mercoledì 1 marzo 2023

JAGGHES 6

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo


E siamo a marzo, il tempo passa velocemente, ma apparentemente nulla cambia. Tutto sembra restare immobile nel suo grigiore e nelle sue solite note negative. Ma le cose prolungano il loro andamento, qualunque sia. Vivendo, e in parte vivendo, recitava Eliot in The wast land. Ma noi, sempre per parafrasare Eliot, non vogliamo che succeda nulla, nel senso che siamo ormai proni al solito amorfo nostro consistere. Ecco. una sorte di fatalismo ci assilla come una cappa incombente. Ci rendiamo conto che siamo circondati da una gabbia che c'imprigiona nella nostre chiusure e non possiamo sfuggire a un superiore disagio, che ci tiene come un cane alla catena. Ecco, tutto questo è la nostra vita di sempre, uno sforzo di non pensarci, di dimenticare i nostri mali. Perché nulla ce li può risparmiare. Specie in quest'Italia asservita a poteri oscuri e oligarchici e ai soliti clan culturali, che fanno i loro comodi nel campo dell'humanitas. Che fare? Forse la letteratura, quella autentica e non il surrogato che ci presentano gli editori imbastarditi dalla globalizzazione, potrà servire come antidoto psicologico contro questo stato di cose, cui non possiamo sottrarci, se non esorcizzandolo appunto attraverso il Bello. Quel Bello che i veri artisti e non i cortigiani senza genio del potere pubblico si sforzano di inseguire a tutti i costi, qualunque sia per essi il prezzo da pagare. Vi lascio a questo Bello, che spero riuscirete a cogliere nella lettura di quest'altro brano narrativo che propongo, Jagghes 6.


Segue da JAGGHES 5 dell'1 febbraio 2023

  Non vorrei che ora si fraintendesse e si credesse che le camelie profumano di più. Gianlorenzo Bernini, per meglio capirci, non è che amasse le camelie più di tutto, ma, pur essendo napoletano di origine, visse a Roma. Egli, il massimo esponente del barocco italiano, secondo i biografi, rientrò a Napoli, dunque, per trovarsi al capezzale della madre in punto di morte e vi rimase per circa due mesi, fin qualche tempo dopo la dipartita di quella e la sua tumulazione. Ebbene, non è che perciò le gomme della macchina fossero lisce, no, ma è che una guardata alla pressione non fa male, voglio dire che non devono mai essere sgonfie, quando si circola sulle strade. Ciro Cerchia, il noto storico dell’arte, ben coscio di ciò, faceva sempre controllare le gomme dal benzinaio e fu così che formulò l’idea che Bernini avesse dipinto lui l’affresco di palazzo Schioppa.

  L’illustre architetto, scultore e pittore, secondo le ricerche dello storico, non è che possedesse una Renault, ma era pur sempre di sangue partenopeo, tant’è vero che comunemente si dice non c’è due senza tre. E pertanto Cerchia asseriva che Bernini nel bimestre che si fermò a Napoli per restare presso la madre in fin di vita, fu ingaggiato dai baroni Schioppa di Carinola perché eseguisse nel loro palazzo di via Mirto angolo via Toledo un affresco raffigurante la nascita di Partenope dal fiume Sebeto, cosa che il genio del barocco poi realmente fece in quel lasso di tempo. Non per nulla un affresco non è un rinfresco, che avrebbe comportato 480 più panini imbottiti, qualche wurstel, del cotechino e tanto champagne, cosicché l’artista napoletano, passati i due mesi, se ne ritornò a Roma. Con ciò non significa che a Nola o, non so a Saviano o Marigliano o Ottaviano, tutti comuni del nolano, si viva meglio, nient’affatto, ma solo che, quando si gira in macchina, bisogna avere sempre l’accortezza di portarsi appresso la ruota di scorta in buono stato, caso mai la partita finisca 4 a 1 e i tifosi allo stadio urlino urrà. Giustamente si osserverà ma lei è del nolano? e risponderò sì, ma non è vero che ho gomme bucate alla macchina, basti dire che al rinfresco c’erano perfino dei rotoli di calamaro al graté.

  Se è così, allora com’è possibile che Giordano Bruno finì sul rogo? Era nolano anche lui, no? Spiego subito: un mio amico elettricista, avendo acquistato una Citroen, si fermò dal benzinaio e questi gli chiese controllo le gomme? Lui rispose sì, dopo aver fatto benzina. In tal modo fece anche Giordano Bruno, ma siccome a Roma facevano i festini in Vaticano, Lutero protestò. E quelli non ti andarono perciò in giro con le gomme sgonfie? Il mio amico elettricista fu conseguentemente dichiarato eretico a causa della sua Citroen e immediatamente messo al rogo dai Gesuiti in Campo dei fiori a Roma. Non solo, ma le camelie fu definitivamente dimostrato che non potevano essere anche dalie. 

                                                                                                                                 (Continua)

mercoledì 1 febbraio 2023

JAGGHES 5

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Salvatore Emblema - Senza titolo


Riprende la narrativa su questo blog, dopo la parentesi poetica di gennaio. Siamo a febbraio ed è tempo di carnevale, quando ogni scherzo vale. Ma si potrebbe mai permettere degli scherzi la narrativa, nel cui campo tutto è maledettamente serio, perché tutto è maledettamente sbagliato? La risposta è ovvia, considerando in che stato vergognoso si trova la narrativa in lingua italica (ma quella in altre lingue non è che sia in più allegro stato), nelle mani di una congrega di editori, che ha del malavitoso, non nel senso che esercitino propriamente la delinquenza, no, ma nel senso che esercitano scientemente il calpestamento della letteratura, che grazie alla loro incompetenza e malafede viene gravemente compromessa e la gente presa per i fondelli, attraverso la diffusione di opere di scarso o nessun valore artistico, spacciate come il non plus ultra disponibile. Essi e i clan culturali, che fanno i loro interessi personalistici, sono una iattura per il mondo dell'arte, poiché la inquinano pesantemente a causa delle loro scelte prevenute e volutamente mistificatorie. E' perciò che ho sempre parlato di assoluto medioevo e di chiusa e ottusa inquisizione operante nella nostra epoca, in cui i media, soggetti al potere dominante e alle lobby (come sono appunto quelle degli editori, a loro volta intrecciate con quelle della finanza e della politica, nonché con i clan culturali esistenti). E' un tempo, questo, in cui sembra apparentemente che tutto sia trasparente e regolato da logiche democratiche, mentre in realtà vige l'omertà più assoluta, che asseconda l'esercizio dell'autorità dei gruppi prevalenti, i quali così vengono a comporre una sorta di tacita oligarchia insieme a chi dei media vi accondiscende scientemente. In tal modo anche il più insignificante soggetto si adegua a questa logica, contribuendo all'applicazione del volere delle leve di comando, in un mondo come il nostro globalizzato, dove tutto ha ripercussione in tutti i luoghi. Sembra paradossale, ma ci troviamo immersi perciò in un buio medioevo, dove dettano legge i media e i loro detentori, per cui anche vige di fatto la più gretta inquisizione nel campo della cultura, visto che la gente comune vi si rimette ed affida ciecamente. Peggio forse che ai tempi oscuri del S.Uffizio papalino, se non fosse che non ci sono roghi e tribunali, perché almeno allora un libro contava per se stesso, che godesse o no dell'imprimatur, mentre oggi l'imprimatur o l'indice inquisitorio vengono imposti dai media, che tutto possono decidere ed imporre all'uomo della strada. Un libro stampato in sostanza oggi cade nel vuoto senza la ratifica dei media e viene così per così dire posto all'indice. Per sfuggire a questa tagliola, ora, chi vuole legga questo mio nuovo brano, che non obbedisce al conformismo omologatore della centralizzazione autocratica oggi in auge. 






[Continuo di Jagghes 4 del 1° dicembre 2022]

  Alle 12 e 15 approdarono a Ischia. Naturalmente questa era la prova che un barbiere può chiamarsi anche Jò.

                                                                         (Segue)

 Ciò detto, mi sembra appena il caso di ricordare che nell’automobilismo pit stop non significa andare a tutto gas, per quanto nel far west una volta spadroneggiassero gli indiani. Ecco in virtù del citato pit stop come avvenne quel che avvenne a Palazzo Schioppa: divampò una infuocata disputa su chi fosse l’autore dell’affresco conteso, che in tanti non vollero riconoscere di mano berniniana. E ci fu (Teodoro Giobba) chi disse Giuseppe Ribera, chi (Lando Crimalchi) Bernando Cavallino, chi (Simone Arcolisci) Luca Giordano, chi (Eduardo Lava) Francesco Solimena, chi (Federico Salfi) addirittura Salvator Rosa e chi infine (Ugo Mascetti) continuava a sostenere Mattia Preti. Poco mancò che si bucasse la ruota e si dovesse cambiare l’olio, e allora si sarebbe dovuto anche andare dall’elettrauto, solo che, dato che il carrozziere si trovava più vicino, poi non si poteva sapere se fossero le candele ad essere guaste o bisognasse cambiare invece 479 il filtro.

   Siccome non si trattava delle gomme, alla fine si optò per la I decade di Tito Livio e si lesse Machiavelli. A questo punto, tutto stava a decidere se era meglio lui o Guicciardini, al che si pensò giustamente che, per saperlo, bastava rivolgersi a un veterinario, anziché a un gommista o a un elettrauto. Effettivamente così il colore poteva essere nero metallizzato e si sarebbe risparmiato di scegliere tra Machiavelli e Guicciardini, tanto o l’uno o l’altro sempre occorreva aspettare la primavera per vedere spuntare le viole. Un altro ebbe inoltre a dire che in fondo sia l’uno che l’altro dei due scrittori erano toscani e in una Campania autonoma o indipendente sarebbero stati quasi dei forestieri. Il problema, però era, una volta ciò assodato, se un lombrico scava il terreno maggiormente in un giardino o nell’aperta campagna, per il semplice fatto che d’estate ci sono le pesche, laddove a Carnevale si festeggia con le maschere. 

(Continua)

domenica 1 gennaio 2023

IL TROUBADOUR XXIII-I

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio



Camille Corot - Ginevra


Tradizione di questo blog vuole che l'anno inizi con la poesia. Sarà forse ipoteca di cose propizie per il seguito, visto che la poesia è appannaggio canonico di anime gentili, resta il fatto che su questo blog non c'è capodanno senza poesia. Una piccola precisazione: non nego le buone intenzioni, direi quasi la scaramanzia, tuttavia non si discute che, almeno nell'ambito letterario, sono altrettanti anni che vige questa tradizione, mai nulla è cambiato in meglio nelle fortune artistiche dell'autore di questo blog. E poteva mai essere diversamente nel paese dei clan letterari e dei poteri personalistici, come l'Italia? Dunque, nessuna sorpresa. E allora? Che fare? Rompere la tradizione? Nient'affatto. Perché le cose propizie in questo blog sono ben altre che ricevere il plauso di un mondo letterario compromesso e, per così dire, diffidato. Le cose propizie sono nelle realizzazioni letterarie che questo spazio culturale può mettere in campo e offrire alla fruizione, e queste non sono mai mancate da lunga data. Dunque, poesia come augurio di altra poesia, che venga a illuminare questo blog: in ciò è contenuta ogni più rosea aspettativa, indipendentemente dall'accettazione da parte dell'ufficialità culturale italica, priva ormai di credibilità alcuna. La poesia che segue, in linea naturalmente con i miei presupposti espressivi nel genere lirico, serva dunque a far luce nel senso autentico sul nostro cammino ulteriore, che speriamo sia per i miei graditi lettori il più fausto possibile.




PER SBAGLIO

 

Le stelle non fu perché quella notte

non c’erano i gabbiani lungo il molo

che smisero di splendere e giornate

intere a maggio al vento il loro ballo

i gelsomini rampicanti e penduli,

tardando a profumare, non compivano;

sulla casa la facciata e i suoi gialli

non fu perché sulla strada l’ontano

di faccia s’era seccato che presero

a sbiadirsi ed a staccarsi l’intonaco.

Fu perché di nuovo a passo sicuro

a nord violavano le Alpi ed a fuoco

misero le are di Vesta e ogni foro,

al telefono la solita voce

echeggiò con i suoi se, i suoi non so,

i suoi però, tutto il tetto disfece

la tromba d’aria e l’incendio insidioso

il deposito di gomme, con tatto

le carte truccarono al gioco i bari.

Né potevano dimenticare al porto

i velieri affondati dai corsari.

  


CLICHE’ STANDARD

(NOTRE DAME)

  

Sarà che le notti sempre illuminano

le lucciole e sempre il loro concerto

le cicale nell'incognito suonano,

non manca mai il pendolo nel salotto

di squillare allo scadere dell'orario

e archiviare un'altra data alle spalle.

E' in fondo il fucsia in fiore in calendario

a morire nella pesca col sole.

 

Ma la pesca non rimpiange il colore

perduto, né può alla siepe la lucciola

farlo per la sua lanterna o le canore

cicale per le loro arie alla viola

lo possono, gira il libro la pagina

e non conta il romanzo precedente,

ma solo il seguito dell'Hamlet in scena

fino al duello e al cianuro sulle punte.

 

Il foro antico e i domestici lari

invece il piede vandalo lamentano,

le legioni annientate dai barbari,

i vascelli assaliti sull'oceano

dai pirati e il sangue sparso sui flutti

le spiagge e i porti al ballo del flamenco

piangono con i carichi stivati,

la radio del Nobel l’annuncio antico.

 

Perché in fondo l’estate mai poté

evitare a ottobre il solito scippo,

la seppia di finire nella rete

al largo, all’oltraggio del lampo il pioppo

di abbrustolirsi, l’olio nel motore

già limpido, di consumarsi, il falco

di piombare sul fringuello, il mio cuore

di arrugginirsi a quel fiato malefico.

 


IPOTECA NON PAGATA

 

Tocco con mano la polvere i mobili

li rovina e le facciate alle case

il tempo, per quanto fossero nobili.

Il vino, non come dentro le casse

roba riposta, più invecchia più è acre,

constato, al chiuso dei tini in cantina.

A Villa dei misteri biacca ed ocre

alle pareti antiche ogni mattina

di più al cospetto dei visitatori

indifferenti s’accendono di rabbia.

Più le estati che spirano e più i fiori

sorgono ai cactus tra spine su sabbia.

  

E chi avrebbe previsto i nostri legni

con ori e perle al ritorno affondassero,

il fuoco divorasse i nostri sogni

di coltivare cotone a ogni ettaro,

l’aereo decollato in orario

poi atterrasse in ritardo per quell’asta

del Picasso, orde piombate in erario

al foro razziassero senza sosta,

quell’orecchio all’udire quella voce

fosse al telefono sordo e la mano

che il destino aspettava al varco invece

non muovesse allora un dito nemmeno?


giovedì 1 dicembre 2022

JAGGHES 4

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Salvatore Emblema - Senza titolo


Passa il tempo inesorabile, si avvicina Natale. Ma le cose restano uguali, almeno all'ingrosso e in apparenza. Dunque, le solite feste ci attendono? Credo proprio di sì, ma senza il covid, ci auguriamo, che ci fece sgradita compagnia gli ultimi due anni. Insomma, una nota positiva in arrivo? Direi di sì, a meno che la cosiddetta pandemia non ci riservi qualche altra sorpresa. E poi, finisce l'anno. Ma, tolto l'anno, con l'avvento del nuovo, non vediamo niente di nuovo all'orizzonte. La nostra condizione umana rimane invariata e precaria, problematica come sempre; quella sociale e temporale peggiora, nel senso che sembra allontanarsi sempre più e vanificarsi la possibilità di bonificare per così dire la nostra società e la nostra cultura. Si direbbe senz'altro che la sopraffazione e la diseguaglianza tendano a crescere, come pure la mistificazione pubblica da parte dei media e di certe centrali culturali, da me bollate come clan, sempre sulla breccia e in agguato per imporre il loro nefasto volere. Il tutto ordito da un potere nemico dell'umanità, che si trincera dietro le esigenze ineludibili di una globalizzazione, foriera di una sorta di alto medioevo per la nostra storia in corso. E così, signori, c'è poco da stare allegri. Volendo, la lettura che propongo qui appresso, al limite, potrà servire a stimolare proficuamente la mente e la sensibilità, ma null'altro. E ciò si accompagni, nonostante tutto, ai migliori auspici possibili per il prossimo periodo natalizio




Segue da Jagghes 3 (Nov. 22)

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  Qualunque sia poi il prezzo, non dimenticare che alla cassa del supermercato il sassofono è sempre uno strumento, per cui un trio di Brahms va suonato ma il ferro da stiro. Ne viene anche che 7 litri di birra bastano, contrariamente al grado centigrado, che bisogna misurare col termometro. In quattro e quattr’otto non erano, pertanto i 7 litri di birra che erano successi a palazzo Schioppa di Napoli, né 44° C, ma l’affresco. Sinteticamente, al 2° piano vi era un rinomato affresco d’autore, che richiamava sempre studiosi e pubblico di visitatori, essendo il palazzo un monumento pubblico. Orbene, neanche i litri di birra fossero 8, la temperatura era sempre quella ambientale, cioè niente di speciale. Il punto, però era che l’affresco, oramai un classico della pittura, era da sempre attribuito alla mano di Mattia Preti, quando improvvisamente il critico d’arte Ciro Cerchia se n’era uscito a sentenziare che non era affatto così, ma che l’aveva dipinto niente di meno che Gian Lorenzo Bernini, in una sua venuta a Napoli, di ritorno nella sua città natale in occasione dell’agonia e poi perdita della madre, per onorare prima il capezzale di lei morente quindi il suo sepolcro. Allora il barone Schioppa gli aveva commissionato l’affresco, che egli aveva eseguito a tempo di record, due tre  settimane, prima  di  riprendere  il  cammino  alla  volta  del Vaticano. Ci crederete se vi dico che quella notizia, uscita sulla stampa, non bastò, come i 7 litri di birra?

  Si dirà, perché la gente si ubriacò e bevve ancora. Nient’affatto! Non è che ci vollero altri litri di birra, ma il sole sorse come sempre a Napoli e il pesce si vendette a peso come sempre. Fu, però che ne nacque un vespaio di polemiche non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra l’opinione pubblica. Necessita a questo punto che vi spieghi una cosa: in marineria, quando una nave sta per essere passata in disarmo, a Napoli si dice che va in pensione. Ebbene, una di quelle, di piccola  stazza, che  stava  per  andare  in pensione un giorno prese il largo per una breve traversata a Ischia, con poco equipaggio e pochi passeggeri paganti per un giro turistico. E non ti capita lungo il tragitto che sul mare si accampa il dio Poseidone e col suo tridente si mette ad apostrofare quelli sulla nave – Mortali, vedete la mia potenza, io posso far rovesciare la nave, sommuovendo a più non posso le onde, se non mi venererete con i vostri onori - ? Quelli sulla nave, rimasti allibiti, non pensarono che un barbiere può benissimo chiamarsi Frank.

  Non fu perciò, quindi che si consigliarono tra loro sul da farsi. Uno, un passeggero dichiarò – In campagna si respira meglio, io, d’estate me ne vado lì – Un altro, un secondo passeggero – Secondo me il colore più bello è il grigio, sta sempre bene e non dà nell’occhio – Un terzo, uno dell’equipaggio – Una motocicletta rombante non è un cavatappi -. Decisero così che, appena scesi a Ischia, avrebbero fatto tutti il bagno. Ma Poseidone tornò a tuonare -  Inchinatevi a me o fra qualche minuto starete in fondo ai gorghi, muti come pesci per sempre – E allora essi si misero a ballare un sirtaki e Poseidone si unì a loro in una grande festa sulla tolda della nave. Il capitano dell’imbarcazione fece sentire in quella in proposito la sua voce squillante, che catturò per un attimo l’attenzione di tutti, anche del dio – La vernice rossa si acquista in ferramenta -.

                                                                                                                                           (Segue)

martedì 1 novembre 2022

JAGGHES 3

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo



Il tempo passa, la letteratura no, oserei dire. O meglio, la letteratura degna, quella indegna sì. Ecco, di letteratura indegna ce n'è tanta, e molta la sfornano a Milano e Torino gli editori a forte tiratura. L'Italia si pasce di letteratura indegna, grazie alla masnada dell'editoria di consumo e di grido, che fa circolare solo quello che le pare e, in generale, è porcheria che le fa comodo, perché si vende di più. Ecco, proprio per contrastare simili masnadieri italici, non ci resta che agire per così dire nell'ombra, appoggiandoci al web e ai social, così da far circolare a piccolo giro ovviamente la letteratura degna, quella che i masnadieri italici non vogliono. Qui ne offro un altro esempio, attraverso quest'altro brano del racconto Jagghes, che prosegue i brani già usciti su questo blog. Purtroppo tutti sappiamo che questa letteratura rimarrà sommersa e chi sa se mai riuscirà a vedere la luce per il largo pubblico. Sarà forse quando i masnadieri decideranno di darle il via libera, e ignoro se lo daranno mai. La letteratura in questo paese rimane ahimé nelle loro mani, intrecciate con i poteri oscuri che vi dettano legge, e naturalmente con i soliti clan artistici che li influenzano quanto più è loro dato. A voi qui della letteratura libera dalle grinfie di queste arpie.




Prosieguo di Jagghes 2 dell'1 ottobre 2022

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A quel punto, nel caso che fossero tutti polpi, sgombri, cefali, orate, totani, seppie, calamari, aguglie, spigole, non potevano essere trote, carpe, lucci, anguille, persici e perciò restava univocamente e rigorosamente confermato che la pittura non è scultura. Diversa la conclusione se la nave fosse destinata a Caracas, infatti il vaso non sarebbe apparso capovolto, in modo che immediatamente la mela sarebbe caduta dall’albero e Newton non avrebbe pensato che Galilei sapesse ci fossero sul sole le macchie, da cui si sarebbe ricavata la diretta proporzionalità con il prodotto delle masse, ma non, purtroppo, la fuoriuscita della birra dalla bottiglia, che restava unicamente correlata al capovolgimento, escluso se fosse stato il vaso ad essere capovolto.

Ora ci domandiamo: e se fosse stato il cappello nello scatolo, allora la mela non sarebbe caduta dall’albero? Qui noi confessiamo la nostra pochezza, di non essere all’altezza di rispondere, dopodiché ritorniamo alla pittura, che, non essendo scultura, non ci permette di stabilire con sicurezza e indubitabilmente se la nave nel porto facesse rotta per Caracas, ma solo il fa diesis, altrimenti non potremmo affermare c’è dentro il vaso o c’è dentro il cappello.

E se il fa diesis, perché no la plaza de Mayo, dove Goya si dimostra grande artista? La risposta qui impone una domanda: qual è quel detersivo per la casa che pulisce le vasche, ma non i pavimenti e che, se uno sta dormendo, non significa che debba russare per forza? Voglio dire insomma che, se quel detersivo è liquido, non va messo in frigorifero e, se è in polvere, è possibile usarlo anche per lavare i piatti. La conclusione di tutto è che il quadro di Goya non è stato mai rubato. Ma, così stando le cose, siamo autorizzati a dire che il fa diesis non serve per trovare la circonferenza e neanche l’area del cerchio o quella della sfera, non tuttavia che nel nostro paese non rubino opere d’arte, tutt’altro.

Il rubare è, dunque connaturato alla nostra gente? Cominciamo col dire che un rubinetto che si rispetti va lavato, poi aggiungeremo il fa diesis e ci apparirà evidente che il Tintoretto rubato fu ritrovato, ma non il vaso  di  epoca  romana. Si  vede  che Tintoretto non beveva coca-cola, laddove il vaso, non essendo infrangibile, differiva dal tango. Quest’ultimo in effetti si balla, a differenza del popcorn, che va acquistato. Tango o samba, resta il fatto che una mazurka è più economica, nel senso che una tartaruga ha la corazza e la maratona è più lunga. 7 litri, comunque è di più, sia perché il vino è pur sempre un alcolico, sia perché non vi sono confezioni omaggio, tipo prendi tre barattoli di piselli in conserva, né le olive bianche.

                                                                                                (Segue)

sabato 1 ottobre 2022

JAGGHES 2

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Senza titolo


E' il momento di riprendere in pieno le attività, siamo a ottobre e ormai ogni traccia dell'estate e delle sue distrazioni è lontana. Anche L'eretico Bruno ritorna operativo in toto. Si tratta perciò qui di introdurre questo secondo brano del paragrafo Jagghes, tratto dal mio romanzo Lungo il muro. Che fare, se non ripetere il medesimo discorso per una letteratura, la mia, con il suo marchio inconfondibile, ancora una volta impresso e applicato con la sua firma a questa pagina di oggi? Niente di nuovo, dunque, la solita minestra, si dirà. Certo, ma una minestra che si spera sia di tutto gradimento, grazie al suo particolare sapore, che ne fa una pietanza di assoluta originalità. Una ricetta insomma fuori del cliché, questa mia, che non si pratica in altri per così dire "locali" e che, se non altro per questo è da auspicare richiamerà, catturando l'interesse e il compiacimento, e riuscirà ben accetta. Né si può tacere che proprio per la sua particolarità e, crediamo, il suo valore, questa letteratura incontra l'ostilità accanita di clan letterari e poteri oscuri, che non riescono a digerirla e tentano in tutti i modi di ostacolarla. Ecco perché il nostro obbligo morale è di resistere a questi boicottaggi, onde portare sempre alto il nome dell'arte, che in ossequio alla nostra umanità non possiamo che onorare e riverire come sua inalienabile e nobile facoltà.

  



(Prosieguo di Jagghes I dell'1 settembre 2022)

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Ma non so lo stesso, e siamo punto e daccapo, se Jagghes sia un cognome, un nome di persona o che. Mi limito a supporre che, messo   il   coperchio  sullo  scatolo,  dentro   ci   sia   qualcosa,  tipo cappello, guanti, libri, conserve di pomodoro, birra. Questo perché, data la ellitticità dell’orbita di Marte, dopo non mi si venga a dire lo scatolo era vuoto, con il che Jagghes sarebbe bell’e sistemato, cioè la mela caduta davanti agli occhi di Newton. Ora, sistemato che fosse, vorrebbe dire che non dipese tanti anni fa da Galilei, ma la causa fu un’altra.

Signori, il fatto sta tutto lì, nell’essere un lombrico nel terreno, così da scavare tanti cunicoli dove passa l’aria, a condizione che il prezzo del cappello nello scatolo non sia troppo alto. Il lombrico naturalmente striscerebbe, ma non le formiche, che zampetterebbero a torme, non tanto come l’acqua che bolle nella pentola, ma il bowling. E rieccoci al punto di prima: visto che l’acqua bolle, per quanto non sia il bowling, bensì il lombrico, che non è la formica, dev’essere per forza che la pittura non è la scultura. Eppure il solo rammentare che la III sinfonia è in mi maggiore ci assicura che la mela cadde e furono o Newton o Galilei.

E non finisce qui, basti dire che l’italiano è una lingua, ma lo parlano diversamente a seconda del posto, in pratica il cappello sta dentro lo scatolo e non il bowling, voglio dire che c’è l’italiano di Turin, de Milan, de Venessia, l’italiano de Roma, di Pisah, e’ Palemmo, l’italiano di Ferara, di Zenoa, per capire che l’Italia è un’illusione di certi italiani. L’illusione ci porta a considerare che la mela di Newton cadde dall’albero per conto suo e non fu Galilei, in sostanza non dipese dal cappello se nello scatolo c’era solo un vaso. (capovolgimento del vaso).

Vaso su o vaso giù (sottosopra), Galilei disse il pendolo va su e giù. Ma non fu lui a dimostrare definitivamente che era la pittura, non la scultura. Cerchiamo di capirci: era avvenuto a Napoli che nel palazzo Schioppa, in un vicolo di via Toledo, c’era un affresco raffigurante Partenope che sorge dal Sebeto e questo affresco era, dunque pittura, non scultura. Non essendo scultura, nessuno avrebbe potuto dire a prima vista questa nave nel porto va in India o va in Norvegia o dove. Il problema era dunque stabilire se la nave fosse diretta o no a Caracas, accertata la qual cosa, bastava acquistare il biglietto e partire. Mettiamo, però che la nave non facesse rotta per il Venezuela, bisognava sempre assodare se il vaso nello scatolo fosse o no capovolto. La cosa si complicava nel caso in cui nello scatolo ci  fossero  le  birre, poiché, a  capovolgerle, si sarebbe fatta tanta di quella schiuma che, tolto il tappo, la birra sarebbe tutta traboccata fuori, con il rischio che magari la nave addirittura fosse una barca da pesca e non andasse a Caracas, ma tornasse in porto con le casse del pesce catturato, da mettere subito sotto ghiaccio, per conservarlo meglio.

(Segue)


giovedì 1 settembre 2022

JAGGHES 1

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Salvatore Emblema - Dipinto storico



Ecco un nuovo estratto dal mio romanzo Lungo il muro, per ricaricare il blog e ripartire dopo la breve pausa estiva. L'eretico Bruno riaffila le sue armi e presenta dell'altra letteratura in prosa. Ciò che lo anima in primis è essenzialmente un imperativo morale, consistente nell'obbedire alla sua vocazione artistica, che egli vuole onorare fino in fondo. Non si aspetta egli di ricevere dei vantaggi, magari una consacrazione letteraria, tipo quella che toccò a Italo Svevo, no, egli elargisce senza pretendere o, almeno, senza illudersi di ricevere. All'autore di questo blog basta spendere i suoi talenti, per quanti siano. Avendo ricevuto delle doti, per quello che valgano, egli non può che esercitarle, nel rispetto innanzitutto della moralità umana e in pro della società, contando di far cosa utile con il suon contributo al progresso delle arti. Mio intento è stato infatti mettere in piedi un inedito linguaggio letterario, che possa servire per la storia dell'uomo, lasciando una mia eredità culturale come testamento. Poco importa esservi o non esservi riuscito, l'importante è averci provato, aver combattuto a testa alta, che si sia vinto o si sia perso. E poco importa, ai fini di questo mio impegno, che poteri oscuri e biechi di questo paese e clan artistici abbiano fatto di tutto per  rendermi la vita impossibile, sabotando per corti interessi propri il mio lavoro e il mio obbligo morale










Jagghess forse vuol dire qualcosa, ma non ho idea che. Non potrebbe sicuramente indicare quanti anni aveva sul groppone Matusalemme, se non altro per il fatto che un ottagono esigerebbe anche gli angoli nella figura, laddove il basilico è verde e un lampadario deve portare le lampadine. Certo, Jagghes potrebbe anche essere il cognome di qualcuno, certo, ma allora le motociclette dovrebbero essere più potenti, sennò come potrebbe il sedano essere anch’esso verde?

Bando alle ciance su Jagghes, ho già abbastanza  problemi  con  la pittura napoletana del ‘600. Sarà che avrò sentito quel nome da qualche parte, ma ciò non implica che debba per forza sorbirmi un tè al bar. E se prendessi uno scotch? Non sarà quel nome a tediarmi l’anima. Niente, un caffè lungo, e via.

Venendo al dunque, dicevo che Matusalemme aveva gli anni, e perché Alì Babà no? Il punto non è, allora Matusalemme o Alì Babà, ma le piastrelle del bagno devono essere 15x30 oppure 25x25? Onde scegliere al meglio, dovrei mica rivolgermi a un avvocato, che possa illuminarmi sulla possibilità o meno di diventare ballerino. Ballerino, direte? Ballerino, quello, precisamente. Immaginarsi che, qualora diventassi ballerino, dovrei disporre di una patente di guida, e secondo voi, avere una patente di guida non esige che uno sia maggiorenne e, se maggiorenne, uno non potrebbe anche chiamarsi Jagghes? Jagghes potrebbe, perciò, essere il venditore di piastrelle, cosicché la scelta sulle piastrelle dipenderebbe solo da me e lui, e vuoi vedere allora che non saprei decidere tra Salvator Rosa, Luca Giordano e Giuseppe Recco? Lapalissiano.

Dunque veniamo alla pittura napoletana del ‘600. Basti dire che una confezione di detersivo per i pavimenti è in genere di plastica, per capire che la pittura non è la scultura e, se è così, mi sapete dire per qual motivo nel nostro paese arricchirsi spesso esige essere disonesti, per cui tanti sono i danarosi che si sono procurate le loro fortune per mezzo di imbrogli  e  inghippi, altro  che  lavoro? E solo  a  considerare che la pittura non è neanche l’architettura, sorge logica la conclusione che da noi rubare è meglio. Ecco che in tanti dicono alla fine, o pittore o scultore, basta che sia arte. Arte non carte, nel senso di non prendere il taxi.

Qualcuno obietterà che i giornalisti, e i napoletani ve li raccomando proprio, fanno gli articoli o i servizi. Ebbene? Contano tutte quelle fandonie alla gente, per fare gli interessi dei loro padroni editori, e questo non significa fare del cinematografo? Se è giusto quel che dico, sarà anche giusto che un calciatore tira i calci e la gente impazzisce per lui, insomma la pittura non è scultura. Non essendolo, mi sembra ovvio che Jagghes possa vendere le piastrelle ed io scelga, che so, 35x50.

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