venerdì 1 aprile 2016

TROUBADOUR


L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente facilmente obliterabile del nostro passaggio



San Sebastiano - Antonello da Messina


Come un antico troubadour, eccomi a una nuova composizione poetica. Segno forse di una mia rinnovata fiducia nella poesia? Per niente, sono ben conscio che anche questa, come le altre precedenti, non servirà a nulla, se non a riconfermarmi nella mia lucida disperazione. Più che altro questi versi rappresentano, in un'Italia come l'attuale, malata e sbagliata, vittima com'è di clan, poteri meschini e discriminazioni territoriali, la manifestazione di un mio atto di fede nell'arte al di sopra di tutto e a prescindere da tutto, come una specie di eroico mio martirio nei confronti di quest'epoca senz'altro infelice.








SENZA VOCE



Lo stesso avviene se si torce un tubo

di ferro o si taglia l’erba a una siepe,

se il sole battente soffoca il piombo

perfino dei tipografi, se rompe

l’acqua il vetro congelando tutta,

il secchio se si sfonda per il troppo

peso, il fuoco se divampa in fretta.

Così dalle Alpi calarono, un lampo,

e si sparsero tra triclini, fori,

anfiteatri e are delle vestali.

Giacque così per sempre in fondo ai mari

il nostro galeone di gioielli

carico, al rientro dalle splendide Indie,

come così la grandine s’abbatte

e la cronaca registra tragedie.

E’ che ogni stella poi notte per notte

si consuma, una piuma di qua e là

è sballottata e sempre nella polvere

o nel fango finisce, anche una perla

per profani o per malelingue può essere

una biglia e un’autostrada un sentiero.

E’ uguale se si scorda il pianoforte,

la tubatura se perde nel muro,

se esce sempre al bar un flop alle carte.







martedì 1 marzo 2016

FROSAR

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente facilmente obliterabile del nostro passaggio




Henry Moore - Two Piece Reclining Figure Cut

Qui appresso la seconda tranche dell'episodio del mese scorso Lintrolac. Seguire la letteratura in lingua italiana di oggi nelle librerie o sulla stampa e, peggio in televisione, significa acconsentire ad una buffonata gestita dagli editori, dai clan e dai poteri meschini di questo paese. Forse, come ebbi a dire in un'occasione, la verità oggi viaggia su internet e sui social network, malgrado tutto più liberi rispetto ai canali tradizionali di comunicazione, tutti chi più chi meno asserviti a qualche logica machiavellica. Leggere quest'altra mia pagina di narrativa, tratta dal romanzo in corso Lungo il muro, può voler dire accostarsi più da vicino alla verità artistica e sfuggire alle bugie e mistificazioni dell'editoria nazionale









  Non fu perciò, quindi che si consigliarono tra loro sul da farsi. Uno, un passeggero dichiarò – In campagna si respira meglio, io, d’estate me ne vado lì – Un altro, un secondo passeggero – Secondo me il colore più bello è il grigio, sta sempre bene e non dà nell’occhio – Un terzo, uno dell’equipaggio – Una motocicletta rombante non è un cavatappi -. Decisero così che, appena scesi a Ischia, avrebbero fatto tutti il bagno. Ma Poseidone tornò a tuonare -  Non inchinatevi a me e fra qualche minuto starete in fondo ai gorghi, muti come pesci per sempre – E allora essi si misero a ballare un sirtaki e Poseidone si unì a loro in una grande festa sulla tolda della nave. Il capitano dell’imbarcazione fece sentire in quella la sua voce squillante, che catturò per un attimo l’attenzione di tutti, anche del dio – Un chiodo a pressione va infilato nel muro - . Alle 12 e 15 approdarono a Ischia. Naturalmente questa era la prova che un barbiere può chiamarsi anche Jò. 
  Ciò detto, mi sembra appena il caso di ricordare che nell’automobilismo pit stop non significa andare a tutto gas, per quanto nel far west una volta ci fossero gli indiani. Ecco come avvenne quel che avvenne a Palazzo Schioppa: divampò una infuocata disputa su chi fosse l’autore dell’affresco conteso, che in tanti non vollero riconoscere di mano berniniana. E ci fu (Teodoro Giobba) chi disse Giuseppe Ribera, chi (Lando Crimalchi) Bernando Cavallino, chi (Simone Arcolisci) Luca Giordano, chi (Eduardo Lava) Francesco Solimena, chi (Federico Salfi) addirittura Salvator Rosa. Poco mancò che si bucasse la ruota e si dovesse cambiarla, e allora si sarebbe dovuto anche andare dal gommista, solo che, dato che l’elettrauto si trovava più vicino, poi non si poteva sapere se fossero le candele ad essere guaste o bisognasse cambiare invece l’olio. Siccome non si trattava delle gomme, alla fine si optò per la I decade di Tito Livio e si lesse Machiavelli. A questo punto, tutto stava a decidere se era meglio lui o Guicciardini, al che si pensò giustamente che, per saperlo, bastava rivolgersi a un carrozziere, anziché a un gommista o a un elettrauto. Effettivamente così il colore poteva essere lilla metallizzato e si sarebbe risparmiato di scegliere tra Machiavelli e Guicciardini, tanto o l’uno o l’altro sempre occorreva aspettare la primavera per vedere introdotta l’ora legale. Un altro ebbe inoltre a dire che in fondo sia l’uno che l’altro dei due scrittori erano toscani e in una Campania autonoma o indipendente sarebbero stati quasi dei forestieri. Il problema, però era, ciò assodato, se un lombrico scava il terreno maggiormente in un giardino o nell’aperta campagna, per il semplice fatto che d’estate ci sono le pesche, laddove a Carnevale si festeggia con le maschere. Non vorrei che ora si fraintendesse e si credesse che le camelie profumano di più.


Luca Giordano - Il matrimonio della Vergine

  Gianlorenzo Bernini, per meglio capirci, non è che amasse le camelie più di tutto, ma, pur essendo napoletano di origine, visse a Roma. Egli, il massimo esponente del barocco italiano, secondo i biografi, rientrò a Napoli, dunque, per trovarsi al capezzale della madre in punto di morte e vi rimase per circa tre mesi, fin qualche tempo dopo la dipartita di quella e la sua tumulazione. Ebbene, non è che perciò le gomme della macchina fossero lisce, no, ma è che una guardata alla pressione non fa male, voglio dire che non devono mai essere sgonfie, quando si circola sulle strade. Federico Salfi, il noto storico dell’arte, ben coscio di ciò, faceva sempre controllare le gomme dal benzinaio e fu così che formulò l’idea che Bernini avesse dipinto lui l’affresco di palazzo Schioppa. L’illustre architetto, scultore e pittore, secondo le sue ricerche, non è che possedesse una Renault, ma era pur sempre di sangue partenopeo, tant’è vero che comunemente si dice non c’è due senza tre. E pertanto Salfi asseriva che Bernini nel trimestre che si fermò a Napoli per restare presso la madre morente, fu ingaggiato dai baroni Schioppa di Carinola perché eseguisse nel loro palazzo di via Mirto angolo via Toledo un affresco raffigurante la nascita di Partenope dal fiume Sebeto, cosa che il genio del barocco poi realmente fece in quel lasso di tempo. Non per nulla un affresco non è un rinfresco, che avrebbe comportato più panini imbottiti, qualche wurstel, del cotechino e tanto champagne, cosicché l’artista napoletano, passati i tre mesi, se ne ritornò a Roma. Con ciò non significa che a Nola o, non so a Saviano o Marigliano o Ottaviano, tutti comuni del nolano, si viva meglio, nient’affatto, ma solo che, quando si gira in macchina, bisogna avere sempre l’accortezza di portarsi appresso la ruota di scorta in buono stato, caso mai la partita finisca 4 a 1 e i tifosi allo stadio urlino urrà.
  Giustamente si osserverà ma lei è del nolano? e risponderò sì, ma non è vero che ho le gomme sgonfie alla macchina, basti dire che al rinfresco c’erano perfino dei rotoli di calamaro al graté. Se è così, allora com’è possibile che Giordano Bruno finì sul rogo? Era nolano anche lui, no? Spiego subito: un mio amico elettricista, avendo acquistato una Citroen, si fermò dal benzinaio e questi gli chiese controllo le gomme? Lui rispose sì, dopo aver fatto benzina.
  In tal modo fece anche Giordano Bruno, ma siccome a Roma facevano i festini in Vaticano, Lutero protestò. E non ti andarono perciò in giro con le gomme sgonfie? Il mio amico elettricista fu conseguentemente dichiarato eretico a causa della sua Citroen e immediatamente messo al rogo dai Gesuiti in Campo dei fiori a Roma. Non solo, ma le camelie fu definitivamente dimostrato che non sono dalie.
  La circostanza non è priva di importanza, solo a pensare che nel nostro paese un editore manovra i suoi cronisti come fossero suoi lacché e chi non fa come dice lui, fuori. E poi, non si creda, come solitamente si sente dire, che non c’è rosa senza spine, perché ci sono anche le dalie, le camelie, le azalee, i tulipani, le orchidee, i giacinti, i girasoli, i gerani. Ne esce confermato che le camelie non sono dalie, come pure la pinza, il trapano, il martello. Va al riguardo puntualizzato che un chiodo prima si estrae quello vecchio, poi si fa un nuovo foro, infine si ficca nel muro. Dopodiché si appende il quadro e qui ritorniamo punto e daccapo: to bie o not to bie?
  Sì, perché, ditemi voi, se le camelie non sono dalie, com’è possibile che, saliti su non so una Porche, uno vada per controllare la pressione alle gomme e gli venga candidamente comunicato che sono lisce? E’ la Porche che non è una Renault o la Citroen che non è dell’elettricista? Ci si può consolare solo dicendosi che dopo tutto anche le ortensie sono fiori, malgrado l’aperitivo.   
  E perché un digestivo no? Sicuramente, è sufficiente dire che un gommista ne beve, quindi le ruote possono benissimo essere lisce. Il ragionamento adesso ci porta logicamente a concludere che l’elettricista aveva ragione quando diceva che un benzinaio non è un gommista. In realtà egli, e così tutto quadrava, aveva comprato una Citroen, non una Peugeot.
  Vuoi vedere che è per questo se tra Bernini, Giuseppe Recco, Luca Giordano, Salvator Rosa e tutti gli altri che furono chiamati in causa da critici e storiografi, non si riusciva a capire chi fosse l’artefice dell’affresco di palazzo Schioppa? Bernini dicevano certi no, è troppo poco architettonico; Recco dicevano altri no, manca della freschezza che alberga nei suoi dipinti; Salvator Rosa obiettavano altri ancora, no, manca di fantasia surreale.  E analogamente per gli altri candidati, c’erano sempre degli studiosi che avevano qualcosa da ridire, sicché quell’affresco di palazzo Schioppa pareva di tutti e di nessuno. Non si finiva più in tal guisa di avanzare ipotesi sulla sua paternità e puntualmente di screditarle. Si arrivò al punto a Napoli di fare la fila presso i gommisti, tanto le dalie erano ricercate ai negozi di fiorai.
  La cosa continuò a trascinarsi così irrisolta per mesi, come fosse che una BMW non potesse avere le gomme sgonfie, quando poi erano le camelie a profumare, non i contrabbassi. Tutt’al più si poteva credere che i violoncelli profumassero, benché fossero in tanti a preferire i clarini. Alla fine un fagotto perché non avrebbe potuto profumare lui? Fatto sta che la vendita dei tulipani crebbe a più non posso, dopo che si diffuse la voce che italiano non significava quello. Tutti si chiesero quale fosse la pressione corretta per le gomme e si stabilì che quella di scorta doveva essere alla stessa pressione.
  Ovviamente il manometro per la misurazione non doveva essere confuso con il barometro, come fecero molti automobilisti. Essi però, in cambio, ricorrendo ai barometri, date le file dai gommisti, fecero indovinatissime previsioni del tempo. Nonostante prevedessero pioggia e maltempo per tre giorni di seguito, la vendita dei tulipani non calò, anzi furono le Renault, non le Opel. E ci fu chi dalle reti Sky annunciò che, dato il protrarsi degli affollamenti presso le officine dei gommisti, a Napoli era stato ufficialmente deciso di porre fine una volta per tutte alla diatriba su chi fosse l’autore dell’affresco di palazzo Schioppa. Il cronista Sky aggiunse anche che le dalie non erano camelie, e molti non capirono.
  Manco a farlo apposta, in effetti, le gomme delle macchine erano 4+1, quindi bisognava aggiungere 1, il che giustificava pienamente l’aggiunta nella notizia da parte delle reti Sky. Fatto si è che numerosi telespettatori pensarono bene, una volta appresa quella notizia, che, come le dalie non erano camelie, così non si doveva più andare alle partite di calcio su tutto il territorio nazionale e allo stesso modo altri non vollero più acquistare i giornali. Similmente la nostalgia.
  Per di più i telespettatori erano sia maschi che femmine, dunque, non essendo unisex, indossavano abiti di taglio ben diverso. Ne viene anche che l’acquedotto serve le case dei cittadini, così come le linee telefoniche, della luce e del gas. Altra conseguenza è che un concerto di musica da camera si può fare. Inversamente una lavastoviglie va caricata col sapone, per cui non ha senso dire questo quadro è brutto. Resta il fatto che le albicocche sono morbide, i mobili di legno, i lampadari pendono dal soffitto, neanche le carote non stessero sotto terra, come le patate, e gli zucchini non fossero verdi. Per il resto, i cavalli galoppano negli ippodromi.
  Gli stessi non rimasero coinvolti nella controversia a proposito dell’affresco di palazzo Schioppa.  Questa sembrava incomponibile, a tal segno da indurre la Soprintendenza alle Belle Arti e Monumenti di Napoli ad adottare come estrema ratio una soluzione assolutamente sui generis per cavarsi d’impaccio e sperare quello stallo insormontabile. In altri termini i grissini sono un utile spuntino e si discostano dagli omnibus per il fatto che questi si fermano a tutte le stazioni, ma non il ferro dolce.
  La latta è proprio così, ferro dolce o ghisa? Ben altrimenti, il cemento s’indurisce contrariamente alle dalie, che, come fiori profumati, non coincidono con l’area. Il volume è, invece quello del cemento, ma un po’ minore, in quanto la latta è più debole, per cui, quando si misura l’altezza, viene sempre più alta, di circa 5 cm. 7, infatti è troppo, perché corrisponde ai colori dell’arcobaleno, 4 è poco, perché il quadrato è un poligono. Non rimaneva che sentenziare che l’affresco di palazzo Schioppa apparteneva a tutti gli artisti candidati, fino a successivo eventuale accreditamento. Così fece la Soprintendenza di Napoli, assegnando a tutti i nomi avanzati, Bernini, Giordano, Rosa, Recco, Cavallino e gli altri quell’opera d’arte, un po’ all’ uno un po’ all’altro, dal momento che essa sembrava avere un po’ di ognuno di essi, senza averne tutto. Tanto per dire, il cannocchiale serve, una borraccia pure, un caricabatterie. Di Bernini aveva l’originalità e la grandezza, di Salvator Rosa la magia del colore, di Giordano la monumentalità, di Recco la naturalità, di Solimena l’eleganza, e così per ogni altro dei pittori della scuola napoletana del XVII secolo vi era qualche tratto tipico che apparteneva all’affresco. Eppure, in autostrada la velocità non dipende dallo stesso motivo, intendo dire che non bisogna estrarre la radice quadrata di x, ma pagare il pedaggio.  
  Ecco come avviene che, cliccando sul nome, si apre una finestra su cui si legge inserire i propri dati anagrafici e una fotografia, dopodiché premere il piede sull’acceleratore e innestare la freccia a destra, facendo in modo che compaiano tutte le tappe della carriera nel curriculum, che si avrà cura di firmare alla fine, apponendo la data del giorno e avviandosi sulla tangenziale a non più di 80 Km orari, tanto più che le stelle sono bianche la notte. Non dimenticare che  i cani fanno bau bau

lunedì 1 febbraio 2016

LINTROLAC

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta. correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Wassily Kandisky - Mit und gegen
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Continua la presentazione degli scritti dell'autore di questo blog. E' la volta di Lintrolac, un nuovo episodio (per la verità composto diverso tempo fa) dal romanzo in corso Lungo il muro, che verrà distribuito in due tranche, di cui questa è la prima. Inutile dire che si tratta di una sfida aperta conto la pochezza e indegnità della editoria letteraria italica, per lo più milanese e torinese, come pure di un paese, come questo, che si regge sulla menzogna e la dissimulazione della verità. Altre parole, per chi ha già esperienza di questo genere stilistico e narrativo assolutamente personale, di cui sono il coniatore ed artefice ex-novo, non servono. 




  Jagghess forse vuol dire qualcosa, ma non ho idea che. Non potrebbe sicuramente indicare quanti anni aveva sul groppone Matusalemme, se non altro per il fatto che un ottagono richiederebbe anche gli angoli nella figura, laddove il basilico è verde e un lampadario deve portare le lampadine. Ma Jagghes potrebbe anche essere il cognome di qualcuno, certo, ma allora le motociclette dovrebbero essere più potenti, sennò come potrebbe il sedano essere anch’esso verde?
  Bando alle ciance su Jagghes, ho già abbastanza problemi con la pittura napoletana del ‘600. Sarà che avrò sentito quel nome da qualche parte, ma ciò non implica che debba per forza sorbirmi un tè al bar. E se prendessi uno skotch? Non sarà questo a tediarmi l’anima. Un caffè lungo, e via.
  Venendo al dunque, dicevo che Matusalemme aveva gli anni, e perché Alì Babà no? Il punto non è, allora Matusalemme o Alì Babà, ma le piastrelle del bagno devono essere 15x30 oppure 25x25? Onde scegliere al meglio, mi rivolgerò a un avvocato, che possa illuminarmi sulla possibilità o meno di diventare ballerino. Ballerino, direte? Ballerino, quello, precisamente. Immaginarsi che, qualora diventassi ballerino, dovrei disporre di una patente di guida, e secondo voi, avere una patente di guida non esige che uno sia maggiorenne e, se maggiorenne, uno non potrebbe anche chiamarsi Jagghes? Jagghes potrebbe, perciò, non essere il venditore di piastrelle, cosicché la scelta dipenderebbe solo da me, e vuoi vedere allora che non saprei decidere tra 15x30 e 25x50? Lapalissiano.
  Ma veniamo alla pittura napoletana del ‘600. Basti dire che una confezione di detersivo per i pavimenti è in genere di plastica, per capire che la pittura non è la scultura e, se è così, mi sapete dire per qual motivo nel nostro paese arricchirsi spesso esige di essere disonesti, per cui tanti sono i danarosi che si sono procurate le loro fortune per mezzo di imbrogli e inghippi, altro che lavoro? E solo a considerare che la pittura non è neanche l’architettura, sorge logica la conclusione che da noi rubare è meglio. Ecco che in tanti dicono alla fine, o pittore o scultore, basta che sia arte. Arte non carte, nel senso di non prendere il taxi.





  Qualcuno obietterà che i giornalisti fanno gli articoli o i servizi. Ebbene? Contano tutte quelle fandonie alla gente, per fare gli interessi dei loro padroni editori, e questo non significa fare del cinematografo? Se è giusto quel che dico, sarà anche giusto che un calciatore tira i calci e la gente impazzisce per lui, insomma la pittura non è scultura. Non essendolo, mi sembra ovvio che Jagghes venda la piastrelle ed io scelga, che so, 35x50.
  Ma non so se Jagghes sia un cognome, un nome di persona o che. Mi limito a supporre che, messo il coperchio sullo scatolo, dentro ci sia qualcosa, tipo cappello, guanti, libri, conserve di pomodoro, birra. Questo perché, data la ellitticità dell’orbita di Marte, dopo non mi si venga a dire lo scatolo era vuoto, con il che Jagghes sarebbe bell’e sistemato, cioè la mela caduta davanti agli occhi di Newton. Ora, sistemato che fosse, vorrebbe dire che fu Galilei a far cadere la mela?
  Signori, il fatto sta tutto lì, nell’essere un lombrico nel terreno, così da scavare tanti cunicoli dove passa l’aria, a condizione che il prezzo del cappello nello scatolo non sia troppo alto. Il lombrico naturalmente striscerebbe, ma non le formiche, che zampetterebbero a torme, non tanto come l’acqua che bolle nella pentola, ma il bowling. E rieccoci al punto di prima: visto che l’acqua bolle, per quanto non sia il bowling, ma il lombrico che non è la formica, dev’essere per forza che la pittura non è la scultura. Eppure il solo rammentare che la III sinfonia è in mi maggiore ci assicura che la mela cadde e furono o Newton o Galilei.
  E non finisce qui, basti dire che l’italiano è una lingua, ma lo parlano a seconda del posto, in pratica il cappello sta dentro lo scatolo e non il bowling, voglio dire che c’è l’italiano di Turin, de Milan, de Venessia, l’italiano de Roma, di Luha, e’ Palemmo, l’italiano di Ferara, di Zeina, per capire che l’Italia è un’illusione di certi italiani. L’illusione ci porta a considerare che la mela di Newton cadde dall’albero per conto suo e non fu Galilei, in sostanza non dipese dal cappello se nello scatolo c’era solo un vaso. (capovolgimento del vaso).
  Vaso su o vaso giù (sottosopra), Galilei disse il pendolo va su e giù. Ma non fu lui a dimostrare definitivamente che era la pittura, non la scultura. Cerchiamo di capirci: era avvenuto a Napoli che nel palazzo Schioppa, in un vicolo di via Toledo, c’era un affresco raffigurante Partenope che sorge dal Sebeto e questo affresco era, dunque pittura, non scultura. Non essendo scultura, nessuno avrebbe potuto dire a prima vista questa nave nel porto va in India o va in Norvegia o dove. Il problema era dunque stabilire se la nave fosse diretta o no a Caracas, accertata la qual cosa, bastava acquistare il biglietto e partire per Caracas. Mettiamo, però che la nave non facesse rotta per il Venezuela, bisogna sempre assodare se il vaso nello scatolo fosse o no capovolto. La cosa si complicava nel caso in cui nello scatolo ci fossero le birre, poiché, a capovolgerle, si faceva tanta di quella schiuma che, tolto il tappo, la birra sarebbe tutta traboccata fuori, con il rischio che magari la nave addirittura fosse una barca da pesca e non andasse a Caracas, ma tornasse in porto con le casse del pesce catturato, da mettere subito sotto ghiaccio, per conservarlo meglio.
  A quel punto, nel caso che fossero tutti polpi, sgombri, cefali, orate, totani, seppie, calamari, aguglie, spigole, non potevano anche essere trote, carpe, lucci, anguille, persici e perciò restava univocamente e rigorosamente confermato che la pittura non è scultura? Diversa la conclusione se la nave fosse destinata a Caracas, infatti il vaso non sarebbe apparso capovolto, in modo che immediatamente la mela sarebbe caduta dall’albero e Newton avrebbe pensato che Galilei anch’egli pensasse che ci fossero sul sole le macchie, da cui avrebbe ricavato la diretta proporzionalità con il prodotto delle masse, ma non, purtroppo, la fuoriuscita della birra dalla bottiglia, che restava unicamente correlata al capovolgimento, escluso se fosse stato il vaso ad essere capovolto.
  Ora ci domandiamo: e se fosse stato il cappello nello scatolo, allora la mela non sarebbe caduta dall’albero? Qui noi confessiamo la nostra pochezza e di non essere all’altezza di rispondere, dopodiché ritorniamo alla pittura, che, non essendo scultura, non ci permette di stabilire con sicurezza e indubitabilmente se la nave nel porto facesse rotta per Caracas, ma solo il 3 e 14, altrimenti non potremmo affermare c’è dentro il vaso o c’è dentro il cappello.
  E se il 3 e 14, perché no la plaza de Mayo, dove Goya si dimostra grande artista? La risposta qui impone una domanda: qual è quel detersivo per la casa che pulisce le vasche, ma non i pavimenti e che, se uno sta dormendo, non significa che debba russare per forza? Voglio dire insomma che, se quel detersivo è liquido, non va messo in frigorifero e, se è in polvere, è possibile usarlo anche per lavare i piatti. La conclusione di tutto è che il quadro di Goya non è stato mai rubato. Ma, così stando le cose, siamo autorizzati a dire che il 3 e 14 non serve solo per trovare la circonferenza, ma anche l’area del cerchio e quella della sfera, non tuttavia che nel nostro paese non rubino opere d’arte, tutt’altro.
  Il rubare è, dunque connaturato alla nostra gente? Cominciamo col dire che un rubinetto che si rispetti va lavato, poi aggiungeremo il 3 e 14 e ci apparirà evidente che il Tintoretto rubato fu ritrovato, ma non il vaso di epoca romana. Si vede che il Tintoretto non beveva coca-cola, laddove il vaso, non essendo infrangibile, differiva dal tango. Quest’ultimo in effetti si balla, a differenza del popcorn, che va acquistato. Tango o non tango, resta il fatto che una mazurka è più economica, nel senso che una tartaruga ha la corazza, la maratona è più lunga. 7 litri, comunque è di più, sia perché il vino è comunque un alcolico, sia perché non vi sono confezioni omaggio, tipo prendi tre barattoli di piselli in conserva, non le olive bianche.
  Qualunque sia poi il prezzo, non dimenticare che alla cassa del supermercato il sassofono è sempre uno strumento, per cui un trio di Brahms va suonato e il ferro da stiro. Ne viene anche che 7 litri di birra bastano, contrariamente al grado centigrado, che bisogna misurare col termometro.
  In 4 e quattr’otto non erano, pertanto i 7 litri di birra che erano successi a palazzo Schioppa di Napoli, né 44° C, ma l’affresco. Sinteticamente, al 2° piano vi era un rinomato affresco d’autore, che richiamava sempre studiosi e pubblico di visitatori, essendo il palazzo un monumento pubblico. Orbene, neanche i litri di birra fossero 8, la temperatura era sempre quella ambientale, cioè niente di speciale. Il punto, però era che l’affresco, oramai un classico della pittura, era da sempre attribuito alla mano di Giuseppe Recco, quando improvvisamente il critico d’arte Ciro Cerchia se n’era uscito a sentenziare che non era affatto così, ma che l’aveva dipinto niente di meno che Gian Lorenzo Bernini, in una sua venuta a Napoli, di ritorno nella sua città natale in occasione della perdita della madre, per onorare prima il suo capezzale poi il suo sepolcro. Allora il barone Schioppa gli aveva commissionato l’affresco, che egli aveva eseguito a tempo di record, due tre settimane, prima di riprendere il cammino alla volta del Vaticano. Ci crederete se vi dico che quella notizia, uscita sulla stampa, non bastò come i 7 litri di birra?
  Si dirà, perché la gente si ubriacò e bevve ancora. Nient’affatto! Non è che ci vollero altri litri di birra, ma il sole sorse come sempre a Napoli e il pesce si vendette a peso come sempre. Fu, però che ne nacque un vespaio di polemiche non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra l’opinione pubblica. Necessita a questo punto che vi spieghi una cosa: in marineria, quando una nave sta per essere passata in disarmo, a Napoli si dice che va in pensione. Ebbene, una di quella che stava per andare in pensione un giorno prese il largo per una breve traversata a Ischia, con poco equipaggio e pochi passeggeri paganti in giro turistico. E non ti capita lungo il tragitto che sul mare si accampa il dio Poseidone e col suo tridente si mette ad apostrofare quelli sulla nave – Mortali, vedete la mia potenza, io posso far rovesciare la nave, sommuovendo a più non posso le onde, se non mi venererete con i vostri onori - ? Quelli sulla nave, rimasti allibiti, non pensarono che un barbiere può benissimo chiamarsi Frank.


Salvator Rosa - Ritratto di Lucrezia come Sibilla

sabato 2 gennaio 2016

WURMEK

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





Frank Gerhi - Walt Disney Concert Hall






Prosegue la presentazione del mio discorso narrativo, tratto questa volta dal romanzo in via di completamento Lungo il muro.
Eccone un nuovo stralcio, destinato come sempre a gettar luce sul buio desolante della ricerca letteraria in lingua italiana, pur sempre immiserita e mortificata dal gioco dei clan e dei poteri meschini che dettano legge nella penisola.
Il brano è preceduto dalla locandina della presentazione della mia opera in toto, intitolata Storia di un autore, già tenuta in qualche sede e che verrà replicata in altre in seguito: in essa è incluso il brano del romanzo Lungo il muro qui riportato. 














  Non solo, ma una tartaruga è lenta, a differenza di + 34, che è un numero relativo, a parte poi lo stucco. Questo è, per parte sua diverso da , per cui non è possibile calcolarvi l’area o il volume, per quanto, usando una stecca, nello spanderlo, uno possa sempre ascoltare la radio e rimbecillirsi alle notizie dei cronisti o ai motivi dell’ultimo disco alla moda nelle discoteche. Eppure un dj si ferma al semaforo.
  Lo stesso vale per la pomata abbronzante e protettiva per il sole, la quale, essendo in vendita, non per questo si spalma sul pane, anzi sono le motorette che accelerano. Viscoso e trasparente, il silicone, invece è ideale per chiudere fessure, negli interstizi degli infissi e per sigillare lavabi, vasi da bagno, bidet e altri pezzi igienici, insomma il paesaggio con gli alberi. E poi, si badi bene, ciò premesso, non è che si sia autorizzati ad affermare che un film nelle sale cinematografiche italiane non sia, come di regola è, una porcheria. Il seltz, per esempio.
  Dicono, a tal proposito che un cocktail che si rispetti debba essere colorato, sennò il ramarro, che è un rettile e somiglia alla lucertola, non è detto che si trovi d’estate in campagna, specie il falegname, che lavora con la sega. E’ sicuro che in campagna ci siano le lucertole, questo sì, ma che la bandiera debba essere per forza tricolore non significa che la divisione venga col resto. Si prenda il caso del nostro tricolore, mica è vero che il sud, la Campania avanti a tutto, fecero salti di gioia, quando arrivarono Garibaldi e Cavour, non parliamo poi della palla da bigliardo nella buca. Addirittura c’è chi pensa che la stecca, quando si tira, possa strappare il panno, con la conseguenza che o l’uno o l’altro, sempre 78 fa.



Vincenzo Gemito - La nutrice


  Lasciamo stare, poi che il bigliardo si gioca o a casa o al bar o in sale da gioco, non toglie che il silicone sia di largo uso specie in edilizia e, quando si secca, sia come il ferro. Le cabine negli stabilimenti balneari, per meglio capirci, servono per spogliarsi e mettersi in costume. Così, evidentemente con un po’ di silicone si rende impermeabile all’acqua qualunque superficie, questo perché il silicone è idrorepellente, il twist, le jeep, la canna da zucchero, gli scacchi, l’atto notarile, Paul Klee, lo yogurt, voi.

  Oltre a ciò, non se ne deduce anche che il vaso è egizio, data la folla all’ufficio postale, il che ci porta ad ammettere come le caramelle a liquirizia si acquistino dal tabaccaio, senza contare il tubo a U del radiatore della macchina, che, diversamente dai biscotti all’anice, distribuisce l’acqua nel motore, anche in considerazione della pittura rinascimentale e del fatto che il silicone è un polimero del silicio, prodotto all’avanguardia della chimica organica, non come l’uovo alla coque, come si potrebbe pensare per la freddezza del marmo della statua, escluso l’idraulico che maneggia il silicone stesso, l’omelette e la rima in –scio.



martedì 1 dicembre 2015

LETTERATURA INTEGRALE

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente facilmente obliterabile del nostro passaggio





Paul Klee - Glass facade



Questo post valga come strenna natalizia per i lettori di questo blog. A loro dedichiamo due pagine, una di poesia, Tixotal, e una narrativa, Olduval. L'una e l'altra, modellate secondo il solito timbro stilistico dell'autore, Gerardo Allocca, titolare di questo blog, rappresentano il tentativo di comporre della letteratura personale e innovativa, che sfugga al becero e insulso cliché cui l'editoria italica, alla mercè di clan culturali e poteri meschini, ha abituato il pubblico, inconsapevole di esserne strumentalizzato e abbindolato. In un'Italia sempre più assurda come l'attuale, tale che per essere ancora Italia non dovrebbe più esserlo, dando modo alle realtà locali, come la Campania, di essere se stesse, e non schiave di un vessatorio modello, contrabbandato come nazionale, ma in realtà imposto dall'alto per fini di parte.











TIXOTAL


Purché non sia questo paleolitico
mugugno, tutto improperi e lagnanze,
questa runa di volgarità in tecnico
gergo da bassifondi o delinquenze,
parlerei come nell’acqua i delfini,
che fanno salotto tra le onde morbide
o infuriate, sgusciando viscidi e fini,
e buontemponi burlandosi in bande.
Questa litania di acri parolacce,
più pesanti degli scogli e di ancore,
più scure del petrolio che le lance
si lasciano dietro i motori al correre,
più violente delle tempeste al lido,
del pugno sferrato sul ring dal guanto.
Il mio kyrie così feroce e lurido,
squallido come guizza sul tappeto
topo di fogna e blasfemo, sacrilego
come amuleto d’osso alla narice.
Questo scioglilingua apolide al tango,
dal laido sapore di mele marce.










OLDUVAL


 Pugilatori, trombettisti, gladiatori, sassofonisti, opliti. Non vorrei, con ciò, imbarcarmi in qualche spigolosa discussione sul mercato valutario. Piuttosto, ecco: l’acqua, sarà bene ricordare, è la molecola più abbondante nei viventi. E così, disponendo di una tavolozza, ci si potrebbe provare a raffigurare la piazza con la fontana di Sirdi. Sirdi non ha più di cent’anni di vita dalla fondazione, ma ha l’aspetto di un borgo romanico, come un’abazia. Non parlerei qui di francobolli fuori corso e nemmeno in circolazione, Sirdi, però, ha  una bellissima, seducente fontana, che campeggia tra una cerchia di palazzi all’antica, in pietra bianca, e dà il nome al posto: Largo della fontana: questo va detto. Del resto, Teseo, amante di Arianna, fu l’uccisore del Minotauro, chi non lo sa, però non bisogna trascurare che uno dei grattacapi più problematici del mondo moderno è lo smaltimento dei rifiuti non degradabili (la carta dei giornali non fa testo, in tema, le pellicole cinematografiche, porno e no, sì).
  E’ quella, la principale piazza di Sirdi, dove ha sede il municipio, il palazzo di giustizia, la guardia cittadina, la biblioteca, il vescovado.  Largo della fontana fa un po’ da centro di richiamo del popolo, che vi si raccoglie per affari o anche solo per passeggiare o svagarsi. Qualcuno, riguardo, poi alla bussola, strumento di navigazione e orientamento in genere, rammenterà certo che, ben prima dell’amalfitano Flavio Gioia, i Cinesi si servivano di un attrezzo simile, da essi costruito. Se ne deduce anche che Roma non è mai stata caput di nessun mundi, se è vero che regioni come l’India, la Cina, le Americhe rimasero per sempre escluse dal suo dominio o addirittura sconosciute ad essa. E’ chiaro, oltre tutto che Prometeo era uno smargiasso.
  Per dirne un’altra, la fontana della piazza omonima di Sirdi era fatta tutta in pietra bianca, lo stesso materiale degli edifici circostanti e della maggior parte delle costruzioni della città, le rimanenti essendo di sassi grigi o rossicci. Per quanto mi concerne, non credo, a questo punto che il Mediterraneo sia il mare più pescoso, ma è sicuro che fu nostrum, ossia la culla della civiltà più splendida della classicità, Roma.
  Chi si intende, comunque di vini, sa che essi, se sono troppo forti, non sono ideali per accompagnamento ai pasti, ma vanno più bene come liquori, almeno è ciò che mi proclamò perentoriamente il gestore di un bar. Per me, o conigli o tacchini, preferisco sempre cacciagione selvatica. E così, sento dire anche: risus abundat in ore stultorum.
  Naturalmente, è la marmellata di ciliegie ad essere o.k. per le crostate e le case fabbricate con roccia del Vesuvio sono fresche d’estate e calde d’inverno. Bisogna tuttavia si sappia che le viole fioriscono prima delle rose, cosa che non implica sempre, come legge di natura, che se son rose fioriranno.
  Si noti che il pavimento di quella piazza di Sirdi era lastricato di ciottoli di selce levigata e l’illuminazione pubblica vi era piuttosto fitta, con lanterne che pendevano in cerchio dalle facciate delle case intorno, in più file. Ed è ovvio che, certamente, per rompere le uova nel paniere a uno, non occorre la presenza materiale d’un paniere con uova. Cosa che potrebbe sembrare un po’ irriverente a chi, poniamo, si accingesse in buona fede a fare una frittata. Pioggia o neve, comunque, un noce è sempre un noce.



Francesco Solimena - Autoritratto






  E la parte che ebbe Filippo nel declino civile della Grecia? : lasciamo stare. Né vale la pena anche di ripetere che il fumo fa male. Ma, a chi si fosse trovato in giro per la piazza principale di Sirdi, la prima  cosa  che  sarebbe  saltata all’occhio, è fuor di dubbio, sarebbe stato il getto della fontana, che s’innalzava come un pinnacolo per più di due metri per ricadere con i suoi spruzzi a gomito a capofitto nella vasca, in tutto somiglianti a un mazzetto di sottili e lunghi fiorellini eleganti. Non è questa la ragione, sia ben chiaro, per cui molti parlano malissimo dello stato di conservazione e custodia del patrimonio artistico nazionale, che, pure è tra i più ricchi al mondo, dicono.
  Si capisce così perché, quando il tempo minaccia acqua, è buona norma uscire di casa provvisti di ombrello o, almeno di trench, checché poi dicano quelli che si affannano a sostenere la necessità di una radicale svolta politica nel paese (quale sia questa, vattelappesca). In fondo, la rosa è sempre il più bel fiore. Lo stesso vale per il footing, che non è uno sport, ma un’attività fisica, la quale in genere si loda per i benefici influssi che produce sulla salute, sempreché se ne faccia un uso proprio, commisurato all’età e alle condizioni fisiologiche di chi lo pratica, a parere dei medici. Purché non ci si venga a dire che ci sia stato da noi ( ? ) un critico e uno storico della letteratura più eminente in tutto il secolo di Natalino Sapegno, tolto naturalmente il capofila B. C. .Il che non chiarisce, evidentemente quale sia stata l’origine del sistema solare.
  Oltre a ciò, la fontana più leggiadra e l’unica, del resto di Sirdi aveva una vasca dalla bizzarra foggia ad otto o a occhiali, come dir si voglia, con uno stretto canale che univa i due bacini profondi 1 metro e circolari, l’uno recante la canna d’acqua protesa verso l’alto e l’altro uno scoglio, cui si abbandonava mollemente coricata una forma flessuosa. In secondo luogo, pare sia da escludere che la lingua etrusca sia derivata da un ceppo ario-persiano.
  Ma non è tutto qui: c’è stato un tempo, assai lontano dal nostro che Europa e Africa erano unite tra loro e il mare in mezzo prosciugato: in ère geologiche passate, si capisce. E non si trascuri il bisogno prepotente di espressione tipico dell’arte romantica, come nel concerto n° 3 per pianoforte e orchestra. Quasi altrettanto musicale la forma flessuosa nella vasca, come tutto il complesso architettonico d’altronde. Largo della fontana lo accoglieva nel suo seno come una madre il proprio bambino.
  Quanto al resto, mi asterrò dal riferire quali siano i rimedi proposti in un recente convegno contro l’alcolismo, ma, con tutto ciò, il consumo di benzina per auto cresce continuamente, devo sottolinearlo. Sarà che la gente non ama più il cinema come una volta. Come pure, le pillole per il mal d’auto non sembrano efficaci contro il mal di denti.
  La figura nella fontana di Sirdi, per soddisfare ogni legittima curiosità, era in marmo, lo scoglio in basalto. E sullo scoglio, quella forma era una sirena, a mezzo tra pesce e donna, né l’uno né l’altra e tutt’e due insieme, secondo le favole antiche. Ora, non è vero? , come corre voce che i bambini non credono più alla befana, solo in quanto, se pare scontato che la media degli incidenti d’auto si sia abbassata, il gioco del calcio è sempre il più seguito tra il nostro popolo (a scanso  di  equivoci,  La  Paz  è  la capitale  della  Bolivia). Giorno e notte, così, la  sirena stava  immobile nella vasca a magnetizzare gli sguardi dei passanti su Largo della fontana come in un porto, le insegne della città (una sirena azzurra e un’abazia nera, in campo bianco) erano esposte al balcone centrale del municipio, i biglietti dei treni sono aumentati.