mercoledì 1 luglio 2020

IL TROUBADOUR II-XX

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Henry Matisse - Lezione di musica



Brindiamo all’estate nel segno della poesia. La mia letteratura non è solo narrativa, dunque è inevitabile questo blog debba ospitare anche altri generi compositivi, nella fattispecie poesia. Una poesia, la mia, che anch’essa si è evoluta nel tempo lungo un iter assolutamente originale. Certo vi erano tre crinali su cui impiantare il discorso in questo campo, quello di stampo tardoermetico alla Montale, quello di taglio intellettualistico alla Eliot, quello a sfondo neoavanguardistico alla Pound. Per me ho preferito altre vie, che rifuggissero da ognuna di tali direttrici. La mia poesia dunque non è ermetica, perché non vive di suggestioni verbali con richiami ed evocazioni oggettive, non è intellettualistica, poiché non si sostanzia di ragionamenti in veste lirica, non è neoavanguardistica, siccome non calpesta metrica e forme consacrate in vista di un effetto comunicativo. Essa rivaluta il discorso e il fraseggio, nel contempo si astiene da qualunque ossequio alla consequenzialità pura, rifiuta (e qui si contrappone alla mia linea in prosa) le infrazioni espressive a oltranza e riscopre la liricità, condensando tutta la sua prospettiva e la sua ottica in messaggi di parallelismo rappresentativo. Attraverso la rappresentazione di momenti e scene viene a delinearsi un’idea, un significato che il lettore può estrapolare non nella sua immediatezza, ma in una specie di traduzione e conversione logica, che sta a lui evocare. La poesia, su un registro di rinnovata e recuperata musicalità, sparge dei semi di natura sconosciuta, che bisogna decifrare e inquadrare in una visione coerente, per quanto coerente possa essere. Una lettura della poesia, questa mia, che ha cercato di salvare il salvabile in questo genere letterario, da cui ben si comprende il nome di Versi superstiti, da me attribuito cumulativamente alle mie raccolte. Purtroppo da salvare c’è ben poco in un mondo come questo, che si trascina ciecamente nella sopravvivenza e nell'istinto di conservazione, in un paese come l’Italia, alla mercé di clan artistici e poteri oscuri, che reggono le fila della realtà. E c’è poco da stare allegri, per cui si va avanti pur sempre alla giornata, così come l’affare Covid ha messo allo scoperto






DISPACCIO URGENTE AL GENERALE GENSERICO (S.P.M.)



No, le orchidee, nemmeno quelle, fanno
più armonia, il cactus forse in mezzo al campo
polveroso basta per gli occhi o il pieno
di benzina alla stazione o anche a tempo
debito il cric per cambiare la ruota.
E’ Arcadia a noi l’elenco telefonico,
hanno voglia nello stagno ogni volta
i cigni a sfilarci avanti nel parco
o ad ogni schiarita l’arcobaleno
a troneggiare puntuale allo sfondo:
a noi è Arcadia l’antenna al nono piano
di fronte sul balcone, a tutto tondo
il volo 771 che sfreccia
sulle nostre teste, il verde al semaforo.
E a lenire non basta, no, la feccia,
la piaga del nostro violato foro.






I FUNERALI DI MECENATE



                                                                                  Odoacre in trono


Sui miei girasoli ho installato i vetri
di una serra, che la pioggia neanche
o il freddo e gli occhi indiscreti degli altri
li disturbino malvagi e le bianche
lance di luce mai non li trafiggano.
Sul mio pesco ho avvolto un panno di lana,
così, se mai aprile tornerà, l’anno
non passi invano e l’ape esca di tana
come sempre. Ma le stelle brillare
non vogliono, ritardano a schiudersi
le albe ogni mattina di più e sul mare
non vola più un gabbiano sono mesi.




lunedì 1 giugno 2020

ZAMIK 2

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo




Il racconto Zamik, parte integrante del mio romanzo Visita di Sirdi, prosegue su questo blog con il suo secondo episodio. L'arte non si può fermare, l'uomo singolo sì, ma se l'uomo singolo è portatore di arte, come nel mio caso, anch'egli non si può fermare. Ed eccomi, nonostante tutto, ancora qui presente con quest'altra pagina narrativa, che si riallaccia a quella già presentata il mese scorso. Siamo ancora in fase Covid, anche se sembrerebbe che il virus abbia allentato la sua morsa, lasciandoci tirare fiato. Ma non si può ancora cantare vittoria e speriamo che tutto vada per il meglio, per il bene dell'umanità. Come per il bene della letteratura e dell'arte, che rappresentano penso un valore sacro e intoccabile della nostra vita, per quel bene io mi impegno ancora a portare in pubblico le mie cose, che alla fine non sono propriamente mie, ma di tutti. Se, come dicevo, l'arte è un patrimonio universale e dev'essere messo a disposizione delle persone, io dunque faccio la mia parte, affinché l'arte parli alla gente. Personalmente ne sono solo il tramite, l'intermediario e la mia arte eccola qui. Essa vuole, dicevo, parlare agli uomini, per continuare il suo cammino sulla terra. Ed effettivamente io credo di averle fatto fare dei passi in avanti, creando un modello nuovo di narrativa e di poesia, non importa poi tutte le critiche che se ne vorranno fare: io ho la coscienza a posto, per aver cercato di far progredire la letteratura. Altri, invece, che godono a differenza mia di fama e vantaggi economici in questo paese dominato dai soliti poteri oscuri e dai soliti clan nel campo culturale, magari non hanno detto nulla di nuovo e la letteratura con essi si è solo ripetuta. Essa vuole però andare avanti, trovare nuove strade, perchè il cambiamento è essenziale per migliorare l'umanità e farle scrivere la storia. Io, ecco, spero di aver fatto scrivere alla letteratura dell'altra storia, cioè di averle fatto vivere delle nuove avventure ed esperienze che potranno servire agli uomini che verranno, e il resto, intendo la pessima accoglienza che ho ricevuto e continuo a ricevere dal mondo pubblico italico, non mi tange, perché non tange l'arte di cui sono portatore, ma dovrebbe tangere solo loro, la loro cattiva coscienza.






  Tant’è, quello era il suo posto e l’acqua unita al vino. Avvenne che un gatto salì sulle scale; Ulmas, che non ne sapeva niente, integrava una funzione nell’aula 23 B al 2° piano dell’università. Il gatto si trovava ad Avellino, Ulmas no, ragion per cui l’evento non ebbe conseguenze per lui, solo che il matematico quel giorno fu impegnato fino a tarda sera all’ateneo e così il gatto di Avellino andò a dormire sui tetti.
  Quanto al dormire, Ulmas proveniva da una famiglia di piccola borghesia, il padre non fumava e faceva il decoratore edile, una modesta ditta in proprio. Da Marigliano, il suo comune nel nolano, il matematico si portava spesso a Saviano, alle porte di Nola, lì aveva molti amici e poi, una ragione in più, i tramezzi nelle abitazioni si fanno di mattoni, i balconi hanno ringhiere. I termosifoni, insomma, riscaldano.
  In edilizia, naturalmente i termosifoni ci sono nelle nuove case, fondamentali, e  ne  sono  testimonianza  anche  i  gelsomini,  dato  il  loro colore bianco. Senonché Saverio Ulmas lodò quelli che abbellivano la facciata della dimora di un suo amico savianese, presso il quale andò a passare una serata, dopodiché tornò a casa. Non racconterò ora cosa si verificò nel porto di Castellammare di Stabia quella sera né i sigari cubani. Dirò che i carpentieri sono i primi a mettere mano a un fabbricato.
  In terzo luogo che un giornalista (dirò sempre) è in genere un povero presuntuoso e, per finire, punto. Ritengo, inoltre che le campane facciano (come fanno?) din don e che il sole tramonta.
  Ulmas anch’egli lo riteneva. Tornato a casa la sera che dicevamo, la luna non c’era, il che non comportava senza dubbio che la regione del matematico fosse, come in realtà, la Campania. Né comportava il vento soffi il mercoledì piuttosto che gli elettricisti.
  Salito in casa, dunque, Ulmas non pensava che l’uovo di struzzo è grosso. Aprendo, però, la posta che aveva ritirato nell’entrare dalla cassetta delle lettere, non gli passò per la mente che i pinguini sono uccelli e così si trovò tra le mani una imposizione di pagamento a suo carico di ben seicento milioni. Lì per lì giudicò trattarsi di un’epistola ad Atticum e non ci diede peso.
  Considerato, però che i pavimenti in un cantiere devono essere messi in opera prima, rilesse la lettera – Si comunica alla S.V. che è in debito di lire 600.000.000 alla società immobiliare Piramidi con recapito ed estremi fiscali di cui sopra. La somma potrà essere liquidata in una o più soluzioni, purché nell’arco di un trimestre ad oggi. Qualora la S.V. non addivenisse alla dovuta corresponsione, si adiranno le vie legali – Ulmas pensò che gli elefanti hanno la proboscide, la quale non serve a fabbricare servizi igienici per i bagni. Al che si potrebbe ribattere che due più due fa 4.
  Se avete adesso presente come il tennis come il tennis si giochi con le racchette, capirete che Alessandro Magno morì. Capito questo, non vi sarà difficile immaginare in che stato si trovasse Ulmas, scorrendo la lettera: per lui quell’importo era un capitale, ci sarebbe voluta una vita per raggranellarlo e non si doveva dimenticare poi che le navi vanno per mare e il baseball.

(Segue)

venerdì 1 maggio 2020

ZAMIK 1

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio






Salvatore Emblema - Senza titolo (1979)





Ed ecco maggio: il saluto dell'estate. A maggio l'anno si gira verso il caldo, l'inverno è ormai definitivamente un discorso chiuso. L'anno cambia, certo, ma qui siamo ancora in clima Covid. Questo virus che è entrato nella nostra vita, cambiandola per molti versi, fino a data da destinarsi. Non sappiamo quando torneremo alle solite cose. Solite cose che già erano un mezzo macello, ma ora lo sono del tutto. Siamo relegati in casa, una specie di arresti domiciliari, e uscirne, quando ne usciremo, nasconde delle insidie, perché quel virus è lì in agguato. Bene, o meglio, male, ma che farci? E io sono qui con un altro brano dai miei libri, magari potrà fare piacere ai miei venticinque lettori, e ciò mi rallegra. Purtroppo, oltre a questo abbiamo poco da rallegrarci, ma se con queste mie letture che propongo, sfidando la consueta noncuranza della letteratura ufficiale italica con i suoi poteri torbidi e i suoi clan artistici di sempre, sarò riuscito a far piacere a qualcuno, già sarà per me motivo di soddisfazione, al di là di quella che mi scaturisce dall'aver compiuto intero il mio obbligo vero l'arte e la letteraura, che rimane al fondo del mio impegno come autore.









Aggiungo che il piano è uno strumento a tastiera. Né va dimenticato che ad aprile dolce dormire, anche in virtù del calcestruzzo. Questo, infatti è duro, perciò.
Ora, quale sentimento può venirne ispirato? Esaminiamo il caso che uno debba cambiare il pneumatico bucato della propria vettura. Bè, sarebbe più o meno uguale. Non solo, ma quando le nuvole non ci sono in cielo è bel tempo.
Oltre a ciò, va tenuto nel debito conto che le rondini volano, il che vuol pure significare, se non altro che non bisogna mai sbadigliare senza la mano davanti alla bocca e che nel nostro paese non puoi mai sapere se il subalterno di un dirigente non sia decisamente più in gamba di lui. E’ che gli struzzi sono velocissimi e i meccanici usano i cric, sennò vedreste!
Saverio Ulmas, per esempio, non aveva mai fatto il meccanico, ma era miope. Due-tre gradi di difetto, per cui portava gli occhiali. Quegli occhialini tondi esigui, da intellettuale. Non per nulla lui era matematico, uno che giocava con numeri e calcoli astrusi e non per nulla in un cantiere edile l’attintatura viene per ultima. Prima si fa l’impianto idraulico, elettrico, del gas e nella vita di ognuno col tempo s’invecchia, uno fa i capelli bianchi. So di un tale che, non per dire, è vissuto centoventiquattro anni ed è passato a miglior vita qualche giorno fa. Un altro, trentottenne, ha preso moglie per la settima volta e un altro ancora, di mezza età, entrato in un bar ha consumato un caffè. Personalmente ritengo che un caffelatte sia meglio, de gustibus non ludendom o giù di lì. Ulmas, dal canto suo, portava i capelli sempre corti.
(oppure):
Mi è noto di un signore, non faccio per dire, vissuto centoventiquattro anni e mancato giorni fa; di un altro, che, trentottenne, si è ammogliato per la sesta volta e di un terzo che ha messo piede, di mezza età, in un bar del centro e vi ha preso un caffè al banco. Sarà, per me, tanto vale un caffelatte, de gustibus non edendum o che so io. Tanto Ulmas portava sempre i capelli corti.
(oppure):
Mi consta di un tizio il quale, non è per dire, è poco che si è spento alla bella e veneranda età di centoventiquattro anni. Di un secondo, trentottenne,  mi  è   giunta   notizia  si  sia  coniugato  per  l’ottava volta, come pure di un altro tizio ancora, il quale, di mezza età, si è infilato in un bar e si è fatto preparare un caffè. No, Ulmas no, i capelli li teneva invariabilmente corti corti.
(oppure):
In barba alla vecchiaia, un ottantenne pare abbia rifiutato un gelato. Anche Ulmas, non diversamente, amava molto le corse e l’agonismo. De gustibus non currendum o simile.
(continuare così):
Egli, Ulmas, aveva una storia tutta speciale alle spalle. Sarebbe a dire che l’intonaco è affare da muratore e le olive si portano al frantoio. Piastrelle in cotto o in ceramica? si dirà: ma qui non importa. La cosa più opportuna è, però che gli infissi siano solidi e ben montati: per via dell’editto di Costantino, si capisce. Chi ha sale in zucca capirà anche che i rubinetti devono essere di qualità.
Discutibile sarà forse quella (scadente senz’altro, resti tra di noi) della stampa italiana, non quella del materialismo storico per Saverio Ulmas. Egli soleva dire – Una doccia mette di buonumore -, altri fumano. Per lui il Capitale era la chiave di tutto, il Manifesto la toppa. Non credeva che, mettendo il cacio sui maccheroni, uno prenda il raffreddore. La matematica, che lui coltivava da una vita, insegnava ben altro e per esempio. Nativo di Marigliano, presso Nola, Ulmas era registrato all’anagrafe, si addormentava quando aveva sonno, per salutare diceva buongiorno. Benché di sesso maschile, una volta prendeva il treno e giornalmente si recava a Napoli, dove aveva un incarico alla facoltà. Sempre matematicamente parlando, lo zucchero non va bene, infatti Ulmas si riteneva un nolano tutto d’un pezzo e a Napoli ci andava malvolentieri.

                                                                                                                 (Segue)

mercoledì 1 aprile 2020

BROW 2

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio






Salvatore Emblema - Senza titolo, 1999







Con aprile esce su questo blog il 2° e ultimo brano di Brow. Con aprile il blog deve registrare anche l'affare Covid, che è balzato alla ribalta e tiene banco su tutto. Dunque, mi tocca parlare del Covid. Ma cosa potrei dire che non sia già stato detto: una cosa veramente dell'altro mondo, che nons'era mai vista. Un'epidemia da secoli scorsi, che chiunque avrebbe detto mai si potesse ripetere. Eppure siamo qui, e sembra la peste di Atene. Siamo impotenti e temiamo tutti di ammalarci. Come e quando se ne uscirà non ne ho idea e sarei cattivo profeta a dire la mia al riguardo, speriamo presto. Un nuovo medioevo sembra tra noi, ma un medioevo che in fondo già era tra noi sotto certi risvolti. Il dominio su tutto dei media e della globalizzazione che toglie la capacità di pensare alla gente è medioevo, perché annulla la coscienza e massifica le coscienze. Il conformismo diviene il vero volto del nostro mondo, che vede la distruzione dell'io penso. Un anticartesianesimo assoluto ormai ci tiene in scacco. Ciò che si crede democrazia e voce del popolo è in realtà in questo paese la voce di un'oligarchia che ha in pugno i mezzi di comunicazione, i quali dettano legge, una vera dittatura: la dittatura dei soliti poteri oscuri e personalistici e dei clan legalizzati, anche artistici naturalmente. Il Covid non ha fatto altro che dare il colpo di grazia a questo medioevo strisciante. Adesso non si esce nemmeno più di casa e le decisioni sono in tutto e per tutto appannaggio di pochi, l'opinione pubblica è stata azzerata, sta di casa nelle redazioni dei giornali e telegiornali. Insomma il Covid ha dato soltanto un piccolo colpettino e siamo precipitati nel medioevo più buio, ma già c'eravamo quasi. E chi sa se ne usciremo.







  Il punto, adesso  è  capire  se  Mitridate  re  del  Ponto  non  fosse stato fatto fuori cum veneno, chi di noi direbbe vado al Barbiere di Siviglia. Rossini era un buongustaio infatti e viaggiava in carrozza; e allora come si potrebbe credere che una rondine fa primavera? L’estate è un’altra cosa: comincia a giugno e non bisogna dimenticare che le carote si sbucciano. Da sottolineare anche che per mazzetta s’intende pagare uno sotto banco per avere favori illeciti e noi italiani ne siamo maestri.  Lo stesso Pier Capponi, riguardo a ciò, proclamò noi suoneremo.
  Zaulo – Faccio vita movimentata, di qua di là, Europa, America, mezzo mondo. Una volta non era così
  Labia – No?
  Zaulo – C’era una donna
  Labia – Anch’io, come lei. Due gocce d’acqua
  Zaulo – Anche lei?
  Labia – Tanto tempo fa. In gioventù, quando ero agli inizi della carriera di pittore, che anche oggi, per la verità … si vivacchia, si sbarca a malapena il lunario
  Zaulo – L’ha piantata?
  Labia – Io? No, lei. Mi mollò per un tale senza tanti complimenti. Me lo sputò in faccia una mattina, presto, era albeggiato da poco, partiva, mi disse, aveva fretta, quella mattina stessa; non la rividi più. Stavo per rimetterci la pelle, mi feci forza. Poi ci ho fatto il callo, le donne …
  Zaulo – Una storia del genere, la mia. Fuggimmo insieme, durò tre anni, in giro per il mondo. Stretti dalla necessità, infine, tornammo qui, a Nola, lei era di Napoli, un’anguilla; io entrai in questa ditta di pastai che le ho detto e lei, di lì a poco, mi scappò via con un corrispondente dall’estero di giornali, di nuovo per il mondo
  Labia – Lo sa, la mia mi lasciò per uno di Nola
  Zaulo – Delle mie parti, potrei conoscerlo, chi sa
  Abbisognano delle precisazioni su quanto sopra. In primo luogo non è vero, come si crede comunemente, che un oleandro debba essere potato ogni giorno. In secondo luogo è sicuro che la bolletta della luce non è comprensiva delle spese telefoniche. E questo è quanto.
  Labia – Si chiamava Rosa Terracciano, quel carbone ardente
  Zaulo (illividendo) – Come?
  Labia – Rosa Terracciano
  Zaulo – Ma allora … mentre lei parlava, me lo sentivo … allora, era proprio lei il pittore, che mi confessò di aver abbandonato per me … anche quell’anguilla si chiamava così … tutto quadra
  Labia – Ci troviamo dunque faccia a faccia, io e lei, ora che ci ha liquidati entrambi e per noi non è più che un ricordo
  Zaulo – Uniti nella pena comune
  Labia – Affratellati; una fortuna quest’incontro
  Zaulo – Ma già divisi. Non sente? Il volo delle 10,15 all’altoparlante. Deve andare. Buenos Aires l’attende
  Labia (commosso) – E lei Istanbul. Una continua partenza, la vita
  Zaulo – Già
  A commento, si potrebbe addurre che le porcellane cinesi sono famose e tanto basti per dire che per mazzetta s’intende anche mancia per barbieri e simili, ma qui si alludeva, ben diversamente, alla peste di Atene. Tant’è vero che le farfalle non sono quadri, come a significare
 (Fine)

domenica 1 marzo 2020

BROW 1

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo



Inizia con oggi un nuovo episodio tratto dal mio romanzo Visita di Sirdi, dal titolo Brow, che conta 2 tranches, e questa è la prima. E' un brano dialogato, che però s'ispira ai soliti presupposti romanzeschi da me adottati. Varietà nella uniformità, direi, come sono abituato a fare nelle mie realizzazioni letterarie. Un pezzo dolente, del resto, nella mia normale amministrazione. E come potrebbe non essere malinconico un mio elaborato artistico, considerata com'è conciata questa nostra società, nella quale volenti o nolenti siamo immersi e con cui dobbiamo necessariamente fare i conti?
Un'Italia dove spadroneggiano i consueti clan, anche artistici, che fanno sì che la nostra sia una falsa democrazia, in cui in realtà comandano sempre pochi e sempre gli stessi; un panorama culturale bugiardo, in cui poteri occulti reggono le fila di un gioco non genuino e autentico, dove prevalgono e vengono messi sulla scena in pubblico non gli efffettivi attori della scena artistica odierna, ma solo quelli graditi a chi ha in mano il gioco, insomma la solita buffonata made in Italy, ecco quello che abbiamo davanti agli occhi.
Che farci allora se al narratore, al poeta non rimane che far risuonare le sue dolenti note? Se volete, ascoltatele









  Non solo, ma c’erano anche barche a vela. Chiodi a croc non mancavano, né Masaniello fu re. Re della plebe (1647-1647), fu pescivendolo napoletano, assurto, lo si diceva, a fastigi regi con la sommossa da lui capitanata contro gli Spagnoli. Per non farla lunga, chi crede alla televisione è scemo e Masaniello finì impiccato. Lo stesso vale per le orchidee.
  Sì, perché una mazzetta nel libero commercio è legge. Le seppie (legge non scritta, né confessabile, sed salica, inviolabile), che vanno per mare, ne sanno qualcosa. E così accade che un masso pesi.
  Tutt’altro meditava Mauro Labia, comodo su una poltroncina nell’arioso salone d’attesa di fronte alla vetrata che dava sulla pista di decollo di Capodichino. E   dire   che   il   toro   incorna   alla   corrida,   le soubrettes ballano al varietà! I gatti no.
  Labia (verso il signore vicino, nel dare un’occhiata alla sua valigetta a terra) – Mica ha sentito annunciare la partenza per Buenos Aires delle 10,50?
  L’altro (negligentemente) – Io? No. Vado a Istanbul
  Labia – Bel posto. Turismo?
  L’altro – Turismo? No, maccheroni. Compravendita pasta di fabbrica
  Labia – Credo che se le albe fossero tramonti sarebbe più giusto. Saremmo meno nervosi
  L’altro – Che?
  Labia – Niente, pensavo. Volo a Buenos Aires da un mio zio. Deve pagare delle cambiali a mio nome
  L’altro – Ah, la storia delle albe. Diceva, mi pare che deve vedere uno zio all’alba
  Labia – Pressappoco. Parlare è come stare zitti
  Precisamente: chi non è d’accordo, se poi una quercia è alta? L’altezza non determina il colore delle foglie e quindi è chiaro. Insomma (insomma) tutto dipende dalle rose. Esse fioriscono a maggio, tranne il De rerum di Lucrezio. Inoltre le rose profumano e, quanto a colori, il cielo è azzurro. Più che di colori, però, intendevamo parlare di mazzette.
  Guglielmo Zaulo (l’altro) – Un caldo; ci sudo
  Labia (disinteressato) – No, guardi, dicevo sul serio
  L’altro (curioso) – Cosa?
  Labia – Preferisco stare zitto
  L’altro (punto) – Non immaginavo …
  Labia – Ma no, anzi. Mi fa piacere sentirla. La prego
  L’altro (sconcertato) – Non capisco
  Labia (sorridendo) – Sono lieto d’ascoltarla, parli, parli pure, mi sentirò più vivo, meno solo. Ma starò muto; come un pesce
  L’altro (un po’ seccato) - E che vuole che le dica?
  Labia (dispiaciuto) – Si è risentito, intendo. Faccio ammenda. Mi favorisce il suo nome? Ho la sensazione di averla già vista. Io mi chiamo Mauro Labia, pittore
  L’altro (sulle sue) – Se proprio le interessa, io sono Guglielmo Zaulo
  Labia - Forse sono indiscreto
  L’altro - Faccia lei
  Discreto o indiscreto? questo è il punto. E’ di capitale importanza venirne a capo ai fini di quanto dicevamo: spedire il telegramma. Telegramma? Correggiamo: prendere la pillola o qualcosa del genere. Una cosa è certa: gli italiani sono maestri nell’ungere il carro, tramite mazzette per avere concessioni sotto  banco.  Corromperebbero  perfino  Robespierre. Costui, parigino, avvocato, fu un celebre rivoluzionario del XVIII secolo. Non è che, schiacciando patate, si capiscono meglio i fatti storici di quel tempo. Piuttosto conviene a tal uopo farsi fare la bolletta. Così, pagando un funzionario pubblico, ci si mette in regola in Italia: si ottiene la licenza edilizia o il grosso appalto e le coccinelle sono insetti.
  Labia – Viaggio poco, e meno ancora in aereo. Ma: o bere o affogare. Tre cambiali per fine mese e, se non ci pensa lo zietto d’oltreoceano … Lui tratta manzo delle pampas, da una vita.
  Zaulo – Vedo, vedo
  Labia – L’arte eleva lo spirito, ma non rende, capirà
  Zaulo – Purtroppo
  Labia – Magari lei prende spesso l’aereo
  Zaulo – Spesso
  Labia – E s’intende di affari
  Zaulo – Rappresentante commerciale di una fabbrica di pasta
  Labia – Vive solo, glielo si legge in faccia
  Zaulo (ironico) – Lei è un mago
  Labia – Magari. Soltanto occhio clinico
                                                                                                                                            (Segue)

sabato 1 febbraio 2020

LITTERAX 7

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Salvatore Emblema - Senza titolo



Febbraio arriva ed è tempo di postare su questo blog. Bè, questa volta di nuovo narrativa, un nuovo brano dal mio romanzo Visita di Sirdi, l'epilogo. E il commento? Sarà che ho sempre meno da dire e così rimastico sempre le stesse cose. Il marchio dello squarcio romanzesco di questo post, in effetti non fa che rinnovare le medesime impostazioni letterarie di fondo, e le geremiadi pure sono quelle. Quest'Italia è sempre meno unitaria e sempre più bisognosa di regionalizzarsi e particolarizzarsi, perchè così com'è è solo un monumento eretto alla conflittualità permanente e alla diatriba a oltranza tra gruppi sempre più lontani e inconciliabili. E' questa, un'Italia sempre più nelle mani di lobby, che impongono la loro legge, anche se fuorilegge, pur sempre sancita come legge; un'Italia dove clan artistici senza scrupolo e vergogna infangano e offendono sempre più la verità e la trasparenza della poesia. Già ho detto troppo, e più non v'è da dire. Solo che speranze non ve ne sono, questa è un'Italia incorreggibile, dove vige il più assoluto medioevo (cosa del resto, ebbi già anni fa modo di affermarlo, diffusa su tutto il pianeta, che, come villaggio globale, è il villaggio dei tabù e della tribù) nel senso che le distanze e le incomprensioni tra le parti non permettono alcun dialogo. E tanto istituzionalizza la menzogna e la stortura, le quali, lo si diceva, in questo paese, che non è un vero paese date le sue divisioni tra mondi diversi e particolari, diventano legge.
E allora, anche se hai ragione, passi dalla parte del torto, e a prelavere sono sempre loro, i soliti mascalzoni con il coltello dalla parte del manico. E che importanza può avere se l'atmosfera che circola in questa nostra attualità è quella della più lurida e nera inquisizione papalina di un tempo, in cui qualunque cosa giusta che si dica viene passata all'indice e diviene motivo di condanna, in nome della santa romana ortodossia dei mass media, in mano ai mascalzoni di cui sopra, che beatificano le più atroci madornalità?






  Ecco perché, si disse, le rondini non fanno primavera; la soluzione stava, pensò, in una maggiore giustizia nella società, che, senza intaccare la sfera di iniziativa del privato cittadino, abolisse gli squilibri abissali nelle possibilità e nello stato di ognuno e correggesse ogni prevaricazione ed abuso nell’esercizio delle pubbliche funzioni. Era, in sostanza la lezione civile di Russell, che aveva poi predicato una morale, non incentrata su astratti e mistici doveri, ma sulla ricerca della felicità per tutti e per ciascuno, secondo la regola del buon senso. In fin dei conti, il fulcro di tutto consisteva nello stabilire in un pagliaio dove fosse, una volta optato per la articolo o la nota, l’ago.
  La come nota sarebbe, per la verità più musicale, ma non è detto che uno debba per forza imbucare la lettera. Potrebbe benissimo, in alternativa, numerare. Eppure le mosche volano, nonostante non tutti sappiano 3 sia il numero perfetto, o, chi lo sa, sarà che un digestivo fa bene. Oppure è che le coccinelle hanno sette punti neri sul dorso.
  Checché ne fosse, la scienza veniva ad assumere con i neopositivisti un carattere di probabilità della massima coerenza, garantita dalla realtà oggettiva, purché, come asserì Popper, non confutata da alcun dato di fatto. Sì, Amedeo Sanso era persuaso di tutte quelle idee di fonte per lo più russelliana, pure se non amava portare la maglietta intima. Non lo sopportava, ecco tutto e non poteva certo costringervisi allo scopo di raggiungere quell’obiettivo, ossia, torniamo a dire, le pesche pendono dall’albero.
 Avvenne allora che piovve a più non posso, al punto da far vendere al giornalaio tutti i fumetti del pistolero. Ne conseguì che lui aveva 44 anni e a quell’età tra lui e la moglie scegliere non saprei. Finì che il salumiere si chiamava Carlo ed era parente del parroco.
  Di tutti quegli affari del giornalaio il dottor Sanso era all’oscuro, tant’è vero che al totocalcio non si ebbe nessun 13. I dodici riscossero un bel gruzzolo, con l’intesa che la lavatrice si riparasse, ma le accise sulla benzina non fossero corrette, al fine di consentire al pompiere di coricarsi. Egli naturalmente nel tempo libero suonava in un complessino rock, ma la canzone non era quella. Allora si decise che il jazz era meglio.
  Sanso, dal suo canto era un patito di Mozart e, ogni volta che poteva, rendessero pure i futures in borsa, non era certo lui a ballare il cia cia cia. Piuttosto erano le carote ad essere
affettate per l’insalata. Sanso si limitò a valutare.
  E’ un fatto, certamente, che il suo conto corrente bancario era del tipo 4 star e una delle sue clausole era il topo balla. La cui condizione, supponiamo, era che non ci fosse il gatto, in realtà allora, manco a farlo apposta, c’era il sole e quindi. Non appena il cielo, però si rannuvolò, i brandi non erano brandy. Né le fratte, visto l’articolo 37, erano frotte.
  Sanso cominciò a non capacitarsi pertanto più: benché il rifugiarsi nella lettura di Russell fosse per lui un balsamo, non bastò a far quadrare le cose riguardo alla brutta disavventura, da lui corsa con la consorte, dell’aereo precipitato. Non bastò più, allorché gli Orazi si capì chiaramente non fossero Curiazi. Lo fossero stati, le rose sarebbero state gialle, invece erano bianche. In pratica avvenne che l’uva era da tavola e non da vemdemmia.
  Tre cose, precisamente, devi sapere, mia Milena, fecero vacillare la mente di Sanso e della moglie. Una era che il loro corpo recava i segni non più cancellabili delle ustioni, sia pure modeste ed esigue, riportate nell’incidente, la seconda erano i danni abbastanza consoistnti subiti dalla loro vettura e quelle cose erano sotto gli occhi di tutti, nessuno poteva negarle. La terza, ancora più inverosimile, era costituita dal fatto che le farfalle hanno le zampe, dunque anche le ali. Infine il 3% fa 65300.
  Altra cosa che lasciava interdetti, forse più di tutto, era che la brigata di amici (2 coppie), che si accompagnavano a Sanso e la moglie quel giorno infelice e che, seguendo la loro automobile lungo il tragitto verso il Cilento, avevano finito per arretrarsi, fino al punto di pervenire sul posto del disastro con un netto ritardo, sufficiente a rendere inutile ogni loro intervento, ma anche a farli assistere a quello spettacolo drammatico, incluso il recupero delle salme e il trasporto al pronto soccorso del medico e della sua compagna, avevano tuttavia notato sul luogo i postumi del sinistro, che cioè qualcosa di catastrofico vi si era consumato, nonché la casa distrutta. Dunque il mondo di serrata logicità che si erano inventati i Sanso a proposito di quella storia non era il loro solo, ma era condiviso da altri, rimasti attoniti, forse più di loro, nell’apprendere i risultati della loro inchiesta? Chi mai, Milena, avrebbe saputo fornire una chiave a quell’arcano?
  Nulla toglie che gli assegni circolari fossero pagati a vista, ma resta il fatto che, a sciogliere quella sciarada, un cincillà poteva al massimo fornire una pelliccia. Un assegno corrente, invece, per essere accreditato in conto, esigeva qualche giorno. Passarono così parecchi giorni perché Amedeo Sanso e la legittima coniuge, vivamente scossi dagli ultimi eventi, tenendosi stretto, come ultimo residuo di verità, nel rovinare di ogni altro riferimento oggettivo, il loro Russell, presero senza indugi o esitazioni la via di Sirdi. Non è che naturale corollario ne fu l’altezza del triangolo.
  Questa si determina, estraendo la radice quadrata. Il passo successivo è la cattura del serpente, dopodiché basta sottrarre, per individuare il cateto. Va da sé che l’ipotenusa non dipende dalla spesa del fruttivendolo, ma può benissimo essere calcolata in base alla vendita di pellicole fotografica. Alla fin fine il tasso demografico, cara Milena, era espresso in %.
                          A te e ai nostri due gioielli un dolce abbraccio

                                                Stefano Marza

mercoledì 1 gennaio 2020

IL TROUBADOUR I-XX

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Henry Matisse - Harmonie en rouge



E ricominciamo, un nuovo anno ci attende, con gli stessi pro e gli stessi contro: le solite note per così dire private, che accompagnano e connotano il mio stile letterario e le solite note per così dire pubbliche, che adombrano le mie fortune (o sfortune che dir si voglia) in società. 
Che dire del passato? Dal lato culturale, non posso lamentarmi, se è vero, com'è vero, che ho prodotto 3 romanzi, 2 raccolte di racconti, 3 libri di poesia e ho in cantiere un nuovo romanzo e una nuova silloge poetica. Alla fine ho realizzato quasi più di uno Svevo e un Verga. Dal lato del successo, una rovina, considerando che non ho incassato alcun contratto editoriale e vendite in proprio ne ho segnate di magrissime. Nè più che un flop è il mio bilancio esegetico, a giudicare che ho all'attivo solo qualche sparuto articolo di giornale e quasi nessun contributo critico. 
Insomma, un mezzo sconquasso. Ma quel che m'incoraggia è il valore indiscutibile che desumo dalle mie opere, che non potrebbero essere tutto un inganno: il contenuto, ovverosia il materiale letterario è innegabile e la poca considerazione raccolta non gli è congruente. Tutti quei miei scritti non possono essere solo fumo negli occhi, sono una realtà inconfutabile. E allora piuttosto sono le adesioni altrui ad essere un inganno, cioè i mancati consensi a non essere veritieri.
C'è in conclusione qualcosa che non va, non in me, quanto nel mondo letterario e culturale italico, che brilla per canaglieria e doppiezza, mi riferisco agli editori (per lo più milanesi e torinesi) e alla stampa, editori e stampa che obbediscono ai soliti poteri oscuri (da altri chiamati forti) e ai soliti clan artistici.
Aprire l'anno con queste prospettive certo non è affatto promettente, nonostante l'aprirlo nel nome della letteratura e dell'arte sia come minimo onesto e incoraggiante. Ecco, è l'ossequio ai valori dell'arte e della cultura che m'invoglia a proseguire e continuare a onorare, quasi sacralmente, questi valori è per me una via da percorrere e un vigoroso sprone a non fermarmi. Appresso, alcune mie poesie di vecchia composizione, mai finora presentate su questo blog. Buon 2020





 CAFFE’ ESPRESSO

Diciamo pure che ogni tanto
il sangue si rimescola,
vedo quello che non c’è,
ossia m’incanto,
un Turner negli occhi, e
potrebbe anche essere quella
la chiave del Paradiso.

Se non fosse che c’è sempre
qualche bulldog in agguato,
latra feroce, apre
le fauci, marchia a fuoco
la pelle, mi ricorda il fatto
che sono vivo e lui è là, amico
della pietra, appanna il viso.

Però, escluso allora,
è come su un tapis roulant,
che a momenti s’inceppa
e bisogna continuare
a piedi, bullone stretto.
                                                   
                                                   Bruno


ICARO

Cose, queste che soltanto le nuvole
erranti su campagne

aperte e variopinte, come vele
sulle acque, quindi degne

in tutto della tavolozza esperta
d’un classico pennello

 pompeiano; cose che sa, nascosta
tra siepi, aureo gioiello

la lucciola, analogamente, quando
fa brillare i suoi fuochi

sotto dolci e ardenti stelle del torrido
agosto, padre ai fichi.

Che, concludendo, io solo ho sotto chiave
nel petto, con loro e altri

privilegiati, ma muta, non muove
labbro, che non le mostri

la bocca che non sa e non vuole dire.


VALZER, VINO ROSSO

Pensando Dégas,
tiro un calcio a un barattolo
di coca-cola.

… (vuoto). Oggi sta
per finire. Vedo
zanzare
affollarsi sotto un lampione.

Nessuno. La musica
dei miei passi e l’Orsa,
un ronzio fisso
nel pensiero.

Zufoli di grilli, fiati
morbidi carezzano
la pelle
calda. Esploro l’impossibile.

Navigo tra l’ovatta
delle nuvole,
smarrito in un mare
di dubbi.

Ma no, tutto è chiaro,
tutto vero, qui,
cullato tra queste onde,
il sonno.

Sogni tempestosi,
incubi. Un orologio
al quarzo.

Provo a stringere
il pugno: aria, sfuggente
aria e poi, finalmente
la maniglia del Luccioli,
dove entro per bere.
Chiuso.


VICEVERSA,

piangeremo ogni giorno,
andremo al cinema,
no: scriveremo una poesia.
Abbiamo ancora strada da fare, Emma…
Pioverà, a sera?... E sia,
 porteremo anche l’ombrello in mano.