L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio
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| Henri Matisse - Finestra a Tangeri |
La poesia è oggi una forma letteraria un pò fuori
moda: si sa che è la narrativa che la fa da padrona in letteratura direi dal
secondo ottocento. Pur dominatrice del campo per secoli, da quando la prosa si
è affermata nel gusto del pubblico e degli intenditori, essa è passata un pò in
ombra e dire poeta oggi è come dire una specie di vice di tutto rispetto. I
veri protagonisti nel mondo attuale in letteratura sono i narratori, mentre ai
poeti spetta una parte di secondo piano sulla scena. Non intendo ovviamente tra
la gente comune, dove il rapporto è invertito, voglio dire che tra i dilettanti
sono di gran lunga più i poeti che i narratori, al punto che oggi a scrivere
poesie ce ne sono così tanti che sicuramente il loro numero prevale su quello
dei loro lettori. Io che sono sia narratore che poeta (e un pò anche drammaturgo,
poco però, perché in quel genere ho scritto ben poche cose) diciamo che non mi
sento più l'uno che l'altro, ma è come procedere su binari paralleli alla
partenza, in cui però linee e stazioni sono tutt'altre. La poesia mi ha portato
in certe direzioni, la prosa in altre. La mia direzione in poesia è quella di
un rilancio della stessa, finita in pastoie e in sabbie mobili, da cui
difficilmente può uscire viva. Il mio compito è consistito pertanto in un
salvataggio, ripristinando certi valori di essa, che stavano andando in malora.
Si spiega perciò anche il riferimento ai lirici greci e alla loro lezione. In
narrativa, per me si è trattato non già di un salvataggio, ma di un'estensione,
di una prosecuzione di un discorso in evoluzione. E' ora però il momento di
presentare qualche saggio del mio preteso salvataggio della poesia. Un
salvataggio, che definirei eroico, considerando che oggi il poeta autentico lo
è, dovendo da solo combattere contro delle forze preponderanti, quelle della
spersonalizzazione e omologazione selvaggia, imperante nel nostro tempo, facile
esca di poteri autocratici e clan artistici, che se ne alimentano, come un
incendio con il vento. Ecco, allora che, come in narrativa, la mia battaglia contro l'unilateralità di certi caporioni della finanza e della politica e
delle cricche artistiche di questo paese si sposa con quella contro la
globalizzazione internazionale, che tutto riduce al comune denominatore nelle mani delle oligarchie dei media e dei loro detentori.
…
…così è che si scioglie la neve e cadono
le foglie degli ontani dissanguate,
questo è l’indirizzo dove domani
ho appuntamento…
in cielo quattro nuvole
bastano a fare un giorno, il porto è sempre
pieno di navi e merci, vanno e vengono.
Io immagino un fabbro che batte un ferro
di fuoco all’incudine e il ferro cambia
forma, giusto un pugno di creta in mano.
FILOSOFIA
Ma poi dove finisce il pingue suono
delle trombe, quando tacciono o il volo
delle cavolaie, quando si posano?
Dev’essere che l’aroma, suo assolo,
della fresia vada pur a raccogliersi
da qualche parte, perché poi le allodole
stiano a cantare, sui muri a rapprendersi
la malta, a maturare ogni mensile
rata, l’automobilista a cambiare
l’olio del motore, pensile in grotta
la stalattite corposa a crescere,
la nave in viaggio a seguire la rotta.
O sarà che le pale della ventola
del radiatore girano lì a vuoto,
la banderuola sul tetto vi balla
per chi sa che, non certo per il vento,
nella cassa di scale sale e scende
l’ascensore come gli salta l’uzzolo,
sulla riva, mai senza tregua, le onde
schiumano per fare champagne solo,
il tuo cuore pulsa ogni istante in petto
per gareggiare con il ticchettio
del pendolo e la pesca sta non frutto:
palla a Natale che luce un fottio?
Piovvero intanto lampi sulla torre
e la lesionarono, orde piombarono
su dalle Alpi e sconquassarono le are
di Giunone e Marte, il foro romano,
straripò il fiume sull’ansa ed invase
l’autostrada, franò fino il costone
sulla spiaggia e lido e barche distrusse,
i nostri legni al rientro da colonie
con pietre e spezie pirati velieri
li predarono e affondarono, smanie
la colsero e per sempre ti piantò ieri.
SU UNA FOTO DI JOSIF BROSKJI
Chi mai ti autorizzò poi, Josif, le stelle
forse, che sempre autorizza il tramonto?
Nessuno può firmare sulla pelle
i suoni che gli occhi sullo strumento
del cuore strimpellano ad ogni istante,
nessuno timbrare le credenziali
per gioire all’alba al mortorio di fronte.
Il ticchettio del cucù in sala bolli
non ammette, nella corrente fissa
che verso nord scivola inarrestabile,
trascinando sabbia, plancton in corsa
e il caldo dei tropici, il pesce folle
fa dietrofront ed a sud volge la bussola.
Perfino il temporale nell’elenco
non era, i lapislazzuli la regola
d’ogni bon ton gettano dentro il fuoco.
E così, Josif, tu non eri autorizzato
neanche dalle onde del freddo Baltico,
che depone a riva zinco colato.
Non era permesso che il ramo secco
non desse frutto, l’acqua effervescente
traboccasse dall’orlo, nei solstizi
l’altezza del mezzodì differente
fosse, Mercurio errasse negli spazi.
Ma il calendario, Josif, è ovunque quello,
né mai zanzare risparmiano estati,
civetta mai tace su torre o melo.
E qui, non lungi dai templi violati
ancora di Pompei, la tua canzone
stessa ripeto, percorro la strada
che pure tu facesti, nel copione
sostengo il tuo stesso ruolo tra Giuda,
e nessuna stella qui mi autorizza,
non ci sono credenziali ufficiali
per le sette mute di questa razza
di crisalide e poi i quarti rituali
e i miei pleniluni, nessuna firma
sulle carte e la documentazione
per queste mie ostriche di mare a norma,
per lo stagno e rame di queste vene.

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