giovedì 1 giugno 2023

JAGGHES 9

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo



Questo mese termina la presentazione dei brani di Jagghes, il paragrafo del mio romanzo Lungo il muro, che sto facendo uscire da diverso tempo su questo blog. E' la degna conclusione di un episodio di Lungo il muro, che ha il sapore tutto sommato degli altri. Un mondo che si ripete, quello di questo blog, perché altro non può esprimere che il precedente. Ma, a ripetermi non sono io solo, quanto anche questa realtà inospitale che ci circonda, fatta apposta per alienarci da essa, a ripetersi è il mondo della cultura italica, sempre ostile e impenetrabile, dominato com'è da clan cinici e torbidi, facenti il paio con il potere pubblico di questo paese, che ricorda il "brutto poter, che, ascoso, a comun danno impera" di leopardiana memoria, supino com'è alle esigenze della globalizzazione, vero capestro per il mondo attuale, apparentemente così aperto e immerso nel benessere, ma in realtà gretto e dalla mentalità medievale. Ecco, non potevo che ripetermi di nuovo, nella speranza che il farlo artisticamente con la mia letteratura possa essere una qualità e non un difetto. Vi lascio al brano conclusivo di Jagghes





Ovviamente il manometro per la misurazione non doveva essere confuso con il barometro, come fecero molti automobilisti. Non essi però, ma i meteorologi, in cambio, ricorrendo ai barometri, date le file dai gommisti, fecero indovinatissime previsioni del tempo. Nonostante annunciassero pioggia e maltempo per tre giorni di seguito, la vendita dei tulipani non calò, anzi furono le Volvo, non le Opel. E ci fu chi dalle reti Sky annunciò che, dato il protrarsi degli affollamenti presso le officine dei gommisti, a Napoli era stato ufficialmente deciso di porre fine una volta per tutte alla diatriba su chi fosse l’autore dell’affresco di palazzo Schioppa, ma non si sapeva come. Il cronista Sky aggiunse anche che le dalie non erano camelie, e molti non capirono. Manco a farlo apposta, in effetti, le gomme delle macchine erano 4+1, quindi bisognava aggiungere 1, il che giustificava pienamente quell’appendice nella notizia da parte delle reti Sky.

Fatto si è che numerosi telespettatori pensarono bene, una volta appresa l’informazione sull’affare dell’affresco, che, come le dalie non erano camelie, così non si doveva più andare alle partite di calcio su tutto il territorio nazionale e allo stesso modo altri non vollero più acquistare giornali e spensero la tivù. Similmente la nostalgia. Per di più i telespettatori erano sia maschi che femmine, dunque, non essendo unisex, indossavano abiti di taglio estivo. Ne viene anche che l’acquedotto serve le case dei cittadini, così come le linee telefoniche, della luce e del gas. Altra conseguenza è che un concerto di musica da camera si può fare. Inversamente una lavastoviglie va caricata col sapone, per cui non ha senso dire questo quadro è brutto. Resta il fatto che le albicocche sono morbide, i mobili di legno, i lampadari pendono dal soffitto, neanche le carote non stessero sotto terra, come le patate, e gli zucchini non fossero verdi. Per il resto, i cavalli galoppano negli ippodromi. Gli stessi non rimasero coinvolti beninteso nella controversia a proposito dell’affresco di palazzo Schioppa. Questa sembrava incomponibile, a tal segno da indurre la Soprintendenza alle Belle Arti e Monumenti di Napoli ad adottare come estrema ratio una soluzione assolutamente sui generis per cavarsi d’impaccio e superare quello stallo insormontabile. In altri termini i grissini sono un utile spuntino e si discostano dagli omnibus per il fatto che questi si fermano a tutte le stazioni, ma non il ferro dolce.

La latta è proprio così, ferro dolce o ghisa? Ben altrimenti, il cemento s’indurisce contrariamente alle dalie, che, come fiori profumati, non coincidono con la sua area. Il volume è invece quello del cemento, ma un po’ minore, in quanto la latta è più debole, per cui, quando si misura l’altezza, viene sempre più alta, di circa 5 centimetri. 7, infatti è troppo, perché corrisponde ai colori dell’arcobaleno, 4 è poco, perché il quadrato è un poligono. 483 Non rimaneva che sentenziare come l’affresco di palazzo Schioppa appartenesse a tutti insieme gli artisti candidati, fino a successivo eventuale accreditamento. Così fece la Soprintendenza di Napoli, assegnando a tutti i nomi avanzati dagli specialisti del ramo, Bernini, Giordano, Rosa, Recco, Cavallino, Preti e gli altri quell’opera d’arte, un po’ all’uno un po’ all’altro, dal momento che essa sembrava avere un po’ di ognuno di essi, senza averne tutto.

Tanto per dire, il cannocchiale serve, una borraccia pure, un caricabatterie non sempre, il cacciavite. Di Bernini l’affresco napoletano aveva l’originalità e la grandezza, di Salvator Rosa la magia del colore, di Giordano la monumentalità, di Recco la naturalità, di Solimena l’eleganza, e così per ogni altro dei pittori della scuola napoletana del XVII tirati in ballo vi era qualche tratto tipico che apparteneva all’affresco. Eppure, in autostrada la velocità non dipende dallo stesso motivo, intendo dire che non bisogna estrarre la radice quadrata, ma pagare il pedaggio.

Ecco come avviene che, cliccando sul nome, si apre una finestra su cui si legge inserire i propri dati anagrafici e una fotografia, dopodiché premere il piede sull’acceleratore e innestare la freccia a destra, facendo in modo di indicare tutte le tappe della carriera nel curriculum, che si avrà cura di firmare alla fine, apponendo la data del giorno e avviandosi sulla tangenziale a non più di 80 Km orari, tanto più che le stelle sono bianche la notte. Non dimenticare che i cani fanno bau bau

                                                                                                                                         

                                                                     (FINE)




lunedì 1 maggio 2023

JAGGHES 8

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo



Direi che di questi tempi, con l'estate che si appropinqua, parlare di cultura seria diventa più difficile. Andiamo verso giorni di maggiore spigliatezza, che mal s'accordano con la profondità e la concentrazione imposti dalla cultura seria Facevo per dire naturalmente, perché la cultura, quando è autentica, è ben accetta in qualunque momento e qualunque sia la stagione dell'anno. Era un modo per far intendere che certi personaggi della vita pubblica italica dimenticano cosa sia la cultura e spacciano per essa dei surrogati senza peso alcuno, che di cultura non hanno nulla o quasi. Mi riferisco alla letteratura in lingua italiana che gli editori (per lo più milanesi) fanno circolare in Italia, scambiando e gabellando per essa una pallida imitazione, del resto velleitaria, che autori senza vero talento imbastiscono, a scopo unicamente di consumo e di commercio. Ecco, questa è la letteratura italica attuale voluta dall'editoria di risonanza in questo paese, un prodotto scadente e di bassa lega, destinato esclusivamente a fare cassa. Quello che ad essa difetta è il valore, ma il pubblico per lo più non se ne accorge e recepisce inavvertitamente quello che trova sul mercato, della paccottiglia editoriale. E' il risultato delle scelte di un potere ipocrita e sempre più autoritario e di clan culturali che imperversano sulla piazza. Per sfuggire a questo scempio, ecco qui appresso della letteratura degna, l'ottava tranche di Jagghes, modellata dalla mia mano 




Ovviamente il manometro per la misurazione non doveva essere confuso con il barometro, come fecero molti automobilisti. Non essi però, ma i meteorologi, in cambio, ricorrendo ai barometri, date le file dai gommisti, fecero indovinatissime previsioni del tempo. Nonostante annunciassero pioggia e maltempo per tre giorni di seguito, la vendita dei tulipani non calò, anzi furono le Volvo, non le Opel. E ci fu chi dalle reti Sky annunciò che, dato il protrarsi degli affollamenti presso le officine dei gommisti, a Napoli era stato ufficialmente deciso di porre fine una volta per tutte alla diatriba su chi fosse l’autore dell’affresco di palazzo Schioppa, ma non si sapeva come. Il cronista Sky aggiunse anche che le dalie non erano camelie, e molti non capirono. Manco a farlo apposta, in effetti, le gomme delle macchine erano 4+1, quindi bisognava aggiungere 1, il che giustificava pienamente quell’appendice nella notizia da parte delle reti Sky.

Fatto si è che numerosi telespettatori pensarono bene, una volta appresa l’informazione sull’affare dell’affresco, che, come le dalie non erano camelie, così non si doveva più andare alle partite di calcio su tutto il territorio nazionale e allo stesso modo altri non vollero più acquistare giornali e spensero la tivù. Similmente la nostalgia. Per di più i telespettatori erano sia maschi che femmine, dunque, non essendo unisex, indossavano abiti di taglio estivo. Ne viene anche che l’acquedotto serve le case dei cittadini, così come le linee telefoniche, della luce e del gas. Altra conseguenza è che un concerto di musica da camera si può fare. Inversamente una lavastoviglie va caricata col sapone, per cui non ha senso dire questo quadro è brutto. Resta il fatto che le albicocche sono morbide, i mobili di legno, i lampadari pendono dal soffitto, neanche le carote non stessero sotto terra, come le patate, e gli zucchini non fossero verdi. Per il resto, i cavalli galoppano negli ippodromi. Gli stessi non rimasero coinvolti beninteso nella controversia a proposito dell’affresco di palazzo Schioppa. Questa sembrava incomponibile, a tal segno da indurre la Soprintendenza alle Belle Arti e Monumenti di Napoli ad adottare come estrema ratio una soluzione assolutamente sui generis per cavarsi d’impaccio e superare quello stallo insormontabile. In altri termini i grissini sono un utile spuntino e si discostano dagli omnibus per il fatto che questi si fermano a tutte le stazioni, ma non il ferro dolce.

                                                                                                                                                  (Segue)

sabato 1 aprile 2023

JAGGHES 7


L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Salvatore Emblema - Senza titolo



Altro mese, altro post. Di nuovo letteratura, altro tentativo, cioè di costruire qualcosa che, difforme dal precedente, abbia i caratteri del Bello, nel binario di un genere, chiamato narrativa. Un Bello che sia diverso, ma sia anche il medesimo, quel Bello che lo è in assoluto da Omero in avanti. Ed ecco a produrmi in un'altra estrinsecazione, un'altra manifestazione dello stesso io, che si slancia al di fuori di sé per significare qualcosa, avente la qualifica di letteratura. E di nuovo quell'io a scontrarsi con la solita società, incapace di accogliere quelle espressioni, incapace di concedere loro il dovuto riconoscimento, perciò sua nemica. La solita società nelle redini di poteri oscuri e meschini, la solita cultura ufficiale dominata da clan personalistici, pensosi esclusivamente, come quei poteri oscuri, dei loro corti interessi. Poteri e clan oggigiorno più che mai agguerriti e gagliardi, in una parentesi storica come l'attuale, presa nella morsa di una globalizzazione asfissiante, di cui noi tutti siamo degli automi, delle rotelle di un ingranaggio







Continuo da Jagghes 6 dell'1 marzo 2023

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La circostanza non è priva di importanza, solo a pensare che nel nostro paese un editore manovra i suoi cronisti come fossero suoi lacché e chi non fa come dice lui, fuori. E poi, non si creda, come solitamente si sente dire, che non c’è rosa senza spine, perché ci sono anche le dalie, le camelie, le azalee, i tulipani, le orchidee, i giacinti, i girasoli, i gerani. Ne esce confermato che le camelie non sono dalie, come pure la pinza, il trapano, il martello. Va al riguardo puntualizzato che un chiodo prima si estrae quello vecchio, poi si fa un nuovo foro, infine si ficca nel muro. Dopodiché si appende il quadro e qui ritorniamo punto e daccapo: to bie o not to bie? Sì, perché, ditemi voi, se le camelie non sono dalie, com’è possibile che, salito su non so una Porche, uno vada per controllare la pressione alle gomme e gli venga candidamente comunicato che sono lisce?
E’ la Porche che non è una Renault o la Citroen che non è dell’elettricista? Ci si può consolare solo dicendosi che dopo tutto anche le ortensie sono fiori, malgrado l’aperitivo e Giordano Bruno. E perché un digestivo no? Sicuramente, ed è sufficiente dire che un gommista ne beve, quindi le ruote possono benissimo non essere lisce. Il ragionamento adesso ci porta logicamente a concludere che l’elettricista aveva ragione quando diceva che un benzinaio non è un idraulico. In realtà egli, e così tutto quadrava, aveva comprato una Citroen, non una Peugeot. Vuoi vedere che è per questo se tra Bernini, Mattia Preti, Giuseppe Recco, Luca Giordano, Salvator Rosa e tutti gli altri che furono chiamati in causa da critici e storiografi, non si riusciva a capire chi fosse l’artefice dell’affresco di palazzo Schioppa? Bernini dicevano certi no, quella pittura è troppo poco architettonica; Recco dicevano altri no, essa manca della freschezza che alberga nei suoi dipinti;
Salvator Rosa obiettavano altri ancora, no, il dipinto manca di fantasia surreale. E analogamente per gli altri candidati, c’erano sempre degli studiosi che avevano qualcosa da ridire, sicché quell’affresco di palazzo Schioppa pareva di tutti e di nessuno. Non si finiva più in tal guisa di avanzare ipotesi sulla sua paternità e puntualmente di screditarle. Si arrivò al punto a Napoli di fare la fila presso i gommisti, tanto le dalie erano ricercate ai negozi di fiorai. La cosa continuò a trascinarsi così irrisolta per mesi, come fosse che una BMW non potesse avere le gomme sgonfie, quando poi erano le camelie a profumare, non i contrabbassi. Tutt’al più si poteva credere che i violoncelli profumassero, benché fossero in tanti a preferire i clarini. Alla fine un fagotto perché non avrebbe potuto profumare lui? Fatto sta che la vendita dei tulipani crebbe a più non posso, dopo che si diffuse la voce che italiano non significava quello. E tutti si chiesero quale fosse la pressione corretta per le gomme, in modo che si stabilì quella di scorta dovesse essere diversa dal m’ama non m’ama.

                                                                                                                                (Segue)

mercoledì 1 marzo 2023

JAGGHES 6

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo


E siamo a marzo, il tempo passa velocemente, ma apparentemente nulla cambia. Tutto sembra restare immobile nel suo grigiore e nelle sue solite note negative. Ma le cose prolungano il loro andamento, qualunque sia. Vivendo, e in parte vivendo, recitava Eliot in The wast land. Ma noi, sempre per parafrasare Eliot, non vogliamo che succeda nulla, nel senso che siamo ormai proni al solito amorfo nostro consistere. Ecco. una sorte di fatalismo ci assilla come una cappa incombente. Ci rendiamo conto che siamo circondati da una gabbia che c'imprigiona nella nostre chiusure e non possiamo sfuggire a un superiore disagio, che ci tiene come un cane alla catena. Ecco, tutto questo è la nostra vita di sempre, uno sforzo di non pensarci, di dimenticare i nostri mali. Perché nulla ce li può risparmiare. Specie in quest'Italia asservita a poteri oscuri e oligarchici e ai soliti clan culturali, che fanno i loro comodi nel campo dell'humanitas. Che fare? Forse la letteratura, quella autentica e non il surrogato che ci presentano gli editori imbastarditi dalla globalizzazione, potrà servire come antidoto psicologico contro questo stato di cose, cui non possiamo sottrarci, se non esorcizzandolo appunto attraverso il Bello. Quel Bello che i veri artisti e non i cortigiani senza genio del potere pubblico si sforzano di inseguire a tutti i costi, qualunque sia per essi il prezzo da pagare. Vi lascio a questo Bello, che spero riuscirete a cogliere nella lettura di quest'altro brano narrativo che propongo, Jagghes 6.


Segue da JAGGHES 5 dell'1 febbraio 2023

  Non vorrei che ora si fraintendesse e si credesse che le camelie profumano di più. Gianlorenzo Bernini, per meglio capirci, non è che amasse le camelie più di tutto, ma, pur essendo napoletano di origine, visse a Roma. Egli, il massimo esponente del barocco italiano, secondo i biografi, rientrò a Napoli, dunque, per trovarsi al capezzale della madre in punto di morte e vi rimase per circa due mesi, fin qualche tempo dopo la dipartita di quella e la sua tumulazione. Ebbene, non è che perciò le gomme della macchina fossero lisce, no, ma è che una guardata alla pressione non fa male, voglio dire che non devono mai essere sgonfie, quando si circola sulle strade. Ciro Cerchia, il noto storico dell’arte, ben coscio di ciò, faceva sempre controllare le gomme dal benzinaio e fu così che formulò l’idea che Bernini avesse dipinto lui l’affresco di palazzo Schioppa.

  L’illustre architetto, scultore e pittore, secondo le ricerche dello storico, non è che possedesse una Renault, ma era pur sempre di sangue partenopeo, tant’è vero che comunemente si dice non c’è due senza tre. E pertanto Cerchia asseriva che Bernini nel bimestre che si fermò a Napoli per restare presso la madre in fin di vita, fu ingaggiato dai baroni Schioppa di Carinola perché eseguisse nel loro palazzo di via Mirto angolo via Toledo un affresco raffigurante la nascita di Partenope dal fiume Sebeto, cosa che il genio del barocco poi realmente fece in quel lasso di tempo. Non per nulla un affresco non è un rinfresco, che avrebbe comportato 480 più panini imbottiti, qualche wurstel, del cotechino e tanto champagne, cosicché l’artista napoletano, passati i due mesi, se ne ritornò a Roma. Con ciò non significa che a Nola o, non so a Saviano o Marigliano o Ottaviano, tutti comuni del nolano, si viva meglio, nient’affatto, ma solo che, quando si gira in macchina, bisogna avere sempre l’accortezza di portarsi appresso la ruota di scorta in buono stato, caso mai la partita finisca 4 a 1 e i tifosi allo stadio urlino urrà. Giustamente si osserverà ma lei è del nolano? e risponderò sì, ma non è vero che ho gomme bucate alla macchina, basti dire che al rinfresco c’erano perfino dei rotoli di calamaro al graté.

  Se è così, allora com’è possibile che Giordano Bruno finì sul rogo? Era nolano anche lui, no? Spiego subito: un mio amico elettricista, avendo acquistato una Citroen, si fermò dal benzinaio e questi gli chiese controllo le gomme? Lui rispose sì, dopo aver fatto benzina. In tal modo fece anche Giordano Bruno, ma siccome a Roma facevano i festini in Vaticano, Lutero protestò. E quelli non ti andarono perciò in giro con le gomme sgonfie? Il mio amico elettricista fu conseguentemente dichiarato eretico a causa della sua Citroen e immediatamente messo al rogo dai Gesuiti in Campo dei fiori a Roma. Non solo, ma le camelie fu definitivamente dimostrato che non potevano essere anche dalie. 

                                                                                                                                 (Continua)

mercoledì 1 febbraio 2023

JAGGHES 5

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Salvatore Emblema - Senza titolo


Riprende la narrativa su questo blog, dopo la parentesi poetica di gennaio. Siamo a febbraio ed è tempo di carnevale, quando ogni scherzo vale. Ma si potrebbe mai permettere degli scherzi la narrativa, nel cui campo tutto è maledettamente serio, perché tutto è maledettamente sbagliato? La risposta è ovvia, considerando in che stato vergognoso si trova la narrativa in lingua italica (ma quella in altre lingue non è che sia in più allegro stato), nelle mani di una congrega di editori, che ha del malavitoso, non nel senso che esercitino propriamente la delinquenza, no, ma nel senso che esercitano scientemente il calpestamento della letteratura, che grazie alla loro incompetenza e malafede viene gravemente compromessa e la gente presa per i fondelli, attraverso la diffusione di opere di scarso o nessun valore artistico, spacciate come il non plus ultra disponibile. Essi e i clan culturali, che fanno i loro interessi personalistici, sono una iattura per il mondo dell'arte, poiché la inquinano pesantemente a causa delle loro scelte prevenute e volutamente mistificatorie. E' perciò che ho sempre parlato di assoluto medioevo e di chiusa e ottusa inquisizione operante nella nostra epoca, in cui i media, soggetti al potere dominante e alle lobby (come sono appunto quelle degli editori, a loro volta intrecciate con quelle della finanza e della politica, nonché con i clan culturali esistenti). E' un tempo, questo, in cui sembra apparentemente che tutto sia trasparente e regolato da logiche democratiche, mentre in realtà vige l'omertà più assoluta, che asseconda l'esercizio dell'autorità dei gruppi prevalenti, i quali così vengono a comporre una sorta di tacita oligarchia insieme a chi dei media vi accondiscende scientemente. In tal modo anche il più insignificante soggetto si adegua a questa logica, contribuendo all'applicazione del volere delle leve di comando, in un mondo come il nostro globalizzato, dove tutto ha ripercussione in tutti i luoghi. Sembra paradossale, ma ci troviamo immersi perciò in un buio medioevo, dove dettano legge i media e i loro detentori, per cui anche vige di fatto la più gretta inquisizione nel campo della cultura, visto che la gente comune vi si rimette ed affida ciecamente. Peggio forse che ai tempi oscuri del S.Uffizio papalino, se non fosse che non ci sono roghi e tribunali, perché almeno allora un libro contava per se stesso, che godesse o no dell'imprimatur, mentre oggi l'imprimatur o l'indice inquisitorio vengono imposti dai media, che tutto possono decidere ed imporre all'uomo della strada. Un libro stampato in sostanza oggi cade nel vuoto senza la ratifica dei media e viene così per così dire posto all'indice. Per sfuggire a questa tagliola, ora, chi vuole legga questo mio nuovo brano, che non obbedisce al conformismo omologatore della centralizzazione autocratica oggi in auge. 






[Continuo di Jagghes 4 del 1° dicembre 2022]

  Alle 12 e 15 approdarono a Ischia. Naturalmente questa era la prova che un barbiere può chiamarsi anche Jò.

                                                                         (Segue)

 Ciò detto, mi sembra appena il caso di ricordare che nell’automobilismo pit stop non significa andare a tutto gas, per quanto nel far west una volta spadroneggiassero gli indiani. Ecco in virtù del citato pit stop come avvenne quel che avvenne a Palazzo Schioppa: divampò una infuocata disputa su chi fosse l’autore dell’affresco conteso, che in tanti non vollero riconoscere di mano berniniana. E ci fu (Teodoro Giobba) chi disse Giuseppe Ribera, chi (Lando Crimalchi) Bernando Cavallino, chi (Simone Arcolisci) Luca Giordano, chi (Eduardo Lava) Francesco Solimena, chi (Federico Salfi) addirittura Salvator Rosa e chi infine (Ugo Mascetti) continuava a sostenere Mattia Preti. Poco mancò che si bucasse la ruota e si dovesse cambiare l’olio, e allora si sarebbe dovuto anche andare dall’elettrauto, solo che, dato che il carrozziere si trovava più vicino, poi non si poteva sapere se fossero le candele ad essere guaste o bisognasse cambiare invece 479 il filtro.

   Siccome non si trattava delle gomme, alla fine si optò per la I decade di Tito Livio e si lesse Machiavelli. A questo punto, tutto stava a decidere se era meglio lui o Guicciardini, al che si pensò giustamente che, per saperlo, bastava rivolgersi a un veterinario, anziché a un gommista o a un elettrauto. Effettivamente così il colore poteva essere nero metallizzato e si sarebbe risparmiato di scegliere tra Machiavelli e Guicciardini, tanto o l’uno o l’altro sempre occorreva aspettare la primavera per vedere spuntare le viole. Un altro ebbe inoltre a dire che in fondo sia l’uno che l’altro dei due scrittori erano toscani e in una Campania autonoma o indipendente sarebbero stati quasi dei forestieri. Il problema, però era, una volta ciò assodato, se un lombrico scava il terreno maggiormente in un giardino o nell’aperta campagna, per il semplice fatto che d’estate ci sono le pesche, laddove a Carnevale si festeggia con le maschere. 

(Continua)

domenica 1 gennaio 2023

IL TROUBADOUR XXIII-I

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Camille Corot - Ginevra


Tradizione di questo blog vuole che l'anno inizi con la poesia. Sarà forse ipoteca di cose propizie per il seguito, visto che la poesia è appannaggio canonico di anime gentili, resta il fatto che su questo blog non c'è capodanno senza poesia. Una piccola precisazione: non nego le buone intenzioni, direi quasi la scaramanzia, tuttavia non si discute che, almeno nell'ambito letterario, sono altrettanti anni che vige questa tradizione, mai nulla è cambiato in meglio nelle fortune artistiche dell'autore di questo blog. E poteva mai essere diversamente nel paese dei clan letterari e dei poteri personalistici, come l'Italia? Dunque, nessuna sorpresa. E allora? Che fare? Rompere la tradizione? Nient'affatto. Perché le cose propizie in questo blog sono ben altre che ricevere il plauso di un mondo letterario compromesso e, per così dire, diffidato. Le cose propizie sono nelle realizzazioni letterarie che questo spazio culturale può mettere in campo e offrire alla fruizione, e queste non sono mai mancate da lunga data. Dunque, poesia come augurio di altra poesia, che venga a illuminare questo blog: in ciò è contenuta ogni più rosea aspettativa, indipendentemente dall'accettazione da parte dell'ufficialità culturale italica, priva ormai di credibilità alcuna. La poesia che segue, in linea naturalmente con i miei presupposti espressivi nel genere lirico, serva dunque a far luce nel senso autentico sul nostro cammino ulteriore, che speriamo sia per i miei graditi lettori il più fausto possibile.




PER SBAGLIO

 

Le stelle non fu perché quella notte

non c’erano i gabbiani lungo il molo

che smisero di splendere e giornate

intere a maggio al vento il loro ballo

i gelsomini rampicanti e penduli,

tardando a profumare, non compivano;

sulla casa la facciata e i suoi gialli

non fu perché sulla strada l’ontano

di faccia s’era seccato che presero

a sbiadirsi ed a staccarsi l’intonaco.

Fu perché di nuovo a passo sicuro

a nord violavano le Alpi ed a fuoco

misero le are di Vesta e ogni foro,

al telefono la solita voce

echeggiò con i suoi se, i suoi non so,

i suoi però, tutto il tetto disfece

la tromba d’aria e l’incendio insidioso

il deposito di gomme, con tatto

le carte truccarono al gioco i bari.

Né potevano dimenticare al porto

i velieri affondati dai corsari.

  


CLICHE’ STANDARD

(NOTRE DAME)

  

Sarà che le notti sempre illuminano

le lucciole e sempre il loro concerto

le cicale nell'incognito suonano,

non manca mai il pendolo nel salotto

di squillare allo scadere dell'orario

e archiviare un'altra data alle spalle.

E' in fondo il fucsia in fiore in calendario

a morire nella pesca col sole.

 

Ma la pesca non rimpiange il colore

perduto, né può alla siepe la lucciola

farlo per la sua lanterna o le canore

cicale per le loro arie alla viola

lo possono, gira il libro la pagina

e non conta il romanzo precedente,

ma solo il seguito dell'Hamlet in scena

fino al duello e al cianuro sulle punte.

 

Il foro antico e i domestici lari

invece il piede vandalo lamentano,

le legioni annientate dai barbari,

i vascelli assaliti sull'oceano

dai pirati e il sangue sparso sui flutti

le spiagge e i porti al ballo del flamenco

piangono con i carichi stivati,

la radio del Nobel l’annuncio antico.

 

Perché in fondo l’estate mai poté

evitare a ottobre il solito scippo,

la seppia di finire nella rete

al largo, all’oltraggio del lampo il pioppo

di abbrustolirsi, l’olio nel motore

già limpido, di consumarsi, il falco

di piombare sul fringuello, il mio cuore

di arrugginirsi a quel fiato malefico.

 


IPOTECA NON PAGATA

 

Tocco con mano la polvere i mobili

li rovina e le facciate alle case

il tempo, per quanto fossero nobili.

Il vino, non come dentro le casse

roba riposta, più invecchia più è acre,

constato, al chiuso dei tini in cantina.

A Villa dei misteri biacca ed ocre

alle pareti antiche ogni mattina

di più al cospetto dei visitatori

indifferenti s’accendono di rabbia.

Più le estati che spirano e più i fiori

sorgono ai cactus tra spine su sabbia.

  

E chi avrebbe previsto i nostri legni

con ori e perle al ritorno affondassero,

il fuoco divorasse i nostri sogni

di coltivare cotone a ogni ettaro,

l’aereo decollato in orario

poi atterrasse in ritardo per quell’asta

del Picasso, orde piombate in erario

al foro razziassero senza sosta,

quell’orecchio all’udire quella voce

fosse al telefono sordo e la mano

che il destino aspettava al varco invece

non muovesse allora un dito nemmeno?


giovedì 1 dicembre 2022

JAGGHES 4

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Salvatore Emblema - Senza titolo


Passa il tempo inesorabile, si avvicina Natale. Ma le cose restano uguali, almeno all'ingrosso e in apparenza. Dunque, le solite feste ci attendono? Credo proprio di sì, ma senza il covid, ci auguriamo, che ci fece sgradita compagnia gli ultimi due anni. Insomma, una nota positiva in arrivo? Direi di sì, a meno che la cosiddetta pandemia non ci riservi qualche altra sorpresa. E poi, finisce l'anno. Ma, tolto l'anno, con l'avvento del nuovo, non vediamo niente di nuovo all'orizzonte. La nostra condizione umana rimane invariata e precaria, problematica come sempre; quella sociale e temporale peggiora, nel senso che sembra allontanarsi sempre più e vanificarsi la possibilità di bonificare per così dire la nostra società e la nostra cultura. Si direbbe senz'altro che la sopraffazione e la diseguaglianza tendano a crescere, come pure la mistificazione pubblica da parte dei media e di certe centrali culturali, da me bollate come clan, sempre sulla breccia e in agguato per imporre il loro nefasto volere. Il tutto ordito da un potere nemico dell'umanità, che si trincera dietro le esigenze ineludibili di una globalizzazione, foriera di una sorta di alto medioevo per la nostra storia in corso. E così, signori, c'è poco da stare allegri. Volendo, la lettura che propongo qui appresso, al limite, potrà servire a stimolare proficuamente la mente e la sensibilità, ma null'altro. E ciò si accompagni, nonostante tutto, ai migliori auspici possibili per il prossimo periodo natalizio




Segue da Jagghes 3 (Nov. 22)

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  Qualunque sia poi il prezzo, non dimenticare che alla cassa del supermercato il sassofono è sempre uno strumento, per cui un trio di Brahms va suonato ma il ferro da stiro. Ne viene anche che 7 litri di birra bastano, contrariamente al grado centigrado, che bisogna misurare col termometro. In quattro e quattr’otto non erano, pertanto i 7 litri di birra che erano successi a palazzo Schioppa di Napoli, né 44° C, ma l’affresco. Sinteticamente, al 2° piano vi era un rinomato affresco d’autore, che richiamava sempre studiosi e pubblico di visitatori, essendo il palazzo un monumento pubblico. Orbene, neanche i litri di birra fossero 8, la temperatura era sempre quella ambientale, cioè niente di speciale. Il punto, però era che l’affresco, oramai un classico della pittura, era da sempre attribuito alla mano di Mattia Preti, quando improvvisamente il critico d’arte Ciro Cerchia se n’era uscito a sentenziare che non era affatto così, ma che l’aveva dipinto niente di meno che Gian Lorenzo Bernini, in una sua venuta a Napoli, di ritorno nella sua città natale in occasione dell’agonia e poi perdita della madre, per onorare prima il capezzale di lei morente quindi il suo sepolcro. Allora il barone Schioppa gli aveva commissionato l’affresco, che egli aveva eseguito a tempo di record, due tre  settimane, prima  di  riprendere  il  cammino  alla  volta  del Vaticano. Ci crederete se vi dico che quella notizia, uscita sulla stampa, non bastò, come i 7 litri di birra?

  Si dirà, perché la gente si ubriacò e bevve ancora. Nient’affatto! Non è che ci vollero altri litri di birra, ma il sole sorse come sempre a Napoli e il pesce si vendette a peso come sempre. Fu, però che ne nacque un vespaio di polemiche non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra l’opinione pubblica. Necessita a questo punto che vi spieghi una cosa: in marineria, quando una nave sta per essere passata in disarmo, a Napoli si dice che va in pensione. Ebbene, una di quelle, di piccola  stazza, che  stava  per  andare  in pensione un giorno prese il largo per una breve traversata a Ischia, con poco equipaggio e pochi passeggeri paganti per un giro turistico. E non ti capita lungo il tragitto che sul mare si accampa il dio Poseidone e col suo tridente si mette ad apostrofare quelli sulla nave – Mortali, vedete la mia potenza, io posso far rovesciare la nave, sommuovendo a più non posso le onde, se non mi venererete con i vostri onori - ? Quelli sulla nave, rimasti allibiti, non pensarono che un barbiere può benissimo chiamarsi Frank.

  Non fu perciò, quindi che si consigliarono tra loro sul da farsi. Uno, un passeggero dichiarò – In campagna si respira meglio, io, d’estate me ne vado lì – Un altro, un secondo passeggero – Secondo me il colore più bello è il grigio, sta sempre bene e non dà nell’occhio – Un terzo, uno dell’equipaggio – Una motocicletta rombante non è un cavatappi -. Decisero così che, appena scesi a Ischia, avrebbero fatto tutti il bagno. Ma Poseidone tornò a tuonare -  Inchinatevi a me o fra qualche minuto starete in fondo ai gorghi, muti come pesci per sempre – E allora essi si misero a ballare un sirtaki e Poseidone si unì a loro in una grande festa sulla tolda della nave. Il capitano dell’imbarcazione fece sentire in quella in proposito la sua voce squillante, che catturò per un attimo l’attenzione di tutti, anche del dio – La vernice rossa si acquista in ferramenta -.

                                                                                                                                           (Segue)