martedì 5 maggio 2015

SEMPRE APERTI

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Claude Monet  - Alice Hoschedè au jardin


La poesia è sempre aperta, nel sempre che in ogni momento è disponibile a regalare le sue bellezze. E con essa questo blog, in cui la poesia è di casa. Tutto al contrario la cultura italiana, in mano a clan del tutto indifferenti, che è sempre chiusa, cioè sempre la stessa, con le sue regole torbide e sicuramente oblique, che non permettono l'accesso alla verità e alla correttezza.
Segue una mia vecchia poesia, degli anni '80, che ritengo ancora attuale, vuoi dal lato della mia poetica vuoi da quello del mio pensiero



MOLTI CHILOMETRI




I venti e le cronache già
hanno coperto
di polvere le anime e ruggine
giace sui sogni. E’ ossidata ogni
vita sotto la lima del disprezzo,
accusa deficit. Molto
è ingiallito il libro, certi giugni
pareva inverno. Annali
privati registrano innumerevoli
naufragi e piraterie e saggia
la pistola alle tempie in tanti
pensano. Sale il prezzo
del tempo, è per questo che forse
la vite, girando agghiaccia il cuore e, anche,
lo inchioda. Non più, se
non per caso, volano nella mente
i gabbiani, rode dentro il concerto
dei ricordi ed il lontano orizzonte
è un cappio alla gola. In noi, le pareti
dell’anima sono attintate
di grigiore e le è cibo una stanca
agonia, perpetua stagione
dove le cetre sono in secca,
con falle le barche.
Dovemmo sostituire l’altro mese
le tubature dell’acqua nei bagni.



Risultati immagini per giuseppe recco pittore
Giuseppe Recco  -  Natura morta con pane, biscotti e fiori

domenica 19 aprile 2015

HOLMET

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio

Henry Moore  -  Arc


A esemplificazione e documentazione dell'attuale corso del mio discorso narrativo, qui appresso un brano dal mio romanzo Visita di Sirdi. Sarà che i critici a me ostili (gli do' pure un'idea), tanto per sminuirlo e far valere contro di me le loro pretese estetiche da clan italici e da lacché statali e governativi, marcheranno il mio stile come crescendo rossiniano o come maccheronismo folenghiano o come semplicismo alla Modigliani, lo ripropongo immutato in questa pagina, nella convinzione che costituisca un progresso letterario e possa segnare una nuova tappa nel cammino della ricerca narrativa.





  Ricordo a chi avesse la vista debole che il pepe è una spezia, ma questo non è tutto, perché una canzonetta fa tu tu tu. E per non fare d’ogni erba un fascio, sarà bene dire che la pratica della dattilografia è un altro paio di maniche. Non mi esimo, perciò dal far parola che, quando Carlo VIII oltrepassò le Alpi, fu Ludovico il Moro a chiamarlo, non  Ferdinando di Napoli, del  tutto all'oscuro della faccenda. Acciocché, poi il consumo domestico di corrente si abbassi, non saprei che consigliare.
  Tutt’al più il discorso da farsi a tal fine sarebbe: i più passano la vita senza guardare più in là del loro naso, solleciti soltanto del portafogli in tasca, degli orari lavorativi, degli affari familiari, come un treno sulle rotaie e dimenticano il punto e virgola. Per esempio, il legno di mogano è tra i più pregiati. Senza contare che la ceramica è considerata universalmente un’arte minore, anche se non direi che il trucco stia sempre a una donna. Ci sono, ancora, quelli che, oltre a fare come il treno sulle rotaie, pensano a spassarsela come possono, chi in un modo chi in un altro: uno va a pesca, uno allo stadio, un altro a donne, oppure ai monti, tutti, in genere, malgrado ciò, non vedono più in là del loro naso. Il fatto è, suppongo, che la dodecafonia non a ognuno piace, e, per dirla tutta, una pera, se non si tiene in frigo, dopo un po’ di giorni va a male, si sa.
  Giova notare qui che Teodorico, re goto in Ravenna, morì senza eredi maschi, né da meno di lui, non avendone anzi proprio, fu l’ultima Angiò partenopea, Giovanna, un’altra maestà colonizzatrice della penisola. Alcuni, per definire ciò che vogliamo intendere ed essere più espliciti, parlano di strafottenza, ma noi preferiamo il termine noncuranza. Spiego meglio: è come vivere inavvertitamente, senza farci troppo caso, irriflessamente, la noncuranza è così: una specie di superficialità e spensieratezza sulle sorgenti dell’umanità, sul punto di partenza, su quello di arrivo e anche sul cammino di mezzo dell’avventura terrena. Come si vede, il libeccio viene da sud.
  Non è un caso che l’ecologia sia una scienza moderna, più o meno come l’avverbio. Gli Austriaci, però è opinione comune che governarono proficuamente il Lombardo-Veneto, checché se ne dica e sennò, certamente i pesciolini rossi non sopravviverebbero nelle vasche delle case e sarebbe un guaio. Logicamente, le iene sono carnivore, ma non è questo che volevo mettere in luce.
  piuttosto è da porre in rilievo il beneficio che può comportare per la vista l’uso di occhiali da sole, quando la luce del giorno è troppo intensa, affermano almeno certuni. Per parte nostra, siamo convinti che abbiano, però ragione coloro i quali sono contrari alle bevande alcoliche in assoluto. Prescindendo da essi, c’è chi sostiene con vigore la medicina omeopatica, conscio che non possa servire a qualcosa andare a spasso sotto la luna. Ragion per cui, immagino, molti amano l’opera lirica. Ancor più, se è così, occorre, è ovvio illustrare il significato della parola noncuranza, che, nel valore da me attribuitole, indica le persone che non distinguono più in là del loro naso. A meno che non si voglia riferirsi a Ottone III di Sassonia, sacro imperatore romano, non ci saranno giudizi contrari a ciò. Ma così non si capisce che non c’è vino che tenga allo champagne, bevendolo!





  La noncuranza è uno stato di torpore della mente, che attanaglia persone su persone, ignare semplicemente di non accorgersi di se stesse, di non analizzare la vita, essendo prigioniere degli avvenimenti e perciò non libere. Si pensi che, facendo un raffronto, uno struzzo è veloce quanto un cavallo o giù di lì e ci si renderà conto che il moto e la quiete sono utili. Immergendo, invece il corpo nella vasca da bagno, non si volgerà la mente alla noncuranza, che pure è un affare molto personale. Vero è che comunemente si crede i ragni portino bene, tuttavia il marsala è dolce. Brevemente, e a ulteriore delucidazione, non guarda più in là del proprio naso colui che non bada vi possa essere una spiegazione al suo caffelatte del mattino, non ne è nemmeno sfiorato dall’idea, che gli piaccia o no particolarmente far colazione. In compenso, pare che il prossimo inverno sarà nelle previsioni più freddo del solito, non esclusa l’eventualità che due tipi, incontrandosi possano, sconosciuti l’uno all’altro, fare a botte o dirsi tranquillamente ciao.



Luca Giordano  -  Galatea e Polifemo

mercoledì 1 aprile 2015

VOX CLAMANS IN DESERTO

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio





La letteratura nel genere poetico è secondo le mie vedute, un confidarsi al lettore, mettendo a nudo il proprio essere più recondito. E' anche un comunicare agli altri la propria umanità, la propria esperienza soggettiva, che magari potrà trovare rispondenza in chi legge. In una realtà, come quella italiana, dove l'ipocrisia è più che mai diffusa e s'impone con le sue falsità in tutti i campi della vita civile, la poesia  rappresenta perciò una specie di controsenso, un paradosso cui vale la pena però di prestare ascolto, perché forse l'unica verità è proprio lì






AL TERMINE DELLA SERATA AL BAR RESTAURANT


Non sono state comunque parecchie
le volte che qui come adesso viaggio
su una Renault delle gamme vecchie,
mezzo dissestata e quasi col greggio
a secco, in cerca di un benzinaio prossimo,
prima che a tarda notte resti a terra.
No, le volte che come qui ora il remo
gira a vuoto in mezzo al mare e scultura
mai fu come questa che abbiamo in corso
di ultimazione più dalla sua bozza
diversa e aliena all’idea del gesso,
non furono tante, anzi una rara bizza.
La stazione dove faremo capo,
insomma, non è Istanbul, trascurammo
 il treno cambiava linea dopo,
invano dove non immaginammo
ora diretti e mai per le tre al bar
arriveremo secondo il programma.
Così, mentre le sere prossime al bar-
restaurant sotto casa nella norma
come al solito staranno per chiudere,
girerò tra le stanze stralunato,
tra il foro, gli obelischi e le avite are  
invasi e  violati senza rispetto.




Luca Giordano - Galleria degli specchi (Palazzo Medici-Riccardi)

domenica 1 marzo 2015

ZENDOLAK

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Henry Moore  -  Sculpture 3


Qui di seguito il II troncone del nuovo paragrafo del mio romanzo in corso Lungo il muro (il I è già apparso su questo blog alla data del 1 febbraio scorso sotto il titolo di Sabbaoth). Nient'altro da dire in un panorama disastrato della cultura come quello italiano, dove abbiamo toccato il fondo.







  E non vogliamo trascurare al riguardo che il barrito non è un ruggito, sennò come potremmo poi aggiungere al totale anche gli incassi della Bohème del giovedì santo, cui parteciparono e i suonatori di clarino e quelli di tromba? Il risultato ne fu che ancora oggi non tutti ammettono che la causa dell’estinzione dei dinosauri fu la caduta di un asteroide.
  Tra parentesi, a ulteriore conferma, gli stessi controllori sui treni staccano i biglietti, malgrado le zanzare siano moleste e i gelsomini siano rampicanti. Lo stesso vale per il lancio del giavellotto, che, essendo una specialità olimpica, non va confusa con il tète a tète, che invece corrisponde alla vendita e non all’acquisto, nel senso che non si pratica né allo stadio, né in piscina.
  Più precisamente la parola non è piscina, ma baldacchino, da accostarsi all’arabo baldack, che equivale a mettere le mani nelle tasche. Tuttavia non è con un semplice volo di aeroplano che si arriva sul posto, ci vuole se non altro che la piscina sia quella. Potrebbe accadere che sia invece un mercoledì, e allora sarà mai possibile lanciare un giavellotto, se la distanza tra Tokio e Algeri è 7898 Km?
  Piuttosto si dovrà attendere il prossimo volo e, giunti sul posto, lanciare, tenendo però conto che, se uno ha intenzione di mettersi le mani in tasca, come prima cosa deve firmare. Fatto questo, potrà tranquillamente ficcare un chiodo alla parete, purché non dimentichi mai che sia per il nuoto che per il judo ci vuole che la sinfonia sia in sol maggiore o in mi minore.
  Quacqueri, del resto ce ne sono tanti, come anche maomettani, metodisti, luterani, buddisti e non vi dico quali sono i fantini che possono vincere all’ippodromo alle prossime corse, altrimenti dovrei parlare anche, per restare in tema, delle lavastoviglie, dei sassofonisti e delle piante di ficus. Preferisco completare riferendo solo che, per giocare a poker, non è necessario essere di confessione ortodossa, basta il freno a mano.  
  Tiratolo, ecco che subito si subisce il contraccolpo e si viene spinti in avanti, il che fa tutt’uno con una seduta poco aderente allo schienale, e così la partita può cominciare con un full d’assi come apertura. Che poi le cose più tardi si mettano male e ci si rimetta dei soldi, questo non sta in noi, ma piuttosto è la frizione che bisogna premere. Infatti, se la marcia è la terza e si vuol andare più forte, bisogna cambiarla, benché non sia detto che un fante di picche non serva. Del resto, nelle carte napoletane, una scopa vale un punto, cosicché forse conviene tirare 8. Il  5, invece va giocato quando si debba mettere insieme un 9, per poter poi fare la prova e dimostrare che si aveva ragione nei calcoli. Contemporaneamente si potranno anche persuadere gli altri che era meglio vendere e non acquistare la casa.
  La vendita avrebbe fruttato sì 300000, ma non avrebbe consentito il risparmio rispetto al prezzo successivo di acquisto previsto in 400000, con la conseguenza di dover cambiare l’acqua ai fiori e l’olio al motore, quand’anche le caravelle non fossero state portoghesi e Napoleone fosse stato spagnolo. Alla fin fine italiano è pur sempre l’equivalente di vattelapesca, per cui è meglio andare a pesca di domenica.
  Ma le canne devono essere professionali, si chiederà. E’ logico, sennò come potrà essere che il vento soffia e la luna è mezza? Ciò premesso, non c’è che aggiungere che Dario Sguardi si fece coraggio e fece appello direttamente al padre, riferendogli per filo e per segno tutto quel suo sogno. - Adesso fai la donnetta, ti metti a credere  ai sogni e te li fai spiegare, e magari ti giochi i numeri alla lotteria? Smettila con simili idiozie - lo liquidò in quattr’e quattr’otto il signor Osvaldo, tutto preso da altri pensieri.  Ma Dario non era tipo da lasciarsi smontare così facilmente: oramai s’era ficcato in testa che suo padre avesse qualcosa da nascondere e tirò dritto. Non si trattava di verificare quali fossero i pesci nel carniere al ritorno dalla mattinata sul fiume con la canna, ma di sviluppare precisamente le misure e vedere quale fosse la cubatura della casa. A tal fine Dario si munì di telefono e chiamò lo zoo per sapere quale fosse l’orario di domani, dal momento che le zebre non sono coccodrilli e le foche vanno a dormire.
  Ottenuta l’informazione, pensò che la luna al I quarto non è piena e allora bisogna pure cercare sull’elenco telefonico il fioraio per vedere se porta le ortensie a domicilio. Chiese, perciò, senza parere, a Elvira Scriva, l’attuale compagna del padre e sua matrigna, dove si recasse il signor Osvaldo e per quale motivo, quando stava lontano da casa per lunghi periodi, settimane o mesi, e lei candidamente lo mise a giorno - Che io sappia, vola in Colombia, dove tratta molti affari -.







Orbene, si può, se uno ha 58 anni e di nome fa Sguardi, andarsene per giorni e giorni in Colombia e poi saper giocare a baseball o parlare cinese e vincere spesso ai cavalli? Tutt’al più le montagne dovrebbero essere russe, i pannelli fotovoltaici e la birra scura.
  Dario ne dedusse che il padre riguardo alla Colombia non dicesse tutta la verità. Attese il suo prossimo viaggio d’affari in quel paese e, venutolo a sapere grazie a Elvira, gli si presentò prima della partenza – Posso venire con te? – gli sparò a bruciapelo. L’altro lì per lì rimase interdetto e senza parole, poi abbozzò una difesa valida – Ma Dario, tu hai da studiare per l’università. Non hai gli esami a luglio? -. Dario gli tenne testa – I corsi sono finiti e sono già a buon punto con la preparazione. E’ ora, invece che faccia un po’ di esperienza di mondo e al tuo fianco è proprio l’ideale  - Il padre resistette e cercò di eludere – Sono cose non adatte a te. Gli affari non ti si addicono ancora, pensa a studiare. Farai cosa molto più utile se fai compagnia a Elvira, mentre sono fuori -. Non c’era che da incalzarlo – Ti sbagli, Elvira ha sua sorella Silvia che le fa compagnia e io sono abbastanza grande da dover iniziare a fare pratica commerciale, visto anche che studio economia -.  Osvaldo non sapeva più come cavarsi d’impaccio e, una volta che il figlio tirò in ballo di nuovo la storia del sogno e di Alvaro Torlez, che in realtà lui ben conosceva, finì per capitolare. Non è che egli fosse dell’avviso che in una partita di tennis si debba tenere la racchetta sempre alta per vincere, ma riteneva ugualmente che in Italia le tasse le paghino per davvero in pochi. Così per quel che poteva, evadeva. Non so, i datteri che importava dalla Tunisia li rivendeva a prezzi ben più alti di quelli che dichiarava al fisco, come pure il tè che comprava da Ceylon. Non solo, ma il secondo principio della termodinamica impone che vi sia uno scarto di energia, cosicché, se uno pianta una begonia, non si deve aspettare che nasca un gelsomino. Si spiega in tal modo perché, salendo in treno, si preferisce stare accanto al finestrino e, quando fa caldo, si suda.
  Si sa, sudare non fa a volte bene alla salute, tant’è vero che un rinoceronte ha il corno e scattare una foto a un monumento si può fare, a meno che la partita non sia a scacchi. In tale ultimo caso, effettivamente uno può fare elegantemente una mossa con la torre, e allora va da sé che le bucce non saranno di arancia. Lo stesso avversario risponderà sicuramente dicendo neanch’io sono italiano, il che vorrà pur significare scacchisticamente che la sua contromossa sarà simile a un lavastoviglie. Dal canto nostro, noi sposteremo in avanti l’alfiere e ciò ci permetterà di affermare definitivamente che sudare quando fa caldo è normale.
  Osvaldo Sguardi, conscio di tanto, intendo del sudore, non pensò di farsi anche lui una partita a scacchi, ma si lasciò andare al cospetto del figlio sopra una poltrona del suo salotto al I piano di fronte al giardino di casa. Intanto studiava tra sé come presentare la cosa che doveva confessare nella maniera più indolore e meno colpevole per lui. Questo non vuol dire, si badi bene, che le carrozze del ‘700 fossero più comode di un treno di oggi, ma solo che, volendo telefonare in Turchia, bisogna munirsi del prefisso. Poi, bisogna pure che, nel fare un assegno, uno metta la firma, sennò alle sei del pomeriggio a dicembre già è notte. E perciò avvenne che il signor Sguardi parlò al figlio nel suo salotto in questi termini – Dario, se ho taciuto finora è stato per il tuo e il nostro bene, ma adesso non posso più nasconderti la verità. Sappi che tua madre e io amoreggiammo per la prima volta in Colombia, mio paese natale e tu sei il frutto del nostro innamoramento. Io lì avevo delle piantagioni di banane non lungi dalla foresta equatoriale che si estende immensamente e Alvaro Torlez fu per l’appunto un mio vecchio compagno di gioventù, che poi non ho più rivisto. Ma ero già accasato con due bambini da qualche anno, quando per caso m’imbattei a Bogotà in tua madre, capitata lì per un giro turistico da Nola e me ne invaghii subito. Non passò molto perché il mio sentimento fosse ricambiato e vivemmo allora io e lei il periodo, credo anche lei, più beato della nostra vita. Ma lei, passata quella parentesi, aveva da far rientro in patria, in seno alla famiglia di appartenenza, che allora era ancora per lei quella dei genitori, nonché al suo lavoro di collaboratrice presso uno studio notarile. E dovemmo dividerci, pur scambiandoci dei recapiti per restare in contatto. Non ti dico quanto soffrimmo allora l’uno e l’altra – Qui, come se in un tiro al bersaglio si faccia quasi centro e perciò una batteria sia scarica con il risultato che il tablet debba essere messo sotto corrente, ovviamente, cliccando sul sito, non usciva il totale dell’accredito e quindi non era possibile fare l’ordine, tipo 27 paia di calzini, 4 canottiere, 3 gilet e roba del genere. Comprensibile che il signor Osvaldo fosse preso dall’emozione e quasi gli salissero le lacrime agli occhi. Altrettanto comprensibile che le canoe vadano sul fiume, malgrado l’orologio a pendolo.
  Lo stesso, dal momento che fa din din din din, ci indirizza direttamente verso la filologia cinese, cosicché tutti noi di buon grado ci dedichiamo a dolcemente ascoltare la musica e, ballando ballando, arriva il momento che il bandito spara e così noi ci rintaniamo in casa e riflettiamo che in Italia ci sono troppi delinquenti (anche di lusso, magari chi sa con delle protezioni altolocate). Non così Osvaldo Sguardi, che, in presenza del figlio nella sua sala al I piano di fronte al giardino, faceva apertamente confessione dei suoi segreti – Quella donna, Dario, mi aveva stregato, tua madre, e avevo perso la mia tranquillità domestica: nella mia famiglia, mia moglie Isabela e i miei due ragazzi Carlos e Francisca, non trovavo più il rifugio di un tempo, mi ci sentivo un estraneo. Alcuni mesi di questa vita e arrivò il resto: seppi da Nola che tua madre era incinta e mi precipitai da lei. Non potevo sopportare che tu, il mio futuro nascituro, fossi senza padre e mi vidi costretto, io già ammogliato in Colombia, a compiere un inghippo. Con la compiacenza di un funzionario dell’anagrafe, che pagai profumatamente, mi procurai delle nuove generalità (mi chiamavo Edmundo Gorras e divenni Osvaldo Sguardi) e la nazionalità italiana: così divenni quello che sono. Ma non ruppi i ponti con la Colombia, dove ritorno, come ora ben sai, in famiglia di tanto in tanto e le stesse mie piantagioni di banane, ora sotto il nome dei miei figli e di mia moglie, ci traffico anche da qui, nella mia azienda di import di frutta e spezie esotiche. E’ lì dunque che mi reco spesso all’estero, come adesso che sto per partire. I miei lì hanno accettato questa storia. Non volermene, ascolta, ho cercato di fare il meno male possibile a tutti, anche a tua madre, che subito dopo il parto mancò, consapevole che tu, suo figlio, avessi il mio cognome, anche se falso -. Inutile dire che in seguito a queste rivelazioni di Edmundo Gorras ¾ π r  rappresentava comunque il volume della sfera, ma il dubbio sorge per π rche, ci chiediamo, potrebbe indicare anche la quietanza della parcella del tecnico per la consulenza sui lavori di ristrutturazione domestica? O la distanza chilometrica da qui a Katmandu? O.
  Dario per conto suo rimase interdetto a quelle parole del padre, ma capì e, visto che in fin dei conti, non si trattava di nessun imbroglio ai danni di qualcuno, ma tutto filava senza truffare nessuno, tacque anche lui e lasciò che tutto andasse come sempre. Poiché, però, era ben edotto del fatto che la circonferenza si trova con 2 π r e pertanto le begonie non sono dalie, da cui consegue che la zoologia differisce dalla mineralogia e w non è k, egli strabiliava al pensiero che la realtà di suo padre coincidesse punto per punto con il sogno che lui aveva avuto. Convinto così che la somma fosse 8274 e la parola addò non fosse italiana come molto altro, si ficcò in testa da quel momento il principio per lui imprescrittibile non vale più il sogno o la realtà, ma valgono allo stesso modo tutti e due. Così facendo, non è che la piramide venisse a corrispondere al cono o al prisma, ma le rondini in cielo.
  Evidentemente era come quando un’ape ronza intorno a un fiore di campo e, siccome fa bel tempo e siamo in piena primavera, sarà aprile o maggio, il che non esclude che ci sia un ritardo del treno in stazione, cosa possibile solo a condizione che sia testa o croce. Se esce croce, non è escluso non si prenda in mano una pietra e la si lanci in uno stagno, con l’eventualità, però che, qualora si manchi il bersaglio, si colpisca, che so, un cavolo e al nostro orecchio si avverta un crash.



Il Trionfo di Bacco Nettuno e Anfitrite :: Luca Giordano - mitologia e poesia фото
Luca Giordano  - Trionfo di Bacco e Anfritite

domenica 1 febbraio 2015

SABBAOTH

L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio


Henry Moore - Helmet head n° 3 


Il mio itinerario narrativo si rinnova nel segno della medesima impostazione stilistica, che permea il mio attuale momento creativo. Queste pagine rappresentano il I troncone di un altro paragrafo del mio ultimo romanzo Lungo il muro, che si avvia molto lentamente verso la conclusione. Il II verrà presentato in seguito.






  zzzzz ronzava ancora all’orecchio di Dario Sguardi, allorché si svegliò. Perché dico questo? Devo assolutamente dimostrare che due rette perpendicolari a una terza e perciò parallele tra loro non sono quelle del binario 14 della stazione, ma è il baritono che canta. Comincerò col dire che quel zzzzz era il rumore del suo respiro nel sonno e che ancora risuonava nel suo udito. Ma no, che dico? Egli non dormiva, bensì, come spesso gli capitava, fantasticava ad occhi aperti e le sue chimere, al suo riaversi coscientemente,  le scambiava per sogni, credendo erroneamente di essersi assopito nel frattempo, come se uno scatolo di detersivo per lavatrice stesse sullo scoglio e non invece un orologio a pendolo. In pratica era il cubo ad avere il volume e non la radice quadrata, nel significato di girare a destra all’incrocio. Sì, per il semplice fatto che, qualora uno giri a sinistra, deve mettere la freccia, qualora invece il vento soffi, può essere tramontana o libeccio. Ebbene, nel caso di tramontana, tutte le poesie saranno in endecasillabi, nel caso libeccio, i battelli dovranno navigare sulla Loira.  Siccome, tuttavia le gomme della macchina erano di un’altra marca di pneumatici, restava definitivamente assodato che il pallone era da rugby e non da basket.
  C’era, malgrado ciò, da spiegare come mai in tutto il territorio italiano fossero così tante le truffe in commercio, neanche il vino fosse o bianco o rosso o i rinoceronti. Doveva essere certamente che le rane non erano rospi, cosicché gli italiani erano così bravi a truffare e un assegno te lo firmavano. Nel firmarlo, accadeva spesso che i treni fischiassero in stazione e allora come volete che in un temporale non ci fossero i tuoni e gli ippopotami non fossero così lardosi? In definitiva, l’assegno era spesso a vuoto e la firma falsa, al punto che in genere le zanzare importunavano d’estate più che d’inverno e una batteria del motore alimentava i fanali e i fanalini, senza togliere il teorema di Euclide. Ecco che l’arcobaleno non poteva essere che di 7 colori e, visto che nei tribunali italiani tanti impostori, anche d’alto bordo, la facevano franca, non compariva che dopo la pioggia.
  Con la testa a tutt’altro che a questo, Dario Sguardi, nel ritornare pienamente padrone di sé, ebbe senza volerlo a richiamare alla mente le scene che si erano accampate ai suoi occhi durante quei momenti di assenza da lui spesso interpretati come colpi di sonno, da cui era uscito appena reduce nel mentre si trovava negli uffici della ditta paterna di import di frutta esotica nel comune di Saviano. Non è con ciò che si voglia dire che le penne di pavone siano come l’arcobaleno né che il pareggio nel derby fu di 3 a 3 o i mandarini, ma che un uovo fatto à la coque non somiglia. Infatti a occhio di bue bisogna sgusciarlo e le tende alla veneziana hanno le corde, laddove un frigorifero va ogni tanto sbrinato. Va da sé a questo punto che un pesce va cucinato per lo più col limone. Una e-mail.
  Ritornando a Sguardi, egli rammentò di aver parlato in quelle sue visioni di poco prima con un signore colombiano di nome Alvaro Torlez, mentre si trovavano  nella foresta equatoriale con un caldo e un’umidità indescrivibili per un’escursione di piacere, circondati e come imprigionati in una vegetazione esuberante d’ogni specie. Il Torlez, prendendo in mano una tartaruga enorme, così si espresse bravamente – Lei ignora che suo padre, Osvaldo Sguardi, non è la persona che lei crede. In verità tanti anni fa lui era uno dei nostri, un colombiano, e si chiamava Edmundo Gorras. Qui da noi possedeva diverse piantagioni di banane, che coltivava e commerciava. Ma un giorno sparì e non se ne seppe più nulla -.  Torlez, quanto alle piantagioni,  alludeva forse alle famose fatiche di Ercole, benché poi non si capisse se fossero comprese le Trachinie di Sofocle, assodato però che tra esse vi era la corrida in cui il glorioso torero Sanchez fu incornato dal toro Diego e si salvò per miracolo in ospedale. Una cosa era inoltre indubitabile, che Torlez, parlando del padre di Dario Sguardi, fosse all’oscuro della leggenda del cavallo di Troia, dal momento che trattava delle banane come fossero delle armi da fuoco, mentre in realtà a Troia vinsero i Greci. Ovvio anche che lo stesso Torlez non desse credito alla voci secondo cui Nerone fece incendiare Roma, sennò le possibilità non potevano essere che due, o il fico non era un frutto o la scopa non aveva il manico. In tutt’e due le eventualità doveva per forza essere che la parola baccalà avesse l’accento, onde permettere allo stesso Torlez di non aggiungere alla fine delle sue dichiarazioni così cruciali per Dario io preferisco lo stoccafisso. Infatti Dario e il signor Torlez stavano nella foresta equatoriale, il che non è precisamente la stessa cosa.
  Lo Sguardi, da parte sua notò le liane che s’intrecciavano da ogni parte della vegetazione e, sudando a più non posso per l’afa e l’umido, non pensò che Ettore era il fratello di Paride e il figlio di Priamo né che il freno a mano ci vuole quando si manovra una macchina in salita, ma guardava nel vuoto, ascoltando le parole rivelatrici di Alvaro Torlez. Analogamente egli non le intese come la dichiarazione dei diritti dell’uomo o come la Magna Charta, ma come se non ci fosse vento. Giust’a proposito pensò che le vele sarebbero state ammainate e le barche sarebbero state sospinte a remi durante la regata, per la qual cosa gli venne subito in mente di ritirarsi dalla gara e cancellò il suo nome dalla lista dei partecipanti. Poi si ricordò che stava nella foresta e non poteva veleggiare, per cui guardò in faccia Alvaro e obiettò – Mi sa spiegare allora come fa mio padre a chiamarsi Osvaldo Sguardi e a risiedere nel nolano da decenni, abitando con me, suo unico discendente, e la sua consorte Elvira Scriva, mia matrigna, dato che la mia diretta genitrice mancò nel darmi al mondo? -. L’interpellato, che manco a farlo apposta era mancino e si occupava di elettronica, osservò – Guardi questi rami così alti come filtrano la luce!  Una vera magia di tinte questo sottobosco! -, al che Dario gli diede sulla voce – Ma lei crede che Ettore non avrebbe potuto battere Achille! -. Torlez per conto suo fece finta di nulla e, vedendo un serpente che strisciava lì attorno, vi si avvicinò e prese a studiarlo attentamente e a prudente distanza. Dario gli fece – Lei dovrebbe riflettere che in fin dei conti Patroclo non era che il fraterno amico di Achille. Di qui a dedurne che ad Abukir non poteva se non vincere Napoleone, come lei fa, ce ne passa. Io per esempio faccio footing -. Non starò qui a raccontare che nello spettacolo che passava davanti agli occhi di Dario trasognato c’era anche uno scorpione non lungi e tante di quelle formiche rosse che avrebbero coperto una piazza, ma accennerò solo al fatto che una pelliccia va indossata d’inverno e per giocare a baseball ci vogliono i guanti, non per fotografare, il che capita proprio a proposito. Effettivamente Torlez, mentre sotto la florida e lussureggiante vegetazione equatoriale pareva stare come sotto una grotta e il boa che stava squadrando si eresse e stava per addentarlo, ma lui arretrò in tempo, notò all’indirizzo di Dario – Devi chiederlo a tuo padre e come ora si chiami come si chiama e come abiti dove abita e come tu sia suo figlio e quella donna sua moglie, io per me preferisco fare palestra -. Fatto sta che i Greci uscirono dal cavallo di Troia e Napoleone vinse.   
  E non parliamo di Marc’Antonio, che non fu sua la colpa se Cleopatra si uccise. Se invero Alessandro non fosse caduto vittima delle febbri (o del veleno, come pur si è sospettato), mica il segnale di stop sarebbe stato collocato all’incrocio dalla parte della villa comunale! Sicuramente la commedia sarebbe finita invece con la battuta oh Géneviève, mi sento svenire, Henrique mi ama! (cade al suolo e si chiude il sipario) e oggi non ci sarebbe stato maltempo, ma l’avvocato. Insomma il periodo ipotetico sarebbe stato se il mercurio non servisse a disinfettare, quale sarebbe la frequenza Hz per ascoltare la sinfonia Juppiter? con tutti gli annessi e i connessi, tra cui il torneo in piscina, la visita oculistica, i panni da ritirare in lavanderia, il sex appeal e naturalmente il picnic.
  Siccome, però la sinfonia non era la Juppiter, ma la Pastorale, è evidente che Dario Sguardi si riscosse da quel suo straniamento temporaneo in cui aveva interloquito con Alvaro Torlez, e allora, come già da noi ragguagliato, gli si riaffacciarono alla coscienza le visioni avute dianzi. Ci sorge ora automaticamente il dubbio, così stando le cose, se fosse veramente il cubo ad avere il volume o piuttosto la radice quadrata. A tal fine sarà opportuno ritornare sul punto precedente della faciltà degli italiani alla truffa, che ci porrà sicuramente sulla strada giusta per risolvere le nostre perplessità. Consideriamo come prima cosa che, ove il truffatore sia italiano, non sarà necessario presentare il passaporto e così egli potrà agevolmente delinquere in un’altra zona del paese. Poiché inoltre il lestofante verserà sicuramente l’acconto di 30000 euro, sarà al riparo sul momento da denunce. In progresso di tempo, però, sfruttando la circostanza che come italiano potrà essere sia padano che meridionale e, in particolare napoletano, dirà falsamente di essere appunto di Napoli. Dopodiché, sotto mentite spoglie, recando con sé la merce del valore di 100000 euro, s’involerà verso nord senza dar più notizia di sé. Orbene, è questa la prova principe che il cubo non è la radice quadrata, ragion per cui è anche vero che nel nostro paese la truffa è all’ordine del giorno. Non per nulla Dario Sguardi pensava.
  La papaya, si disse, è un frutto dei paesi caldi, ma io sono stato all’equatore nel mio sogno ed ho parlato con Alvaro Torlez. Poiché anche il caffè è una coltura tropicale, non è possibile che mio padre si chiamasse Edmundo Gorras né che sia mai stato colombiano. Ciò mi conferma anche nell’idea che l’avocado sia un frutto della fascia torrida, con la conseguenza che questa storia del sogno mi sta assillando già troppo e devo assolutamente discuterne con mio padre. Non tanto per il colore del frutto, che in fondo somiglia a quello delle barche da pescatori, quanto per il quintale e 15. Il peso è in effetti dissimile dal volume, voglio dire Clodoveo era re dei Franchi, ma pure si avvicina al valore previsto, cioè la mela annurca. Stringi stringi vorrà dire che bisogna verificare se i tubi del bagno sono integri, e caso mai non lo fossero, saranno pur sempre in tanti a dire io non sono italiano.
  In altri termini le tubature sono quelle e non lo si può negare, e allora come si fa a dire angelicamente le capre hanno la barbetta? Mi sembra più indicato dire invece Louis Ferdinand Céline. Costui era un autore, ma non è che fosse anche un pittore, no, solo non credo con ciò gli avocado siano più esotici delle papaye e addirittura penso che sulla spiaggia ci siano i gabbiani, benché poi non tutte le orazioni siano funebri. Insomma non ci si azzardi a pronunciare la parola ladro, dal momento che italiano non è suo sinonimo.
  Al contrario, gli scampi alla fin fine sono dei crostacei, altro che pesci, e c’è chi li scambia per zampe di pollo. In realtà non sono loro, ma i wurstel ad essere lunghi, basti pensare che, volendo pescarli, uno deve come minimo avere la tosse secca. Si obietterà: e se ci fosse anche il naso otturato? Quello, è presto detto, si cura con lo stare in casa, dunque non è dato prevedere se al prossimo torneo i cavalli saranno 10 o 12. Fatto si è che all’ultimo vinse Cafarel e Bastino cadde, fratturandosi una zampa.




Luca Giordano  -  Bacco e Arianna

mercoledì 7 gennaio 2015

LA POESIA CONTINUA


L'eretico Bruno costituisce l'organo ufficiale dello scrittore (narratore e poeta) Gerardo Allocca, che vi pubblica a tutti gli effetti legali suoi contenuti letterari o saggistici. Si diffida chiunque dal riprodurli in parte o integralmente, essendo protetti dal diritto d'autore. Già dal nome il blog L'eretico Bruno tradisce la sua diretta correlazione con il filosofo nolano. E se da un lato il riferimento ad un eretico finito sul rogo non è proprio di buon auspicio, dall'altro questa intestazione suoni anche come un avviso nei riguardi di certi ambienti e clan al titolare di questo blog ostili che noi nolani abbiamo la testa dura, andiamo fino in fondo e lasciamo un segno non facilmente obliterabile del nostro passaggio




Constantin Brancusi  -  Mademoiselle Pogany








Potrebbe mai la poesia arrendersi di fronte a chi la calpesta e irride, negandole i suoi diritti alla piena manifestazione pubblica, cosicché essa viene ridotta in un cantuccio e solo in pochi possono fruirne?
Mai, la poesia, nata con l'uomo sotto forma se non altro di espressione artistica già nelle caverne preistoriche, non si arrenderà mai, finché esisterà l'umanità. Essa continuerà a risuonare per le strade e le città, finché il fiato emanerà ancora dalle gole e la coscienza non sarà stata del tutto abolita.
In questo paese, che ancora ci si ostina a chiamare così, l'Italia, in realtà profondamente diviso e frammentato da insanabili chiusure mentali tra diversi suoi territori, si registrano attualmente gravi attentati alla libertà artistica, non di principio ma di fatto per gli ostacoli insormontabili frapposti dai canali di comunicazione pubblici e privati (editoriali e di stampa).
E' la prova che quello italico non è un sistema democratico, ma oligarchico, nelle mani di lobby (o clan che si voglia dire) e signorotti di manzoniana memoria. 
L'arte esige la sua incondizionata presenza nella società, pena la sconfessione dei diritti primari dell'uomo. L'assoluto diritto all'esistenza pubblica dell'arte è un valore irrinunciabile al di sopra di tutto e va tutt'uno con la natura stessa dell'uomo. 
Ed è proprio quello che questo paese, l'Italia, e il potere che ne tiene le redini sembra aver completamente dimenticato.
Comunque sia, essa non cessa e non cesserà di esercitare questo diritto e di presentarsi come suo obbligo morale all'attenzione delle persone.
Questa mia poesia che segue è pertanto l'assolvimento di un obbligo verso l'uomo e la civiltà.



SEBBENE
(POESIA CONCESSIVA)


Ancora attraccarono sul pontile
i pescherecci e i mercantili carichi
e piovve ancora il tepore ad aprile
sulle magnolie del giardino e i crochi,
ancora s’ingrigirono di nebbia
le morbide colline sullo sfondo,
guizzarono fulminee sulla sabbia
le lucertole di nuovo e svettò il cardo,
appesero sull’albero le sfere
ancora e brindarono nelle coppe
 con gli spari a mezzanotte nel bere,
di nuovo afa spaccò argilla con crepe.
Non rientrò tuttavia il marinaio in porto
annegato in mare nella burrasca,
della loro antica grandezza in toto
mai più rifulsero e di vita fresca
le pietre a Pompei da vandali invase,
altro che a far riagganciare il telefono
non valsero quelle chiamate afose,
l’olivo preso dalla tigna in pieno
due volte ancora un magro olio mielato
spremette, poi furono aridi stocchi
i suoi rami curvi un dì di frutto:
senza voce rimasero gli allocchi.