lunedì 1 ottobre 2018

MENDARIX I

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





Chitarra, cartoncino, spago e filo metallico di Pablo Picasso







L'eretico Bruno riparte questo mese con la narrativa, precisamente con il I di una serie di inserti del racconto Mendarix (Idee sul vulcano di Mendariza), stralciato dal romanzo Visita di Sirdi. Una narrativa standard per il suo cliché e la sua cifra abituale, che ne fanno, oso credere, un pianeta a sé del panorama letterario d'oggi. Un autore è infatti prima di tutto se stesso, un mondo a parte in termini artistici, e ciò rappresenta il presupposto essenziale per un discorso espressivo. Essere un esemplare unico e irripetibile è la prima mira cui tendere per uno scrittore. Questa originalità, che insieme alle idee da lui incarnate sostanzia la sua personalità, incontri poi o meno le preferenze dei destinatari del suo impegno, la società, è un altro ragionamento, a posteriori, che però nulla toglie alla genuinità e autenticità del suo lavoro, di per sé bastevole a costituire l'oggetto artistico, consegnato alla fruizione e al giudizio altrui. In ciò si può individuare l'onestà culturale di un poeta o romanziere che sia.
Ecco, onestà culturale, è proprio quello che manca nella vita pubblica di questo paese, in cui continuano a dettare legge clan artistici e torbidi poteri in assoluta malafede.








IDEE SUL VULCANO DI MENDARIZA


  Assodato che fu Annibale a traversare le Alpi, non vorrei cominciare, come credo conveniate in base al titolo qui sopra, dagli attrezzi del dentista, che nel suo studio riceve clienti con problemi  orali. Sono  convinto  sia  più  appropriato, in loro vece, riferirsi a violini che suonano, così sarà senz’altro più giudiziario.
  Rotto pertanto il ghiaccio, entrati cioè nel vivo del discorso, non disdegneremo di ricordare i tempi in cui le greggi pascolavano nella malarica pianura laziale, che ispirò il poeta. Dopodiché, dedicheremo  senz’altro  un  delicato  pensiero  ai coccodrilli del Nilo, che fanno tanto paesaggio.
  Colorito certo, e pittoresco quanto un Giorgione, purché non si obietti che le guerre puniche furono 3. Per cortesia! Allora, uno potrebbe dire anche che un brandy va versato nel bicchiere, no?
  Bando alle chiacchiere, a Cheope ci sono le più belle piramidi. E il vulcano di Mendariza? si domanderà. All’ippodromo ci sono le corse, è presto detto. Mendariza infatti si ergeva sulla piccola isola di Leroga, che accoglieva a un di presso 2500 anime. Non si creda fossero piloti d’aereo, nemmeno una di esse svolgeva simile professione.
  Altro che piloti d’aereo, sembra che la capitale del barocco italiano sia stata quella del nostro regno del sud di allora, la città del Vesuvio per intenderci, e non, come si sarebbe indotti a pensare, i macchinisti delle ferrovie.  La spiegazione sta nel fatto che nell’isola non c’erano campi da tennis e quasi nessuno sapeva praticare questo gioco. Leroga era un lembo di terra immerso nel mare a quattro ore di navigazione dalla costa ed era meta frequente di turisti, specie col caldo. Non era la patria di Teseo, quantunque sulle sue scogliere venissero a posarsi le folaghe e i piccioni e i martelli vi fossero tutti col manico. Mendariza, che dava il nome al gigantesco vulcano che vi aveva sede, era il suo borgo sito a maggiore altezza.
  Essendo Leroga un’isola, le case avevano tavole, sedie, letti, tende o tendine alle finestre e c’era chi si faceva la barba col rasoio elettrico. Molti vi avevano l’abitudine di portare il cappello  d’inverno,  quando  poi   si   sa   che   le    ciliegie,   a gonfiarsene,  fanno   male.  Che   facessero   male  o  meno (chi ci badava?), quanti nell’isola si chiamavano Christian! Neanche fosse la pendola a muro.
  Tito  e  Nino   erano   due   di   Leroga;  scrutando   l’imponente mole del vulcano che dominava l’isola, era un giovedì di giugno, essi confabulavano insieme. - Vedi quanto fumo lassù! -. – Sì, Giugurta era re del Ponto -  - Che? -  - Tuo zio fa sempre il negoziante di olio? - - Non dovresti pensare sempre ai commerci, Nino - - Io? Se manco dal barbiere che sono due mesi! -  - E io no? Mai trattato in vita mia articoli di detersivi e igiene personale -    - Macché, niente val più di una visita alle rovine di Pompei - - Per me no; credo diversamente da te che la biologia studi anche i pesci - - Già, così quel tuo zio ci spedisce  un  bel  carico  di  quello  sopraffino  a  prezzo  di favore - - Quello? Non lo sai che le cipolle lo fanno piangere? - - E con ciò? - - Exegi monumentum, cantò  Orazio -  - Ma dai! - - Perché, i treni non andavano a vapore una volta? -  - Vapore? E’ fumo sul Mendariza, vedi? -  - Non  vedo che  nel tuo futuro tanti soldi -  - Ma se il mio hobby sono i garofani del mio giardino? -  -  Io   ti   consiglierei  un  bel  punto  e  virgola -  - Pensa piuttosto tutti giurano che quello lì a giorni lassù farà un’esplosione paurosa e poi vomiterà tanta lava,   senti! -  - A sentire, sento nostalgia dei miei vent’anni -  - Possibile tu non ti dia pensiero del Mendariza? -  - Non ci credo, Ottaviano morì a Nola, per questo -  - Come come? Guarda tutto quel fumo, là in alto e poi vedi se ci credi o no. C’è chi assicura le autorità ordineranno a breve l’evacuazione dell’isola, si teme che l’esplosione c’inghiotta tutti noi e Leroga - - Lascia stare, i lillà sono graziosi fiorellini - - Come no, pensa che, a darti ragione, Andrea   Lo   Carlo   lo   hanno   fatto   perfino   presidente   di tribunale -. Riprese Tito –


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                                                                                                               (segue)

sabato 1 settembre 2018

IL TROUBADOUR III-XVIII

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Amedeo Modigliani - Madame G. Van Muyden







L'eretico Bruno riparte questo settembre con la poesia, con tre sue composizioni. Ancora poesia? Sembra un controsenso, eppure la poesia continua. Poesia non come valore della vita, come sua emanazione di diritto, oggettiva e logica, ma come bisogno naturale, per così dire istintivo, animalesco. E' un inspiegabile impulso a manifestarsi hic et nunc, non un obiettivo della coscienza. Se fosse per la coscienza, chi scriverebbe poesie oggi?
Ma, nel momento di esternare se stessi, di tradurre in discorso il proprio mondo, è lì che poi subentra l'arte, la propria cifra. Lì emergono le personali forme elaborative, i propri indirizzi mentali. Qui rischio di ripetermi, riportando ancora una volta i miei accorgimenti da tecnico della materia e le mie amare verità, già espressi più volte nel corpo di questo blog. E potrei ripetere allora anche che la realtà ufficiale della cultura di questo paese non fa che ripetersi e riconfermarsi per quella che è, un ricettacolo di menzogne e piccolezze, mediocrità spacciate per cose di valore e frutto del dictat di clan artistici e poteri meschini? No, perciò qui tacerò, passando a far parlare direttamente la poesia 










PIANOFORTE DA ACCORDARE



Questo sia il pentagramma per suonare
versi e le corde e i tasti siano i soffi
del vento, cui affidare note amare.
E il motivo, che, in esotici golfi
sgargianti, affondarono dei corsari
feroci i nostri velieri con stive
di gemme e di perle, tingendo i mari
di sangue; che la più gelida neve
s’accanì il gennaio scorso in giardino
e ora altro non è che sterpaglia e stocchi;
che a noi le sacre colonne violarono
 selvagge orde dal nord e i triclini ricchi;
che il crack del titolo in borsa travolse
anche il nostro commercio di pneumatici.
Vibri così il concerto tra le case
come un de prufundis tra scherzi comici.


E non si dica mai che a disertare
fummo noi, abiurando o che fu tutta
questione di avversa stella a infierire.
In fondo fu nella nostra cassetta
della posta quella lettera a freddo
il cuore a trapassare, quel giorno
a causare in stazione il ritardo
non il maltempo, ma il guasto del treno,
in mansarda il raptus del micio in gabbia
a sbranare alla finestra il fringuello,
Jago sulla scena a instillare rabbia
nel Moro che strinse istigato il collo.





I GIRADISCHI ECCETERA



L’Iliade che scrivemmo
ci vide protagonisti in una storia
da poliziesco insulsa
 quanto la bolletta del telefono, aria
familiare e viziata sopra i nostri
appuntamenti da brivido, sopra
il thriller mozzafiato
che vivemmo. Domestico anche il the end,
tra pianti di cari, corone e mesti
telegrammi per l’estremo addio. E’ tutto.

………………..
………………..

Di te, oltre ai fuochi scialbi
che t’incendiavano la testa e al calmo
tuo passo sui giorni così comuni
del nostro calendario,
giocato sui dadi rocamboleschi
di normale amministrazione, al verde
mercoledì di Pasqua
tra i campi, dove, orrore, ci perdemmo,
all’elefante d’agata
made in China di seconda mano, esile,
che si ruppe nel tuo salotto cremisi, che mai fu
il mio, come il tuo indirizzo e la sorte,
mi accompagna il volume
pieno del giradischi,
che da S.Angelo, lassù orchestrava
alla valle, a te disperatamente
pia, a me?, al silenzio freddo
la canzone dei Magi, nella nebbia.
   

                                                                             
                                                              ( Sulla pietra tombale  
                                                              del prof. Giacomo Fondi,
                                                               insegnante di liceo in Nola)





IMPORTO TOTALE



Altri inverni, altri tramonti, domani
altri lunedì leggemmo una volta
nell'oroscopo, allora altri cumani
oracoli udimmo in fondo alla grotta,
altra la pesca, dunque che aspettava
il battello al largo,altri paesaggi
avvistammo al binocolo agli evviva 
dei marinai. Questo è, pure agli ormeggi
il molo dell'attracco, questo il foro
che misero a ferro e fuoco da oltralpe,
queste le vene di mercurio e oro,
questi i piselli, le fave e le rape.
Non altro che questo sarà il lampione 
per la sera, né altra la sabbia in riva
al mare o, affacciandosi dal balcone,
altro che quelle strade in prospettiva.

domenica 29 luglio 2018

ALLA GRECIA 2018

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Giorgio De Chirico - Ettore e Andromaca



E' ormai una tradizione di questo blog ogni anno di questo periodo, nel dare l'arrivederci a settembre ai suoi venticinque lettori di manzoniana memoria, dedicare un intero numero alla Grecia antica e alla sua letteratura. Anche questa volta la tradizione si rinnova, e in un'Italia come questa, alla mercé tuttora di clan culturali e poteri oscuri che dettano legge in campo artistico, è il meno che si possa. La Grecia maestra di arti e cultura si riconferma attraverso questa breve antologia di alcuni dei suoi migliori autori da me tradotti svolta essenziale nel cammino dell'umanità per lo sviluppo culturale della società.










MELEAGRO (A.P. V,174)



Fragile gemma, sonnecchi, Zenofila.
Potere, oh ! posarmi sulle tue palpebre,
sopore senz’ali, non sul tuo corpo
come chi incanta fino a Zeus la vista,
ma unico e solo averti tra le braccia.

                                                                 (Trad. Gerardo Allocca)




PLATONE - CRITONE (XVII)



Socrate: Al mio orecchio considera bene esse [le Leggi] giungono, o diletto amico Critone, come ai Coribanti il suono dei flauti, e nel mio animo echeggia uguale il suono di quelle parole e tu procura io non ne oda di altre. Rifletti orbene, per quello che io ora giudichi, comunque tu ti pronunci in contrasto con esse, dirai parole vane. Eppure, qualora ritieni di spuntarci qualcosa di più, fai sentire la tua voce. 
Critone: Ma, Socrate, io non ho parole.
Socrate: Lascia correre, allora, Critone, e facciamo così, giacché a questo ci chiama Dio.
                                                                    (Trad. Gerardo Allocca)




EURIPIDE   -  MEDEA (VV. FINALI)


Coro                                   Di molto fu giudice Zeus l’olimpio,
                     molto a sorpresa decretano i numi,
                     non andò in porto quanto era previsto,
                     un celeste ebbe i mezzi all’imponderabile
                  e la storia finì come finì.

                                                                      (Trad. Gerardo Allocca)




              CALLIMACO - AITIA, I, 1               


Sovente, incompetenti sulle Muse,
i Telchini sparlano dei miei versi,
io che un solo poema non vergai
per incensare dei re o vecchi eroi
in rime a miriadi, ma sobriamente
coltivo l’epos neanche un fanciullo,
per quanto molti decenni già siano.
Sappiano poi anche i Telchini quest’altro:
pur verità è che, stirpe tutta spine,
buona soltanto a mangiarsi il fegato,
scrissi con misura, ma pur eccelle 
di tanto la Demetra su quell’altra
 vasta e laida, dei due stili, Mimnermo
non la giunonica fiamma denota
soave, ma il suo discorso alla spicciola.

Al diavolo, genìa della calunnia
maledetta!: maestria misurate
con arte e non con l’asta persiana!
Non sperate il mio canto mai strepiti,
non è nel mio stile, ma di Zeus il tuono.
Ché, neanche in grembo la tavoletta
inforcai, mi apostrofò Apollo Licio –
Sacrifici, amico mio, che i più lauti
tu offra, ma la poesia, che sia fine.
E poi questo ti raccomando ancora,
non camminare sulle vie battute
dai carri, né mai il tuo cocchio dirigere
su dei percorsi già usuali ad altrui,
ma su vie non frequentate, se strette
quantunque più delle altre non importa -.
Al che ho ottemperato: siamo tra quelli
che il languido verso della cicala
antepongono al raglio dei somari.

                                                                           (Trad. Gerardo Allocca)




 DEMOSTENE  -  I  Filippica (I,1)


Fosse stato questo affare in ballo nuovo di zecca, miei Ateniesi, avrei pazientato finché i più dei consueti oratori dicessero la loro, e caso mai avessi condiviso una delle loro tesi, mi sarei astenuto dalla mia. Altrimenti, avrei provato io pure a prospettare il mio pensiero. Dal momento, però che ora ancora compete disquisire su problematiche in ordine a cui costoro si sono già pronunciati diffusamente in passato, reputo, quantunque mi sia fatto avanti per primo a parlare, che mi spetti la vostra considerazione.
Mettiamo che loro avessero fornito suggerimenti come si deve, ora non stareste per forza a dover prender decisioni

                                                                   (Trad. Gerardo Allocca)


ALCEO – Fram.  63


La  divina Saffo, che porta serti
di viole tra i capelli e soave ride.

                                                                     (Trad. Gerardo Allocca)
                                                                                                            

domenica 1 luglio 2018

ALGER III

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Wassily Kandinsky - Composizione X



Siamo all'ultimo atto del mio brano Alger, al III stralcio; coronamento, dunque di un per così dire, come io lo chiamo, paragrafo del mio romanzo Lungo il muro. Invariato il discorso narrativo, le cui linee portanti sono state da me già esposte nei precedenti post di questo blog. Purtroppo, come al solito, nulla cambia per ora anche nel mondo ufficiale della cultura italiana, con i suoi soliti difetti personalistici e gretti, che ne fanno un mondo chiuso e privilegiato, dominato dai medesimi clan e poteri oscuri.






Figurarsi il farmacista, per poco non comprava del vino bianco, lui che, non per via del contrabbandiere, usava sempre sapone liquido per la pelle. Fu invece a causa di quello se i tulipani sono gialli sul campo.
Se fossero rossi, si dovrebbe supporre che le rondini volano, laddove non si sa se la marmellata è di ciliegie o di albicocche. Ignorandolo, si può sempre affermare quei cavalieri erano guelfi, non ghibellini. Per farla breve, non è detto che, vedendo un cane scodinzolare, debba essere un levriero per forza.
Potrebbe tranquillamente essere, in caso affermativo, che il suo padrone si rechi a far visita a un amico di vecchia data e, mentre di trova in cammino, venga a piovere. Allora nessuno osi gridare allo scandalo, dato che il giovedì è come il mercoledì, ma diverso dall’apriscatole. Quest’ultimo solo potrà garantire se, in conclusione il tonno sia all’olio di oliva.
Nonostante ciò, chi si sentirà di escludere Montanelli simboleggi tutta la boria italica a buon mercato e infondata dei giornalisti. Egli credo non fosse un ammiratore di Napoleone, pur essendo che i pesci stessero in mare e le acque fossero piuttosto calme di fronte ad Amalfi, il che avrebbe spinto chiunque a bere un tè, dichiarando senz’altro al suo accompagnatore – Reputo Olivier vincerà oggi all’ippodromo -
Fa d’uopo, se ciò è, che i progetti letterari futuri di Allocca debbano essere più idraulici, per il fatto di spiegare essi, infatti che la luna sta in cielo. E a maggior ragione, egli si chiama anche con secondo nome Giacomo, suppongo, per le esigenze idrauliche. La circostanza sottintende che Mosè dettò le leggi, con la naturale e imprescindibile premessa che un uovo è di gallina, altrimenti, mettiamo sia di anatra, permetterebbe di asserire che una camicia ha il collo largo.
Per farlo, occorrerà contemporaneamente verificare che i vandali erano barbari e invasero l’Italia e che una scarpa a mocassino è senza stringhe, sempreché la recluta abbia i requisiti per essere arruolata nel corpo dei finanzieri. Dopodiché, si tratterà solo di chiudere il barattolo con le alici in salamoia.
Automaticamente così si potrà appurare anche che Napoleone fu un eroe della storia, come già Giulio Cesare o Augusto o Alessandro Magno, e l’incarnazione di una visione della società, che sfociò pienamente e definitivamente purtroppo solo qualche decennio dopo la sua uscita di scena, anche se in veste rinnovata, nell’età liberale. Si appurerà insieme che il tappo della bottiglia è di sughero, per cui si rende necessario un cavatappi apposito, non gli scooter nel traffico cittadino, i quali non per nulla vanno a benzina.
Come gli scooter hanno due ruote, così sulle montagne. In campagna, diversamente si coltiva la terra, dunque come si potrà giurare Pier delle Vigne fu disonesto? Il nostro giudizio sul suo conto è che le pesche maturano sull’albero.
E questo è il perché o è verde o è rosso. Nulla impedisce sia però azzurro o giallo, per cui la risposta non può essere che no. Ne discende che l’opera futura di Allocca prevede di sviluppare e ulteriormente perfezionare la sua letteratura, sulla scia dei criteri tecnici sopra delineati, non nella impostazione di fondo. Non suppongo ciò dimostrerà che uno pneumatico deve essere gonfiato a pressione, piuttosto è lo pneumatico che, essendo di gomma, farà sì che le ruote siano quattro.
Allo stesso modo la dura disfatta napoleonica di Waterloo servirà a far capire come spesso nella storia aver ragione non serve, così come tra uno scoiattolo e un coniglio non significa che bisogna preferire o l’uno o l’altro, è sufficiente prendere il cric e sostituire la ruota, se bucata.
La parte futura di Gerardo Allocca come letterato, ecco che consisterà nel dar vita ai libri da lui progettati per il seguito, i cui titoli sono: Lungo il muro, Gli affari del dottor Penta, Il lasciapassare per Balveno e forse Verso sera e Ziggurat, oltre a tutta la poesia che ancora fiorirà e a questo romanzo già in cantiere.
    Mi corre adesso l’obbligo di precisare come l’allodola sia l’uccello del mattino, per cui al suo canto o è così o è cosà, sempre presumendo l’automobile sia gpl. Non è detto con ciò che la targa debba essere AN320AF.


(Fine)

venerdì 1 giugno 2018

ALGER II con IL TROUBADOUR (II-XVIII)

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Jean Hans Arp - Lingam





Doppio inserto, questo mese de L'eretico Bruno, insieme lirico-prosaico. Include infatti sia il II brano di Alger, continuo del precedente mese, sia una mia poesia, Canzone del Wurm. Per il primo, niente da riferire oltre a quanto già detto come introduzione al post di maggio. Per la seconda, non è che ci siano molte novità rispetto alle linee direttrici del mio discorso sulla poesia, pure già delineate in questo blog, e per le quali rimando all'articolo del 3 settembre 2013 in questo stesso blog. Riconferma, dunque di mie formule sia narrative che liriche già manifestate, ovviamente su soggetti alternativi, ma che comunque s'imperniano su una ossatura artistica di fondo preesistente. Niente da annotare anche nei miei rapporti ufficiali con la cultura e letteratura italiana pubblica, sempre nelle redini di clan che fanno i loro comodi, cui a loro volta danno il via libera i poteri oscuri e malsani che reggono le sorti di questo paese sempre più martoriato e mistificato 









ALGER II



Non avendolo visto, Napoleone aveva sorelle e fratelli. Tra essi vi è da ricordare il famoso detto usque tandem Catilina, il quale era un vero intrigante e molti pensavano che mirasse molto in alto nei poteri dell’urbe. Ne è garanzia la margarina, che è grassa, laddove un chiodo ha la testa.
Si badi che l’aver quello la testa non presuppone la lana della maglia sia d’angora, mentre potrebbe benissimo essere che il pesce sia un merluzzo. In tal caso chi assicura il libro abbia giusto 375 pagine?
Gerardo Allocca immagina questo suo in corso, Il corsaro Juan, superi il migliaio. Il suo astrattismo narrativo e la sua rappresentazione semantica in versi, ch’egli riassume anche cumulativamente sotto il termine razionalismo, si estrinsecano, il primo su tre piani di intervento letterario, l’altro attraverso la trasmissione di idee travestite sotto descrizioni sceniche poetiche. L’uno e l’altra permettono il filo della corrente sia di rame, malgrado il biancospino. E’ che il giovanotto fa il parrucchiere, perciò.
I 3 piani dell’astrattismo narrativo di Allocca, del resto non differiscono dal 26. Uno, infatti è quadrato, un altro è tenente, il terzo è stato investito da un’auto. Più precisamente, il primo è di natura discorsiva e riguarda il ferro da stiro (lo definisco prosa schizofrenica o atonale, cioè slegata e illogica, per quanto musicalmente amalgamata), il secondo di natura raffigurativa e si riferisce alla caduta da cavallo del barone (ovvero, per un verso, aequatio fictionis ac veritatis, formula il cui significato traspare dalle parole stesse, per un altro, reductio ad unum, che sta per suggerire come le varietà della trama siano ricondotte all’unitarietà e individualità della coscienza), un altro beve la grappa. Il terzo infine, tematico, non avendo il costume da bagno, si riassume nelle locuzioni non correlabilità romanzesca nonché identitas mentis ac societatis e vuol dire io sono tu sei, cioè che l’azione, il soggetto non è omogeneo, non rispettoso del filo narrativo e che comunque, nonostante la sua non correlabilità e non contemporaneità, rispecchia nel suo contenuto drammatico e significativo la vita odierna, per comporre globalmente una moderna comoedia intellectualis. Indico praticamente con il tutto che la prossima svolta è per Sperone.
La successiva ancora è una pianta di albicocche, le quali così danno luogo alla pace di Caltabellotta e non alla consecutio temporum, con l’avvertenza di chiudere bene il gas.
Dopodiché, svitato ben bene il coperchio, le rose hanno le spine. Queste essendo dure, non si può sapere se fu Romolo o Remo. Supponiamo il primo, come si potrà verniciare? Il secondo? E come sarà possibile sbucciare la pera? Sarà presumibilmente che il fazzoletto di porta in tasca.
Sennò, ditemi quale scala sarebbe a pioli? Sicuramente il sapone farebbe la schiuma e la o sarebbe con l’accento. Ecco come avvenne che l’orologio batté le cinque e mezza e il treno partì.
Non era il treno per Salerno, ma il vaso è lo stesso sul balcone. Va innaffiato sovente, per evitare il tè si raffreddi. Freddo, non è detto che sia per forza il giovedì. Potrebbe, per esempio essere di domenica o venerdì o, e allora i casi sono due: o io o tu.
Persistendo il dubbio, sarà consigliabile tenere a mente che il legno è di noce, né la terza sinfonia. Meglio, credo la Turandot, voglio dire se si sta in Africa, almeno così sono i gatti e non i cani. Passi pure, eppure il tappo è nella vasca, quindi chi potrebbe dire ciao ciao?
Converrebbe in alternativa la ξ, ma non servirebbe ripetere che Napoleone per molti fu un mito nella sua epoca: ci fu chi, per dire, pescava le trote del fiume. Qualcun altro spaccava la legna, infine i limoni erano gialli. E’ evidente allora che essere quarto equivaleva a venire dopo il terzo. Non necessariamente zuccheriera a oblò della nave. Come anche, Arlecchino per tanti rappresenta il peggio della italianità.
Noi pensiamo che tuttavia un cappotto d’astrakan sia troppo, contrariamente al vaso greco, che pare fosse di Corinto. E non staremo poi a elencare gli altri reperti archeologici, sennò la zucca sarebbe il cocomero e ci vorrebbero gli occhiali da sole per andare in tour in Africa. Basterà riferire che fu Napoleone a istituire i licei e il famoso Codice.
Ben altro fece il finanziere a Civitavecchia, il quale, vedendo il contrabbandiere scappare dietro il molo, non ricordò che Tasso si chiamava Torquato. Giustamente giudicando che un gateau dev’essere a crema, non sparò a vuoto e lo scontrino dal tabaccaio.

                                                                                                                      (segue)





Edouard Manet - Jardin à Bellevue



IL TROUBADOUR (II-XVIII)




CANZONE DEL WURM




Un tocco ancora, sia pure non cambi
il colore al cielo ancor sempre cenere
sul set che ciak per ciak sui nostri lombi
all’aria aperta si sceneggia o in camere
ammobiliate e sempre in alto il lampo
minacci, un tocco, dicevo, non manchi
su questa grotta dove all’avverso tempo
mi riparo e alle fiere, l’asta e i fianchi
addestrando alla caccia a lepri e volpi.
Pesterà sangue di cinghiale, polvere
di lichene e carbone selce in colpi,
spanderò il tutto con schegge di rovere.


Una messa sia quest’azzurro o porpora
spalmato sulla roccia, che, un bisonte
sbozzando, ci propizi ad ogni aurora
gli spiriti del monte e del torrente.


Non valga che i predoni dentro il bosco
la carrozza assalirono e ogni cosa
razziarono, fu nonostante il casco
fatale al motociclista la corsa,
da nord ancora violarono le Alpi
e sciamarono tra capitelli ed are,
tra i nostri fori e gli anfiteatri, empi,
il gelsomino caro a antiche sere
il solleone bruciò nel giardino,
auto che guasto affidò all’elettrauto,
voce che all’altro capo del telefono
troncò la mia per sempre e mancò il fiato.