martedì 1 marzo 2022

LULLOX 3



L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Salvatore Emblema - Senza titolo


Lullox 3 è il nome del post di questo mese. E' il continuo del paragrafo del mio romanzo Visita di Sirdi inaugurato su questo blog a dicembre, con la interruzione di gennaio, in cui ho pubblicato della poesia. Commentare il presente post sarebbe ripetersi. Non mi ripeterò, dirò solo che la mia narrativa è un mondo a sé, che cerca di incamminarsi su itinerari non battuti, per aprire un discorso letterario originale e moderno. Lo stesso perseguo anche in poesia. Inutile cercare nella mia prosa la scorsa lineare, la comodità del fraseggio. Un'attenta e seria lettura permetterà però di decifrarne i valori sonori e semantici, in una con i risvolti di novità formale rispetto al registro corrente del genere romanzo in voga, circolante nelle librerie. La mia narrativa presenta interventi su svariati piani, espressivo, compositivo, rappresentativo, esplicativo. Intendo essere più esplicito. Espressivo riguarda il mio eloquio, già battezzato come schizofrenico o astratto-cubistico; compositivo si riferisce all'assemblaggio o montaggio degli spezzoni del racconto; rappresentativo ha a che fare con lo sfondo per così dire scenico dell'obiettivo, di sapore trascendentale, che cioè, pur eccedendo i confini del logico e plausibile, si valorizza solo in rapporto ad esso; esplicativo nel senso di trasporre sulla pagina il multiforme clima spirituale e culturale del XX secolo e oltre. Ecco qualche segreto del mestiere che ho cercato di svelare, qualche chiave interpretativa del mio lavoro letterario in prosa. Ma ora concludere dicendo che poteri occulti e oligarchici sempre operanti in questo paese e clan artistici che vi imperversano (ma del resto il panorama internazionale in questo campo specifico non se ne discosta granché e non risulta assai più confortante in genere) ne hanno sempre reso proibitiva la diffusione e persistono nel farlo, sarebbe ricadere nella ripetitività, per cui me ne asterrò.





Fu chiamato il capotreno, che apprese dalla bocca del Crucioli essergli stato involato il suo oggetto personale. Fu intimato che nessuno smontasse dal convoglio, appena arrestatosi in stazione. Fatte salire due guardie ferroviarie, esse operarono i primi rilievi, raccogliendo la denuncia del rapinato e le identità di tutti gli occupanti del vagone, nessuno dei quali era pallanuotista. Non ci fu alcuno che si accusasse del furto, né la refurtiva si poté recuperare. E così pure le margherite sul prato. 

Tale furto non costituiva argomento di studio  dell’architettura  romana, che, trattando di acquedotti e basiliche, può influire beneficamente sulla gastrite. Questa affezione non è mortale, ma non impedisce la grandine estiva. Né le bottiglie sono battaglie; piuttosto il lunedì viene sempre dopo la domenica.

Ma quel giorno della rapina in treno era martedì. Perquisiti che furono senza successo i presenti sul vagone, il treno fu fatto ripar-

re (mi correggo: tire), rinviando l’indagine a poi. Non si pensò di farsi la lampada così da essere scambiati lungo le rive del fiume Congo per abitanti del posto. Ci fu chi invece pensò che, quando fa caldo, la cioccolata si scioglie.


Meglio la liquirizia, si osserverà, se non altro con il vento i rami si piegherebbero e così al bar servirebbero il seltz. A riprova adduciamo la circostanza che l’argento non si ossida. Un’applicazione pratica se ne ebbe, allorquando il treno Salerno-Caserta, non ancora sopito lo scalpore suscitatovi dalla storia del portafogli, entrò nella successiva stazione di Palma Campania. Lì, manco a farlo apposta, non  c’erano sommozzatori, per cui le tele di ragno sul termosifone dell’ufficio delle tasse non si contavano, e il calorifero non era appunto di bronzo. Tant’è vero che, a condizione i sub non s’immergessero nel lago per riportare alla luce l’auto precipitatavi sul fondo, uno dei quattro sul treno summenzionato, che prima avevano parlato della provincia di Nola, ebbe così a pronunciarsi – Poco è mancato non ci prendessero per delinquenti! -. E il vicino – Mettiti, però, nei loro panni. Il sospetto era legittimo -, al che il primo – Sì, ma che modi quelle guardie! -. – Hai ragione – trovò quello di fronte – Ma, parliamo d’altro, per distrarci da questo spiacevole   incidente – Subito il quarto, al suo fianco, colse al balzo la palla – Ecco, ecco, questo si chiama saggezza. Suggerisco immediatamente un buon argomento: la provincia di Nola – E gli altri a sorridere e bonariamente protestare – Rieccoci … Si ricomincia … Ma dai, di nuovo? -. – No, scusatemi, perché? – si schermì il contestato – Vi sta storto che discorro del vostro bene? Io sono di Saviano, tu di Liveri, tu di Cicciano, lui di Marigliano, siamo tutti nolani o, se vi piace, del territorio della Provincia dei comuni. Pensate che erigerci a provincia autonoma della Campania in un’Italia di regioni confederate non promuoverebbe il nostro sviluppo e la nostra vitalità più autentica come popolazione? -. Pensare costituisce prerogativa umana e, alla luce di quelle parole, la conclusione poteva essere una sola, che, attraccando la nave nel porto, l’equipaggio potrebbe scendere a terra, ma, dato il bastimento sia un mercantile, si deve prima sbarcare il carico in porto, quindi non si può dubitare che il cavallo ha quattro zampe. 

(Segue)

martedì 1 febbraio 2022

LULLOX 2

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Salvatore Emblema - Senza titolo


Ripartiamo con la narrativa, riallacciandoci al brano presentato a dicembre, Lullox 1. Ricuciamo così uno iato, nel quale, a gennaio, abbiamo inserito della poesia. Ovviamente nulla è cambiato in questo intervallo di tempo, né la mia narrativa né il mondo culturale italico. Mi toccherebbe dunque sciorinare di nuovo gli articoli del mio programma letterario in prosa e sgranare ancora una volta il rosario delle mie invettive contro l'ufficialità artistica e intellettuale di questo paese e la poca trasparenza anche di quella internazionale. Me lo risparmio, semplicemente facendo presente che i miei presupposti compositivi sono assolutamente personali e arrischiano una riforma della scrittura del genere romanzo confacente ai tempi correnti, tempi di scarsa credibilità culturale e ancor più sociale e pubblica. Voglio dire che si brancola fra fantasmi e brandelli di verità ideali e reali. In poche parole sia i nostri appigli concettuali che pratici appaiono quanto mai fragili e precari, per cui si proclamano affermazioni spesso più o meno gratuite sia sul piano per così dire teorico che su quello della prassi. Il mondo, e questa disastrata Italia, galleggiano sull'equilibrio instabile di una globalizzazione che spersonalizza gli individui e li asservisce alla logica di megaorganizzazioni con le loro esigenze che dettano legge al di sopra delle nostre teste, con tutte le sofisticazioni che ne derivano, per cui alla fine nessuno è padrone di se stesso e si è tutti schiavi di menzogne che circolano impunemente e rendono le nostre vite per così dire adulterate. Se ci aggiungiamo i dictat di clan nel campo culturale, come quelli imperversanti nella penisola, che dovrebbero avere le idee più chiare e invece, in perfetta malafede, in nome dei loro privati interessi, intorbidano ancor più le acque, il cerchio si chiude e non c'è più via d'uscita. Non rimane che affidarsi alle poche ancore di salvezza di chi ancora onestamente e disinteressatamente guarda in faccia le cose per ravvisarle per quelle che sono, senza stravolgimenti e contraffazioni, come questo passo letterario che ora presento cerca di fare

 

 


(Prosieguo di Lullox 1 - Dic. '21)


E’ noto a chiunque la Patagonia infatti si trovi a sud. Anche al passeggero del Salerno-Caserta, che affermò - Pare che il progetto di istituzione della provincia di Nola incontri forti ostacoli -, cui ribatté il vicino di sedile (non quello che gli aveva risposto prima, ma dunque il cucchiaino) – Già, fino a che non si farà l’Italia federale, articolata nelle sue regioni autonome, anche la creazione di Nola provincia è facile resti sulla carta -. – Può darsi – intervenne il quarto dello scompartimento, che fosse pure la Patagonia una scimmia – perché poi questa vostra provincia, che a me non piace come anche l’Italia federale, questa provincia dei comuni o di Nola, sia come volete designarla, non è l’unica cui si dovrebbe dar corpo; in Campania dovrebbero vedere la luce anche quella del Cilento, dell’Alta Irpinia, del Volturno –. Tornando alla Patagonia, vi pare che un dialogo simile potesse giustificare il guasto dell’ascensore al 3° piano? Ci sarebbe voluto come niente che il pesce caduto nella rete fosse un tonno.

Mettiamo si trattasse di una trota, poteva benissimo essere che il salumiere sposasse la figlia del macellaio, oppure il contrario, che le palme fossero da cocco. Da datteri non credo, a meno che l’autostrada non fosse la madama Butterfly. Questo a prescindere che molti giudicano la Bohème il capolavoro in assoluto di Puccini, ma personalmente no, il mio giudizio è che una vite non è un chiodo, per cui la piazza deve avere una statua. La quale non necessariamente presuppone del salmone in scatola.

Potrebbe tutt’al più indicare che il conto al ristorante non è stato pagato. Ovvio che poi il cameriere avrebbe per hobby le bocce. Non è detto che perciò il lattaio sia per forza alto 1,85. In fin dei conti un lattaio può senza problema alcuno essere fidanzato con Caterina e non sposarla.


E se fosse un poliziotto? Vuol dire che la δ sarebbe, com’è, una lettera greca e il 7 il numero che viene dopo il 6. Altrettanto vale per quanto avvenne sul treno Salerno-Caserta partito alle 17,18 di cui sopra: una mosca si posò sul capo pelato di un uomo addormentato sul sedile pinzandolo, ed egli uscì in un ahi! Poi dicono che il lavoro nobilita l’uomo! Altro che nobilitare! Quell’uomo, per capirci abitava al 5° piano, e non finisce mica qui, aveva in tasca 3 caramelle, mi pare che basti, no?


Ma, all’entrare nella stazione di Sarno (dove ci fu la frana del ‘98), sullo stesso treno successe che il passeggero della patente nautica, tale Silvestro Crucioli di Caserta, cominciò a sbraitare a voce stentorea – Il portafogli … Mariuoli … Il mio portafogli … Faccio uno scandalo … Qui qualcuno è stato … lestofante – e, mentre gesticolava furiosamente, si frugava nelle tasche e ispezionava febbrilmente il vagone intorno a sé. 

 

                                                                                                                    (Segue)

                                                                                                                      

sabato 1 gennaio 2022

IL TROUBADOUR XXII - I

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Jan Vermeer - Signora alla spinetta


Poesia per ricominciare. Un 2022 che prende il via, e non potevo salutarlo nel modo migliore, con la poesia! Attenzione, però. Una poesia, che sicuramente poesia è, e del tutto autentica senz'altro, ma non garantisce purtroppo che il 2022 sia all'insegna della poesia, tutt'altro! Voglio dire non si creda che da parte mia io intenda inneggiare ad un anno di poesia. Signori, quale poesia in un'Italia come questa nelle mani di poteri forti, che si interessano esclusivamente di coltivare il proprio tornaconto, per capirci, un'Italia del capitale in borsa e non dei cittadini, un'Italia della UE e non delle persone, ma quale poesia! Un'Italia dei clan, anche artistici, che si occupano unicamente di tutelare e rafforzare le loro posizioni già acquisite nella società e in pubblico. Ma anche un'Italia e un mondo intero in balìa del villaggio globale, dello strapotere della comunicazione di massa, che può far credere, se vuole, perfino l'asino voli, nessuno oserebbe contraddire, si fa per dire. Insomma, rispettabili lettori, una poesia senza poesia, la mia, che non promette nulla di buono per il 2022, oltre tutto un anno fino al collo impegolato in questa specie di tragicommedia della pandemia Covid, per la quale non si sa più se ridere o piangere. Non sappiamo dove ci porterà questa storia, come tutto il resto, tutte le storture di cui parlavo prima, ma, tant'è, siamo qui, e non possiamo scappar via, quindi saremo ancora, volenti nolenti, testimoni e spettatori, per lo più passivi, di questi controsensi che si offriranno un altro anno ai nostri occhi e dovremo ingoiarli. Ma poesia sia, che assicuro vera, per quanto tanto nuova che vecchia, in altri termini, la mia poesia tanto esclusiva e attuale, quanto di conio già in corso, cioè una moneta già in circolazione, nel senso di rientrare in un'ottica compositiva, il mio stile, già da me sperimentato e collaudato! Che dire, a parte le mie note stilistiche, miei graditi lettori, questo ci passa il convento e ce lo dobbiamo tenere anche per il '22, e che Dio ce la mandi buona, quanto meglio sia!




 

E NUVOLE

 

Un altro lunedì tisico e cenere

è di ogni fiamma. Piovono sui passi

crolli di castelli in quadri e picche: ore

appuntate sull’agenda che si

liquefano in cuore come le bambole

dell’incendio. Maestà che in incognito

stanno in agguato a ogni angolo e a parole

vendute per Renoir un bel fioretto.

 


AFFARI DIPLOMATICI


Anche le nuvole sono diverse 

in quest’esilio, anche i gelsomini hanno

 

un altro colore. Le spade appese

 

alla parete, tutti i trofei furono

 

rubati. Suona a scherno la cicala,

 

clandestini si gira tra stranieri,

 

la patria un’altra, lontano, una fiala

 

di narcotico. Lì, il tiranno, che ieri

 

ci bandì via, detta legge, noi qui

 

senza cittadinanza, vie in dissesto.

 

Il nostro cielo era un altro, non qui,

 

il nostro rango diverso, non questo.

 

L’alba ci coglie sempre in alberghi ospiti,

 

sempre la sera a spiare l’orizzonte

 

se laggiù le vele dei fuoriusciti

 

a prelevarci dal sud sopraggiunte

 

si staglino per la riscossa, prima

 

che il sipario cali sul giorno. Ma apre

 

e così chiuda sue valve ogni lama, 

manca la perla alla conchiglia sempre.



 

 

SEI O SETTE GEROGLIFICI

 

Tra una tempesta ed un’altra, tra l’onda

che sale e l’onda che scende o la tromba

del Pierrot, la natura

dell’ingrandimento potrebbero essere

due bottoni identici di corno (d’osso),

tanto per così dire.

Il fagotto che continua a suonare

borbotta in tono forte

due note gemelle perfettamente,

in altri termini, una dopo l’altra.

Che colori siano squillanti, sagome

nette e la foto, d’arte!

 

Farò due flash tali e quali da esporre

in vetrina. Il riflesso

della collana nello specchio, il viso

di Narciso nello stagno, dei guanti.

Il mondo è così, che quando esso passa

due volte per la stessa scena, pare

d’impazzire. Il sogno è simile, lente

parabolica che ubriaca. Il ritorno

del temporale di fine d’estate,

del geranio rosso sopra il balcone,

della sciarpa intorno al collo, il rinnovo

del verde ai rami, dell’abbonamento,

la stessa luce in cielo

al pomeriggio, fanno

il fagotto che ripete il la. L’acqua

che goccia al rubinetto.

 

Bene, il flash scatterà per due la, pose

 conformi vissute. Cucù di nuovo

sulle dodici, coppia di orecchini.

Si vedrà come lo stesso uomo in stesso

ciak, di mezzo un anno, sia tutto un altro

paio di maniche, pur se i due bottoni

siano (quanto a metafora) compagni.

Apparirà anche il ghiaccio

di dentro del non ripescare il nord,

il proprio nord. E come l’uovo non sia uovo,

i pini non più pini,

l’acqua tutt’altro. Il ghiaccio

del meteorite fuori dell’orbita

in spazi inospitali.

 

E così, fuor binario,

proseguendo la corsa

fino al capolinea, noi vedremo

altro convoglio che al primo flash, storia

che si consuma attonita, intronata.

Ingrandiremo il tutto

e la duplice foto sarà pronta.

Sempre quella la storia,

quantunque la novella sia diversa.

 


 …


                                        …così è che si scioglie la neve e cadono

le foglie degli ontani dissanguate,

questo è l’indirizzo dove domani

ho appuntamento…

 

                                   in cielo quattro nuvole

bastano a fare un giorno, il porto è sempre

pieno di navi e merci, vanno e vengono.

Io immagino un fabbro che batte un ferro

di fuoco all’incudine e il ferro cambia

forma, giusto un pugno di creta in mano.


mercoledì 1 dicembre 2021

LULLOX 1

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Salvatore Emblema - Senza titolo




Un nuovo inizio di dicembre è un pò una contraddizione in termini, ma questo post è proprio così. Inaugura infatti un nuovo brano tratto dal mio romanzo Visita di Sirdi e capita proprio di questo mese, che oggi prende il via, l'ultimo dell'anno. A pensarci non è la sola contraddizione che ci si offre alla vista, ne siamo pieni intorno a noi. E' un mondo, questo, fatto di contraddizioni, che qualcuno potrebbe prendere anche per insensatezze nel loro insieme, coesistendo, ma io penso che più che tali siano invece il succo stesso del nostro vivere odierno. Un vivere che va considerato ovviamente per quello che è, un'epoca di profonda crisi della coscienza, certo, ma nello stesso tempo esso non può trovare una cifra se non in ciò stesso, in questa sua polivalenza che, si prenda come si voglia, è la sua effettiva valenza. Una singolarità, il nostro oggi, che vive di pluralità conflittuali, ed era destino che questa nostra contemporaneità annegasse in questa specie di arcaicità dell'uomo, un uomo, più che mai oggi sapiente e più che mai insipiente, più che mai abbiente nelle sue dotazioni materiali, come non è mai stato nella storia in questa società dei consumi, eppure così fragile nella sua interpretazione di sè, che appare più di sempre precaria. E un presente, questo, da un lato così avveniristico e proiettato nel futuro, da un lato così respinto nella notte dei tempi per la sua povertà spirituale, che ci getta in questa sorta di medioevo attuale, il medioevo del villaggio globale, apparentemente libero e spregiudicato, ma sostanzialmente oppresso e vincolato dai media, che dettano legge e sono manipolati da consorterie e lobby, da cui dipendono alla fin fine le nostre sorti. Un'Italia, un mondo, questi che abbiamo dinanzi, che vivono una contraddizione incomponibile tra sanità e malattia, per cui si può arrivare a chiamare democrazia ciò che invece è oligarchia di poteri e clan, anche artistici, da club privato, verità ciò che è spudorata menzogna, bellezza ciò che il massimo della mostruosità. In quest'ottica di divaricazione spirituale della coscienza mi accingo a proporre un altro paragrafo del mio romanzo, come fosse perciò una specie di medicina da assumere per fronteggiare una malattia che si sa incurabile. Che valga anche come omaggio natalizio ai miei graditi lettori





Non, viceversa rispetto al cruciverba testé citato, il cubo. Come detto, si consideri una piramide. Preso il vertice opposto alla base, la si capovolga. Dopo, sfociato il Volturno nel mar Tirreno, ci si rada pure la barba.

E’ tutta questione di garbo, nello sbarbarsi, occorre la mano giusta. Inutile dire, a tal riguardo, che un fruttivendolo vende. Un orefice, per parte sua, può chiamarsi Pasquale o Roberto, nulla toglie che abbia in casa un cane. Il pianeta Mercurio pure.

Questo non vale per il treno Salerno-Caserta partito alle ore 17,18. C’erano a bordo impiegati, gente di commercio, occasionali utenti per cause personali o familiari e, qualcuno, di diporto. Mancavano Renzo e Lucia, l’8a sinfonia, il topo e il formaggio, Zeno Cosini, Romolo e Remo, il basilico e l’aglio.

Nonostante tante assenze, il ferro fonde. E così, in un vagone del Salerno-Caserta uno parlò in tal guisa – Hai saputo? Hanno avanzato l’istanza per la provincia di Nola – e l’interpellato – La provincia dei comuni? -. – Chiamala come ti pare! -; più in là, nello stesso vagone, in un altro scomparto di sedili un signore in doppio petto grigio, estrattolo dalla tasca interna della giacca, esibiva a un vicino il suo portafogli. Vi si intravidero bigliettoni a iosa, delle tessere e, all’interno del suo documento di riconoscimento per la guida (- Ecco – fece osservare – ero così, quando avevo 28 anni), un talloncino plasticato con la sua foto di oggi e la data odierna. – La mia patente nautica. Me l’hanno rilasciata poco fa alla capitaneria di porto -. E’ sottinteso il portafogli fosse di pelle in tinta gialla con le iniziali in fucsia impresse, oltre all’etichetta di nome, e un numero, sempre in fucsia, che spiegò il proprietario – E’ il numero di serie. Si tratta di un portafogli marcato di valore, a tiratura limitata –  Il    racconto    potrebbe   proseguire   con la descrizione dell’isola di Rodi.

Descritta la quale, si dovrebbe passare a discorrere dei pirati e della cattura in mare della giovinetta, poi condotta sulla costa libica e lì venduta a caro prezzo. La stessa, trapiantata quindi prima nel deserto del Sinai in un’oasi, per divenire poi l’anno domini 1706 la favorita dell’harem del sultano e prendere stanza nel palazzo sontuoso e mirabolante sul Mar Rosso del suo signore.

Ma andremmo troppo lontano, per cui ci ridurremo soltanto a riferire il nome completo di Renzo, ossia come sapete. Lucia, invece aveva per madre Agnese. La qual cosa ci spinge a riflettere sulla necessità imminente di pagare il telefono.

Quest’ultimo, essendo a tasti, non ci esime dal fare colazione la mattina. Oltre a ciò, il ghiaccio si scioglie e quindi. Non staremo perciò a ripetere la lezione di filosofia. Chi, filosoficamente parlando, è all’oscuro del resto della storia di Biancaneve?

                                                                                                                                                                                                                                                                                       (Segue)

lunedì 1 novembre 2021

PERROL 8

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Salvatore Emblema - Senza titolo


L'eretico Bruno non può che mantener fede alla sua impronta artistica e perciò stesso postare qui questo mese il seguito del suo racconto Perrol, che ne è l'espressione. Perrol, che con quest'ultimo episodio giunge all'epilogo, non fa che tradurre in valori narrativi l'idea che il suo autore detiene della letteratura, manifesta di conseguenza gli stilemi del suo creatore, quelli che si suol chiamare poetica. Ma non solo quelli, anche la sua visione dell'attualità, intellettualmente altalenata su più fronti di pensiero, che ne interpretano a loro modo il suo ubi consistam. E qui noi tocchiamo con mano come la varietà di soluzioni che si offrono alla mente umana sul suo esistere oggi venga riportato fedelmente dalle rappresentazioni narrative de L'eretico Bruno, che in tal modo intende in un certo senso seguire le orme della Commedia dantesca, in quel suo trasferire nel poema la scena culturale dell'ultimo medioevo. L'eretico Bruno quindi si conforma alla lontana, ovviamente, a un modello letterario, quello dantesco, che ha fortemente influenzato la storia compositiva in lingua italiana. Egli è evidente non abbia soltanto questo termine di riferimento, ma si rifaccia frequentemente alla coscienza concettuale del suo predecessore, il Nolano, nella sua potente carica polemica contro il suo mondo e la sua ricerca della libertà ideativa, sì da sentirsi strettamente prossimo alla di lui esperienza culturale e forse al di lui destino infausto. Del resto, le sue radici nolane, tanto più in una parentesi come la nostra odierna segnata  dalla globalizzazione, dallo strapotere di oligarchie che hanno in pugno i media, dai diktat di clan culturali,  non possono che fatalmente annodare il suo itinerario di autore a quello del frate domenicano vittima del S. Uffizio romano.



Allora, o si prende l’ascensore o si guarda alla finestra del 16° piano, non foss’altro che i tabaccai non vendono camicie da uomo. E poi non è vero, come si crede, che i ragni portano bene. L’altro giorno, tanto per dire, tuo zio a Castellammare ha scritto una lettera. Ora, mentre scriveva, il tempo passava. E così, è arrivato l’istante in cui il fioraio ha chiuso il negozio.  Cose così capitano tutti i giorni. Contro il solito, però, un pittore della statura di De Chirico non si è fatto francese e parigino, come il grosso degli artisti celebri dell’epoca moderna. Parigi, in conclusione, capitale della creazione figurativa dall’impressionismo all’astrattismo, è la città di Notre dame.

Essa è anche la città della Senna, fiume che, diversamente dalla pappa reale e dal lancio del giavellotto, ha un estuario. Ciò a partire dal tuo matrimonio con Silvana e fino al punto e virgola. Dopo il punto, invece abbisogna la maiuscola e l’apostrofo non si pone mai a fine rigo. Il passato remoto di nuocere fa nocqui.

Filologa com’era, Luisa Perri conosceva a puntino queste regole grammatiche. Tuttavia, piantati che ebbe i suoi sogni accademici, oramai sfumata la cattedra, ella piantò anche la sua ultima ed ennesima fiamma, il fotografo Donato Ulivo (del peso di 78 Kg), nonché il suo mediocre e mal retribuito lavoro di cronista di terza pagina di giornale e partì alla volta di Sirdi, dove subito venne addetta alla biblioteca cittadina. Un’altra delle regole grammaticali ch’ella teneva ben presente era non passare all’incrocio col rosso. Accanto ad essa regola, ve n’era ancora un’altra importante, ossia le acciughe in salamoia. Per finire, la grammatica vuole dopo una frase o parola interrogativa si apponga sempre il ?

 _________________________

1: Boccioni, l’illustre pittore, si chiamava Umberto

                                                                (Fine)


venerdì 1 ottobre 2021

PERROL 7

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Hans Arp - Sculpture mythique


Siamo in piena ripresa delle attività, le vacanze sono lontane per tutti, il pensiero più comune è lavorare. Lavorare è anche il nostro pensiero essenziale in questo periodo. Ma lavorare che significa per un artista? Non certo offrire delle prestazioni in cambio di una remunerazione quanto più alta. Per un artista lavorare significa creare, e creare in ossequio alle proprie idee poetiche e intellettuali. Ecco, questo è il nostro lavoro di artisti; che poi la remunerazione arrivi o meno e che poi sia inferiore ai nostri meriti non conta granché. 

Il lavoro di un artista è obbedire alla propria sensibilità e alla propria linea compositiva, non altro. Ecco perché l'artista è un eroe della società, perché non si presta per vantaggi personali, ma in nome dell'arte, di cui è una specie di sacerdote. Non importa che questa società poi lo maltratti e lo faccia segno di ogni sorta di soprusi: l'artista s'inchina solo all'arte, tutto il resto non lo tocca, se non di striscio. Voglio dire che vivere in una società come quella italiana (e internazionale) di oggi significa stare in un mondo di menzogne e soperchierie, vivere in un mondo senza dignità e, fosse solo per questo, dovremmo dire che l'artista dovrebbe rifiutarsi di esserlo e, forse, anche di essere ancora su questa terra. Ma qui sorge l'ancora di salvezza per lui, e quell'ancora è l'esercizio artistico, che lo redime da ogni bruttura della realtà. L'artista, svolgendo la sua arte, trova la ragione per essere ancora in un presente dove non si può più. Che potrà importare più di tanto se quest'Italia e questo mondo sono sempre più in mano a oligarchie che dettano le proprie leggi, se sono vittima di clan anche artistici, che agiscono in funzione dei loro interessi, se poteri oscuri rendono sempre più la vita impossibile? 

Nulla o giù di lì, finché l'artista sarà sorretto dalla propria arte e potrà gridarla in faccia alle storture, alle imposture, alle falsità. Così il mondo continua a sopravvivere per un artista nonostante tutto. E' in questo spirito che presento quest'altro brano di Perrol, il settimo, anche se gli occhi vorrebbero non guardare ancora più in là.



La stessa Luisa Perri ne aveva una, di castoro. Ella, seguendo il filo dei suoi ragionamenti, sull’onda dei Minima moralia, si diede a studiare sociologia, convinta com’era che è nel corpo sociale, se è lecito chiamarlo con questo nome, che va perseguita la verità. Studiò anche statistica e tecniche per il sondaggio, onde andare al cuore della gente. Era gente, infatti che creava il vero e il giusto, non il contrario. Né mancò di approfondire, andando a ritroso nel passato dell’uomo, il suo sapere in fatto di strutturalismo. Non dimenticò, infine di spegnere la luce nell’addormentarsi.

Dopodiché, non restava che sognare; per esempio, le capitò nelle sue divagazioni oniriche un secchio pieno di inchiostro si versasse su un pavimento e, infiltrandosi nelle sue commessure, colasse attraverso tutto il solaio cospargendo al piano sottostante uno scrittoio affollato di rotoli di carta e pergamene, fino ad annerire ogni cosa, obliterando perciò tutti i caratteri e le lettere; infine, vedendo tutto buio, essa si ridestò, credendosi cieca.

Una sua cugina le disse una volta che sognava sempre un ventaglio, come se i Persiani e non i Greci avessero avuto la meglio a Maratona. E invece no, un’automobile fuoriserie costa.  Costano perfino le cipolle e addirittura pare ultimamente un frate francescano abbia sceso le scale; senza tralasciare gli assegni, il polo nord, i mercantili e i tuffi. Quanto al polo nord, c’è il ghiaccio.

Quest’ultimo, galleggiando sull’acqua, non crea intoppi quando si tratta di tradurre dall’aramaico. Non li crea come in ogni traduzione che si rispetti, ove si voglia rispettare la letteralità a scapito della crescita dei prezzi, per cui un bottone va cucito con  l’ago e il filo, tuttavia questi  non servono, nel momento in cui si debba pescare sul fiume.


                                                                                                             (Segue)

mercoledì 1 settembre 2021

PERROL 6

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo


Di nuovo settembre e di nuovo L'eretico Bruno con le sue pagine di letteratura e le sue dolenti note. Il tempo passa, ma, per dirla con una punta di umorismo, L'eretico Bruno no. O meglio, L'eretico Bruno ci starebbe anche a cambiare, ma è quel che gli sta intorno a non starci. Dunque, come potrebbe cambiare lui? Concedo pure che un artista non può non restare fedele a una sua cifra, e dunque, quale artista, non potrei derogare da una mia sigla letteraria. Tuttavia, nulla vieterebbe di cambiare punto di vista, insomma, pur confacendosi a una certa impronta inconfondibile, rivedere certi pensieri, certi giudizi, certe valutazioni. In teoria sarebbe concepibile, ma, con un mondo come questo in corso, con un'Italia com'è oggi, in pratica no. Non cambiano i clan e i poteri occulti e personalistici, non cambia la vita culturale con la quale confrontarsi, come potrebbe cambiare l'occhio col quale essere testimone del tempo in corso? Ed è un occhio impietoso, che si vede costretto a riflettere le gravi insufficienze e incongruenze del giorno d'oggi. Un oggi, in quest'Italia vittima di camarille, che fanno il loro tornaconto in tutti i campi, incluso il culturale; un oggi in questo mondo globalizzato, omologato dai media, che dettano legge, la legge di certe oligarchie che dominano la nostra società, spadroneggiando. Che potrei dire di nuovo se non ripetere quello che ho già detto? Ed eccoci al VI brano di Perrol, che rappresenta la continuità di un modello letterario e al tempo stesso la continuità di una realtà che non vuole morire nelle sue innegabili e lampanti storture 




 Il fante di bastoni non poteva essere, data l’autostrada, né i cani potevano essere di pelo grigio. L’unica cosa possibile erano le pale dell’elicottero, ma in fondo nemmeno quella. E l’elica1 della nave?, si dirà. Quella non mette il timbro, il quale doveva essere infatti Il direttore dell’ufficio. L’ufficio chiaramente apriva alle nove.

 Era proprio quello l’orario in cui sussiste il problema; la soluzione va ricercata nel 3° set. Supponiamo che il 1° e il II siano appannaggio di Luporelli, non si può escludere infatti che l’acqua bolla. E allora chi potrà contestare che qualunque pittore o scultore, anche delle nostre terre, aspirasse a fare strada nell’arte tra l’otto e  il  novecento  dovesse  volente  o  nolente  far valigia e sbarcare a Parigi? Del resto, volente o nolente, un aviatore paga al bar.

 - Il bar Lucciole – disse manco a farlo apposta il maggiore dell’aeronautica Guarnetti – fa ottime sfogliate -, ma non si rivolgeva a Luisa Perri. Costei, altro che sfogliate, rifletteva nel suo studio di S. Giuseppe, dalle parti di Nola, Saviano, Somma Vesuviana: questa avversa sorte che mi perseguita, la devo interpretare come indiretta sprone ad abbracciare il credo che, già da un pezzo in nuce nel mio spirito, è ora conclusivamente sbocciato e maturato in me. Le idee di Adorno e Marcuse, della scuola si Francoforte urgono nel mio essere. La contestazione del potere vuoi come esercizio razionale dialettico (sempre e comunque il sale propulsore storico della società, ove anche gli steccati del conflitto di classe fossero mai, come si augura Il manifesto, e lui stesso, abbattuti), secondo quanto perora il primo dei due pensatori, vuoi, in base alle vedute del secondo, come scatenamento delle pulsioni inconsce sul piano soggettivo e collettivo verso l’erotismo e l’egualitarismo, significa affermazione dell’umanità contro la stortura, raddrizzamento morale della distorsione, impegno civile contro l’oscurantismo della coercizione giuridica dello stato.

 E’ un alfierismo senza Plutarco, le Termopili e Coriolano e senza retorica da comizio. Voleva   dire,  forse,  Luisa   Perri,   con    queste    sue meditazioni che, quando è inverno, fa freddo.

 Sì, però chi può assicurarlo, che faccia freddo intendo, alla luce della opacità del latte o, che altro, del caffè’? Il vetro, essendo inversamente trasparente, non è infrangibile, al punto che, rompendone uno, si afferma spesso e volentieri – Non l’ho fatto apposta -. La stessa persona capita, in altra circostanza, indossi il cappotto.

 Sempre lo stesso signore può essere, passando davanti al semaforo, tossisca; caso mai, potrebbe anche starnutire. Improbabile è si pulisca gli occhiali, altrettanto improbabile il 12. Egli non gioca al lotto purtroppo, e non a causa della terracotta. I suoi vasi sul balcone sono di ceramica infatti, e la ceramica, si sa, è ben altra cosa del tennis.

 In questo gioco, basti dire si usano le racchette, le quali, essendo due o quattro per partita, non servono, come il radicchio, per l’insalata. La rughetta sì, dal momento che le ossa di balena sono grandi. Riguardo alle balene, va poi detto che con le lontre si fanno le pellicce.

                                                                                                                                             
 (Segue)