destinazione Funicelle. Imbruniva, tuttavia e si faceva sempre più scuro, sicché diveniva sempre più difficoltoso, nel bel mezzo delle campagne, su strade poco o non illuminate e talora non asfaltate,  rendersi conto per bene della direzione. - Lo vedi - redarguì Fiorenza - lo vedi che non sai dove andare, ci perderemo in queste terre, non si vede più nulla e ti è sconosciuta la zona - . - Non temere, c’è il navigatore, questo non sbaglia mai - . - Accidenti a te e al navigatore! - .
  A quel punto, vuoi vedere che le barche erano a vela? Voglio dire che il cioccolato era fondente, mentre il latte era scremato. Praticamente Morlacca perse la bussola e fece dietrofront più d’una volta su viottoli a fondo cieco o che addirittura finivano in mezzo alla campagna. Fiorenza si spazientì e Ferdinando iniziò ad impaurirsi, si era soli là in mezzo e a fare luce per lo più erano i soli fari della vettura. Per fortuna, imbroccarono alla fine una strada più larga e, seguendo le direzioni del navigatore, vera ancora di salvezza dei nostri tempi, come lo benedisse Morlacca, approdarono in un borgo piuttosto sparuto di case, ma illuminato e con gente per le strade, che addirittura si affollò in una piazzetta graziosa, dov’era montato un palco e su cui affacciavano delle leggiadre e civettuole casette all’antica in stile rustico.
  Una voce riempì di gioia i tre nella vettura - Siete proprio a Funicelle di Teano. Chi cercate? -. -La famiglia Forlese, l’architetto Forlese e la maestra di violoncello Rovella -, rispose Morlacca. Il passante, un uomo dall’apparente età di cinquant’anni, dal volto tirato e secco e dall’aria di un contadino tentennò il capo e storse le labbra - Mai sentito. Non sono di qua certo. Ci conosciamo tutti e cognomi del genere qui manco a pensarne - . Morlacca, di nuovo avvilito, ringraziò l’informatore e aggiunse - Sarà un equivoco, molto gentile -. Ma ci rimase davvero male: come, pensò, nessuno li conosce, che amici sono, che inviti sono questi! E subito attaccò Fiorenza - Dove ci hanno spediti, quelli? Mica sarà una burla? - . Il marito saltò sulle furie - Ma tu sei matta! E’ mai possibile che un mio collega di lavoro, per il resto sempre serio e per bene, ci veniva adesso a prendere in giro? Chi sa che sbaglio ci sarà! - . - Ma chiamalo al telefono, no? Fatti dare una spiegazione -. Stringi stringi, le cose dovevano stare così: il gatto, vedendo il coniglio che sgattaiolava sullo stradone, si rivolse all’oca che girava nel cortile e le chiese perché. Questa, sapendo che la luna sarebbe stata rossa quella sera, gli rispose che le stelle non c’erano, dato che il sole le aveva ingoiate. Il gatto allora miagolò e, siccome era mezzogiorno, andò a mettersi all’ombra. Alle otto comparve la luna ed era rossa e, vedendo le stelle, pensò che il sole le aveva vomitate, così stavano un’altra volta al loro posto, e s’addormentò.
  Morlacca, all’oscuro del gatto, seppe telefonicamente dal collega che il fraintendimento c’era, la località di Teano dove li attendeva si chiamava Funìcele e non Funicelle, come lui aveva inteso, impostando erroneamente il navigatore, che, incolpevolmente, li aveva guidati verso sud di Teano, in quel posto chiamato Funicelle e non in quell’altro, che si trovava dalla parte opposta, verso nord. L’est naturalmente si trovava a destra, ma, dato che l’ovest era dove tramonta il sole, era logico che fosse ora notte, per cui o il pianeta era Giove o Saturno o Nettuno o il satellite era un altro, escludendo, com’era pacifico, che le lepri fossero conigli e i tacchini oche.



Gian Lorenzo Bernini - Busto di Louis XIV

martedì 20 dicembre 2016

SEMPRE TROUBADOUR

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Edouard Manet - Musique à les Tuileries


  Eccoci al secondo appuntamento di dicembre con la poesia de L'eretico Bruno. In questo spazio troveranno ora posto due nuove liriche di Gerardo Allocca, nel medesimo stile delle altre che le hanno precedute. Un'impostazione compositiva da me già illustrata in passato, per cui rimando al link http://nolanoblog.blogspot.com/2013/09/lora-della-poesia-la-poesia-secondo.html del 3 settembre 2013 
(questo link va digitato ex novo, giacché non funziona in  automatico)
  Sono poesie, queste, che intedono indicare una via innovativa e inedita a questo genere artistico, ma che finora, come del resto il loro corrispettivo in campo narrativo dello stesso autore, Gerardo Allocca, non hanno incontrato il favore dell'editoria, della stampa e della critica ufficiale. Segno ne sia che non hanno una loro significatività? Può darsi, lo concedo.
  Ma non è escluso, anche, che si tratti invece di un grosso granchio preso dai medesimi soggetti, ossia editoria, stampa e critica italiche, il che, considerando che sono accomunati da un eguale denominatore che ne regge le fila, intendo gli interessi meschini e personalistici cui sottostà attualmente la penisola, come pure il condizionamento forzato di clan letterari che da decenni infestano la cultura nazionale, il che, dicevo, è più che mai plausibile. Orbene, se ciò fosse, verrebbe destituita di fondamento, al contrario la letteratura ufficiale del paese, con le sue edizioni di grido in malafede, i suoi premi farsa, le sue recensioni che chiamerei quanto meno bugiarde.
  Una ragione in più perché L'eretico Bruno, alias Gerardo Allocca, se non fosse già la sua obbedienza agli spiriti artistici che lo pervadono e che da sola basterebbe, sia invogliato a proseguire sulla strada dello scrivere vuoi in forma poetica che narrativa; non solo, ma a offrire i suoi scritti alla lettura e alla riflessione dei lettori, ove ve ne siano, e speriamo molti, di questo blog.
  Presentiamo, dunque le due poesie che seguono come strenna natalizia de L'eretico Bruno a quanti avranno la gentilezza, il giudizio e l'accortezza, nonché la sensibilità di rivolgersi a queste pagine che trovano la ragione del loro essere nel nome dell'arte e della letteratura.


 




ROMANTICHERIE


Comunque sia, non erano camelie
fresche nella saletta del caffè,
né il cielo di quel giorno o quelle dalie
nella vetrina al negozio e le griffe
sapevano altrimenti, giù a quel bigio
cielo coperto a ottobre, nauseante.
Perfino le parole nel meriggio 
uscivano in note d’arpa scordate.


Un voltastomaco, insomma al ricordo,
eravamo in due e pareva nessuno,
si girava a vuoto in cerca d’approdo,
ma lo scalo sulle carte nemmeno
risultava, noi sapevamo solo
che c’era sempre lontano un orizzonte
ogni volta ed ogni volta toccarlo
sembrava fatto e poi finiva in niente.


In sostanza, i nostri confini esposti
alle continue invasioni dai barbari,
sedevamo nei triclini nei posti
con il fiato sempre sospeso, ignari
se mai sarebbe finita ed avremmo
riacquistato la pace e lo splendore
antico, intanto che ogni alba ad un palmo
credevamo di poter sicuri essere.


Io e te così, comunque sia, una luce
falsa avanti agli occhi, le nostre rose
vedemmo sfogliarsi, farsi di pece
le verdi acque alle nostre dita scorse,
cambiarsi in fumo tutto il nostro fieno,
in foglie secche le nostre dorate
spiagge, poi fummo per l’altro ciascuno 
un ricordo di irte specchiere infrante.









NONOSTANTE IL MARE




Non sarebbe sennò caduto il vaso

cinese ed infrantosi in  mille pezzi

per terra o stato dal vento furioso

scoperchiato il tetto tra gli olezzi

del giardino e il galeone arrembato

coi suoi ori e preziosi delle colonie

dai corsari al ritorno sul tragitto,

le are sacre a Vesta per cerimonie

razziate fino all’osso e date a fuoco

da mano incivile e rozza di barbaro.

I mandarini via spazzati in blocco

dalla grandinata su ciascun albero

abbattutasi non sarebbero stati,

lo specchio al comò un maldestro martello

non avrebbe incrinato, non più fatti

fallire dal crack in borsa i marchi in calo,

non punto il dito la spina di rosa.

L’acqua però s’infiltrò dal terrazzo,

sul tavolo nel gioco per scommessa

 tutt’altra carta estrassero dal mazzo,

il gabbiano fu raggiunto da schiocco

di fucile esploso da mezza costa,

l’incendio divampò su tutto un fianco

del bosco e nulla ormai ne resta,

polvere s’ammassò  sul pianoforte

 che stecca ormai a tutta forza in salone,

il busto nella villa sulla fronte

a furia di gelate e solleone

venne smangiato nel suo marmo in pieno,

quella lettera fu spietata in tutto

e ora  il bacio in faccia al mare persino,

che sancì l’amore, è affatto scordato. 

                                                    




giovedì 1 dicembre 2016

ANCORA TROUBADOUR


L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Paul Klee - Tappeto del ricordo




L'eretico Bruno dedicherà il mese in corso alla poesia. Attraverso due post, di cui questo è il primo e cui seguirà un secondo sempre a dicembre, verranno presentate alcune composizioni in versi di Gerardo Allocca, l'animatore di questo blog. Informate ad una medesima poetica ed un medesimo gusto, che l'autore si sforza sia il più proprio e originale possibile, queste sue cose hanno l'ambizione di onorare l'arte della poesia e la letteratura, intese come alte espressioni dell'umanità. Un tentativo, questo, sicuramente vacuo e sterile in un paese come l'Italia che non è un paese, nelle maglie com'è di discriminazioni territoriali che ne minano ogni unitarietà, di clan artistici che fanno il bello e il cattivo tempo, di poteri meschini che ratificano e sanciscono tutto questo e il resto ancora. Come un moderno troubadour, alla stregua di quelli in lingua d'oc che viaggiavano con le loro canzoni tra il mille e il milleduecento da una corte all'altra della Francia, L'eretico Bruno ora viaggierà su questo blog. Ma non ci saranno castellani, in un paese che non è un paese come l'Italia (per cui parlare per noi campani di una Campania autonoma o addirittura indipendente non è proprio insensato) i mecenati sono definitivamente tramontati e tutto risponde alla logica del denaro spicciolo al di sopra di ogni nobiltà d'animo. Segue un video in cui scorreranno i versi di una mia poesia, Congiunture astrali, sullo sfondo delle musiche di Dario Allocca.







Altre poesie seguiranno questo mese nel blog.




Paul Klee - Clown